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Il 4 giugno l’Ardita Pizzeria del Popolo di via Cola di Rienzo è stata sgomberata dalle forze di polizia. I loschi figuri che si aggirano sui ballatoi tengono sotto sorveglianza tre ragazzi che resistono sul tetto.

Noi continuiamo a giocare al rialzo: dopo lo sgombero, la conquista del tetto, il presidio, il blocco di via Washington e il corteo, due di noi si sono avventurati sulla gru in via Cola di Rienzo, rallentando i lavori del nuovo palazzo in costruzione, che non rappresenta altro che l’ennesima occasione di sfruttamento dei nostri quartieri.

Riempiono le nostre città di grigi cubi che rimangono invenduti, togliendoci spazi abitabili e di condivisione. Lo stesso destino potrebbe toccare alla Pizzeria, ma con la nostra occupazione abbiamo dimostrato il contrario. Uno spazio vuoto abbandonato da 4 anni è stato riaperto e riempito di pratiche di lotta e di solidarietà. I corsi di francese e italiano per stranieri, l’infoshop e la biblioteca, il cineforum, le cene e le pizzate popolari, le presentazioni di libri e documenti, erano frutto del nostro organizzarsi e vivere insieme in spazi e tempi riconquistati.

Quello che ogni giorno costruivamo dentro questo posto erano relazioni e legami che vanno al di là degli interessi economici e degli sgomberi della polizia. Sono il punto da cui ripartire per lottare contro questo stato di cose, che governi e padroni ci impongono ogni giorno.

Riteniamo che la militarizzazione di un intero isolato, al pari della speculazione edilizia, ci tolga la libertà di movimento e di vita nei nostri quartieri.

Un ringraziamento caloroso va a tutti coloro che hanno attraversato gli spazi della Pizzeria Occupata in questi tre mesi e a coloro che ci hanno portato solidarietà in questi due giorni: a chi ci ha offertola colazione, ci ha portato provviste, ci ha messo a disposizione il suo balcone per appendere uno striscione, ci gridava dalle finestre di continuare a resistere, a chi si è fermato a far domande al presidio permanente.

Rifiutiamo la sopravvivenza, ci riconquistiamo le nostre vite.

Non siamo disposti a cedere, né ora né mai.

La Resistenza continua…

I ragazzi e le ragazze della Pizzeria Occupata

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Lo si era detto a denti stretti e lo si continuava a vociferare: l’accordo per la Gesip non reggerà a lungo! Ecco, il momento di rottura è arrivato e i precari equilibri, che da Orlando al governo Monti si erano impegnati a costruire, sono crollati. Così ieri mattina gli operai della Gesip sono tornati in piazza a Palermo e hanno ripreso parola rispetto alle vane promesse che gli sono state spacciate come risolutrici, nella stessa giornata in cui circa duecento forestali hanno paralizzato il traffico della circonvallazione all’altezza dell’assessorato regionale per protestare contro i paventati esuberi. Da settembre, infatti, i “tecnicissimi” tavoli di enti locali e ministeri millantano di aver trovato una confusa soluzione all’emergenza Gesip e alla più generale emergenza Palermo. Già: emergenze! Quel dispositivo retorico trasformato in prassi politica dai professionisti del populismo e della tecnocrazia. Quell’onda cavalcata da Orlando per tenere sempre viva la sua maschera da “salvatore della patria” e affrontare i problemi sociali della città tra questioni di ordine pubblico e soluzioni tecniche e incontestabili. Di lì l’accordo sbandierato ai quattro venti per una cassa integrazione che traghettasse gli oltre 1800 lavoratori Gesip fino a un Dicembre oltre il quale solo l’assoluta precarietà ed incertezza sarebbe stata ad accoglierli in attesa di un riassetto (che fa tanto rima con licenziamenti ed esuberi!) complessivo delle partecipate palermitane attraverso la creazione di un’unica grande azienda. Tralasciando per un momento le implicazioni che una tale “soluzione” porta con sé (che fine hanno fatto i servizi che erano affidati alla Gesip? A chi sono stati appaltati? Altre esternalizzazioni? Sono stati abbandonati?) è apparso evidente fin dal principio quanto la copertura finanziaria, rimpallata tra ministero, regione e INPS, fosse inconsistente. Così, tra l’INPS che aspetta gli arretrati dei contributi da parte della Regione e la Regione che non trova i fondi necessari rimpallando la patata bollente al governo, per un mese circa gli operai hanno provato a credere che in qualche modo i 120 milioni di euro necessari per l’intervento sarebbero arrivati…ma adesso evidentemente la misura è colma! Lo si diceva in apertura di articolo: stamattina sono tornati in corteo a far sentire la propria voce con l’unico mezzo che viene ascoltato dalle istituzioni, la lotta. Mobilitazione permanente! Con queste parole è ripartita la mobilitazione dei lavoratori Gesip: un corteo di circa 400 operai si è mosso dal presidio lanciato sotto il Comune bloccando incroci e strade del centro città; nel frattempo un altro gruppo di lavoratori riusciva a raggiungere e occupare il tetto della presidenza della Regione Sicilia dove tutt’ora si trovano. Non sono mancati qui i momenti di tensione: il tentativo di impedire l’ingresso ai lavoratori sbarrando il cancello non è infatti stato sufficiente a frenare la loro determinazione. La polizia è stata così sorpresa dalla forzatura degli ingressi e dalle vere e proprie scalate alle finestre del primo piano che gli operai hanno svolto per accedere ai locali del palazzo e conquistarne il tetto. La risposta poliziesca è stata, come al solito, brutale seppure tardiva e non ha risparmiato manganellate a chi portava avanti la propria lotta per una vita dignitosa. Una lotta che è ripresa oggi più vigorosa che mai, in risposta alle dichiarazioni della Fornero sull’intenzione di non voler trovare corsie preferenziali per l’affaire Gesip. I fondi per la cassa integrazione non sono ancora stati stanziati e del famoso piano di ristrutturazione delle partecipate comunali non c’è ancora traccia. Sarà un caso che dalla giunta di Palazzo delle Aquile si tardi a presentare il piano, o è forse un mezzuccio per rimandare più avanti possibile nel tempo le dichiarazioni su quali saranno i reali effetti della creazione di questa new Co.? Evidentemente a Fornero, Orlando & co. nessuno ha insegnato da bambini che a giocar col fuoco prima o poi ci si scotta!

Fonte: InfoAut

 

Dopo sedici giorni Ettore Casinelli e Alberto Riccardi scendono dal tetto. I due operai del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4 che hanno inscenato la protesta estrema di appollaiarsi sul tetto dello stabilimento a Vallo Scalo per rivendicare le nove mensilità arretrare e un futuro lavorativo certo hanno deciso di lasciare la loro posizione, ma solo perché le difficoltà a livello sanitario si sono ingigantite. Ieri mattina, intorno alle 12.00, ha deciso di scendere Ettore Casinelli che ha tenuto a ribadire come la “…nostra lotta non termina, ma anzi prosegue perché con questa nostra azione abbiamo dimostrato di essere determinati e uniti nel vedere soddisfatti i nostri diritti”, poi nel pomeriggio, intorno alle 17.00, è sceso Alberto Riccardi e questa volta è dovuta arrivare l’ambulanza del 118 poiché la disidratazione che ha colpito l’operaio era ormai giunta ai limiti. Insomma anche se i due simboli della lotta degli operai del Corisa/4 hanno dovuto abbandonare il loro posto la protesta non si estingue. E alla mobilitazione si unisce Cilento Democratico che in un manifesto affisso nei paesi cilentani ha posto alcuni interrogativi relativi alla vicenda: “Se alcuni Comuni hanno incassato la Tarsu ma non l’hanno versata al Corisa/4, c’è qualcosa che non funziona. A chi spetta il compito di accertare eventuali responsabilità?; Quanto tempo occorre per liquidare il Corisa/4? Due anni sono più che sufficienti; Si può continuare a tollerare questa gestione dei rifiuti, prescindendo dalla valutazione dei risultati in termini di raccolta differenziata, riciclo, riutilizzo e riduzione?; Si può continuare a parlare di sviluppo ecocompatibile nell’area parco se nemmeno su una questione fondamentale come i rifiuti si è capaci di diventare esempio virtuoso?”. Insomma una serie di interrogativi che vengono lanciati agli amministratori locali: “Senza voler fare polemica – scrivono gli aderenti a Cilento Democratico – ma solo per adottare un altro metodo politico e di gestione amministrativa che sia realmente orientato da principi di economicità, efficacia ed efficienza”. I lavoratori però attendono risposte che a questo punto i vertici di Provincia e Commissariato sono obbligati a dare senza ulteriori ritardi.

Millecinquecento euro cadauno, è la cifra che il Commissario Domenico Del Gaudio del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4 ha accordato agli operai che da quattordici giorni protestano chi da terra e chi sul tetto dello stabilimento a Vallo Scalo. “Accettiamo l’acconto – dicono in coro Ettore Casinelli e Alberto Riccardi – ma non scendiamo dal tetto perché noi rivendichiamo il pagamento delle nove mensilità arretrate. Inoltre vogliamo ricordare al Commissario – aggiungono i due esponenti rispettivamente del Sindacato Azzurro e della Flaica Cub – che grazie alla nostra protesta il passivo dell’Ente consortile passa da circa 2.600.000 euro a circa 1.900.000 euro e i Comuni in pochi giorni hanno già versato oltre 80mila euro. In pratica – proseguono i due che restano ancorati al tetto – abbiamo in poco tempo fatto il lavoro che era compito del Commissario Del Gaudio che in due anni non è riuscito a ripianare alcun debito nonostante incassi circa 5mila euro di stipendio mensile dalla Provincia che lo ha nominato”. Per questo motivo i due lavoratori, a nome degli altri 63, lanciano un appello ai sindaci: “Trattate direttamente con noi e i sindacati che ci rappresentano perché insieme riusciamo a pianificare un rientro certo e senza tanti danni per gli enti locali”. Ma i lavoratori restano anche con il fiato sospeso perché oggi proprio in Provincia, alle ore 15.00, nell’ufficio dell’assessorato all’Ambiente, è previsto l’incontro tra i rappresentati istituzionali dell’ente provinciale, il Commissario liquidatore del Corisa/4, i sindacati che rappresentano i lavoratori e una delegazione di operai. Alla riunione, così come garantito da Adriano Bellaccosa, dovrebbe prendere parte pure l’assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano. Casinelli e Riccardi però rendono nota un’altra problematica tecnica che si è verificata nel pomeriggio di ieri: “I vigili del fuoco che stazionavano nel piazzale antistante lo stabilimento sono stati chiamati dalla Prefettura di Salerno a intervenire per il disinnesco dell’ordigno bellico ritrovato nel capoluogo e così la scala è stata già portata via e quindi i sanitari che quotidianamente vengono a testare le nostre condizioni di salute non possono visitarci. Questo vuole dire – concludono – che tutto va al di sopra dell’interesse per noi lavoratori che protestiamo per una giusta causa”.

Sono undici giorni che Ettore Casinelli e Alberto Riccardi proseguono la loro lotta sul tetto dello stabilimento del Consorzio smaltimento rifiuti Salerno/4 e “…non abbiamo alcuna intenzione di scendere – ripetono in coro – almeno fino a quando non sono soddisfatte le nostre richieste”. Ma la risoluzione dell’intera vicenda è stata spostata tutta all’incontro di mercoledì 11 luglio che si terrà presso l’assessorato all’Ambiente della Provincia anche se gli spiragli per una conclusione soddisfacente della vicenda per i lavoratori sembrano alquanto lontani. Intanto si fanno i conti in seno al Consorzio e si studia soprattutto come si è potuti arrivare a una situazione così disastrosa dove gli operai non vengono pagati da ormai dieci mesi. Tra le tanti voci che hanno portato al deficit attuale c’è pure quella legata alla vicenda degli autisti dei camion che trasportano l’immondizia. Infatti costoro, tutti ex lavoratori socialmente utili, dovevano essere stabilizzati dal Corisa/4 ma si preferì trasferirli nella consociata Yele. A questo punto il Consorzio si è trovato a dover comunque utilizzare questo personale, ma lo ha dovuto riprendere dalla Yele e così pagargli lo stipendio per l’impiego alle sue dipendenze e in più ha dovuto versare alla stessa partecipata diverse somme di denaro per l’utilizzazione del servizio. Insomma da un possibile introito che poteva essere incamerato dall’ente pubblico si è passati a un passivo: “Quindi oltre ai Comuni che non pagano le spettanze dovute – dicono gli operai – ci troviamo con una gestione dell’Ente non proprio trasparente e soprattutto non consona a un suo reale sviluppo”. Sulla vicenda è poi voluto intervenire pure il presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli che venerdì si è rifiutato di incontrare i sindacati che rappresentato gli operai in lotta: “Come Provincia – ha detto Cirielli – non abbiamo una competenza giurisdizionale sul Corisa/4 nonostante sia stato lo stesso Ente Provincia a nominare il Commissario. D’altronde trovo che il lavoro svolto dal Commissario Del Gaudio sia stato molto utile se è vero che in due anni e mezzo è riuscito a ridurre il deficit del Consorzio da due milioni e mezzo di euro a circa un milione e novecentomila mila euro”. Secondo Cirielli nonostante tutti questi risultati positivi “…il problema resta perché è colpa dei sindaci che non vogliono saldare i debiti contratti e del Monte Paschi di Siena che davanti a seri risultati di riduzione del debito del Consorzio non ha voluto concedere gli affidi richiesti”.

Gli operai del Corisa/4 restano sul piede di guerra e così per il decimo giorno consecutivo Ettore Casinelli e Alberto Riccardi non abbandonano il tetto dello stabilimento del Consorzio smaltimento rifiuti Salerno/4. La decisione di continuare nella protesta è stata presa dopo che la riunione in Provincia con il presidente Edmondo Cirielli, l’assessore all’Ambiente Adriano Bellacosa, il Commissario del Corisa/4 Domenico Del Gaudio e i lavoratori, che si doveva tenere ieri mattina, non è andata a buon fine: “L’incontro non si è potuto svolgere – spiega Giovanni De Marco dello Snaf/Fna – perché il presidente Cirielli si è rifiutato di ricevere i sindacati. I lavoratori infatti hanno chiesto che per una vertenza così delicata e complessa fossero presenti le organizzazioni sindacali, ma il presidente ha declinato affermando che lui ha convocato gli operai come gesto di solidarietà”. Gli stessi lavoratori però non si sono persi d’animo e hanno atteso l’assessore all’ingresso di Palazzo Sant’Agostino e così è stato deciso di aggiornare tutto a mercoledì 11 luglio, alle ore 15.00, presso l’ufficio dell’Assessorato all’Ambiente. “Avevamo intenzione di chiedere – aggiunge De Marco – che ci fosse il pagamento almeno di sei mensilità arretrate e la riforma del sistema senza aspettare fine anno come previsto dalla Regione. Purtroppo nulla di tutto questo abbiamo potuto proporre”. Secondo indiscrezioni invece l’offerta che sarebbe stata avanzata dai vertici del Consorzio sarebbe stata quella del pagamento di una sola mensilità arretrata per far sospendere la protesta e iniziare a trattare sul futuro. “Noi vogliamo tutto – specifica dal tetto Ettore Casinelli – perché è un nostro diritto ricevere lo stipendio a fine mese e soprattutto vedere soddisfatto monetariamente il lavoro già svolto. Anche se ogni giorno la situazione qui sopra diventa sempre più difficile noi non ci arrendiamo e proseguiamo”. Gli stessi vertici del Corisa/4 hanno tentato anche un’altra mossa per cercare di spaccare il fronte dei lavoratori emettendo una serie di ordini di servizio per far tornare al lavoro gli operai scioperanti “…ma non appena ne saremo in possesso – dicono compatti i lavoratori che protestano a terra – li rispediamo al mittente poiché è impossibile riprendere a lavorare se prima non vengono soddisfatte le nostre legittime richieste e se non viene messo al sicuro l’impianto visto che trabocca di roba da smaltire”.

In due anni aumentati i costi per salari e stipendi di circa due milioni di euro. E’ quello che succede alla Yele, compartecipata del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4, che passa dai 2.644.267 euro del 2008, ai 3.950.59 del 2009 fino ad arrivare ai 4.346.275 del 2010. Il tutto in attesa del bilancio del 2011. Quindi mentre gli operai del Corisa/4, che per il nono giorno consecutivo presidiano il tetto dello stabilimento a Vallo Scalo, attendono gli stipendi da nove mesi, nella partecipata si continuano, come risulta dal conto economico del bilancio, a fare assunzioni. “E’ davvero strano – dice Ettore Casinelli che presidia notte e giorno il tetto dello stabilimento – e quindi chiedo ai sindaci che hanno il contratto di smaltimento rifiuti con la Yele, già illegittimo perché non siglato con la società madre che è il Corisa/4, a disdire lo stesso e a ridarlo al Consorzio”. Ma le stranezze, in quella che è una vicenda davvero poco chiara, continuano perché negli scorsi giorni agli operai sono giunte diverse sollecitazioni da parte del presidente della Yele, Marcello Ametrano, che avrebbe, in maniera impropria (le offerte devono essere presentate dal Commissario Domenico Del Gaudio) “…concesso – rivela Casinelli – 1.400 euro cadauno per farci terminare la protesta. Sarebbe un anticipo degli stipendi arretrati, ma se accettavamo la proposta, che noi abbiamo rigettato in pieno, dovevamo passare sotto i servigi della Yele”. Per gli operai del Consorzio questo sarebbe il male assoluto poiché “…ci potrebbero licenziare – sottolinea Casinelli – con molta facilità in quanto si verrebbe a profilare come un semplice distacco e quindi con la scusa dell’esubero ci manderebbero a casa”. Una vertenza ingarbugliata a cui oggi, però, si cerca di dare una svolta con l’incontro che si tiene, alle 11.00, presso la Provincia di Salerno e a cui prendono parte il presidente Edmondo Cirielli, il Commissario Domenico Del Gaudio, i lavoratori e le organizzazioni sindacali. Intanto il primo cittadino di Salento Angelo De Marco contesta la scheda diffusa dal Consorzio in cui il suo Comune sarebbe debitore per 348.119,29 euro: “Da dicembre 2011 abbiamo siglato il contratto – rivela il sindaco – e fino a oggi abbiamo pagato tutte le pigioni che ci sono state richieste che tra l’altro hanno una cadenza bimestrale”.