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13494841_1139538972751405_5350639188151201494_n_2Questa mattina a Venezia c’è stato un presidio sotto al Consolato Onorario Messicano, organizzato dall’Associazione Êdî Bese! e dai centri sociali del Nord-Est, contro lo stato di repressione delle autorità nei confronti degli insegnanti, che da mesi stanno lottando contro la riforma educativa del governo di Enrique Peña Nieto. Sono già 12, al momento, le persone uccise da armi da fuoco, per opera della violenta repressione da parte delle forze dell’ordine. La riforma, che fa un taglio netto ai diritti e le libertà dei docenti, si mette in continuità le politiche neo-liberali che stanno caratterizzando il governo messicano in tutti i settori. Stiscioni e interventi al megafono hanno sottolineato le responsabilità dirette di Peña Nieto, mandante politico degli omicidi e della repressione avvenuta a Noxchitlán e in tutto lo Stato di Oaxaca e del Chiapas.

Il presidio si è poi spostato davanti all’ingresso della sede diplomatica, nonostante la polizia abbia tentato di impedirne il passaggio. Gli attivisti hanno chiesto che al console di inviare al governo messicano un comunicato che denunci l’omicidio di 12 maestri e il ferimento di centinaia di altre persone impegnate in una dura lotta in difesa della scuola pubblica.

Si è ottenuto di inviare un fax direttamente all’ambasciatore messicano a Roma, con il sottostante comunicato.

Comunicato di solidarietà con la lotta dei maestri della CNTE

L’escalation di violenza da parte dello stato messicano nei confronti delle proteste dei maestri ha assunto un apice inaccettabile: 12 i morti fino a questo momento, centinaia di feriti e numerosi i desaparecidos.
Questa è stata la risposta del governo di Peña Nieto alle legittime richieste dei maestri di aprire un tavolo di trattativa sulla riforma educativa, che privatizza il sapere e precarizza o rende impossibile il lavoro a migliaia di insegnanti.
Noi non lo accettiamo: consideriamo il presidente Peña Nieto responsabile morale e mandante degli omicidi e della repressione avvenuta a Noxchitlán e in tutto lo stato di Oaxaca e del Chiapas.
Ci uniamo all’indignazione che già molti intellettuali e cittadini messicani hanno espresso nell’appello #MexicoNosUrge e chiediamo che venga rotto il silenzio su quanto sta accadendo in Messico. Non possiamo più tollerare l’indifferenza e la complicità dei mezzi di informazione che coprono gli atti disumani di un governo criminale.
Consideriamo il governo italiano di Renzi, entusiasta partner commerciale del Messico, complice di questo governo corrotto e assassino e chiediamo l’interruzione di ogni rapporto diplomatico e commerciale e il ritiro dell’ambasciatore, finché non sarà fatta chiarezza sulla costante violazione dei diritti umani.

Associazione Ya Basta! Êdî Bese!

Centri Sociali del Nordest

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Venezia, 25 aprile.

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Per la città lagunare è da sempre un giorno particolare, in cui si sovrappongono due momenti che coincidono nella data, ma non nei contenuti: da una parte c’è il giorno della Liberazione dalNazifascismo, celebrato in tutta Italia con diversi “percorsi”, ma sancito come giorno di festa universalmente riconosciuto; dall’altra c’è l’anniversario della morte del patrono della città, San Marco evangelista, al cui ricordo sono collegate alcune leggende: la più popolare è quella del bòcolo che ha dato vita all’usanzadi omaggiare con un bocciolo di rosa (appunto il “bòcolo”) le compagne, le madri, le spose.
Ora, lungi da noi l’idea che basta scegliere una delle due ricorrenze e poi celebrarla: il ricorso ad una ritualità vuota ed episodica non interessa ai movimenti cittadini che lottano per i beni comuni, contro la crisi e la guerra. Per fare resistenza si scende in piazza quotidianamente e il 25 aprile serve a dirci,settanta anni dopo, che il Fascismo lo si deve combattere sempre, in ogni forma esso si presenti e non solo con il ricordo, pure fondamentale, di chi ci ha dato la libertà. A volte il Fascismo latente, ma non per questo sconfitto, produce intolleranza, sessismo e barriere. Altre volte è Fascismo palese, come quello del califfato di Daesh, vera e propria rappresentazione odierna della barbarie di settant’anni fa. Il Fascismo prende corpo anche in Europa, dove il respingimento di migranti e la costruzione di muri e filospinato riporta alla mente lugubri recinti del passato.
La resistenza, oggi, ce la insegna il popolo curdo, unico vero baluardo di difesa della città simbolo diKobane, dove l’Isis ha sofferto le più cocenti sconfitte. I Curdi ci insegnano anche l’autogoverno, la democrazia partecipata e paritaria tra donne e uomini, l’autonomia e l’indipendenza.
Sì, autonomia e indipendenza. Proprio quelle parole che, elevate a dogma, vengono urlate dal “popolo veneto” nel nostro capoluogo, ogni 25 aprile. Princìpi che spesso, come movimenti, abbiamo fatto nostri e che la Lega degli anni ’90, imponendogli una torsione becera e populista, aveva strumentalizzato.Princìpi che se legittimamente condivisi parlano di libertà, autonomia nel decidere sui propri territori e sulla propria vita. Vediamo tutto ciò all’opera ben lontano da “casa nostra”. Bisogna sapere guardare oltre il Nord-Est degli scandali del Mose, delle cricche nostrane (anche leghiste), alzare lo sguardo oltre il nostro rassicurante “giardino” per vedere dove sono all’opera autonomia e indipendenza, ovvero nel Confederalismo democratico, in quella regione del Kurdistan che si chiama Rojava, dove il rispetto genera rispetto e dove il superamento delle identità ha contribuito a costruire nuove forme comunitarie aperte e solidali.
Ieri, a Venezia, non si è visto nulla di tutto questo. È avvenuta, invece, la completa e definitiva mercificazione del vessillo di San Marco a scopi propagandistici.
Con buona pace del sindaco Brugnaro e dell’assessore alle tradizioni Giusto, si è riempita piazza San Marco di gente per svuotarla di contenuti, oscurando volutamente la “ricorrenza” principale. La piazza che pochi mesi fa aveva dato l’estremo saluto a Valeria Solesin, diventa oggi (eludendo anche il divieto della prefettura di poterci manifestare) il “teatro” dello sventolio del gonfalone, del “w San Marco” sbandierato come slogan, mero “passaggio” obbligato di gitanti del lunedì, a cui ovviamente delle problematiche della città e del suo fragile equilibrio poco interessa. Interessa poco anche alle decine e decine di attività commerciali che espongono il “glorioso vessillo” anche se non sanno minimamente cosa rappresenti: magari perché gestite da stranieri, oppure da Veneziani molto più propensi agli scheiche alla storia, tutti completamente disinteressati, nel resto dell’anno, al bene comune della città. Insomma, una sorta di “devolution day” in salsa Brugnaresca.
Ma la parte più grottesca di questa storia ce l’ha regalata chi governa la “res-publica”, con quello che, se non fosse coerente con la politica dell’amministrazione, potrebbe venire diagnosticato come serio disturbo bipolare. Al mattino il sindaco ha espresso il consueto cordoglio per le vittime della guerra e il ricordo di chi perì per la libertà, il tutto nella veste agghindata di fascia tricolor-istituzionale, farcendo il discorso con da luoghi comuni e paradossi come “la resistenza ha valori profondi che sono quelli della libertà….che va perseguita col rispetto delle regole”(…come se chi fosse costretto ad imbracciare il fucile, in Italia o in Kurdistan, per difendere la libertà, avesse avuto il tempo di preoccuparsi delle regole... Di quali regole poi?). Una sbrigativa commemorazione, dunque, alquanto affrettata e visibilmente “ansiosa” di passare al folklore più circense, quasi a sottolineare il primato della festa di San Marco. Un atteggiamento che avalla la scellerata lettura cittadina di scissione tra le due ricorrenze e il declassamento della Liberazione, del ricordo della Resistenza, il tutto grazie grazie ad un “imprimatur” non ufficiale, ma palese, dato dal sindaco.
Resistenza che viene però utilizzata per ricordare due “vittime”, che vittime non sono, ma carnefici: i due soldati Marò Latorre e Girone, immortalati nella “immagine di copertina” del Comune di Venezia, su uno sfondo di tricolore con accanto il fiocco giallo del ricordo. Si rende omaggio ai due prigionieri, invocandone, appunto, la liberazione.
Forse sarebbe stato più dignitoso e coerente con la ricorrenza il ricordo di Giulio Regeni, morto di tortura in Egitto, come a volte succede anche nel nostro paese, invece si ricordano due spietati assassini a sangue freddo.
In questo “minestrone” offertoci gentilmente dalla giunta in carica, fortunatamente non ci sonoriferimenti e cenni legati alla romantica e leggendaria origine del bòcolo: si narra che il giovane Tancredi, per abbattere le differenze sociali che lo distanziavano dall’amata Maria, figlia dell’allora Doge, cercò la gloria in guerra, dove perì sopra un rosaio, da cui una rosa fu appunto consegnata a Maria, in memoria dell’amato.
Una festa, dunque, svuotata di ogni significato e slegata dichiaratamente dal ricordo di chi ci ha trasmesso valori di libertà e democrazia, di lotta per i diritti e di abbattimento, appunto, di barriere ideologiche e sociali.
In barba al leone alato e al povero Tancredi.

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GLOBAL PROJECT – Un centinaio di attivisti dei CSNE di ritorno dalla Carovana #overthefortress hanno manifestato davanti al Consolato Austriaco di Venezia, imbrattando le targhe fuori di rosso. Rosso come il sangue le cui mani dei governanti europei sono impregnate. Un’Europa che firma accordi di morte con la Turchia di Erdogan (18 marzo scorso), per la deportazione dei migranti che scappano dalla stessa Turchia che finanzia i terroristi dell’Isis.
726bdd13-945b-436c-b959-0b4e67cd737aLa carovana #overthefortress ha passato una settimana in Grecia al confine, chiuso e ipermilitarizzato, con la Macedonia a portare aiuti raccolti in Italia e costruire un punto elettricità e wifi per tutti i migranti presenti al campo (più di 11000).
L’Austria, come la Macedonia, ha fatto da apripista per la politica di chiusura e negazione dei diritti e contro la libera circolazione delle persone. Ha eretto barriere con la Slovenia impedendo a chi fugge da guerra e miseria di continuare il viaggio per la cosiddetta Balkan Route, per raggiungere il nord Europa.
L’Europa nel frattempo destina 6mld di € alla Turchia per costruire centri di deportazione di massa.
In contemporanea con l’iniziativa veneziana anche a Milano veniva sanzionato il Consolato Generale d’Austria. Una ventina di attivisti ha esposto davanti alla sede diplomatica di Piazza Liberty uno striscione che recitava: “Freedom of movement from Idomeni to Austria. April 3-Brenner Pass-Against any border” chiudendo l’ingresso del palazzo con del filo spinato. (Guarda il video).
Entrambe le iniziativa lanciano la manifestazione che si terrà il prossimo 3aprile al Brennero, quando tante persone marceranno per passare il confine con l’Austria. Lo si farà senza chiedere permesso a nessuno, senza mostrare alcun documento, per reclamare l’apertura di ogni confine, contro ogni tentativo di respingimento.

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In una Venezia militarizzata, fra zone rosse e ingenti schieramenti di forze dell’ordine, la manifestazione Notav NoGrandiNavi contro il vertice Renzi-Hollande è partita intorno alle 10 dalla stazione Santa Lucia a Punta della Dogana.

Una giornata importante per tutti quei comitati che si battono contro le grandi opere che oggi sono arrivati a Venezia per contestare il vertice italo-francese, che conta una ventina di ministri, chiuso nel Palazzo Ducale per discutere di grandi opere (nello specifico la tratta Tav Torino-Lione), della possibilità, sempre più concreta, del prossimo intervento militare in Libia e sui flussi migratori oggi ostacolati dalle politiche liberticide e dai muri e blocchi della fortezza Europa. L’ennesimo incontro bilaterale volto a rafforzare la cooperazione militare  e commerciale a discapito dei diritti e della difesa dei territori.

Diversi i comitati giunti a Venezia per contestare il vertice italo-francese: dal Comitato No Grandi Navi di Venezia ai comitati Trivelle Zero delle Marche e Stop Biocidio di Napoli, dai Notav Terzo Valico e No Ombrina, dai Notav francesi di Lione alla Campagna nazionale Stop Devastazione e Saccheggio. A Venezia sono inoltre giunti Notav da tutto il nord Italia: Val Susa, No Terzo Valico di Alessandria  e Val Scrivia,  Kein BBt dal Trentino e numerosi comitati del bresciano. Un passaggio obbligato per rimettere al centro il nodo politico che il movimento ha posto in questi anni: chi decide, dei territori e dell’uso delle risorse che la società intera produce.

Presenti anche gli studenti medi, i quali hanno indetto una giornata di sciopero per poter di manifestare insieme ai Notav.

Fin dalle prime ore della mattinata più di 200 Notav e centinaia di studenti – passati per i picchetti delle scuole superiori della città e del circondario – si sono radunate alla stazione di Santa Lucia. Dopo le 10 le presenze ingrossano, la giornata di lotta inizia quindi a muovere i primi passi e a solcare l’acqua dei canali della Laguna. Un doppio corteo si muove per la città: a piedi, lungo le calli in direzione Palazzo Ducale, dove Renzi & Hollande convolano a nuovi accordi bilaterali; e via mare, con decine di imbarcazioni riempite di Notav e  attivisti del movimento No Grandi Navi, intenzionate  a violare la zona rossa marittima istituita dalla questura veneziana.

Nel cercare di raggiungere con le barche, una ventina, la zona rossa la polizia risponde aprendo gli idranti sulle imbarcazioni. Momenti di tensione quando una delle barche riesce ad aggirare un blocco della polizia.

Fonte: InfoAut

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IL VIDEO DELLA GIORNATA DI LOTTA

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Il prossimo 8 Marzo ci sarà a Venezia il vertice Italo-Francese che discuterà, tra gli altri temi anche dello stato di avanzamento del progetto TAV Torino-Lione.
Quel giorno noi, le comunità ribelli di Insurgencia e del L@P Asilo 31, aderendo all’appello lanciato dai comitati No Grandi Navi, No TAV, No MOSE, saremo in quella piazza esprimendo la nostra parzialità.
Saremo lì per contestare quel vertice i cui temi, insieme alle grandi opere, rappresentano plasticamente i nodi che costituiscono il paradigma di questa fase di crisi:
Hollande e Renzi parleranno degli investimenti comunitari e privati da destinare alle “grandi opere” che speculano sui nostri territori devastandoli; si confronteranno sul tema dei migranti, sulle frontiere, sui soldi che l’UE darà al sultano Erdogan che ammazza i curdi in Turchia e fa passare alla frontiera con la Siria i tagliagole del Daesh; prenderanno accordi per il proseguimento dei lavori in Val Susa, decidendo in una sala climatizzata delle vite di migliaia di cittadini che da decenni si mobilitano contro una grande opera che ha ormai militarizzato una Valle che resiste al saccheggio e al furto di potere decisionale democratico.
Saremo in quella piazza perché la difesa i nostri territori da una controparte che in questa fase della crisi aggredisce direttamente le vite di tutte e tutti, ammalando intere generazioni, costituisca una parte fondamentale del nostro DNA politico e militante.
Ragioneremo di questo all’Agorà dei movimenti in difesa dei territori per la giustizia ambientale che si terrà al Maschio Angioino dal 4 al 6 Marzo chi ha prodotto analisi critica dentro i conflitti ambientali e nelle lotte per una democrazia reale nelle pratiche e negli orizzonti o nelle università.
Anche da lì rilanceremo l’appello alla partecipazione al corteo Veneziano, al fianco delle compagne ed i compagni con i quali condividiamo da sempre le strade, i ragionamenti, la prassi.
L’8 Marzo tutt* a Venezia!
Insurgencia
 L@P Asilo 31

WP_20160229_17_26_41_Pro NOTAV.INFO – Si è svolta lunedì pomeriggio a Venezia l’assemblea cittadina in vista del vertice bilaterale Italia-Francia previsto l’8 marzo prossimo in cui Renzi ed Hollande, tra gli altri temi, andranno a definire gli ultimi dettagli sul protocollo di intesa per il progetto definitivo della Torino-Lione.
La scelta di Venezia, città della grande “abbuffata”, delle tangenti del Mose e dei conseguenti arresti, appare una provocazione a tutti gli effetti ed infatti molte realtà del territorio, invitate dal Comitato No Grandi Navi che insieme al movimento No Tav promuove la manifestazione, hanno preso parola durante l’assemblea per confermare l’adesione all’iniziativa. Nel fare ciò, da più parti è stata sottolineata la necessità di un discorso comune e in grado di mettere in discussione un modello di sviluppo economico che nella politica delle “grandi opere inutili” trova una delle sue più infelici conseguenze.
Le grandi opere, bancomat di partiti e lobby di interessi, si confermano un meccanismo perfetto per continuare a sottrarre denaro pubblico che andrebbe destinato ad altro ed accrescere un debito che le generazioni future si  troveranno a dover saldare.
Il movimento No Tav lo afferma da tempo: ogni euro destinato al Tav (e a tutte le grandi opere inutili e dannose) è denaro sottratto a qualcosa di utile a tutti e tutte; basti pensare alle scuole fatiscenti, al sistema sanitario sempre più ridotto all’osso e di più difficile accesso, alla situazione di crisi lavorativa ed abitativa più generale.
In ballo, oramai è chiaro a tutti, ci sono un sacco di soldi e politiche di sviluppo sempre più inaccettabili che il governo italiano, di pari passo a quello europeo, sta promuovendo.
Alla luce di queste e molte altre motivazioni, dall’assemblea è emersa la necessità di una grande mobilitazione che possa lanciare un chiaro segnale a coloro che si riuniranno a Palazzo Ducale, ma che sappia anche parlare ai tanti che hanno a cuore i propri territori e il proprio futuro; non a caso anche gli studenti delle scuole superiori veneziane quel giorno saranno in piazza.
Un altro tema più volte rilanciato è stato quello della guerra, con l’inevitabile accusa ai governi europei, compresi quelli italiano e francese, di alzare muri e chiudere i confini, invece di assumersi la responsabilità di decenni di politiche internazionali guerrafondaie e scellerate.
Quella di Venezia, si è ribadito, sarà una manifestazione popolare e determinata a raggiungere Palazzo Ducale e i governanti ivi riuniti, che saprà rispettare i veneziani e la loro splendida città e rispedire al mittente le accuse di chi cerca di creare un clima di terrore attorno alla giornata.
Una manifestazione per tutti e tutte, insomma, con le idee chiare e molto entusiasmo.
Non rimane che prepararci al meglio a questa giornata di lotta, ci vediamo l’8 marzo a Venezia!
Appuntamento alle ore 10 al piazzale della Stazione Santa Lucia.

8marzo1 NOTAV.INFO – Apprendiamo dai quotidiani piemontesi che sarebbe in preparazione l’ennesimo vertice Italia Francia con protagonisti Renzi e Hollande su temi vari ed in particolare il progetto tav Torino – Lione. Sono ormai passati 3 anni o poco di più dall’ultimo vertice tra i due paesi, era il dicembre 2012 e in una Lione blindata si siglò l’ennesimo patto speculativo.
Dai commenti dei giornali il problema sembra essere l’iter burocratico parlamentare di approvazione dei progetti e dei finanziamenti. O meglio, ironia amara, dell’aggiustamento della svalutazione del prestito. Tanto i promotori sono certi che prima di partire già litigano per l’aumento dei costi del ritardo. Verrebbe da ridere se il denaro di cui si discute fosse frutto del sudore di Renzi o di Hollande ma non è così. Il denaro per una nuova Torino Lione tav, lo sappiamo bene ce lo metteremo noi, l’Europa, le persone, chi lavora e anche chi non troverà lavoro a causa di investimenti inutili e sbagliati.
I cantieri invece non sembrano essere un problema, dice il cronista, e qui invece ci viene da piangere, la conferma della devastazione e della speculazione. Era il 2011, si apriva il cantiere per il tunnel esplorativo a Chiomonte, una sola galleria, di dimensioni ridotte e messa per traverso al progetto del tunnel vero e proprio che dovrebbe attraversare le Alpi. Il progetto del tunnel di base prevederebbe invece 3 gallerie una a fianco dell’altra lunghe 57 km. Ora sono passati 4 anni e sono stati scavati appena 4 km nella galleria geognostica di Chiomonte sugli 8 previsti. I tempi si sono già raddoppiati, i costi pure e di treni in questa galleria non ne passeranno mai perchè è piccola e utile solo a comprendere la qualità delle rocce. A conti fatti con la logica loro possiamo ammettere che se la velocità è questa, cioè 1 km all’anno, si f potrebbe finire il tutto in 170 anni. Sì quello di Chiomonte per Renzi e i suoi amici è un cantiere perfetto che non è un problema, va piano, non finisce mai, costa molto e soprattutto è inutile.
Detto questo non ci resta che prepararci per dire ancora una volta no a questo progetto. L’8 marzo nella bella Venezia dove Renzi e Hollande, con il loro codazzo di ministri cercheranno una vetrina per esporre al mondo i loro disastri. Una grande opera inutile, un patto finanziario con le banche per strangolare i cittadini, una nuova frontiera per lasciare morire di guerra le persone, una nuova guerra e anocora molto altro di peggio. Aspettando la nefasta scaletta di appuntamenti anche noi ci prepareremo.

Studenti universitari in presidio in molte città italiane per esprimere la solidarietà agli accademici arrestati in Turchia e per denunciare le politiche repressive di Erdogan
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GLOBAL PROJECT – “Il pensiero critico non si arresta” e “#BoycottTurkey”, questi i due slogan che hanno caratterizzato la giornata di mobilitazione universitaria tenutasi ieri in diverse città italiane in solidarietà agli accademici arrestati in Turchia. Da nord a sud studenti, precari, ricercatori e docenti hanno manifestato con un obiettivo preciso: esprimere la propria contrarietà rispetto alle azioni che il governo Erdogan sta perpetrando sia verso chi dissente dalle sue politiche repressive nei confronti del popolo curdo, sia verso chi svela l’”ambiguità” del Sultano rispetto al Califfato nero (un esempio palese sono gli innumerevoli giornalisti ora nelle carceri turche per aver dimostrato il passaggio di mezzi e approvvigionamenti targati Isis attraverso i confini turchi).
La storia ci insegna come i regimi abbiano spesso “silenziato” gli intellettuali, visti come menti critiche “pericolose” che possono fare paura all’instaurarsi di un pensiero unico; non possiamo dimenticare l’esempio che porta il nostro paese quando durante il fascismo venne introdotta la pratica dell’epurazione a chi dissentiva dal regime di Mussolini. Erdogan – sull’onda di un regime monopartitico consegnatogli dalle ultime urne – sa bene che la forma di controllo sociale di massa per eccellenza è la limitazione della libertà di espressione e di accesso all’informazione: sono passate circa quattro decadi dal regime dei generali e la lotta per il libero pensiero mantiene ancora la stessa drammatica urgenza.
Non saremo complici dei vostri crimini, saremo sempre al fianco di chi viene ogni giorno denigrato, privato della libertà e di ogni diritto. In questi ultimi due giorni a Milano, Bologna, Napoli, Padova, Perugia, Roma, Trento e Venezia chi vive l’università ha fatto sentire la propria voce e scendendo in piazza ha obbligato i propri Atenei a prendere posizione e coscienza dei fatti che sono avvenuti e che ogni giorno avvengono ai confini dell’Europa.
Come studenti crediamo che sia oggi più che mai necessario che il mondo accademico, sempre più smembrato e massificato, non perda lo scopo della sua nascita iniziale: la libertà di pensiero e la costruzione di un pensiero critico.
Da oltre un anno nei nostri Atenei portiamo l’esperienza di chi è stato a Suruç, al confine turco-siriano, e a Kobane. Molti di noi hanno preso parte alle diverse staffette che si sono succedute per tutto l’inverno scorso e che ci hanno fatto conoscere direttamente l’esperienza del Rojava e della resistenza delle e dei combattenti curdi dello YPG e YPJ.
Da oltre un anno abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quanto siano funzionali e affini tra loro le politiche promosse dal Premier turco e le azioni fasciste dello Stato Islamico. Unite nel tentativo di reprimere quell’esperienza democratica e unica nel contesto mediorientale che è il Confederalismo promosso dai curdi e dalle minoranze che vivono nei territori tra Turchia, Siria, Iraq e Iran.
Ed ecco che, per il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, sottoscrivere un appello in cui si chiede di mettere fine alle violenze perpetuate dall’esercito turco nel sud-est del Paese, diviene un “atto terroristico a favore del PKK”, e i firmatari “traditori”.
Noi lo avevamo detto e continueremo a ripeterlo, il terrorista è Erdogan. Da Luglio 2015 sono state 425 le persone uccise di cui 79 minori e 81 donne, 58 le dichiarazioni di coprifuoco – per un totale di più di 280 giorni – che hanno coinvolto 7 distretti, 17 città e 1 milione 377 mila persone, 200.000 sono i cittadini curdi costretti a scappare dalle proprie abitazioni, oltre 250 le persone uccise nelle sole città sotto coprifuoco di cui già 76 uccise dall’inizio del 2016.
Abbiamo anche deciso di mobilitarci come studenti tenendo conto che a livello nazionale da dicembre 2015 abbiamo iniziato a promuovere campagne di boicottaggio attraverso un’azione che punti a minare l’economia del governo Erdogan [1] [2]. Lo scopo delle campagne è quello di agire dal basso per colpire gli interessi turchi, persuadendo quante più persone possibili a non comprare merci prodotte in Turchia, ad interrompere i viaggi turistici, a colpire le aziende italiane che commercializzano prodotti turchi. Il boicottaggio mira a sostenere tutte le battaglie per la libertà e la democrazia in Turchia, come in altri Paesi.
Noi non saremo parte di questo crimine

Lisc (Venezia), Spam e Disc (Padova), C.U.C. e CSOA Ex-Mattatoio (Perugia), Refresh (Trento),Dada (Napoli), Collettivo Bicocca (Milano), Studenti Roma Sapienza (Roma)

venezia

Non c’è verso per il pre­mier Mat­teo Renzi: il guano di Vene­zia arriva oggi all’assemblea Pd all’Ergife Palace. L’inchiesta del Mose ha tra­volto il sin­daco Gior­gio Orsoni, la giunta di cen­tro­si­ni­stra, lo stato mag­giore del Pd vene­ziano con il con­si­giere regio­nale Giam­pie­tro Mar­chese arre­stato e gli affari paral­leli delle coop sus­si­diari al sistema can­ni­bale del Veneto.

Uno psi­co­dramma poli­tico, solo il pre­si­dente dell’Anci Piero Fas­sino ha difeso a spada tratta Orsoni che ha bol­lato come «fari­sei» Renzi e tutti gli altri. Non basta l’«umano dispia­cere» di Debora Ser­rac­chiani a can­cel­lare il dato poli­tico: il Pd è in mezzo al guado della laguna delle maz­zette. E non ha bru­ciato i ponti. Prima dell’ingegner Gio­vanni Maz­za­cu­rati il Con­sor­zio Vene­zia Nuova era pre­sie­duto dal 1986 al 1995 da Luigi Zanda, ora capo­gruppo Pd a palazzo Madama. Davide Zog­gia brac­cio destro di Ber­sani, era nella troika che ha gestito la cam­pa­gna elet­to­rale per le Comu­nali 2010. L’ex mini­stro (ora euro­de­pu­tato) Fla­vio Zano­nato com­pare in ver­bali, inter­cet­ta­zioni e inda­gini della Procura.

Gio­vedì mat­tina Orsoni, da uomo libero, era rien­trato a Ca’ Far­setti con­vinto di tor­nare a fare il sin­daco. In poche ore si sono dimessi l’assessore Pd Tiziana Ago­stini (via Face­book) e il con­si­gliere dele­gato FdS Seba­stiano Bon­zio. Ieri è stato for­ma­liz­zato il docu­mento con le firme di 24 con­si­glieri comu­nali e la richie­sta del passo indie­tro. Lunedì alle 14.30 al muni­ci­pio di Mestre seduta straor­di­na­ria del con­si­glio con la resa dei conti.
Orsoni ha deciso di pre­sen­tarsi dimis­sio­na­rio, riti­rando tutte le dele­ghe e spia­nando la strada al com­mis­sa­ria­mento del Comune. Decade di con­se­guenza da pre­si­dente della Fon­da­zione La Fenice che verrà retta dal vice Gior­gio Brunetti.

«Lascio per le rea­zioni oppor­tu­ni­sti­che e ipo­crite di sin­goli espo­nenti anche della mag­gio­ranza» scan­di­sce Orsoni che pub­bli­ca­mente rimarca le distanze dalla poli­tica, dai par­titi, da chi lo aveva can­di­dato. È lo scon­tro aperto con il Pd. Del resto, i ver­bali giu­di­ziari par­lano chiaro: Orsoni ha pat­teg­giato il finan­zia­mento ille­cito, ma ha cer­ti­fi­cato le respon­sa­bi­lità del «comi­tato di gestione» della sua cam­pa­gna elet­to­rale abi­tuato ai rap­porti con il Con­sor­zio e con le sin­gole aziende di rife­ri­mento. La ver­sione di Orsoni è lunga 26 pagine: «Ho sco­perto solo dalle carte giu­di­zia­rie che la mia cam­pa­gna è stata finan­ziata in modi non cor­retti. Pur ponen­domi pro­blemi di oppor­tu­nità accet­tai che il finan­zia­tore fosse Maz­za­cu­rati, quindi lo sol­le­ci­tai. Le pres­sioni per avere soldi si sono fatte sem­pre più forti, quasi esclu­si­va­mente da parte di espo­nenti Pd».

Orsoni cita espli­ci­ta­mente Zog­gia e il segre­ta­rio pro­vin­ciale Michele Mognato, insieme a «tanti altri minori della segre­te­ria». Così il can­di­dato sin­daco del cen­tro­si­ni­stra con­tro Renato Bru­netta era diven­tato una sorta di «Madonna pel­le­grina» per chi accet­tava soldi non con­ta­bi­liz­zati da Valen­tino Bone­chi, il com­mer­cia­li­sta man­da­ta­rio elettorale.

Ma la scon­fitta di Vene­zia, per il Pd di Renzi, è peg­gio di quelle appena incas­sate a Livorno, Peru­gia e Padova. È già faida di tutti con­tro tutti. Ma nes­suno può per­met­tersi di dare lezioni sulla que­stione morale. Ci prova Ales­san­dra Moretti, di cui risulta una cena elet­to­rale con il conto sal­dato da Mal­tauro: «Il passo indie­tro di Orsoni è un impor­tante segnale di chia­rezza e oppor­tu­nità poli­tica: bene ha fatto il sin­daco a ras­se­gnare le dimis­sioni. È alla città di Vene­zia che dob­biamo pen­sare in que­sto momento» dichiara l’eurodeputata che fu vice­sin­daco di Vicenza e por­ta­voce di Ber­sani alle primarie.

Il segre­ta­rio regio­nale Roger De Menech, ren­ziano doc, pensa già alla matassa del voto di Vene­zia che coin­ci­derà con le Regio­nali. Chiusa nel modo peg­giore l’esperienza con Orsoni, il Pd veneto ha le spalle al muro. Votarsi all’ex magi­strato Felice Cas­son? Ha un «pes­simo» pro­filo: è fra i 14 sena­tori auto­so­spesi, civa­tiano, già can­di­dato sin­daco per­dente con Cac­ciari in ver­sione Mar­ghe­rita. Affi­darsi alla Fon­da­zone Pel­li­cani, il pen­sa­toio rifor­mi­sta inau­gu­rato nel 2007 dal pre­si­dente della Repub­blica Gior­gio Napo­li­tano? Nel CdA sie­dono Zog­gia, Zanda, Andrea Mar­tella: un côté tutt’altro che… alter­na­tivo. L’agenda di Ca’ Far­setti è pre­fi­gu­rata. Com­mis­sa­rio pre­fet­ti­zio fino al voto e bilan­cio di ordi­na­ria ammi­ni­stra­zione, nella città sver­go­gnata dall’inchiesta della magi­stra­tura. Dra­stica la scelta della lista «In Comune». L’assessore Gian­franco Bet­tin, con i con­si­glieri Beppe Cac­cia e Camilla Sei­bezzi, avverte: «Niente potrà né dovrà essere più come prima. Si deve aprire una sta­gione di auten­tico e pro­fondo cam­bia­mento, a par­tire dal rin­no­va­mento del ceto e delle forze poli­ti­che coin­volte nelle inchieste».

Sebastiano Canetta

Fonte: Il Manifesto

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La squa­dra e il com­passo. Poli­tica bipar­ti­san al ser­vi­zio del “cer­chio magico” delle imprese pre­de­sti­nate. Una pira­mide di potere, tan­genti e finan­zia­menti occulti costruita gra­zie al Mose (mega-cantiere da oltre 5 miliardi). E’ crol­lata dopo tre anni di inda­gini della Pro­cura e di cer­to­sini riscon­tri della Gdf. Era il Veneto della caz­zuola a senso unico nelle Grandi Opere: se non scat­tava la con­ces­sione senza con­trolli a bene­fi­cio del Con­sor­zio Vene­zia Nuova, era sem­pre pronto un pro­ject finan­cing e non man­ca­vano mai le coo­pe­ra­tive “rosse”.Il regolo? Gian­carlo Galan, gover­na­tore dal 1995 al 2010, due volte mini­stro e ora pre­si­dente for­zi­sta della com­mis­sione cul­tura della camera.

Nem­meno troppo al coperto il dia­gramma di flusso che trian­gola poli­tici (dall’assessore regio­nale Fi Chisso al con­si­gliere Pd Mar­chese, dall’ex euro­par­la­men­tare Lia Sar­tori al sin­daco Orsoni), pro­fes­sio­ni­sti della finanza e con­ta­bi­lità (da Roberto Mene­guzzo di Pal­la­dio al com­mer­cia­li­sta Fran­ce­sco Gior­dano) e fun­zio­nari pub­blici (dalla Regione al Magi­strato alle Acque al gene­rale in pen­sione Spa­ziante). Sono i can­ni­bali “modello veneto”. Mil­lan­ta­tori com­presi, tutti con il conto cifrato, lo sti­pen­dio aggiun­tivo, la voca­zione sus­si­dia­ria, la con­su­lenza fit­ti­zia o il fami­liare inte­resse. E’ lo schema della “sal­va­guar­dia” di Vene­zia che tra­cima nelle cor­sie auto­stra­dali, nei nuovi ospe­dali, e rie­merge in peri­fe­ria con le cric­che della logi­stica o l’ultimo sta­dio dei con­flitti d’interesse.

Galan ha esi­bito il suo orgo­glio il 5 giu­gno 2009 al matri­mo­nio con San­dra Per­se­gato nella villa di Cinto Euga­neo sui Colli pado­vani. Quella ristrut­tu­rata gra­zie a sovra­fat­tu­ra­zioni della Man­to­vani Spa durante i lavori al mer­cato orto­frut­ti­colo di Mestre: oltre un milione di spese con Tec­no­stu­dio di Danilo Turato, ora ai domi­ci­liari.
Ma nell’inchiesta si sta­glia la figura di Paolo Venuti, com­mer­cia­li­sta. Com­pare come revi­sore dei conti in decine di società par­te­ci­pate e stra­te­gi­che nel Veneto, men­tre recita il ruolo di “con­su­lente fidu­cia­rio” della cop­pia Galan-Persegato in par­ti­co­lare gra­zie a Mar­ghe­rita Srl e Pvp Srl. Gli inve­sti­ga­tori sono arri­vati ad Adria Infra­strut­ture e Man­to­vani Spa rico­struendo il legame con Clau­dia Minu­tillo (ex segre­ta­ria del doge) e Pier­gior­gio Baita, deus ex machina della Man­to­vani fino al 2013. Finì in car­cere all’epoca di Tan­gen­to­poli, pro­ces­sato e assolto. Dopo altri 106 giorni di car­cere ha revo­cato il man­dato ai legali Longo (sena­tore Fi) e Paola Rubini. E ha dise­gnato con Gio­vanni Maz­za­cu­rati del Cvn la “mappa” del sistema paral­lelo.
Per Galan, un’altra brutta noti­zia: ieri è stato arre­stato a Cagliari Alberto Rigotti, tren­tino, per il crac del gruppo edi­to­riale Epo­lis che sem­bra intrec­ciarsi con la gestione delle società di comu­ni­ca­zione che com­pa­iono nell’ordinanza dei magi­strati veneziani.

Dal 1986 al 1995 il Cvn è stato pre­sie­duto da Luigi Zanda, ora capo­gruppo Pd al Senato. Arre­stato con Orsoni c’è Giam­pie­tro Mar­chese: dal 2005 avrebbe incas­sato mezzo milione, anche all’interno della Regione, dalle mani di Fede­rico Sutto (che il 7 feb­braio 2013 con­se­gnò 160 mila euro a Chisso). E a pagina 605 dell’ordinanza spicca un appunto: 40 mila euro di con­tri­buto al can­di­dato Davide Zog­gia (ex pre­si­dente della Pro­vin­cia, poi nello staff di Ber­sani) più 7.428 euro di con­su­lenza. Altri 15 mila euro al Comune di Padova e 4 mila al Pd. Inda­gato anche Lino Bren­tan, “refe­rente” Ds nell’Autostrada Padova-Venezia già con­dan­nato per tan­genti. Senza dimen­ti­care la cena dell’8 giu­gno 2011 al Calan­dre. Con Maz­za­cu­rati e Pio Savioli del Cvn sono atto­va­gliati l’allora sin­daco Zano­nato e il ret­tore Giu­seppe Zac­ca­ria. Discu­tono del pro­getto per il nuovo ospe­dale di Padova…

Man­to­vani, Fip, Con­sor­zio Veneto Coop, Vit­ta­dello, Nuova Coed­mar, Ccc: è il “giro” delle imprese per il Mose. E il sistema si allarga: Diego Car­ron (omo­nima società di costru­zioni) com­pare a pag. 550 per­ché fa… rife­ri­mento a Chisso. L’impresa di San Zenone degli Ezze­lini (Tre­viso) è pro­ta­go­ni­sta di appalti come l’ampliamento dell’Orto Bota­nico dell’Ateneo di Padova. Il mer­cato si rivela tutt’altro che libero. Con Pal­la­dio Finan­zia­ria che da Vicenza si pre­oc­cupa dei pro­ject non solo della sanità, men­tre con Est Capi­tal Sgr gesti­sce 800 milioni di fondi immo­bi­liari con ope­ra­zioni che riguar­dano hotel di lusso a Vene­zia e la “ricon­ver­sione” dell’ex col­le­gio gesuita Anto­nia­num a Padova.

Dalle “rice­vute” si mate­ria­lizza la rete di con­ni­venze lì dove il Cvn poteva rischiare con­trolli o aveva biso­gno di nuovi finan­zia­menti sta­tali. Migliaia di euro distri­buiti gra­zie ai “fondi neri” di 25 milioni all’estero. In Pro­cura c’è chi imma­gina che il 20% dell’operazione Mose possa rive­larsi una prov­vi­sta ana­loga. Sta di fatto che nel libro paga del “sistema” si con­ta­bi­lizza di tutto. Anche la Fon­da­zione Mar­cia­num, eretta dall’allora patriarca ciel­lino Scola. O il con­tratto di col­la­bo­ra­zione a pro­getto per “ope­ra­zioni ine­si­stenti” di Gian­carlo Ruscitti: era il segre­ta­rio gene­rale della sanità veneta, siede nel Cda dell’Irccs San Camillo al Lido e com­pare nei comi­tati d’onore della Com­pa­gnia delle Opere.

Ernesto Milanesi e Sebastiano Canetta

Fonte: Il Manifesto