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Gli istituti di credito italiani, come hanno intenzione di utilizzare la colossale iniezione di liquidità, di 116 miliardi di euro ricevuta dalla Banca centrale europea (Bce) a un tasso irrisorio, l’1 per cento? Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (la Confindustria delle banche) in una recente intervista al Sole 24 Ore l’ha definita “sostitutiva e non aggiuntiva”. Come dire: con tutto quello che abbiamo perso con la crisi non volete nemmeno darci i soldi? E’ la teoria del “too big too fail”, ovvero sono così potente che mi faccio gli affari miei. E così mentre la disoccupazione schizza a livelli inediti, soprattutto quella giovanile, la povertà aumenta, il ceto medio evapora, e la politica fa finta di tagliarsi il tesoretto, c’è chi vive succhiando il sangue agli altri. Sono le banche italiane, non meno di quelle straniere, che hanno letteralmente chiuso i cordoni del credito e costretto numerosi piccoli imprenditori al suicidio vero e proprio. Come verranno impiegati questi soldi? “I banchieri ne parlano malvolentieri – si legge su “Wall Street Italia” on line – ma non è un mistero che buona parte della liquidità servirà a sottoscrivere Bot e Btp. Il governo, sempre a caccia di sottoscrittori del debito pubblico, non può che apprezzare questa scelta. E, per di più, l’operazione fa bene anche al conto economico degli istituti, visto che la liquidità ottenuta all’ 1 per cento viene impiegata in titoli con rendimento ben superiore”. La verità è che come ha sottolineato l’economista Emiliano Brancaccio solo una piccola parte di quelle risorse stanno andando ai titoli di Stato. E del resto basta vedere l’andamento delle aste, che finora è stato pompato soprattutto dalla Bce. “Non finisce qui. Di recente – si legge ancora su WS Italia – le banche hanno trovato anche un altro modo molto redditizio per utilizzare la montagna di soldi piovuta in cassa grazie alla Bce. Questa volta i prestiti di Francoforte servono a comprare, o meglio a ricomprare, le obbligazioni a suo tempo collocate dagli stessi istituti di credito. Funziona così. In circolazione ci sono bond per miliardi delle maggiori banche che hanno quotazioni molto lontane dalla parità. Poniamo, per esempio, 90. Se l’istituto li acquista, si assicura per 90 ciò che fra qualche anno avrebbe dovuto rimborsare a 100. Il guadagno è quindi pari al 10 per cento. In più, molto spesso, i titoli già sul mercato hanno caratteristiche tali che in un futuro prossimo non potranno più essere utilizzati per il calcolo dei ratios patrimoniali di vigilanza. Di conseguenza, se queste obbligazioni vengono ricomprate e cancellate, poi possono essere sostituite con altri bond che invece, a differenza delle altre, servono a migliorare i requisiti di patrimonio”. Chiaro il concetto? La speculazione, ovvero il mostro che ha generato la crisi, è ancora all’opera, e proprio per opera di chi ha ottenuto soldi per rientrare dai rischi della speculazione stessa”. Tutto facile, facilissimo, soprattutto se le banche sono in grado di mettere in campo un arsenale con miliardi di euro da spendere. Per primo è partito Unicredit, che pochi giorni fa ha chiuso con successo il suo maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi, ovvero un’altra operazione per nascondere le magagne. “L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha annunciato che comprerà 3 miliardi di proprie obbligazioni. Nelle prossime settimane, se arriverà il via libera da Bankitalia, la stessa strada potrebbe essere seguita anche da altre banche come Ubi, Banco Popolare, Monte dei Paschi. In palio ci sono profitti per centinaia di milioni. Unicredit, per esempio, potrebbe riuscire a guadagnare poco meno di 500 milioni”, scrive ancora WS Italia. La situazione generale, quindi, è ancora uguale a quella del 2007, ovvero l’anno precedente l’esplosione della crisi finanziaria. E mentre in Europa si brinda al calo dello spread tra Btp-Bund fino a 391 punti base cordoni del credito sono più stretti che mai. “Il mondo del credito d’Europa è ancora nel pantano e dovrà affrontare a breve – è messo nero su bianco in una inchiesta riportata da WS Italia – un “ulteriore irrigidimento degli standard di credito, sebbene ad un passo più lento rispetto al primo trimestre 2011”. Nel quarto trimestre del 2011 un primo assaggio c’è già stato. Da qui la previsione degli esperti dell’Eurotower che sarà “considerevole il calo nella domanda di prestiti ipotecari, mentre il calo della domanda per il credito al consumo dovrebbe restare allo stesso livello”. Nell’ultimo trimestre del 2011 le banche hanno evidenziato un aumentato irrigidimento del credito sia per i prestiti alle aziende sia per quelli alle famiglie e in misura minore per i consumatori. Sempre nel quarto trimestre è emerso che i criteri per la concessione dei prestiti alle imprese e alle famiglie hanno subito un significativo irrigidimento passando da un valore di 0,25 a uno di 0,50, come ha messo in evidenza la Banca d’Italia in questi giorni. L’irrigidimento si è tradotto in un aumento dei margini di interesse, lievitato da un valore di 0,31 della rilevazione di ottobre 2011 all’attuale 0,69, quindi maggiori profitti per le banche. Per Palazzo Koch nel trimestre in corso le tensioni sull’offerta si accentueranno, ma saranno di minore intensità.

Fonte: http://www.controlacrisi.org

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Il Natale è il tempo dei regali, e il tridente d’attacco Monti – Napolitano – Draghi quest’anno è stato molto generoso: 34,8 miliardi di euro per un regalo chiamato manovra “salva-Italia”. Lo abbiamo già scritto più volte, la stranezza è proprio che a salvarci sia chi questa crisi l’ha creata quando ricopriva altri ruoli. Ma come si dice: la vita è strana. Per rinfrescare la memoria, in queste vacanze, è utile sempre ricordare dove stava Mario Draghi dal 2002 al 2005. Nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario, Draghi era vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Mentre Mario Monti dal 2005 era International Advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Comunque il Presidente Napolitano ci ha rassicurati: “Insieme all’Unione Europea, abbiamo la coscienza di avere individuato i passi essenziali da compiere per disinnescare una crisi che non nasce in Europa ma viene da lontano”. Quindi Napolitano ci sta dicendo che la sua scelta di farsi sponsor di Draghi e di Monti è stata vincente. Dopo tutto, se loro hanno creato la crisi, chi meglio di loro conosce il modo di uscirne? Ma cosa hanno escogitato i due Mario? Agli inizi di dicembre Draghi annuncia misure eccezionali da parte della BCE per contrastare la crisi: due rifinanziamenti straordinari a favore delle banche, della durata di 36 mesi, per garantire liquidità agli istituti di credito, a condizioni più favorevoli, accettando una gamma di titoli più accomodanti che le banche possono fornire alla BCE come garanzia in cambio di liquidità, con un taglio del tasso degli interessi all’1 per cento. E cosa fa Monti in contemporanea nella manovra “salva-Italia”? Prevede per le banche italiane la possibilità di emettere obbligazioni “fittizie” garantite dallo Stato, per accedere al prestito della BCE. Ieri (21 dicembre) c’è stata la prima asta in cui la Banca Centrale Europea ha erogato 489,19 miliardi di euro con scadenza a 3 anni, a favore delle banche che operano nell’area euro. Gli istituti italiani grazie all’aiutino di Monti sono così riusciti ha prelevare 50 miliardi di euro in più da Francoforte, rispetto a quanto sarebbe stato loro possibile con i titoli che avevano come garanzia precedentemente. Il passaggio voluto da Draghi e aiutato da Monti è quello che le banche possono utilizzare i finanziamenti della BCE (all’1%) per comprare BTp (che rendono il 6,5%) e abbassare così i rendimenti dei BTp dando un po’ di sollievo allo Stato. Questo però, se da un lato non è scontato perché le banche potrebbero continuare a stare lontani dai titoli di Stato dei Paesi periferici, facendo fallire il piano Draghi, dall’altro prepara un’altra bomba. A dirlo fra l’altro non è un professore del marxismo ortodosso fedele di Kim Jong-il, ma Il Sole 24 Ore: “avrebbe anche l’effetto collaterale di creare un corto circuito spaventoso: lo Stato mette la garanzia sui bond bancari, le banche li usano per finanziarsi in BCE e con i soldi comprano titoli dello stesso Stato. Non serve un genio per vedere, dietro questa «manna», una potenziale bomba”. Insomma la cura alla crisi di Monti, Draghi è la malattia stessar: ispondere a crisi provocate da bolle finanziarie con altre possibili bolle. Inoltre Draghi pochi giorni fa ha ritenuto di dover ribadire che è escluso che l’Istituto centrale possa fare qualsiasi prestito in denaro agli Stati in difficoltà per finanziare il deficit, perché il Trattato europeo stabilisce che la BCE deve occuparsi essenzialmente di garantire la stabilità dei prezzi. E un comportamento contrario danneggerebbe l’immagine e la credibilità dell’Istituzione. Per cui con Draghi, che rassicura i governi Europei (la Germania) sul ruolo della BCE, e con Napolitano, che rassicura noi e ci dice che: “ Insieme all’Unione Europea, abbiamo la coscienza di avere individuato i passi essenziali”, appare che almeno la EU sia unita. In Germania però tutto questo “insieme” non sembra così sicuro: proprio ieri sullo Spiegel, riferendosi a Draghi, è stato dichiarato “questo è un gioco con il fuoco”. La realtà è che l’asta di ieri viene vista proprio come un finanziamento statale indiretto della BCE, che significherebbe un coinvolgimento nella spirale di svalorizzazione del capitale finanziario europeo. Nonostante le varie rassicurazioni di facciata basta leggere più a fondo per trovare molto caos. Alla fine della storia a Natale gli unici che hanno ricevuto regali sono state le Banche, mentre noi li abbiamo comprati spendendo anche molto. E questo Natale, se non ci svegliamo, rischia di essere soltanto l’inizio. L’articolo 18 oltre a ritrattazioni varie e qualche abbaio dei sindacati sembra essere la prossima meta. Ma intanto in Europa sempre i soliti continuano a creare “mille bolle blu che danzano, su grappoli di nuvole”.

Fonte: http://www.infoaut.org