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16.03.2003 – 16.03.2017: quattordici anni fa, la notte nera di . Davide “” Cesare, compagno milanese, ucciso per mano fascista in via Brioschi. Dax, quella notte, fu aggredito, insieme ad altri compagni del centro sociale Orso, da 3 neofascisti, padre e figli, che lo ferirono a morte, a coltellate.
Compagne e compagni si recarono poi all’ospedale , dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza insensata e – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie, che tutt’ora gravano su antifascist* meneghini. Il processo scaturito ha portato infatti in Cassazione, nel 2011, a una pena di 20 mesi di reclusione e al “risarcimento” di 130mila euro a carico di due compagni.

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Stasera, giovedì 16 marzo 2017, l’appuntamento per tutte e tutti è proprio in via

Con noi Davide, compagno amico di Dax e dell’associazione Dax – Sedicimarzoduemilatre.

Ascolta o scarica qui.

Di seguito, il comunicato per l’appuntamento di giovedì 16 marzo 2017 a Milano:

Alle ore 21:00 Partenza del corteo da via Brioschi!

Dalle ore 18:30 concentramento in via Brioschi!
Rappresentazione teatrale a cura di Daniele Biacchessi su Fausto e Iaio, per presentare il film-documentario da poco uscito.
Seguiranno gli interventi dei compagni di Fermo sull’uccisione per mano fascista di Emmanuel Chidi Nnamdi e dei compagni e parenti di Abd El Salam anche lui morto durante un picchetto, ucciso dall’arroganza del capitalismo.

Antifascismo è anticapitalismo, anticapitalismo è antifascismo!

Aquì no se rinde nadie!

Sono passati 14 anni dalla scomparsa di Dax, compagno ucciso durante un agguato fascista, e dagli scontri all’ospedale San Paolo di Milano. In una fase storica in cui assistiamo a un progressivo diffondersi di politiche di esclusione a danno di profughi ed immigrati, e il proliferare di rigurgiti razzisti che ne giustificano l’applicazione, questo anniversario lo dedichiamo a due migranti uccisi dal servilismo fascista e dall’arroganza del capitalismo.
Si tratta di Abd El Salam, ucciso nel settembre scorso a Piacenza davanti ai cancelli del suo posto di lavoro, mentre lottava per i propri diritti, e di Emmanuel Chidi Nnamdi, ammazzato nel luglio 2016 a Fermo per aver risposto agli insulti di un esponente di Casa Pound. Entrambi hanno versato il loro sangue perché non hanno accettato il sopruso e il razzismo, reagendo con fierezza e determinazione alle ingiustizie. Storie che ci appartengono come quella di Dax, che entrano a far parte delle nostre lotte e della nostra memoria, esempi importanti per chi non abbassa la testa e non si arrende.
L’assemblea allargata delle compagne e compagni di Dax ha voluto dare, come ogni anno, questo significato antifascista e anticapitalista alla giornata del 16 marzo. Nel presidio in via Brioschi e durante il corteo nel quartiere Ticinese, porteremo tematiche alle quali Dax ha dedicato la propria esistenza: la lotta per il diritto alla casa, l’antifascismo e l’antirazzismo, l’internazionalismo, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sulla natura.

Contro fascismo e razzismo Dax vive nelle lotte!images

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expo-300x157Perquisizioni della guardia di finanza al comune di Milano nella giornata di giovedì 9 febbraio. E’ l’Anac ad aver richiesto l’incursione per accertamenti amministrativi. Si parla di un totale di 16 milioni di euro su diverse gare d’appalto su fondi governativi stanziati per Expo e gestiti direttamente dal Comune. Gare d’appalto per migliorare e semplificare alcuni servizi della giustizia nel Tribunale di Milano, in vista dell’Esposizione universale. Affidamento avvenuto sulla base del “Tavolo Giustizia” per Milano, che altro non era che un protocollo d’intesa firmato nel dicembre del 2009.

L’azione dell’Anac nasce da alcune denunce giornalistiche, la prima datata 2014 dal sito Giustiziami.it. “Abbiamo trovato negli uffici del Comune di Milano le carte (consultabili qui: Documenti appalti Expo e Documenti appalti Expo 2) che giustificano gli affidamenti diretti a imprese beneficiarie dei fondi Expo per migliorare la giustizia milanese. Un  bel ‘tesoretto’ di diversi milioni di euro  che è stato distribuito a fortunate aziende o enti scelti senza una gara, diremmo quasi ‘sulla fiducia’.  La legge prevede questa possibilità anche per appalti al di sopra dei 40mila euro, la soglia sotto la quale i contraenti fanno un po’ quello che vogliono, senza bisogno di una competizione. “ Così si apriva l’articolo di Manuela D’Alessandro datato 21 ottobre 2014.

Una nuova prova di come Expo sia stata incredibile occasione di spartizione di ricchezze al di fuori di regole chiare. La moratoria che ha guidato i lavori di preparazione del grande inutile evento non copriva però le evidenze su ciò che stava accadendo. Bastava un po’ di attenta osservazione per accorgersene.

Abbiamo commentato le novità odierne con Frank Cimini, giornalista giudiziario e tra i curatori del sito www.giustiziami.it ascolta o scarica

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I poliziotti che uccisero Federico equiparati a“vittime del dovere”. A deciderlo la Corte dei Conti d’appello che ha riconosciuto l’indulto amministrativo ai 4 agenti, riconosciuti colpevoli di omicidio colposo, benefici di una legge pensata per quegli appartenenti alle forze di polizia caduti o rimasti invalidi in servizio .

aldrovandi Così dunque a Corte dei Conti di Roma ha decretato la conclusione del procedimento per il risarcimento al ministero di quanto pagato alla famiglia per l’uccisione di Federico: con questo provvedimento sarà ridotta a 67mila a testa per Pontani e Pollastri e 16mila per Segatto e Forlani.
Briciole rispetto ai due milioni e mezzo spesi dal Ministero degli Interni e che comunque furono già scontati a circa 600mila euro totali per i 4 assassini. La sentenza revoca anche il sequestro conservativo dei beni dei poliziotti e dichiara inammissibile l’appello del procuratore generale della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna contro la sentenza. Unica incombenza immediata per i poliziotti: pagare 128 euro di giudizio.
Il commento ai nostri microfoni di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.
Ascolta o scarica l’intervista

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AGGIORNAMENTO POMERIGGIO – Nel primo pomeriggio conferenza stampa del sotto il carcere di Modena, dove si trova rinchiuso Aldo Milani, portavoce nazionale Si.Cobas, e fuori dal quale da stamattina, venerdì 27 gennaio, è in corso un folto presidio di diverse centinaia di facchini, driver, lavoratori iscritti Si Cobas e solidali.

Ieri, giovedì 26 gennaio 2017, nel tardo pomeriggio, la polizia ha dichiarato che avrebbe fermato Milani e una seconda persona dopo un tavolo di trattativa nella sede di un “grande gruppo attivo” nella lavorazione delle carni. Si tratta della Alcar 1, della famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone (Modena). L’operazione poliziesca parte dalla denuncia degli stessi Levoni.  L’accusa è estorsione aggravata e continuata nei confronti della Levoni.

L’audio della conferenza stampa del Si Cobas, registrata per noi da Marco, compagno del laboratorio Crash! di Bologna e lavoratore iscritto al Si Cobas. Ascolta o scarica qui.

Clicca qui invece per un primo video dal presidio

Clicca qui poi per un secondo video dal presidio

AGGIORNAMENTO MATTINO – La Questura di Modena sostiene di avere arrestato due sindacalisti Si. Cobas. In realtà sono uno dei due è dei Si.Cobas, si tratta di Aldo Milani, portavoce nazionale del Si.Cobas, come confermato dal sindacato di base. L’altro, invece, viene identificato dal sindacato di base e conflittuale, particolarmente attivo nel settore della logistica, con il responsabile di un consorzio di cooperative, il consorzio Lord, con cui  i Si.Cobas si sono più volte scontrati in altre vertenze, come a Piacenza. A raccontarlo ai nostri microfoni iscritti e attivisti Si.Cobas da Modena. Ascolta o scarica qui.

Di seguito, invece, l’avvocata Marina Prosperi, legale di Milani, incontrato oggi, venerdì, in carcere. Ascolta o scarica qui.

Secondo le agenzie di stampa, che riportano le veline della Questura, i due sono stati arrestati ed accusati di estorsione aggravata e continuata nei confronti dell’azienda Levoni. Secondo il teorema della Procura di Modena i due sarebbero stati fermati “poco dopo aver incassato parte di una somma di denaro che era stata estorta” per, sempre secondo la ricostruzione giudiziaria, “calmierare le attività di protesta e picchettaggio nei confronti delle aziende del gruppo”.

Il sindacato di base invece denuncia in un comunicato una “escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore”. Sempre nella nota il sindacato di base annuncia di voler rispondere “con l’unica arma che gli operai hanno a disposizione: l’autorganizzazione e la lotta”.

Proclamato quindi lo stato di agitazione in tutti i luoghi di lavoro dove è presente il sindacato, e si invita anche le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative contro la repressione e per chiedere la liberazione immediata di Milani. Scioperi a scacchiera già dalla notte che hanno coinvolto le città di Roma, Milano, Piacenza, Pavia, Bologna, Parma, Brescia e Desenzano del Garda, mentre fuori dal carcere di Modena è stato allestito a oltranza un presidio di solidarietà. Solidarietà ai Si Cobas e ad Aldo Milani è arrivata anche da numerose realtà di movimento e dall’Adl Cobas, sindacato di base e conflittuale attivo in particolare nell’Emilia Romagna, Nord Est e Marche (qui il comunicato)

Il collegamento con Davide responsabile comunicazioni Si Cobas.
Ascolta o scarica l’intervista

Dal presidio solidale di Modena il collegamento con Alessandro responsabile Si Cobas Milano.
Ascolta o scarica l’intervista

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In vista del voto in Italia sul costituzionale del 4 dicembre 2016, Radio Onda d’Urto organizza una serie di dibattiti radiofonici, mettendo a confronto diversi esponenti politici, sociali ed economici in merito al voto, al non voto e alle possibili conseguenze, a partire da cosa accadrà dal giorno successivo, 5 dicembre.
Il testo approvato dal governo Renzi, la cosiddetta “legge Boschi”, dal nome della ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, che ha firmato la proposta insieme al presidente del consiglio, Matteo Renzi, è  stata approvata tre volte da camera e senato (due volte con lo stesso testo) ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi e quindi sarà sottoposta al referendum popolare, come previsto dall’articolo 138 della .
Il procedimento di approvazione della legge è cominciato nell’aprile del 2014 con un testo che nel corso della discussione in aula è stato ritoccato sia alla camera che al senato. La modifica riguarda di fatto oltre un terzo degli articoli della costituzione (47 su 135) ed è la più ampia mai fatta dal 1948, quando la costituzione italiana è entrata in vigore.
Si potrà votare solamente domenica 4 dicembre a partire dalle 7.00 di mattina sino alle 23.00 di sera. Non è previsto un quorum specifico di votanti.
Di seguito, i confronti radiofonici già realizzati:
Martedì 22 novembre – Il confronto tra Francesca Parmigiani, consigliere comunale di “Al lavoro con Brescia”, ricercatrice in diritto costituzionale e del Comitato bresciano del No e Alfredo Bazoli, onorevole bresciano eletto alla camera nelle liste del Pd, per il Sì. Ascolta o scarica qui.
Lunedì 21 novembre – Il confronto tra Nicoletta Dosio, del Movimento No Tav della Valle di Susa, e Michele, di Degage – Roma, in vista della manifestazione nazionale #cechidiceno di domenica 27 novembre a Roma. (pullman in partenza anche da Brescia – prenotazioni allo 03045670). Ascolta o scarica qui.

macchiahttp://www.radiondadurto.org/ – E’ pesantissimo il bilancio della repressione poliziesca di sabato pomeriggio al quartiere di . 10 i compagni per cui è stato confermato l’arrestato, con accuse anche di devastazione e saccheggio, e altri 36 denunciati a vario titolo. Erano stati gasati e caricati dalla polizia, schierata a proteggere un corteo, non autorizzato, di Forza Nuova in quartiere, con il segretario nazionale Fiore, dietro lo slogan “Magliana come Goro”. Dopo le cariche i fascisti, spalleggiati da alcuni abitanti del quartiere, avevano pesantemente danneggiato alcuni spazi e locali del csoa Macchia Rossa, il centro sociale della Magliana, sotto gli occhi impassibili di Polizia e Questura, che hanno successivamente messo sotto sequestro lo spazio.
Da Roma, sentiamo Simonetta Crisci, legale difensore di uno dei compagni arrestati.Ascolta
Abbiamo raccolto anche alcune riflessioni sulla giornata di sabato alla Magliana con qualche spunto di autocritica necessaria su alcune modalità della mobilitazione antifascista, fermo restando le ragioni dell’iniziativa e la rivendicazione della liberazione immediata degli arrestati.
Il commento di Cristiano del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa.
Ascolta o scarica l’intervista
Un ulteriore spunto di riflessione raccolto dai nostri microfoni viene dalla testimonianza diretta daClaudio Ursella, esponente di Rifondazione Comunista di Roma e cittadino del municipio in cui si trova il quartiere Magliana, che era presente all’iniziativa antifascista promossa dai militanti della Macchia Rossa e che ha sottoscritto insieme ad altri esponenti politici di Rifondazione e Sinistra Italiana un comunicato a sostegno della mobilitazione contro la presenza fascista nel quartiere.
Ascolta e scarica l’intervista

Cinquant’anni fa, nell’ottobre 1966, veniva fondato a Oakland, California, il Black Panthers Party for Self Defence, meglio conosciuto negli e nel mondo come .

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A dare vita all’organizzazione rivoluzionaria della comunità afroamericana Huey Percy Newton e Bobby Seale, ex compagni di scuola. L’originalità delle Pantere Nere, nel clima generale di rivendicazione dei diritti negati agli afroamericani, fu il rigetto delle pratiche nonviolentepropugnate da esponenti come Martin Luter King e la lettura della discriminazione nei confronti degli afroamericani in un‘ottica marxista e di lotta di classe, all’interno della struttura capitalistica della società statunitense.

Ancora oggi il ten point plan, il “piano dei dieci punti” alla base dell’azione politica delle Pantere Nere, mostra tutta la sua attualità:

Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera
Vogliamo piena occupazione per la nostra gente
Vogliamo la fine della rapina della nostra comunità nera da parte dell’uomo bianco
Vogliamo abitazioni decenti, adatte a esseri umani

bpp-50.jpgVogliamo per la nostra gente un’istruzione che smascheri la vera natura di questa società americana decadente. Vogliamo un’istruzione che ci insegni la nostra vera storia e il nostro ruolo nella società attuale
Vogliamo che tutti gli uomini neri siano esentati dal servizio militare
Vogliamo la fine immediata della brutalità della polizia e dell’assassinio della gente nera
Vogliamo la libertà per tutti gli uomini neri detenuti nelle prigioni e nelle carceri federali, statali, di contea e municipali
Vogliamo che tutta la gente nera rinviata a giudizio sia giudicata in tribunale da una giuria di loro pari o da gente delle comunità nere, come è previsto dalla costituzione degli Stati Uniti
Vogliamo terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace

La storia delle Pantere Nere è anche la storia di una delle più violente repressioni scatenate dall’apparato Usa, in particolare dall’Fbi di Edgar Hoover con il programma Cointelpro, tra provocazioni, arresti di massa e veri e propri omicidi, come quello dell’attivista Fred Hamtpon, a Chicago, il 4 dicembre 1969, o quello di George Jackson, ammazzato da un secondino del carcere di San Quintino il 21 agosto del 1971, una settimana dopo che il suo pamphlet di denuncia “Col sangue agli occhi” riuscì a varcare le porte del penitenziario.

La morte di Jackson fu la molla della rivolta nel carcere di Attica, iniziata il 9 settembre sempre del 1971, soffocata nel sangue e ancora oggi, nel 2016, presa a esempio dai prigionieri nelle carceri Usa: il nuovo sciopero nelle carceri, organizzato assieme all’IWW-OC, è iniziato non casualmente proprio il 9 settembre di quest’anno (clicca qui per la nostra trasmissione sull’attuale #prisonstrike )

La storia delle Pantere Nere, spazzate via dalla repressione, si concluse formalmente nel 1982.

Parole d’ordine, lettura di classe e immaginario del BPP-SF sono però ancora oggi patrimonio di lotta per molti movimenti di liberazione nel mondo (qui, a esempio, un’intervista di Carmilla a Emory Douglas, storico ministro della cultura delle Pantere Nere, raggiunto in Chiapas durante l’escuelita zapatista del 2013) oltre che per parte della stessa comunità afroamericana Usa, ancora impegnata, mezzo secolo dopo, contro le violenze poliziesche e quello del sistema capitalistico, attraverso movimenti come #blacklivesmatter.

Ne abbiamo parlato con Paolo Bertella Farnetti, americanista e autore, nel 2006, del libro“Pantere nere. Storia e mito del Black Panther Party” (Shake Edizioni) e con Dario Fabbri,analista di questione statunitensi e collaboratore, tra gli altri, di Limes.

Ascolta o scarica qui la trasmissione sui 50 anni dalla fondazione delle Pantere Nere

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antifaL’estrema destra acquista agibilità politica. A Chiari il movimento Fascismo e Libertà ha aperto una nuova sede e non nega l’ipotesi anche di una futura candidatura a livello amministrativo. A , invece, ha trovato spazio l’associazione integralista cattolica Christus Rex vicina al sindaco Tosi e a .
Sul caso di Chiari l’Anpi è partito all’attacco dell’apertura della sede del Fascismo e Libertà definendola una “cosa da brividi”. Una vicenda che ha visto anche attivarsi i parlamentari bresciani Lacquaniti, Bordo, Gitti e Sberna con un’interrogazione parlamentare che solleva la questione dell’agibilità politica dell’estrema destra.
Il gruppo Fascismo e Libertà, d’altra parte, ribatte che il movimento non vuole essere razzista e omofobo e vanta di vittorie giudiziarie in precedenti procedimenti in cui era accusato di apologia del fascismo. Il movimento, tuttavia, non nasconde per nulla il suo riferimento essenziale al ventennio e delle politiche fasciste. Sul mancato intervento delle istituzioni nei confronti di un movimento di estrema destra chiaramente nostalgico si solleva per l’ennesima volta il problema del permissivismo delle istituzioni nei confronti dei gruppi fascisti. Manca, inoltre, una presa di posizione contraria da parte dell’Amministrazione Comunale.
Sul tema abbiamo sentito Franco Bordi, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà tra i firmatari dell’interrogazione parlamentare contro la sede di Chiari di Fascismo e Libertà.
Ascolta o scarica l’intervista
A Verona l’associazione intregralista cattolica Christus Rex ha trovato una sede all’interno dello spazio del gruppo Gruppo Veterani Veronesi dato dal Comune. All’inaugurazione hanno partecipato Enrico Corsi della Lega Nord e Luca Castellini di Forza Nuova. Il caso veronese riporta all’attenzione la questione dei rapporti tra partiti, istituzioni, associazioni cattoliche integraliste ed estrema destra.
Il circolo Pink di Verona denuncia l’agibilità politica di organizzazioni omofobe e razziste in città, come quella ottenuta da Christus Rex. Nel comunicato diffuso vengono anche ricordate le numerose iniziative discriminatorie diffuse sul territorio veronese, in particolare di stampo omofobo, sempre legate a gruppi integralisti che collaborano con gruppi o partiti neofascisti. Un esempio è la comparsata demenziale dello scorso lunedì 10 ottobre in Sala dei Mutilati con il finto ambasciatore ONU Komof, Zelger e Zoccatelli, mentre sabato prossimo a Tregnago ci sarà concerto nazi rock dei Gesta Bellica presso il pub Sotto Sopra.
Abbiamo parlato di tutto questo con Gianni Zardini del circolo Pink di Verona.
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“Il Ponte sullo Stretto serve per “togliere la Calabria dall’isolamento e far sì che la sia più vicina” ha detto , che ha anche rilanciato per una “autostrada Bari Lecce e Napoli Palermo la Variante di Valico ed il Terzo valico tra Liguria e Piemonte”.
Nuove promesse targate Matteo Renzi arrivano questa mattina dall’ospedale San Raffaele a Milano. Le ultime dichiarazioni del premier parlano della ripresa degli ormai storici lavori sullo stretto di , per la costruzione del famoso ponte, iniziato e mai finito dall’allora presidente del consiglio Silvio.
Renzi ha anche sostenuto che “è un’operazione utile, crea 100mila posti di lavoro”. E infine la promessa “in tre mesi il progetto di legge per fare il Ponte sullo Stretto sarà in Parlamento”.
Dal punto di vista dei commenti politici, silenzio alquanto imbarazzato da parte di tutto il Pd, partito che fino a ieri criticava la grande opera di berlusconiana genesi, mentre da tutti gli altri le posizioni espresse sono quelle che ci si attendeva. Contrari sinistra italiana e M5S, contenta tutta la destra al di fuori della lega nord.

Nell’estremo sud dell’italia, dove una grande e millantata opera è diventata l’ultima priorità,cresce già sul web lo sdegno alle ultime parole del premier.

Ci siamo collegati con Ruggero Marra di Nuvola Rossa, Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Ascolta o Scarica.

Un contributo anche da parte di Tonino Perna, economista e sociologo da Messina Ascolta o Scarica.

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protesta-milano.jpgBuona ? Caos, precarietà e trattamenti diversi da provincia a provincia, a pochi giorni dall’inizio della .
Per questo mercoledì sera a Salerno studenti e docenti (da Uds ai Cobas) hanno contestato la ministra dell’istruzione , una delle menti della disastrosa che sta facendo iniziare l’anno scolastico in condizioni di caos e precarizzazione mai raggiunte, nemmeno dalla Gelmini.
A pochi giorni dall’apertura delle classi, lunedì, sono ancora migliaia gli insegnanti che non sanno se né dove insegneranno, mentre i tempi del concorso si allungano biblicamente: a primavera le promesse del governo parlavano di immissioni in ruolo per settembre.
Settembre è arrivato ma non solo non ci sono i posti in ruolo, ma neppure i vincitori del concorso: finito lo scritto, con percentuali di bocciature altissime, inizia il mare magnum delle prove orali, e non si sa quando verranno terminate. In più, il precariato dilaga, tra ricorsi e lungaggini, diritti negati e la retorica insultante del “merito”.
Milano, per fare un esempio, le cattedre vacanti sono ancora duemila, oltre ad altri duemila per il sostegno. Nel capoluogo lombardo i precari della scuola, in particolare i diplomati magistrali da anni truffati dallo Stato, e il Coordinamento lavoratori della scuola 3 ottobre, mercoledì hanno bloccato il Provveditorato di via Pola e stamattina, giovedì, sono tornati in presidio, ribloccando gli uffici e ottenendo un incontro con i funzionari, con la promessa di inserimento corretto nelle graduatorie e da lì al ruolo. (qui la cronaca e gli aggiornamenti della lotta)
Da Milano sentiamo Olga, del Coordinamento lavoratori della scuola 3 ottobre.
Ascolta o scarica qui.
A Brescia, facendo le proporzioni, il caso è ancora più acuto, con uno dei provveditorati tradizionalmente più allineati ai diktat della Gelmini prima e della Giannini poi, anche attraverso il proprio reggente attuale Mario Maviglia
Lo stesso Maviglia oggi, giovedì 8 settembre, in un’intervista al Corriere della Sera – Brescia, sostiene che  la buona scuola di Renzi” ha tanti aspetti positivi ma forse avrebbe meritato tempi più lunghi di attuazione”. Risultato: mai, a Brescia, a poche ore dall’anno scolastico ci sono state così tante cattedre – almeno 900 – senza assegnatari, con continue decisioni – da parte dello stesso Provveditorato – contro particolari categorie di insegnanti, come a esempio i cosiddetti diplomati magistrali, che in tutta Italia – a suon di ricorsi – vengono immessi in graduatoria, mentre a Brescia no, e quando vengono ammessi sono spesso inseriti a zero punti e di fatto ultimi delle liste. Come a dire, di fatto, non inseriti. Uno dei tanti esempi di una situazione scolastica, quella bresciana, ben sotto la “media” – di per sé già disastrosa – della buona scuola renziana nel resto d’Italia.
Sui dati bresciani sentiamo Thomas Bendinelli, giornalista del Corriere della Sera – Brescia, autore dell’articolo.
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