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notav_bannerAppello per una solidarietà ovunque
La lotta al treno veloce in Val Susa ha messo chi governa di fronte ad un problema molto più grosso della mera realizzazione dell’opera: la partita in gioco è di ben altra portata.
Chi ha deciso di lottare, con ostinazione e con la capacità di dotarsi degli strumenti necessari, ha stravolto i piani di chi voleva costruire quella linea ferroviaria. In discussione c’è la capacità dello Stato di controllare un pezzo di territorio e una popolazione ostile a una decisione calata dall’alto, che minaccia valli,  montagne  e le vite di chi le abita.
Per far sì che ritorni l’ordine, con la gente contraria chiusa in casa e i lavori al cantiere indisturbati, chi amministra e gestisce si è dotato nel tempo di svariati dispositivi per meglio  punire, controllare e prevenire. Così, mentre la Valle viene militarizzata, in Tribunale si accumulano fascicoli a carico dei “facinorosi No Tav” e i Pubblici Ministeri studiano nuove strategie per sfiancare chi lotta: dalle ingenti pene pecuniarie alle condanne penali esemplari.
La mossa indiscutibilmente più audace è stata l’accusa di terrorismo contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò e successivamente contro Francesco, Graziano e Lucio per un sabotaggio al cantiere di Chiomonte nella notte del 13 Maggio 2013.
Questo paradigma accusatorio, già rigettato in Corte di Cassazione e nel primo grado di giudizio, verrà probabilmente riproposto nel processo d’appello a carico dei primi quattro che riprenderà il 30 novembre. A sostenerne la validità, dopo Rinaudo e Padalino, scenderà in campo il Procuratore Generale Marcello Maddalena, ormai sull’orlo della pensione.
L’accusa si basa principalmente su un articolo del codice penale, il 270 sexies che proclama, tra le altre cose, che è terroristica l’azione che intende costringere fattivamente “i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto”.
Non c’è bisogno di essere dei giuristi per capire le implicazioni di un simile articolo di legge : ogni lotta che scelga di oltrepassare i recinti del dissenso consentito e di intralciare praticamente un progetto di Stato e gli interessi particolari di cui si compone, si espone ora non solo a scudi, manganelli, ruspe e denunce ordinarie, ma anche alla minaccia di queste norme anti-terrorismo.
Per questo motivo la logica accusatoria alla base dei processi per “terrorismo” non minaccia unicamente  la libertà dei sette inquisiti e dell’intera lotta No Tav, ma quella di tutti coloro che non hanno intenzione di rinunciare a lottare, in Valle come altrove.
Come reagire? Di certo non tornandosene tutti a casa in buon ordine. Come le reti si possono tagliare, gli scudi rompere, i mezzi sabotare, anche il dispositivo del “terrorismo” non è inattaccabile.
L’enorme solidarietà che si è diffusa all’indomani degli arresti ce lo ricorda. Non è stato una semplice reazione in difesa di sette compagni, ma un’energica spinta propositiva talvolta in grado di non perdere la volontà di mettere i bastoni tra le ruote ai responsabili dell’opera, ognuno con i propri mezzi.
I lavori al cantiere hanno continuato ad essere disturbati, i macchinari delle ditte sono spesso stati sabotati, i principali finanziatori e sostenitori della Torino-Lione, come il PD e le agenzie dell’Intesa – San Paolo, sono stati in vario modo attaccati, così come l’alta velocità in tante sue arterie ha subito blocchi ed intoppi, mostrandoci, una volta di più, la capillarità delle infrastrutture e la loro vulnerabilità.
Il processo di appello ricomincerà il 30 novembre e non durerà che qualche settimana.
In questo periodo, torniamo a discutere e organizzare la solidarietà a Chiara, Mattia, Claudio, Niccolò, e a Graziano, Francesco, Lucio, in valle come in città. Diamo vita a iniziative, benefit, azioni di informazione e di disturbo, ognuno secondo le proprie possibilità, ognuno dove abita e lotta.

Compagni e solidali degli imputati
da informa-azione

L’ultimo sondaggio in programma nell’autoporto di Susa è stato attaccato ieri sera, con un lancio di pietre e bombe-carta e molotov, da un centinaio di attivisti No Tav. Il presidio interforze ha reagito con i lacrimogeni e gli idranti, mentre non è escluso un intervento dei reparti anti-sommossa. Un’auto di servizio di Ltf è stata danneggiata da un gruppo di incappucciati che si sono introdotti in un parcheggio. La Fiat 16 era stata appena utilizzata dai dirigenti del cantieri, tutti ora sottoposti a misure di tutela della loro sicurezza personale, dopo le minacce dei giorni scorsi e il gravissimo episodio di ieri sera.  I tre sondaggi in programma, più l’ultimo deciso in queste ore grazie alle circostanze favorevoli, sono ormai quasi conclusi. Restano poche ore per completare gli scavi dell’area, necessari per concludere il progetto esecutivo della linea ferroviaria Torino-Lione. Il movimento, martedì e mercoledì aveva reagito all’arrivo delle trivelle con una modesta mobilitazione, non più di trecento attivisti che dopo un’assemblea avevano tentato invano di avvicinarsi ai cantieri presidiati da mille poliziotti, carabinieri e finanzieri divisi in quattro turni. Poi si erano decisi a bloccare le statali 24 e 25 e infine, l’altra notte, la A32 all’altezza di Chianocco. Un’iniziativa finita nel nulla, nonostante i danneggiamenti, le barricate e le cataste di legno incendiate, poco dopo l’una trenta, tanto che il traffico è ripreso regolare già da ieri mattina presto. Ieri sera, dopo l’assemblea al presidio No Tav di San Giuliano, a cui erano presenti poche decine di attivisti, quasi tutti dell’area antagonista, autonomi e una ventina di anarchici, l’attacco al cantiere. Quasi tutti gli attivisti sono a volto coperto e hanno scelto la trivella più visibile e vicina gli svincoli. Nel frattempo, i responsabili dell’autostrada hanno rinforzato le barriere per impedire all’ala violenta del movimento di bloccare per l’ennesima volta in questi mesi l’autostrada. Ci sono timori per il fine settimana, poiché una parte dei capi No Tav, sembrerebbero decisi, nonostante la scarsa risposta agli appelli per mobilitare la valle, a utilizzare piccoli gruppi di attivisti per paralizzare le vie d’accesso. Ieri in prefettura s’è tenuto un vertice sulla sicurezza a cui ha partecipato anche il sindaco di Chiomonte Renzo Pinard, ora anche lui oggetto di una rete di protezione, dopo le minacce e le lettere anonime ricevute nei giorni scorsi, affidata a pattuglie di polizia e carabinieri. Proseguono infine le indagini per individuare i responsabili dell’aggressione ai danni di un’auto della polizia stradale a colpi di spranga e di un blindo dei carabinieri a cui gli attivisti hanno tagliato i pneumatici. Ci sono i primi indizi, forse presto sviluppi concreti.

Fonte: La Stampa

La diretta testuale della serata di protesta in Val di Susa (tratta da http://www.notav.info):

19.45: Nelle ore scorse una trivella è stata spostata nei pressi dell’uscita dell’autostrada di Susa, vicino al presidio internazionale. Lo svincolo è stato chiuso con i newjersey e completamente militarizzato. Dopo l’assembla i notav si sono radunati intorno all’area e dalle 19.45 è in corso un lancio di lacrimogeni fitto e l’uso dell’idranti sui manifestanti intorno all’area.

20.00: Le macchine continuano a passare tra gas lacrimogeni e idranti. I lacrimogeni nei giardini delle case della frazione di San Giuliano.

20.10: Nonostante l’impiego di mezzi e forze spropositato, i No Tav non se ne vanno.

20.20: Continua la battitura dei No Tav, ora da due fronti. Lo svincolo autostradale è completamente bloccato.

20.30: Lacrimogeni tra le case di San Giuliano

20.40: Battitura terminata si torna al Presidio e si decidono le prossime mosse. Settimana lunga notav!

20.50: Tir bloccati sulla rotonda dell’autoporto tra #notav e fdo.

21.10: Battitura ri-iniziata e le fdo scaricano una quantità di Lacrimogeni molto alta. I tir bloccati in mezzo alla strada vengono fatti andare avanti dai notav perché intossicati dai lacrimogeni.

21.14: Bloccata spontaneamente la statale 25.

23.00: Continuano tutt’ora i lanci di lacrimogeni.

23.15: Ripresa la battitura notav.

23.35: Barricate date alle fiamme.

23.50: Battitura terminata, i notav si danno appuntamento per domani alle 18.00.

Lunedì 12 novembre arriverà in valle di Susa il ministro degli interni Cancellieri. Motivo di tale onore è portare solidarietà alle forze dell’ordine e al sindaco di Chiomonte Pinard. Ecco l’ennesima provocazione di un governo che da ormai più di un anno ha militarizzato parte del nostro territorio e in più occasioni ha dimostarto di voler risolvere il problema tav a suon di manganelli, lacrimogeni e arresti. Ed è bene sottolineare che tale metodologia è stata utilizzata non solo in valle di Susa ma in ogni luogo d’Italia dove ormai i diritti dei cittadini sono calpestati: ne sanno qualcosa gli studenti, gli operai, i migranti. Lunedì dobbiamo esserci e dobbiamo essere in tanti. Per ribadire che questa valle non è e non sarà mai pacificata fino a che si continuerà a volerla devastare. Per ribadire che la violenza utilizzata dalle sue truppe e dalla magistratura non ci intimoriscono e non ci fermerà. Per ribadire che il cantiere di Chiomonte è totalmente illegale poiché manca il progetto definitivo e per ricordarle una volta di più che la terra è di chi la abita e la vive tutti i giorni e non di un ministro che viene a passare in rassegna le sue truppe di occupazione come se fosse in Afghanistan.

Accogliamo tutti insieme la Cancellieri!!!

Ritrovo: Piazza del municipio di Chiomonte ore 9.00; Campo sportivo di Giaglione ore 8.30

Fonte: http://www.notav.info

Ieri per rilanciare il corteo del 5 ottobre contro la crisi di ogni giorno, abbiamo deciso di colpire l’Intesa Sanpaolo di Susa. Questa ci riguarda particolarmente perché finanzia il progetto del Tav ma è solo una delle tante banche colpevoli di questa situazione. Questi poteri finanziari hanno infatti elargito prestiti e mutui a dismisura e ora che la maggior parte delle persone, che si è affidata al loro aiuto, non riesce a restituire loro il denaro ecco che si ritrovano a possedere immobili, scuole ed aziende manovrando il paese secondo le solite logiche del profitto. Abbiamo aperto due striscioni “San Paolo protettore degli usurai” e “il 5 ottobre, scendi in piazza” ed è stato fatto volantinaggio per spiegare le motivazioni di questa giornata . Sulle vetrate e sui muri è stata attacchinata la scritta cubitale “ladri” e una vignetta in cui un giovane dice a un signore “ci rubano il futuro”. Manifesti e volantini sono stati messi anche su altre banche come La Sella e l’Unicredit. La risposta della polizia è stata ancora una volta paradossale e ridicola. Sono arrivate cinque macchine e due blindati ed alcuni agenti con prepotenza ci hanno ordinato di consegnare i documenti per procedere all’identificazione. Il paese, semiparalizzato da questa sceneggiata, si domandava cosa fosse successo visto l’impiego così massiccio di forze dell’ordine e una volta spiegata la situazione tutti i passanti ci hanno portato solidarietà. Questo atteggiamento conferma il fatto che la gente ha perso completamente fiducia in banche e istituzioni e che una giornata per constestare gli enti che ci constringono a fare sacrifici è più che mai necessaria.

Il 5 ottobre tutti e tutte in piazza!

Studenti e studentesse No Tav

Nella notte tra il 16 e il 17 agosto un centinaio di No Tav ha colto di sorpresa, per la seconda volta, le truppe d’occupazione che presidiano il cantiere-fortino in Val Clarea. Verso le 4.00 di notte, sbucando dai boschi di Giaglione, giunti da sentieri resi più scuri dall’assenza di luce lunare, hanno lanciato all’improvviso il coro “Giù le mani dalla Val Susa” e iniziato una battitura sui New Jersey, accompagnata da un copioso taglio del filo spinato soprastante, utilizzando tronchesi e cesoie. Il filo spinato, che Ltf acquista direttamente dallo stato simbolo dell’occupazione militare nel mondo, Israele, è espressione pratica e visiva della violenza e della brutalità di governo e polizia nella valle, oltre che della debolezza di un sistema politico-istituzionale sempre più delegittimato e in crisi, costretto a ricorrere alla fortificazione delle proprie “opere” per tentare di convincere la gente della sua capacità di realizzarle nonostante il dissenso. Già durante la notte dei fuochi del 14 agosto il muro che difende parte del cantiere era stato danneggiato con l’apertura di un varco; la scorsa notte un’azione più rapida ha portato ancora un po’ più avanti il lavoro. Quando i compagni sono arrivati nei pressi della baita hanno trovato pochi celerini stupiti e quattro o cinque militari accovacciati ai loro Lince, che, evidentemente colti alla sprovvista, hanno iniziato (soprattutto i primi) ad agitarsi senza costrutto nell’area retrostante la baita, e a proteggersi con gli scudi da pietre che non sono mai state loro lanciate. Il movimento decide quando e come usare i suoi strumenti e le sue energie, collettivamente, e porta a termine i suoi attacchi al cantiere nonostante la militarizzazione asfissiante dell’alta valle e i tentativi del nemico di capire e prevedere le sue mosse. Questa capacità di organizzazione e questa virtù dell’imprevedibilità spaventano il fronte Sì Tav almeno quanto il grado di consenso che le azioni dirette riscuotono sul territorio. Dopo i danni al cantiere e alle truppe occupanti inflitti a luglio, ad agosto la questura di Torino ha giocato la carta del terrorismo psicologico e dell’abuso giuridico costante, attuando una sorta di cordone repressivo attorno al campeggio del presidio Gravella, a Chiomonte. Le azioni delle ultime settimane, compresa quella della scorsa notte, sembrano suggerire che tale strategia non ha sortito alcun effetto. Forse è anche per questo che i media prostrati alle lobbies del Tav, di fronte alle azioni contro il cantiere e contro la militarizzazione (diverse azioni notturne, ma anche la vivace protesta sotto la caserma dei carabinieri di Susa, alcuni giorni fa) hanno preferito, alla nostra denigrazione, il semplice silenzio. Troppo triste ammettere che neanche la carta delle identificazioni di massa e dei posti di blocco stradali a ripetizione ha pagato? Forse per questo, La Stampa e La Repubblica dedicano in queste ore i loro articoli ai 30 fogli di via che sono in corso di notifica ad altrettanti No Tav, magari sperando che questa sia la soluzione, che l’espulsione degli oppositori al supertreno dalla valle, per mezzo di tali provvedimenti amministrativi, possa disincentivarli dal tornare sul luogo del dissenso. Ma non è stato, non è e non sarà così. Tanti sono i fogli di via notificati nell’ultimo anno, già stracciati platealmente in faccia alle forze dell’ordine in più occasioni. La stessa fine faranno queste nuove scartoffie, la cui “giustificazione” poliziesca parla già abbastanza chiaro: la protesta contro il treno che portava scorie nucleari attraverso la valle il 23 luglio, nei pressi di Borgone. Forse, mentre è sempre più difficile, per gli uomini della questura, passare notti tranquille a Chiomonte, è ora per tutti i destinatari dei fogli di via riunirsi pubblicamente in un’iniziativa in valle, appoggiata dall’intero movimento, per ribadire assieme e a viso aperto: i fogli di via non ci fermeranno mai!

Fonte: www.notav.info

In prefettura si è tenuta la riunione del comitato regionale per la sicurezza, nella quale il presidente della regione Antonio Saitta chiede lo sgombero del campeggio notav, definito dallo stesso Saitta “un campo militare”. È da qualche giorno che politici, sindacati di polizia, digos, giornalisti utilizzano vocaboli senza senso, lontani dalla realtà, usati solo per fare “scoop”, per non dover ammettere che in val susa c’è una resistenza popolare in atto, che risponde all’arroganza del potere, che si dice democratico ma che non ascolta una valle intera che si oppone contro una scellerata opera. Ovviamente Saitta non poteva esimersi dal non citare, nel suo intervento, la retorica della legalità tanto cara ai politici come ai magistrati, sapendo però bene che proprio il cantiere è illegale perché installato senza nessun progetto di lavori esecutivi. Allo stesso modo si comporta il siulp, sindacato di polizia, che chiede al ministro dell’interno l’intervento dell’esercito, sapendo bene che il cantiere illegale di Chiomonte è già sito strategico di interesse nazionale e che le forze militari, con reparti speciali stanziano da mesi al suo interno. La val di susa è già militarizzata e si è potuto appurare nuovamente a Bussoleno la notte scorsa durante il presidio notav- nonuk contro il passaggio del treno radioattivo. Quindi il siulp forse vuol lasciare intendere che di fronte ad una opposizione popolare ci vogliono i carri armati e fucili spianati? Alla richiesta di sgombero chiesta dai soliti Cota ed Esposito, quindi si aggiunge a gran voce Saitta al quale proprio non va giù sapere che a Chiomonte c’è un campeggio popolare, autogestito, dove si fanno dibattiti, incontri, spettacoli, dove si mangia bene e si sta tutti insieme, uniti dalla lotta contro il tav. Nessun campo militare, nessun sentiero ad ostacoli sul quale allenarsi alle pratiche di guerriglia, nessuna gerarchia militare. Nel campeggio notav ci sono donne e uomini, giovani e giovanissimi che non hanno bisogno di campi militare per sapere come si difende il proprio territorio, come circondare un cantiere che nessuno vuole e che tutti insieme si decide di smontare, riuscendoci anche molto bene…Questa è la val susa, questo è il movimento notav, che decide quando, dove e come fare le iniziative. Guarda la conferenza stampa di presentazione alla marcia popolare notav di sabato 28 luglio nella quale il Movimento invitata tutti a parteciparvi.

Fonte: Infoaut

Oggi si è svolta la quinta udienza preliminare del procedimento penale che vede imputati i 46 NO TAV per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio avvenuti in Val Susa. In aula hanno preso parola gli ultimi avvocati della difesa per discutere le posizione dei loro assistiti. Essi hanno fatto notare, con le dovute specificità individuali, come la riproduzione fotografica fornita dalla digos torinese ritraggano immagini statiche solo ed esclusivamente del soggetto sottoposto al presunto reato, decontestualizzate dal resto, con uno spazio temporale fra una foto e l’altra di diverse ore. Nell’intenzione dell’accusa questo potrebbe far presupporre che l’imputato abbia perpetuato per diverse ore il reato contestatogli. Le foto che ritraggono quel singolo momento, in quella singola situazione fisica e temporale, non vengono interpretate come un momento unico, ma come una continuazione dell’azione nell’arco di un lungo tempo. Ovviamente questa posizione dell’accusa viene contestata dalla difesa che ritiene invece quel momento un momento unico, specifico. In più ciò che manca assolutamente è la ricostruzione del comportamento di un altro importante attore in campo oltre i manifestanti, cioè quello delle forze dell’ordine che avrebbero, ad esempio, iniziato il lancio di lacrimogeni prima del lancio di sassi. Alla fine della discussione degli avvocati difensori, i pm hanno fornito nuovi atti probatori, in riferimento al materiale sequestrato dalla digos durante le perquisizioni dei mesi precedenti, riconducibili ai soggetti interessati. Questa operazione viene immediatamente contestata dalla difesa, per difetto di procedura, poiché tutto il materiale probatorio deve essere consegnato prima della discussione in aula dell’udienza preliminare. Il gup Edmondo Pio, di fronte a tale obiezione, non ha potuto far altro che appoggiare la richiesta della difesa, rigettando il nuovo materiale fornito dai pm. Terminata l’udienza preliminare gli imputati hanno voluto leggere un documento scritto e redatto collettivamente dai 46 imputati, di cui riportiamo il testo: “Noi, imputati Notav inquisiti in questo procedimento protestiamo contro la permanenza di misure cautelari che vedono tre di noi comparire ancora in stato di detenzione carceraria durante le udienze preliminari. Ad un anno di distanza dai fatti contestati, dopo sei mesi dall’arresto, riteniamo un accanimento punitivo il mantenimento di queste misure nei confronti di tre imputati che, per posizione personale e per reati contestati, non sono diversi dagli altri a piede libero. La loro permanenza in carcere riveste solo una funzione di immagine a fini puramente mediatici per rafforzare le tesi della procura torinese. Lo stesso discorso vale anche per gli altri tre imputati ancora agli arresti domiciliari. Noi tutti siamo parte di un grande movimento collettivo che si batte contro un’opera inutile, devastante e nociva per un intero territorio e la comunità che lo abita”.

Fonte. Infoaut

Proletari comunisti, che fa parte del movimento No Tav Romagna, denuncia il clima da stato di polizia intorno alla vicenda Tav/CMC a Ravenna e chiede le dimissioni del Questore. Dopo i reiterati divieti, prescrizioni e diffide, ieri sera anche la schedatura dei partecipanti alla riunione No Tav allo Spartaco di Ravenna, con polizia, carabinieri e digos davanti all’ingresso del centro sociale a chiedere documenti! E’ mai possibile che in questa città la Questura debba sospendere la democrazia e il diritto di manifestare con l’intimidazione se si contrastano Tav e CMC? Nessun organo di stampa, nessuna forza politica, nessun sindacato, confederale o di base (eccetto lo Slai cobas per il sindacato di classe) ha detto o fatto qualcosa per contrastare questa azione repressiva intimidatoria della Questura nonostante le ripetute denunce del movimento No Tav. Non accettiamo che la Questura debba decidere dove manifestare! Nella riunione è stato deciso di rispondere a tutto questo con una mobilitazione cittadina per il 23 marzo, in occasione dello sciopero generale in Val Susa, e di portare avanti una campagna che denunci il ruolo della multinazionale del profitto e della devastazione ambientale che si chiama CMC e una mozione da fare circolare tra i lavoratori a sostegno del movimento No Tav. Il 23 tutti in piazza contro Stato di polizia, complicità della politica di palazzo e dei media asserviti, per la libertà dei compagni No Tav arrestati e per il ritiro dai lavori di un’opera inutile, costosa, dannosa per la salute delle popolazioni valsusine, che sottrae risorse pubbliche ai lavoratori, studenti, pensionati, ai servizi sociali, all’ambiente per favorire il profitto di alcune aziende e della mafia che ha messo le mani sui subappalti.

La repressione non ferma ma alimenta la ribellione….SARÀ DURA!

Proletari Comunisti Ravenna

Essere No Tav oggi non è certo una condizione facile o premiata, se poi si pretende di legare lo spreco dei soldi buttati nell’Alta Velocità alla mancata erogazione di servizi e welfare (sempre più oggetto di razionalizzazioni – tagli – governativi) allora la punizione è garantita. I Compagni del Coordinamento di Lotta per la Casa e dei Blocchi Precari Metropolitani si sono trovati oggi davanti al CIPE, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, dove ieri, presidente Monti presente, dovevano essere stanziati 20 milioni di Euro per le “compensazioni” richieste dal Presidente della Regione Piemonte Cota per comprare (illuso) il consenso di una parte della Val Susa nei confronti della Torino Lione. All’appuntamento si sono presentati circa 150 tra precari, migranti e solidali col movimento No Tav. I manifestanti sono stati prima caricati, poi accerchiati ed identificati dalle forze di Polizia. L’aggressione è avvenuta nel corso di una pacifica manifestazione di protesta. I manifestanti avevano precedentemente occupato per alcuni minuti la sede del Comitato interministeriale chiedendo che “i fondi per la Tav vengano stanziati invece per il welfare, la casa e il reddito”. L’occupazione è durata pochissimi minuti perché contro gli attivisti è subito intervenuta la Polizia che li ha costretti ad uscire dall’edificio di via della Mercede. A fine giornata si contano 5 arresti. Uno di loro, Paolo di Vetta è uno dei dirigenti del sindacati di base Usb. Parallelamente veniva sgomberata la Tendopoli allestita dal Coordinamento di Lotta per la Casa e sgomberato una palazzina occupata da centinaia di famiglie lo scorso 8 gennaio. I cinque saranno processati per direttissima stamattina. Appuntamento di solidarietà alle 9.00 al tribunale a Piazzale Clodio.

Ieri però i No Tav sono stati presenti alla grande manifestazione della Fiom a Roma che ha visto migliaia di persone scioperare e scendere in piazza per difendere l’articolo 18, per respingere la “cura Marchionne” e per chiedere democrazia, vera e reale. Piazza amica del movimento No Tav che ha visto numerose bandiere sventolare durante il corteo e uno spezzone con la delegazione proveniente dalla valle ricevere applausi ovunque. Molti i cartelli e gli striscioni sparsi per il corteo che dicevano no alla Torino-Lione e vari calcoli su quanti centimetri di tav costa la cassa integrazione, la scuola e le pensioni. Dal palco ha parlato il presidente della comunità Montana Sandro Plano che ha riscosso notevole successo con una piazza intera, come quella di San Giovanni, a urlare in coro “giù le mani dalla Val Susa” e ” a sarà dura”. Plano ha iniziato, viste le polemiche e la mancata partecipazione del Pd al corteo per la sua/nostra presenza, dicendosi da iscritto al PD rammaricato ancora una volta dell’atteggiamento dissociato del suo partito (giusto per rinvigorire un po’ la dose!) e ha spiegato bene così è la lotta No Tav, e quante ragioni abbiamo nel dire no e quante cose propone la Valle al posto del TAV. Anche Maurizio Landini nel suo intervento finale ha dichiarato la sua contrarietà al Tav, alla mancanza di dialogo e di democrazia paragonando le nostre lotte, e chiedendo di impegnarci tutti per un nuovo modello di sviluppo.

“Apprendiamo con disappunto dal sito de La Repubblica di Milano di un’iniziativa fatta da una decina di militanti di Forza Nuova (organizzazione neofascista) di fronte alla sede del Giornale e rivendicata come azione No Tav”. Così inizia una nota pubblicata dal Movimento sul sito di riferimento www.notav.info. “Stamane quindi, mentre sfilava per le strade della città un corteo di studenti No Tav che in tarda mattinata ha poi occupato i binari della stazione Milano-Rogoredo, un manipolo di nostalgici fascisti ha deciso di farsi un po’ di pubblicità con la bandiera No Tav in mano. Noi che in questa valle – conitnua la nota – abbiamo combattuto contro le forze di occupazione nazifascista e che sentiamo nostra la storia di tutti coloro che per il nostro futuro le hanno combattute fino alla morte, non possiamo che leggere in questo gesto da parte di Forza Nuova Milano una provocazione bella buona. Invitiamo pertanto questi loschi personaggi a desistere dal fare qualsiasi altra iniziativa a nome del movimento No Tav”.

Non si arresta la solidarietà alla lotta No Tav. Questa volta viene l’atto di vicinanza viene da Barcellona e Budapest. Dalla Spagna si fa sapere che la scorsa settimana a Barcellona ci sono state diverse iniziative di solidarietà con il movimento No Tav. Il primo dei presidi si è svolto nel pomeriggio di lunedì 27 febbraio, lo stesso giorno del ferimento di Luca Abbà. Vista la gravità degli eventi in Val Susa in quella mattinata, con l’occupazione illegale della Baita Clarea da parte delle forze di polizia e l’inseguimento a Luca che ha portato al suo ferimento, si è deciso di realizzare un presidio tramite un improvvisato e urgente tam-tam tramite reti sociali, e-mail e contatti personali. Nonostante il poco tempo a disposizione in piazza c’erano una cinquantina di persone davanti alla sede del Consolato Italiano. Si è proseguito con un piccolo corteo fino alla Rambla, il cuore della città catalana, dove è stato distribuito materiale informativo e spiegato ai passanti le ragioni della protesta in Val Susa. L’ottima risposta della comunità italiana presente a Barcellona, ma anche di catalane/i solidali, ha stimolato i No Tav spagnoli a convocare un altro presidio di solidarietà con il movimento per la mattina di mercoledì 29 febbraio, sempre davanti al Consolato. Era un altro giorno di mobilitazione in Val Susa (lo stesso che si concluse poi con lo sgombero violento del presidio in Autostrada e la mattanza nelle strade di Chianocco). Anche in quell’occasione la dimostrazione di solidarietà è stata notevole e non solo simbolicamente: più di cinquanta persone vi hanno partecipato, facendo un blocco stradale della via del consolato (la centrale Calle Mallorca). Una compagna è entrata nella sede del Consolato per distribuirvi materiale informativo ed è stata ricevuta dal Console Generale riguardo la nostra mobilitazione e la situazione in Val Susa. In Ungheria invece lo scorso 29 Febbraio una partecipata assemblea al Café Siraly di Budapest ha visto l’intervento di diversi esponenti dei movimenti e della società civile; dagli organizzatori di Rhythms of Resistance (RoR, una realtà transnazionale, autonoma e partecipe ai più importanti movimenti politici ungheresi) ad esponenti dei club antifascisti, dal Radical Queer Affinity Collective, attivo sulle tematiche di genere, agli studenti della Central European University e della Corvinus University occupata, in lotta contro la nuova riforma dell’educazione. Appassionato il racconto delle compagne italiane presenti che hanno ripercorso i 20 anni di lotta No Tav – dalla rabbia e della bellezza delle persone conosciute fino allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena a colpi di gas CS. Al termine della riunione si è quindi convocato per il 3 marzo successivo un presidio sonoro davanti all’Ambasciata Italiana, in solidarietà al movimento valsusino e a Luca Abbà. Per tre ore la manifestazione (coperta solo dai media indipendenti della trasmissione radio Mindenki Joga 98FM e del Budapest Infoshop, data la pesante cappa mediatica presente nel paese) è stata animata dalla performance musicale, artistica e politica della Samba Action di RoR e da slogan in italiano ed in inglese: “land for the people, not for the market”, “giù le mani dalla Val Susa”, “stop that train”, “liberi tutti, stop repression”!  Da segnalare l’arrogante comportamento dei carabinieri dell’Ambasciata, a fronte delle lamentele dei quali contro i presenti persino l’oppressiva polizia ungherese della Rendőrség si è trovata a confermare la legalità della manifestazione.

Il No Tav sbarca oltre confine e approda in Francia. Ieri pomeriggio alcuni giovani sono entrati nella sede Rai di Parigi, occupandola simbolicamente, per protestare contro il modo in cui i principali media italiani, in particolare la Rai, stanno partecipando alla criminalizzazione del movimento No Tav, senza mai dare spazio alle ragioni che portano tante e tanti, della Val di Susa e non solo, ad opporsi ad un’opera non solo inutile ma dannosa. “Una volta entrati abbiamo chiesto ed ottenuto che dal fax della sede Rai fosse diffuso un testo da noi prodotto. L’azione – proseguono gli attivisti – segue di pochi giorni il presidio di sabato pomeriggio, in cui un centinaio di manifestanti No Tav si sono riuniti davanti al Centre Pompidou in solidarietà con il movimento No Tav italiano, dando vita anche ad un corteo che è arrivato fino a Place du Chatelet”. Ecco il testo completo del volantino prodotto e diffuso attraverso Rai Parigi dai No Tav Paris: “Se siamo qui oggi non è perché ci mancano le lotte di casa nostra ma perché quella del NO TAV è una bella storia e, come si dice nel dialetto ibrido Italo-Francese delle valli “a fa piasì cuntela” (fa piacere raccontarla). La storia inizia 20 anni fa con un poche centinaia di persone che iniziano ad organizzarsi per dire no ad un opera inutile e continua oggi con un popolo in lotta che, da ogni parte d’Italia, è capace di mettere in crisi i processi decisionali della politica istituzionale. La storia no tav è la storia di un gruppetto di “irriducibili” che, grazie alla sua testardaggine e alla forza delle sue idee, diventa sempre più grande e vuole rovinare i piani messi in atto da governi sempre più dediti alla speculazione finanziaria e totalmente miopi verso le esigenze delle popolazioni. Il popolo NO TAV, dal 2000 a oggi ha tante battaglie epiche da raccontare (come la liberazione di Venaus nel 2005, le manifestazioni con 70.000 persone che attraversano la valle,…) tante storie tristi (come quelle del suicidio/omicidio in carcere di Sole e Baleno, quelle del G8 di Genova, quelle delle violenza delle ruspe e della polizia). I vecchi e le famiglie nei presidi possono raccontare come la valle abbia costruito un nuovo tipo di socialità e di democrazia reale che nessuno sgombero potrà ormai toglierle. Possono raccontare delle intersezioni e delle risonanze costruite nelle battaglie per i beni comuni (per l’acqua pubblica, contro il nucleare). Il movimento NO TAV ha saputo uscire dalle valli e parlare all’Italia (e oggi vogliamo parlare anche alla Francia). E questo è successo perché il NO TAV parla di spreco di denaro pubblico, inserendolo nel dibattito attuale sul debito e sulla crisi finanziaria. Il TAV è il simbolo materiale del voler far pagare la crisi a chi sta in basso tutelando gli interessi delle élite e delle lobby. Il no alla tav è la risposta a quei ceti politici incapaci di rappresentare i nostri bisogni. É la reazione propositiva a chi, come in Italia, così in Grecia e in Francia ci parla a reti unificate di austerity e sacrifici, dicendoci che non ci sono alternative, che bisogna farli. La nostra risposta alla logica della crisi è in queste equazioni, che certo non servono economisti per spiegare: 1cm di tav= 1 borsa di studio, 1m di tav= 1 scuola, 1Km= un ospedale, etc…E se anche i governi, con la complicità dell’informazione e della magistratura cercano di fermarci vogliamo ribadire, anche da qui, che ormai non basta più. Hanno provato con il giochetto di dividerci, di isolare i buoni dai cattivi, ma anche lì il movimento ha dimostrato la sua unità e la sua intelligenza nell’affermare che dietro ogni atto di resistenza ci siamo sempre stati tutti e sempre ci saremo! Il popolo NO TAV continua ad andare avanti a testa alta. Con allegria, senza timore, con coraggio, senza paura, con forza, senza panico, non faremo un passo indietro. Oggi occupiamo l’ufficio stampa RAI a Parigi per far giungere la nostra solidarietà a chi ormai da 8 giorni consecutivi è in mobilitazione perenne in Val Susa e in tutta Italia. Vogliamo segnalare che anche da questo lato delle Alpi sta iniziando a prendere voce il fronte del NO. Inoltre, qui come in Italia vogliamo denunciare ancora una volta il ruolo di parte dei media, che hanno scelto, in questa battaglia come in molte altre, di stare dalla parte degli interessi e della politica dei palazzi, partecipando attivamente ai meccanismi della criminalizzazione e della costruzione del terrorista”.

Ma la lotta No tav trova proseliti e solidarietà anche tra le comunità indigene dello stato di Oaxaca, a quelle ribelli in Chiapas e in tutto il Messico che si oppongono ai progetti imposti dalla Banca Mondiale e dal FMI: dighe, autostrade, miniere, megaprogetti del capitalismo verde e poli turistici. Compagni e compagne che si battono anche qui per la difesa dei beni comuni e delle risorse naturali contro il modello di sviluppo neoliberista che saccheggia i territori e pretende di riorganizzarli rendendoli schiavi della logica del profitto. Anche in Messico come in Val di Susa le comunità ribelli si organizzano attraverso assemblee orizzontali che dal basso praticano autonomia e resistenza. Dal deserto di Wirikuta, alle lotte indigene in Guerrero; dalle comunità organizzate in Oaxaca per arrivare ai municipi autonomi zapatisti in Chiapas un filo rosso collega, dal basso a sinistra, queste esperienze alle mobilitazioni della Val di Susa e dei comitati del “NO”. In questi giorni con l’Alleanza Magonista Zapatista (AMZ) si è tenuto un incontro politico nel quale erano presenti il Collettivo Autonomo Magonista (CAMA) di Città del Messico, le Organizzazioni Indie per i Diritti Umani a Oaxaca (OIDHO), il Comitato per la Difesa dei Diritti Indigeni di Xanica (CODEDI) e la Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomia (PIRATA). “Si è parlato – hanno detto i responsabili della Piattaforma – anche della lotta in Val di Susa, di questi giorni concitati, del coraggio di Luca e di tutti i compagni e le compagne che si stanno battendo nella manifestazioni, nei blocchi, nei presidi presenti ormai in tutto il Paese. Con una parte di cuore in valle questo vuole essere un piccolo messaggio di solidarietà dall’altra parte dell’Oceano: uno striscione in cui ribadiamo che “La difesa del territorio unisce i popoli: No al TAV in Val di Susa! Daje Luca!”; una frase e un pensiero per ricordare che non siate soli/e, siamo con voi, con la resistenza di Luca, con la dignità di questa lotta, con chi nemmeno dentro il carcere smette di urlare NO TAV!

Intanto continuano le iniziative di mobilitazione in Valle e dopo il rifiuto di Napolitano, ieri a Torino, di incontrare gli amministratori No Tav, ecco che a Bussoleno stasera, alle 18 a piazza Mercato, è previsto il ritrovo degli attivisti per partire alla volta di Chiomonte. Da lì i No Tav a turno leggeranno ininterrottamente per 24 ore le 150 ragioni contro l’alta velocità. Sarà una maratona di lettura, aperta a tutti, a cui tutti potranno partecipare con momenti per intrattenersi al riparo durante la notte. Lo slogan che unisce questa manifestazione è: “Siccome non l’hanno capito, spieghiamoglielo bene!”.

E’ anche confermato che non ci saranno esponenti del Partito Democratico alla manifestazione per lo sciopero generale della Fiom del 9 marzo, a Roma, in piazza San Giovanni. La decisione annunciata dalla segreteria dopo l’incontro con Fassina, uno degli esponenti che erano intenzionati a partecipare. Alla base del dietrofront, la presenza sul palco, su invito della Fiom, di esponenti No Tav. “La manifestazione – recita il comunicato piddino – sta però assumendo un significato diverso dalla iniziale piattaforma, tutta centrata sul lavoro, con il sostegno che la Fiom ha dato fin dall’inizio alla battaglia dei No Tav, una posizione che stride con l’orientamento maggioritario dei democratici”. La verità invece è che per il PD, partito dell’alta velocità, preme di più realizzare la grande opera piuttosto che salvaguardare i diritti dei lavoratori.