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Il No ha vinto. Al termine di una campagna elettorale dura ed estenuante ce l’abbiamo fatta a sconfiggere Renzi e i suoi adepti (banche, imprenditori e poteri forti) che volevano modificare la Costituzione a loro uso e costume. L’Italia si è dimostrata popolo unito ed è andata alle urne per dire un deciso No a chi ci vuole sottrarre sovranità spacciando tutto per risparmio.

Un No che è stato dato in maniera univoca anche in Campania patria e feudo del Governatore De Luca che aveva chiesto un voto clientelare che è stato rispedito al mittente. Il popolo non è più così sciocco come credono loro. Il popolo sa ragionare con la propria testa e vuole che la Legge Fondamentale dello Stato, fatta da padri costituenti antifascisti, non venga toccata.

Il 4 dicembre 2016 verrà ricordato per sempre come un giorno in cui la democrazia ha vinto.

Csa Buco

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In vista del voto in Italia sul costituzionale del 4 dicembre 2016, Radio Onda d’Urto organizza una serie di dibattiti radiofonici, mettendo a confronto diversi esponenti politici, sociali ed economici in merito al voto, al non voto e alle possibili conseguenze, a partire da cosa accadrà dal giorno successivo, 5 dicembre.
Il testo approvato dal governo Renzi, la cosiddetta “legge Boschi”, dal nome della ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, che ha firmato la proposta insieme al presidente del consiglio, Matteo Renzi, è  stata approvata tre volte da camera e senato (due volte con lo stesso testo) ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi e quindi sarà sottoposta al referendum popolare, come previsto dall’articolo 138 della .
Il procedimento di approvazione della legge è cominciato nell’aprile del 2014 con un testo che nel corso della discussione in aula è stato ritoccato sia alla camera che al senato. La modifica riguarda di fatto oltre un terzo degli articoli della costituzione (47 su 135) ed è la più ampia mai fatta dal 1948, quando la costituzione italiana è entrata in vigore.
Si potrà votare solamente domenica 4 dicembre a partire dalle 7.00 di mattina sino alle 23.00 di sera. Non è previsto un quorum specifico di votanti.
Di seguito, i confronti radiofonici già realizzati:
Martedì 22 novembre – Il confronto tra Francesca Parmigiani, consigliere comunale di “Al lavoro con Brescia”, ricercatrice in diritto costituzionale e del Comitato bresciano del No e Alfredo Bazoli, onorevole bresciano eletto alla camera nelle liste del Pd, per il Sì. Ascolta o scarica qui.
Lunedì 21 novembre – Il confronto tra Nicoletta Dosio, del Movimento No Tav della Valle di Susa, e Michele, di Degage – Roma, in vista della manifestazione nazionale #cechidiceno di domenica 27 novembre a Roma. (pullman in partenza anche da Brescia – prenotazioni allo 03045670). Ascolta o scarica qui.

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Mancano ormai due settimane al referendum del 4 dicembre. Renzi ormai è in preda al furore e accusa il fronte del NO di essere un “accozzaglia”.  Come in tutti i referendum, le opzioni politiche dei vari partiti si schierano in base alle proprie valutazioni, incluse quelle di opportunità. Ma è sul piano degli interessi materiali, gli interessi di classe dovremo dire, che è importante vedere quali sono gli schieramenti. E qui appare in tutta evidenza che chi sostiene il Si e Renzi, sono esattamente le forze che hanno rovinato e stanno rovinando la vita a milioni di persone, soprattutto lavoratori, disoccupati e pensionati.  Lo fanno in base alla loro collocazione sociale e a interessi materiali ben definiti.  Renzi  “è stato messo lì da loro” come ha detto Marchionne un paio d’anni fa. E sono queste forze ad avere interesse che prevalga il Si in un referendum che destruttura l’assetto costituzionale esattamente come richiesto dalla banca d’affari JP Morgan.
La Repubblica riporta che, secondo un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa Bloomberg, su 42 top manager di grandi aziende italiane, ben 41 intendono approvare il referendum fortemente voluto dal premier Matteo Renzi .Bloomberg ha inoltre raccolto le posizioni di 100 tra presidenti e amministratori delegati delle principali aziende italiane: anche in questo caso la maggioranza a favore del sì è schiacciante. Esattamente il contrario di quanto sta invece emergendo nel resto della società dove il No sarebbe in testa.
Banche d’affari, multinazionali e affaristi puntano alla vittoria di Renzi. Il capo economista della Deutsche Bank afferma ad esempio che “un’Italia senza riforme starebbe meglio fuori dall’euro” (magari diremmo noi). Il si al referendum, scrive invece un rapporto della Morgan Stanley, “sarebbe una precondizione importante per continuare il processo di riforme italiane”.
Contemporaneamente però gli stessi apparati finanziari – diversamente dalla strumentale analisi della Banca d’Italia – diffondono previsioni rassicuranti in caso di vittoria del NO al referendum. “La sconfitta di Renzi sarebbe un risultato negativo ma gestibile” sostiene la Morgan Stanley. Mentre per il Credit Suisse “ci sarebbe volatilità dei mercati (stessa categoria usata da Banca d’Italia) ma non problemi sistemici”. Prudenza o sufficienza dei cosiddetti mercati? No. Il problema è che dopo la Brexit britannica, dove gli interessi di classe dei due schieramenti coincidono con quelli in campo in Italia nel referendum, non possono negare che dopo la vittoria del “live” in Gran Bretagna, l’economia non è affatto crollata come minacciavano allora gli araldi del capitale finanziario e i giornali liberaldemocratici. Anzi.
Anche in Italia, dunque, da una parte sono schierate le banche, i comitati d’affari, la Confindustria, i grandi giornali, dall’altra ci sono lavoratori, disoccupati, strati popolari. Con una divergenza così, non c’è alcun dubbio su dove schierarsi. Così come in Gran Bretagna ci saremmo schierati per la Brexit, oggi occorre fare tutto il possibile per far vincere il NO al referendum controcostituzionale del 4 dicembre, e fare in modo che sia soprattutto un NO Sociale. Un No di popolo dunque, ma dentro a questo occorre ormai riportare alla luce interessi di classe definiti e rincomporli in una alleanza politica e sociale antagonista agli interessi del big business.

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Stamattina Napoli ha lanciato un forte segnale al paese intero: un NO deciso al referendum del 4 dicembre e al governo Renzi!
5 mila persone si sono radunate a piazza Mancini e hanno dato vita a un corteo che ha affollato le principali strade della città, sfilando fino alla Prefettura e terminando la giornata di lotta con una partecipata assemblea popolare.
Lavoratori di tanti settori, rappresentanze sindacali, comunità migranti e precari della scuola al fianco di realtà studentesche di tutta la regione.
L’intero tessuto sociale campano è sceso in piazza, per portare la voce delle tante vertenze che animano la città: la lotta per il diritto alla salute con il Comitato contro la chiusura dell’ospedale S. Gennaro, quella per la riqualificazione delle periferie e contro la distruzione e l’avvelenamento dei territori con il Comitato Vele di Scampia e i presidi antidiscarica, la battaglia contro il ricatto di disoccupazione e condizioni di lavoro disumane portata avanti dai Cassintegrati Fiat, il Sindacato Lavoratori in Lotta, i disoccupati organizzati BROS, i lavoratori Alenia e quelli a rischio licenziamento dalla multinazionale Almaviva. Al corteo hanno aderito e partecipato anche diversi comitati per il NO dalla provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Benevento.
Indecente che, davanti a tutto ciò, i principali quotidiani cittadini abbiano fatto sparire la manifestazione regionale di stamattina, sminuendo il senso complessivo di un momento di partecipazione politica di massa in una città che da sempre esprime una forte opposizione all’attuale governo e che per Renzi rappresenta un bel grattacapo!
La piazza di oggi è stata l’ennesimo importante tassello di una campagna per il NO che in questa città sta smuovendo le coscienze dal basso, innescando un processo di protagonismo popolare, incentivando percorsi di democrazia diretta con la nascita di decine di comitati spontanei.
Un processo che non ha intenzione di arrestarsi al 4 dicembre e che, già dai prossimi 26 e 27 novembre tornerà a farsi sentire partecipando ai due appuntamenti nazionali di Roma.

NOI DICIAMO NO!

Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

Nella giornata di oggi alcuni gruppi di studenti hanno dato vita ad azioni dimostrative e di protesta all’interno degli atenei delle proprie città, azioni finalizzate a sollevare l’attenzione sulle reali finalità e obiettivi del referendum sulla riforma costituzionale; infatti, proprio le autorità accademiche in primis sono fautori dell’ostracismo che si sta verificando ai danni di chiunque si schieri contro la riforma in questione e ne spieghi la vera natura politica. Dietro alla retorica dello “snellimento” dei costi della burocrazia si nasconde il tentativo di esecutivizzazione della politica a favore di un governo che negli ultimi anni non ha fatto altro che attaccare i più deboli e la classe lavoratrice. Jobs Act, Buona Scuola, Sblocca Italia, Decreto Madia: tutti provvedimenti commissionati dell’Unione Europea che vede nell’Italia il bacino periferico dei capitali forti di Germania e Francia. Votare No al Referendum significa porsi contro questo tipo di politiche che certamente non si fermeranno il 4 Dicembre.

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Per questi motivi il No Sociale nelle università parteciperà allo Sciopero generale 21 ottobre 2016 E AL NO RENZI DAY – corteo nazionale a Roma per il NO sociale con uno spezzone studentesco, con la consapevolezza che l’esito refendario costituirà solo uno dei passaggi, e non certo l’epilogo, della loro lotta.

A Roma studenti del CUMA e di Noi Restiamo hanno sanzionato gli studi dei docenti firmatari del manifesto per il “SI” al referendum, smascherando le finalità delle politiche PD, fatte di precarietà e sfruttamento, che ricercano legittimità nella consultazione refendaria.

A Torino abbiamo tappezzato di manifesti Palazzo Nuovo e gridato dentro e fuori l’università i motivi per cui la nostra generazione deve opporsi al referendum. 

A Bologna in zona universitaria questo pomeriggio si è ricordato che ci vogliono 3 C.F.U. per un po’ di sana propaganda governativa. Tanto vale la dignità degli studenti e del sapere scientifico secondo il prof. Morrone e gli altri sostenitori della controriforma costituzionale che alla Scuola di Giurisprudenza dell’Unibo hanno organizzato un ciclo seminariale di parte e a senso unico, presso la Sala Armi di Via Zamboni 22.

torinowpg.jpgInutili e pretestuose le parole spese nei giorni scorsi dalla prof.ssa Tega a difesa di questa iniziativa: ammantare di imparzialità una simile operazione propagandistica significa nascondere ulteriormente l’evidenza, umiliando ancora di più l’intelligenza del corpo studentesco e di tutta la comunità accademica. Dopo le polemiche che nei giorni scorsi hanno accompagnato l’inizio di questo seminario per la mancanza di pluralità così come accaduto in situazioni simili negli atenei della Sapienza a Roma e della Bicocca a Milano, gli organizzatori pensano di aver comprato la l’accondiscendenza di tutti aggiungendo alla lunga lista di relatori per il SI un paio di nomi di professori che in questi mesi hanno espresso alquanto blande perplessità sul testo che revisiona la Costituzione. Un ulteriore insulto al buon senso, un ulteriore schiaffo all’idea di Università autonoma dagli interessi di chi comanda e capace di produrre sapere critico. Un ulteriore torsione antidemocratica che non ci stupisce affatto: chi gioca nei cerchi magici che contano non avrà motivo di dare credito ai bisogni materiali e politici di quella fetta di società che dalle controriforme degli ultimi 25 anni ha avuto tutto da perdere, fintanto che questa non saprà ridarsi una forma organizzata coesa e indipendente.

bolognawpgPer questo oggi, mentre si teneva il secondo incontro di questo vergognoso seminario, davanti alla sede di Giurisprudenza abbiamo fatto prendere parola alle ragioni del No sociale che in quella sala non potranno mai essere rappresentate. Per questo dalle nostre casse oggi sono stati rilanciati gli interventi di giuristi e personalità rappresentative del dissenso diffuso in questo paese, dei settori colpiti dalla crisi e delle loro lotte.

Per tutta la durata del vergognoso seminario che si tiene nelle stanze qui sopra, abbiamo dato vita a un momento informativo, di parte e indipendente dalle logiche entro cui vorrebbero annichilire definitivamente la voce dell’opposizione sociale.

La Working Poor Generation ha appena iniziato a dire NO!

CUMA, Noi Restiamo (Roma, Bologna, Torino)

Foto e video delle iniziative li trovate ai seguenti link

https://www.facebook.com/855586847918018/videos/975083992634969/ (Roma),

https://www.facebook.com/noirestiamo.torino/posts/1780969785479405 Torino)
https://www.facebook.com/noirestiamo.bologna/posts/585346365006737 (Bologna)

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Con l’assemblea operaia del 6 Ottobre 2016 alla Fonderia Pisano e con gli interventi di Asilo Politico, Rete della Conoscenza Salerno e Link sabato 8 Ottobre, in  occasione del concerto di Neil Perch (Zion Train) tenutosi al C.S.A. Jan Assen di fronte ad una platea composta da centinai di giovani di Salerno e provincia è stato tracciato un metodo su come affrontare la campagna referendaria “Per il No oltre il No” in vista del 4 Dicembre, data per il voto referendario. In queste due iniziative, operai e studenti sono stati informati dall’area geopolitica comunista e libertaria salernitana delle motivazioni e del perché sia necessario contribuire, sia su scala locale che nazionale, ad ottenere il 4 Dicembre una vittoria schiacciante del No.

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Di fronte:

  • Al blocco di poteri forti composto da Confindustria, Finanza, Banche, COOP, Società partecipate, così come le ingerenze degli USA, Germania, UE e le lobby finanziarie europee e FMI che sostengono Renzi ed il Si.
  •  Alle promesse di Renzi agli italiani come la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, 10.000 assunzioni nella Sanità ed in Polizia e aumenti delle pensioni minime, congiuntamente ai messaggi di sventure in caso di vittoria del No, tramite una quotidiana campagna mediatica nazionale (qualunquista) popolare.
  •  Alle contraddizioni derivanti dall’universo politico che sosterrà il No con personaggi come D’Alema, Brunetta, Salvini, Casa Pound, Forza Nuova e riciclati.

È necessario ricorrere alla memoria storica e ai metodi dell’antagonismo di classe per smascherare le manovre finanziarie e le politiche liberiste che stanno dietro alla controriforma della Costituzione di Renzi. Dietro al linguaggio ed ai messaggi qualunquisti del tipo “il decisionismo del governo, riduzione dei costi della politica, abolizione del Senato ed qualche ente inutile” si nascondono manovre tendenti a codificare costituzionalmente moderne forme di schiavitù salariali, completamento delle privatizzazioni della cosa pubblica, in primis la sanità, azzeramento anche della memoria dello stato sociale, ulteriori limitazioni  delle libertà dell’agire politico/sindacale e delle libertà di stampa e di pensiero. Per questi motivi è fondamentale ribadire la necessità della creazione di un ampio movimento di opposizione sociale che, attraverso una piattaforma, sia espressione non solo di istanze ma principalmente di partecipazione diretta dal basso proveniente dai posti lavoro, dalle scuole ed università, che dai quartieri sia in grado di impedire e codificare le trasformazioni impopolari e reazionarie che caratterizzano le motivazioni renziane e filogovernative di modifica della Costituzione.

Così si dovrà caratterizzare la campagna referendaria per il No, dando la priorità a riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori, creando le condizioni per chi il lavoro non lo tiene e la difesa contro ogni forma di discriminazione sociale e razziale e contro le guerre neo-colonialiste.

Associazione Culturale Andrea Proto

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Creare nei territori comitati popolari per il No, oltre il No.

Renzi ha fissato per Domenica 4 Dicembre la data per votare la sua Contro Riforma Istituzionale, da qui il dovere e la necessità di mobilitarsi in vista della scadenza referendaria affinché il No prevalga sul Si. L’impegno per la vittoria del No nasce principalmente dall’evidente stato di deficit di democrazia esistente attualmente in Italia che, nella malaugurata ipotesi di una vittoria del Si andrebbe ad aumentare in termini esponenziali. Su tali timori si basa la necessità di creare, organizzare ed ampliare un forte movimento popolare d’opposizione in grado di impedire l’applicazione della proposta di Renzi.
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In tutta Italia si stanno predisponendo iniziative e creando comitati finalizzati alle mobilitazioni di piazza e alla creazione di momenti d’informazione e controinformazione sulle delicate tematiche che ruotano attorno alla proposta di Renzi con il suo progetto di Contro Riforma In/Costituzionale. A dimostrazione della pericolosità delle motivazioni orbitanti  attorno alla proposta di Renzi sono le ingerenze delle lobby e degli apparati politici/finanziari transnazionali che dominano le scene non solo nella Fortezza Europa ma anche negli Stati Uniti D’America, comprese anche quelle lobby che attualmente sostengono il ramato Trump candidato alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Ecco il motivo per difendere la Costituzione Italiana e per una reale applicazione nei suoi principi cardini, quali le libertà individuali e collettive, l’agibilità politica e sindacale, il diritto lavoro, il rifiuto della guerra, l’antifascismo e l’antirazzismo. Anche a Salerno ci si mobilita per determinare quelle condizioni geo/politiche che possano trasformarsi in  un forte risultato politico, la vittoria del No il 4 Dicembre.
Lo scorso 14 Luglio presso il C.S.A. Jan Assen, le compagne/i di Salerno diedero vita ad un  interessate dibattito dal quale emerse la necessità di non limitare o ridurre i termini della campagna referendaria unicamente ai punti schematici della Contro Riforma Renzi  ma utilizzare tale momenti per riaprire in Italia i margini della Democrazia ridotti attualmente al lumicino. Dalla plenaria del 14 Luglio scorso  è emersa la proposta di creare a Salerno i Comitati popolari per il No, oltre il No.

Perché la necessità di creare Comitati popolari per il No, oltre il No.

Creare i Comitati Popolari per il No, oltre il No, fornendo agli stessi  una piattaforma sociale come sintesi ed espressione di partecipazione  diretta dal basso nei posti di lavoro, nelle scuole, università e nei quartieri, in grado di risollevare un fronte d’opposizione dopo decenni di delegittimazione del movimento operaio/sindacale. Determinare nei fatti quel fronte politico e dell’opposizione sociale, attualmente indebolito ed  imploso da cui ne derivano  le gravi condizioni socio/economiche e di povertà (4,6 milioni di italiani in povertà assoluta) e di precarietà  in cui versa il 70% del nostro paese.

I Comitati popolari per riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori e creare le condizioni per chi il lavoro non lo tiene.

I Comitati Popolari Popolari per il No, oltre il No, nascono per fare chiarezza e per distinguersi dal costituendo universo politico a sostegno del No caotico e confuso, in quanto orbiteranno al suo interno vari protagonisti imbarazzanti, in quanto si andrà dai vari D’Alema, Brunetta, Salvini, Casa Pound e Forza Nuova. Tale container, manna per Renzi, avrà la conseguenza di rendere fragile e debole le potenzialità di un ampio movimento di opposizione socio politico culturale in grado non solo di battere Renzi il 4 Dicembre ma di opporsi anche e principalmente  alle politiche neoliberiste/impopolari comprese quelle di colonizzare il Sud con la costruzione del Ponte Sullo Stretto di Messina che piaceva tanto a Berlusconi e D’Alema, padri spirituali dell’attuale Matteo Renzi.

Jan Assen