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Martedì 10 marzo 2015 presso la Corte d’Appello di Salerno alle ore 11.15 riprende il processo per la morte di Francesco Mastrogiovanni avvenuta il 4 agosto 2009 e che vede sul banco degli imputati i medici (condannati in primo grado a pene varie) e gli infermieri (assolti a Vallo della Lucania) in servizio presso il reparto di psichiatria dell’ospedale pubblico di Vallo della Lucania dal 31 luglio 2009 al 4 agosto 2009.

In questa udienza prenderà la parola uno dei giudici della Corte d’Appello per illustrare il caso e subito dopo avrà luogo la requisitoria del sostituto procuratore generale. Il Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni, unitamente ai familiari, sarà presente nell’aula giudiziaria perché non dimentichiamo e perché la memoria di Franco ottenga giustizia!

Giustizia per Franco e mai più!!!

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Mercoledì mattina, 18 febbraio, seconda udienza dibattimentale del processo che vede imputati 16 compagne e compagni delle realtà antagoniste bresciane e che si riferisce ai fatti del 14 novembre 2012 quando, nel contesto dello sciopero generale e sociale europeo contro le misure di austerità, un corteo di movimento tentò di occupare la stazione ferroviaria, subendo due violente cariche di polizia.

Un processo, quello odierno, che si inserisce in una lunga teoria di azioni repressive legali che, in questo 2015, chiamerà sul banco degli imputati decine dei protagonisti più attivi delle lotte sociali a Brescia degli ultimi anni.

Pesanti le accuse odierne: resistenza aggravata e lesioni aggravate, entrambe in concorso, mentre ad alcuni degli imputati è contestata anche l’istigazione a delinquere. Stamattina testimonianze, requisitoria del pm – che ha chiesto 14 condanne e 2 assoluzioni – e l’arringa dei difensori.

L’11 marzo attesa la sentenza.

Fonte: Radio Onda d’Urto

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Ore 22.00: E’ finito il presidio a Bussoleno, ora tutti a casa facendo attenzione ai blocchi delle forze dell’ordine.

Ore 21.20: I tre fermati li stanno portando in Questura.

Ore 21.10: Il corteo riprende la marcia verso la stazione ferroviaria.

Ore 21.00: 2 fermati rilasciati, per gli altri 3 sembra più dura.

Ore 20.45: Stallo in tensione perché forze dell’ordine sono in strada ma anche nel bosco tra statale e autostrada.

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Ore 20.35: Si parla di cinque fermati che erano nel gruppo che ha bloccato l’autostrada.

Ore 20.32: Autostrada bloccata.

Ore 20.30: Il corteo è a Bussoleno.

Ore 20.00 E’ partito il corteo.

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Ore 19.30: In piazza a Bussoleno anche diversi condannati.

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Ore 17.10: Intanto da Susa scendono i primi blindati delle forze dell’ordine.

Ore 17.00: Alle 18.00 ritrovo a Bussoleno in piazza Stazione per continuare il presidio.

Ore 16.15: Continua il blocco su Corso Regina, per ora non si registrano tensioni.

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Ore 15.30: Bloccato Corso Regina a Torino in solidarietà con i condannati.

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Ore 14.46: Ecco nel dettaglio le singole condanne…

1 ANICOT Isabelle 3/07anni 3 mesi 10 richiesti – condanna:ASSOLTA

2 ARBOSCELLI Nicola 3/07 – a.3 mesi1 richiesti – condanna: ASSOLTO

3 AVOSSA Gabriela27/06: anni 6 richiesti – condanna: ASSOLTA

4 BALDINI Filippo3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni, 8 mesi

5 BASTIOLI David3/07: anni 3 mesi 2 gg.15 richiesti – condanna: 3 anni, 4 mesi

6 BERNARDI Francesco 3/07: anni 3 mesi 1 gg 15 richiesti – condanna: 3 anni, 15 giorni

7 BIFANI Marta3/07: anni 3 mesi 10, condanna: 3 anni, 7 mesi

8 BINDI Giacomo27/06: anni 3 mesi 5richiesti – condanna: 2 anni 6 mesi

9 BINELLO Roberto 3/07:a.3 m.2 richiesti – condanna:3 anni, due mesi

10 CALABRO’ DAMIANO 3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni , 9 mesi

11 CECUR Maya27/06: anni 6 richiesti – condanna: 4 anni 4 mesi

12CIENTANNI Luca27/06: A.3 m. 5 richiesti – condanna: 2 anni 6 mesi

13 CONVERSANO Giuseppe3/07:a.3 m.2 richiesti – condanna: 3 anni, 3 mesi

14CUSTURERI Luca3/07: a.3, gg 10richiesti – condanna: 2 anni

15 DELSORDO Michel Alessio 3/07: anni 6 richiesti – condanna:3 anni e 11 mesi

16 FERRARI Gianluca3/07:- anni 4 richiesti – condanna:4 anni, 2 mesi

17 FERRARI Paolo Maurizio27/06: a. 6 richiesti – condanna: 4 anni, 6 mesi

18 FILIPPI Gabriele3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni, 8 mesi

19 FISSORE GUIDO27/06: anni 1 mesi 10 richiesti – condanna:4 mesi

20 GINETTI Antonio3/07: anni 6richiesti – condanna: richiesti – condanna:4 anni, 5 mesi

21 GIORDANI Pietro 3/07: anni 3 mesi 2 gg 15 richiesti – condanna:3 anni, 1 mese

22GRIECO Matteo3/07: anni 2 richiesti – condanna:3 anni, 5 mesi

23 GRIS Alvise 3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna:3 anni, 9 mesi

24 GUIDO Federico 3/07: anni 3, mesi 1 richiesti – condanna: ASSOLTO

25 GULLINO Samuele 3/07: anni3mesi 2gg 15 richiesti – condanna:3 anni, 1 mese

26 HASANAI Artan 3/07: anni 3, mesi 1 richiesti – condanna:2 anni, 1 mese

27 IARA MARIN 3/07: anni 3 , mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni, 6 mesi

28 IMPERATO TOBIA 27/06-3/07: anni 2 condanna: 2 mesi

29 LATINO Stefano 3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna:3 anni, 9 mesi

30 LAVEZZOLI Mirco 3/07:a.3, m.10 richiesti – condanna:3 anni, 7 mesi

31 LUSSI Thomas 3/07: anni 1, mesi 4richiesti – condanna: 2 mesi, 15 gg

32 MANIERO FABRIZIO 27/06-3/07: anni 3 mesi 9 richiesti – condanna: 4 anni 6 mesi

33 MARTOIA ALEX 27/06mesi6 euro2000 richiesti – condanna:mesi 2 – 70 euro

34 MASSATANI Davide 3/07: A3,m10 richiesti – condanna:3 anni, 6 mesi

35 MINANI Lorenzo 3/07: anni 3 mesi 10richiesti – condanna: 3 anni, 7 mesi

36 NADALINI Roberto 3/07: anni 4richiesti – condanna:4 anni e 3 mesi

37 NUCERA Mario 3/07: anni 3 mesi 2 richiesti – condanna:3 anni, 2 mesi

38 PALUMBO Gianluca 27/06: anni 3, mesi 5 richiesti – condanna: 2anni 6 mesi

39 PAOLUCCI Giacomo 3/07 anni 3 mesi 10 richiesti – condanna:ASSOLTO

40 PARISIOFrancesco 3/07:anni 3 mesi 10 richiesti – condanna:ASSOLTO

41 PEROTTINOFabrizio 27/06-3/07: a.3, m 1 richiesti – condanna:3 anni, 1 mese

42 PIA Valerio 3/07: anni 3, mesi 2 richiesti – condanna:8 mesi

43 RADWAN Sharif3/07: anni 1, mesi 4 richiesti – condanna: 25o euro

44 RIVA Elena 3/07: anni 3, mesi 10richiesti – condanna: 3 anni, 11 mesi

45 RIVETTI Cristian 27/06: anni 3 mesi gg5 richiesti – condanna:3anni 6 mesi

46 ROCCA Zeno 3/07: anni 3, mesi 10 richiesti – condanna:3 anni, 9 mesi

47 ROSSETTOGiorgio 27/06: anni 6 richiesti – condanna:4 anni 4 mesi

48 SCHIARETTI Matteo 3/07: Anni 3, mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni, 8 mesi

49 SISTILI Clara 3/07: anni 3 mesi 10 richiesti – condanna: 3 anni, 7 mesi

50 SORROCHE Fernandez J. Antonio 3/07: anni 6 richiesti – condanna:4 anni, 6 mesi

51 SORU Salvatore 3/07: Anni 3 MESI 11 richiesti – condanna:4 anni e 1 mese

52 VITALI Andrea 3/07:anni 3 mesi 2 e gg 15 richiesti – condanna:250 euro

53 ZILIOLI Davide 3/07: anni 3, mesi 2 richiesti – condanna:3 anni, 2 mesi

Ore 15.45: Dopo lettura della sentenza gli imputati hanno letto un comunicato, dove definivano la sentenza “politica” e hanno cantato “Bella Ciao”.

Ore 15.30: In totale ci sono state 47 condanne e 6 assoluzioni per un ammontare di 145 anni di carcere.

Ore 15.10: Sarebbero almeno 8 condanne sopra i 2,5 anni, 3 delle quali sopra i 4 anni.

Ore 14.45: Le prime condanne

BINDI Giacomo 27/06: anni 3 mesi 5 richiesti – condanna: 2 anni 6 mesi

CECUR Maya 27/06: anni 6 richiesti – condanna: 4 anni 4 mesi

CIENTANNI Luca 27/06: A.3 m. 5 richiesti – condanna: 2 anni 6 mesi

FISSORE Guido (consigliere comunale con stampella) 27/06: anni 1 mesi 10 richiesti – condanna:4 mesi

MANIERO Fabrizio 27/06 – 3/07: anni 3 mesi 9 richiesti – condanna: 4 anni 6 mesi

PALUMBO Gianluca27/06: anni 3, mesi 5 richiesti – condanna: 2 anni 6 mesi

RIVETTI Cristian 27/06: anni 3 mesi gg 5 richiesti – condanna: 3 anni 6 mesi

ROSSETTO Giorgio 27/06: anni 6 richiesti – condanna:4 anni 4 mesi

Ore 14.30: Ci sono condanne più alte delle richieste. 

Ore 14.15: Hanno iniziato a fare entrare gli imputati, al momento in aula solo avvocati e alcuni giornalisti, di quelli che si vedono solo nei momenti topici, apertura e chiusura. Il “pubblico”, come sempre, sarà  identificato uno ad uno.

Ore 14.00: Si ingrossa il presidio dinanzi al Tribunale.

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Ore 13.45: Questa l’accoglienza loro riservata.

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Ore 12.30: I solidali No tav si sono dati così appuntamento dinanzi al Tribunale alle ore 13.30

Ore 11.00: Il pm non ha voluto replicare e così il giudice ha deciso che entro le 14.30 ci sarà la sentenza.

10949809_10204305604023575_873649388_nOre 8.00: Un processo politico, dove tramite 53 imputati è tutto il movimento notav ad essere messo sotto accusa. Quasi un centinaio di udienze a ritmo serrato come mai in Italia si è visto, le udienze tenute nell’aula bunker del carcere Lorusso e Cotugno, testimoni reticenti da parte dell’accusa e intimidazioni continue ai testimoni della difesa. Uno show continuo da tutto il gruppo dei pm con l’elmetto che sul più bello, alle arringhe conclusive hanno dovuto mollare, per passare il testimone e lasciare spazio alle Pm Quaglino e Pedrotta che comunque hanno portato avanti la linea accusatoria nello stesso stile (con anche qualche caduta di stile quando ci hanno spiegato che“il gesto simbolico è quello di darsi fuoco in piazza”).

A questo processo ci si è arrivati in seguito ad arresti e ad una campagna stampa imbeccata dall’allora procura guidata da Giancarlo Caselli, vero artefice della crociata in campo.

Sono 200 gli anni chiesti come condanna complessiva ai notav e non si contano i risarcimenti, oggi ci sarà la sentenza (o vendetta?). Non lasceremo da solo nessuno, come sempre, come tutte le volte, perchè siamo più forti di loro, tutti insieme.

Fonte: NoTav.info

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A quasi due anni dalla presunta rissa alla festa alla Statale di Milano, e a un anno e mezzo dagli arresti ha inizio il processo.

Non ci dilungheremo qui sugli aspetti scontati che hanno a che fare con un processo, né sul prosieguo della vicenda dal punto di vista politico e giudiziario. Ciò che ci interessa ora è informare, seppur brevemente. Dal giorno dei nostri arresti, come molti ricorderanno, è iniziata una diffamante e menzognera campagna mediatica contro le nostre identità politiche e che mirava a descriverci come violenti e rissaioli. Come sempre accade in queste circostanze, la campagna a livello mediatico non ha trovato ostacoli, tralasciando anche le palesi falsità, le anomalie, le contraddizioni e le accuse a mezzo stampa già impacchettate. Soprattutto ha omesso del tutto di ricordare un fatto importantissimo per l’inchiesta: la ritrattazione, dopo un mese di carcerazione preventiva, del principale testimone d’accusa che si rimangia le pesanti,dettagliate e specifiche accuse fatte nei mesi precedenti.

Tutto ciò ha contribuito, anche a causa dell’accanimento della procura, alla nostra carcerazione: da San Vittore a quattro mesi di domiciliari sempre con totale divieto d’incontro, poi firme per ben tre volte alla settimana, che perdurano ancora oggi . Ricordiamo che l’inchiesta parte con ventidue indagati, due arrestati e venti ignoti rimasti tali con nostro sommo piacere.

Abbiamo deciso immediatamente di andare a processo con rito ordinario e l’abbiamo fatto palesemente, rendendone partecipi tutti nonostante alcune rare voci circolate fuori che sembravano descriverci come tentennanti di fronte all’idea del rito abbreviato o, ancora peggio, del patteggiamento.

Successivamente, poco tempo fa, abbiamo richiesto il rito immediato, per saltare i tecnicismi della fase preliminare!

A pochi giorni dall’inizio del processo, viene notificata dalla “parte offesa” anche una richiesta di risarcimento danni superiore ai 100mila euro.

Noi ribadiamo la piena volontà di voler affrontare questo processo in continuità con l’impostazione e le scelte precedenti, consapevoli delle difficoltà oggettive che un processo “particolare” come questo ha e può presentare!

Giovedì 18 dicembre alle ore 9:30 presso l’ottava sezione penale del tribunale di Milano si terrà la prima udienza. Piano 3° aula 8

Lollo e Simo

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Siamo giunti alle richieste dei pm per il processo a carico di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo. I pm con l’elmetto, Padalino e Rinaudo, estromessi dall’arringa finale al maxiprocesso si concentrano qui e danno sfogo a tutte le esibizioni di codici, ricostruzioni e protagonismo che non hanno potuto rappresentare nell’alto processo.

Eccoli quindi esibirsi in una ricostruzione inverosimile di quella notte e arrivare a parlare di “organizzazione paramilitare”, di attentato, di volontà di far male.

Lessico utile ad alzare il prezzo della condanna che alla fine viene formulata in 9 anni e 6 mesi per i notav. «Violenza armata e organizzata in modo paramilitare per acquisire consensi e per costringere lo Stato a retrocedere.

I due Pm (con Rinaudo in testa) hanno definito il danneggiamento di un compressore (perchè di quello si parla in sintesi) come “un atto di guerra” per arrivare ad un “attacco alla personalità dello Stato”, come se il compressore fosse Napolitano.

“Ci può piacere o no – ha argomentato sempre Rinaudo- che venga costruita questa linea ferroviaria, ognuno ha sua opinione, ma ormai quest’opera è stata decisa dallo Stato” e “attraverso queste condotte – ha detto – si attaccano scelte e interessi fondamentali dello Stato: scelte di politica economica, di politica internazionale e anche ambientali”. E gli stessi poliziotti “non sono stati aggrediti come singoli, ma come rappresentati dello stato”.

Non c’era da aspettarsi altro dal duo con l’elmetto, richieste altissime per fame di successo e credibilità e per continuare quella crociata intrapresa contro il movimento notav, alzando di volta in volta la posta, proprio mentre il “sistema tav” perde credibilità e credito giorno dopo giorno.

Non lasceremo soli, come abbiamo sempre fatto, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, e questa sera ci troveremo a Chiomonte, il miglior modo per dimostrare che “liberare tutti vuol dire lottare ancora”

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò liberi subito! Libertà per i notav!

Fonte: notav.info

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A quasi 4 anni dalla grande giornata di piazza del Popolo, inizia il processo contro 25 compagn* accusati a vario titolo dei reati di:

-deturpamento e imbrattamento di cose altrui

-resistenza aggravata

-resistenza

-danneggiamento aggravato

-danneggiamento seguito da incendio

-travisamento e manifestazione non autorizzata.

E’ bene ricordare, che nell’autunno del 2010 un forte movimento nacque nelle università italiane, in contrapposizione alla riforma Gelmini, per quasi due mesi, da inizio ottobre fino a poco prima di natale, furono centinaia le facoltà occupate e migliaia gli studenti che scesero in piazza nelle principali città italiane, bloccando autostrade, stazioni, e spesso scontrandosi con le forze dell’ordine.

La giornata clou di quel periodo, fu appunto il 14 dicembre 2010, il giorno della fiducia a Berlusconi, il giorno della compravendita dei voti, il giorno in cui uno come Scilipoti divenne famoso.

Quella mattina oltre centomila tra studenti, ricercatori ecc. scesero in piazza e alla notizia che il governo aveva ottenuto la fiducia, decisero di dirigersi verso il centro di roma, sede dei palazzi del potere gridando “tutti insieme famo paura” per dire chiaro e tondo quello che la generazione no future pensava dei politicanti.

Le immagini di via del corso e di piazza del popolo fecero il giro del mondo, 4 ore di resistenza vera, urla di gioia quando i cordoni di polizia scappavano di fronte ad una piazza compatta e determinata e il boato di piazza del popolo a suggellare la “vittoria” quando il blindato della finanza fu dato alle giamme. Solo verso sera, con grossa fatica, la polizia riprese possesso di piazza del popolo, usando i blindati lanciati sulla folla per far indietreggiare i manifestanti.

Adesso, la procura di Roma, proverà a scaricare su 25 compagn* la “colpa” di quella straordinaria giornata di lotta. In via del Corso, in via del Babuino e in piazza del Popolo eravamo più di 50.000, mai come in questo caso possiamo dire, “C’eravamo tutti/e!”

Solidarietà agli imputat*!

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Abbiamo incontrato questa mattina Nicoletta Dosio, leader storica del movimento No Tav. E oggi a Torino è cominciato il processo collegato alla costruzione della cosiddetta baita Clarea, il presidio del movimento No Tav, che si trova all’interno del cantiere di Chiomonte, giudicato abusivo e messo sotto sequestro nel 2010.

Tuttavia la baita è stata difesa fino al Febbraio dell’anno 2012 ed è stata sgomberata quando è stata estesa l’area del cantiere di Chiomonte. Si tratta peraltro proprio dell’operazione in cui è rimasto ferito e in modo grave Luca Abbà, che per protesta era salito su un traliccio, salvo poi cadere in terra da un’altezza di dieci metri e ritornato alla lotta più avanti.

Sono 21 gli imputati, tra questi anche Alberto Perino, uno storico leader del movimento, e Beppe Grillo, a capo del Movimento 5 Stelle che ha presoparte a diverse  dimostrazioni.

In aula quando era in corso l’interrogatorio del comandante dei carabinieri della compagnia di Susa, Stefano Mazzanti presenziava solo Perino.

La Procura oggi contesta il reato di violazione di sigilli: “La baita, formalmente abusiva, nel 2010 fu poi occupata fino al febbraio del 2012.Intanto però, proseguono le azioni sovversive contro il Cantiere della Tav: questa mattina è stato incendiato un escavatore dell’impresa Geomont di Bussoleno che lavora nel cantiere di Chiomonte. Con quest’azione sale a 15 il numero di azioni di violenze in Valle di Susa dall’inizio di luglio. Stando a quanto riferisce l’Ansa, a dare l’allarme è stata la moglie del titolare dell’azienda che già lo scorso 31 agosto aveva subito delle azioni di boicottaggio: infatti, due compressori e una macchina, impiegata come trivellatrice nei lavori della Tav, erano andati a fuoco in un capannone, ma l’attentato non è mai stato rivendicato”.

Fonte: Controlacrisi

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Solo la lettura delle motivazioni, dopo l’estate, potrà dirci se davvero la decisione del gip bergamasco è la pietra tombale sulle speranze di verità e giustizia. La Procura di Bergamo ha infatti deciso, a 3 anni e 5 mesi da quel 6 febbraio del 2010, di archiviare il procedimento che vedeva indagato il carabiniere che sparò il proiettile mortale contro il diciottenne marocchino. Innumerevoli sono le incongruenze e i dubbi emersi dalla ricostruzione degli unici testimoni di quella serata a Mornico, i due militari dell’Arma intervenuti per  fermare una Peugeot 206. L’auto era parcheggiata e vi sedevano i due fratelli Amiri, entrambi disarmati con alcuni grammi di cocaina. Aziz, appena arrivato in Italia, morì freddato da un colpo sparato dall’interno dell’abitacolo, mentre il fratello maggiore riuscì misteriosamente a sfuggire ai carabinieri che gli puntavano le loro pistole da entrambi i lati dell’auto. Aziz non si era nemmeno mosso dal sedile passeggero dell’auto. Una vicenda piena di stranezze che solo un processo avrebbe forse potuto aiutare a chiarire.

Perché il carabiniere che ha ammazzato Aziz impugnava la propria pistola personale invece di quella d’ordinanza? Aveva problemi d’udito l’abitante di Mornico che il giorno dopo l’omicidio ha dichiarato di aver sentito 3 spari e non uno? Perché nelle indagini questo e gli altri abitanti che avrebbero potuto fornire indizi sull’accaduto non sono mai stati ascoltati? Perché la Peugeot prima di essere analizzata è stata portata nella caserma dove era in servizio il militare che ha ucciso Aziz? Com’è possibile che non sia stato rinvenuto il bossolo del proiettile che ha ammazzato Aziz? Se il carabiniere si trovava all’esterno dell’auto con un ginocchio a terra quando è partito il proiettile, perché l’esame balistico dei RIS mette in luce che il colpo è stato sparato dall’interno dell’abitacolo, dall’altezza dello specchietto retrovisore?

Anche per Hilary Clinton, a cui è giunta l’eco del caso, la morte del giovane Aziz Amiri è ritenuta “un omicidio controverso” e viene inserita nel capitolo del rapporto annuale sui diritti umani intitolato “privazione arbitraria o illegale della vita”.

La serie degli interrogativi che non troveranno risposta potrebbe continuare, ma ha senso soffermarsi su una sola grande certezza. In Italia se sei un clandestino non conti praticamente nulla. Non conti nulla se vai a lavorare perché puoi farlo solo in nero, non conti nulla se devi curarti perché non hai diritto all’assistenza sanitaria, non conta nulla la tua vita perché da un momento all’altro puoi essere fermato, ricevere un foglio di via, essere rinchiuso o espulso. Se per caso poi sei vittima di un abuso non ti conviene dire nulla, perché l’irregolare sei tu che sei entrato in Italia senza avere le carte in regola. E’ difficile per chiunque difendersi da un abuso in questo paese, figuriamoci per chi è appena arrivato e dopo 43 giorni ha già smesso di respirare.

Fonte: Bgreport

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Si è tenuta ieri mattina a Torino una nuova udienza del maxi processo che vede imputati 52 No Tav colpevoli di aver resistito nelle giornate in difesa della Libera Repubblica della Maddalena durante l’estate di due anni fa.

Anche questa volta l’udienza si è tenuta all’interno dell’aula bunker del carcere delle Vallette, una scelta assurda e contestata fin dall’inizio ma sulla quale Pm e Procura non sembrano voler sentire ragioni, a conferma dell’isteria e dell’allarmismo che sempre più si tenta di creare attorno alla questione No Tav e in particolare ai suoi risvolti giudiziari.

Ieri mattina il presidente del Tribunale ha infatti letto un’ordinanza in cui veniva bollata come ‘impossibile’ la possibilità di trasferire il processo nelle aule del Palazzo di Giustizia, rifiutando dunque la richiesta che era stata fatta dagli avvocati della difesa, adducendo motivi di ordine pubblico e chiamando in causa atteggiamenti di pubblico ed imputati che a loro dire avrebbero infastidito le precedenti udienze. Il Pm Rinaudo si è addirittura spinto ad affermare che i testimoni dell’accusa sarebbero stati minacciati dai No Tav per giustificare la permanenza del processo tra le pareti dell’aula bunker.

Anche l’ingente presenza di forze dell’ordine schierate a presidiare l’udienza contribuiva ancora una volta ad alimentare questo clima di pesantezza ed intimidazione.

Tra le principali argomentazioni dell’udienza di oggi (durata 8 ore!), l’abusato tentativo (tutte le volte rispedito al mittente) di dividere notav “buoni” da no tav “cattivi”. Le prove presentate sono state organizzate attraverso il prelievo di pochi secondi di filmato da flussi d’immagine ben più ampi, tali da impedire la ricostruzione della dimensione più generale della giornata (e quindi, anche le violenze e i lacrimogeni tirati ad altezza uomo dalle forze dell’ordine), isolando i fatti dal loro contesto.

Il gioco sporco che Pm e Questura stanno portando avanti nella propria guerra ai No Tav si è palesato poi per altri due aspetti: la procura si è infatti rifiutata di comunicare alla difesa i testimoni che sarebbero stati sentiti quest’oggi in aula, una comunicazione solitamente normale tra le parti ma che nel caso dei No Tav viene puntualmente rifiutata (giusto oggi doveva essere sentito il capo della Digos, Petronzi…), impendendo così alla difesa di poter preparare per tempo il contro-interrogatorio dei testi.

Inoltre, i Pm sono ora in possesso di materiale difensivo del pool di avvocati, sequestrato ad hoc durante le perquisizioni per stalking a danno di alcuni No tav avvenute la scorsa settimana; un fatto evidentemente grave ma sul quale il Pubblico Ministero non ha ritenuto di dover dare spiegazioni.

Insomma, col procedere delle udienze si fa sempre più chiaro il tentativo di piegare il processo alle esigenze di criminalizzazione del movimento.

L’udienza del 12/07 salta causa sciopero, la prossima udienza (purtroppo definitivamente in aula bunker) è il 19/07 luglio, presumibilmente sempre alle 9:30. In concomitanza sarà convocato un presidio all’esterno dell’aula per contestare la scelta di mantenere le udienze all’interno del carcere delle Vallette.

Fonte: InfoAut

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Attualmente sono 22 le persone che il prossimo 4 luglio saranno processate per i fatti di quei giorni, culminati con la manifestazione di protesta contro le violenze delle forze dell’ordine svoltasi domenica 2 dicembre, a cui hanno partecipato circa mille cittadini livornesi, conclusasi pacificamente in piazza Cavour.

Il blocco di potere che da anni gestisce la città e i responsabili dell’ordine pubblico hanno tutto l’interesse a criminalizzare chi contesta.

La pubblica accusa ha costruito un teorema accusatorio preciso, secondo cui ci sarebbe un gruppo criminale strutturato e dedito alla violenza che avrebbe organizzato premeditatamente quello che è stato definito “assalto alla Prefettura” e gli incidenti dei giorni precedenti.

La verità è un’altra.

Nella serata di venerdì 30/11, alcuni manifestanti che volevano contestare Bersani come qualche settimana prima era avvenuto pacificamente per Renzi, sono stati repressi duramente, con pugni e manganellate.

Il giorno successivo il presidio di protesta è stato caricato in piazza Cavour dalle forze dell’ordine con violenza inaudita.

La gestione dell’ordine pubblico, caratterizzata da uno spropositato dispiegamento di agenti, da una evidente volontà di creare tensione e da un ricorso alla violenza assolutamente ingiustificato è stato del resto ampiamente criticata e censurata a vari livelli ed è stato proprio questo atteggiamento che, dopo le serate di venerdì e sabato, ha determinato la legittima risposta della città. Più di mille livornesi sono scesi in piazza nel pomeriggio della domenica, decisi a protestare di fronte all’ennesimo attentato alla libertà di espressione e manifestazione e a sostenere, insieme all’agibilità politica di tutti, le istanze di cambiamento radicale di cui i movimenti sociali sono portatori.

Il Comitato fa appello a tutti i cittadini, alle organizzazioni e strutture politiche, sindacali, culturali, sociali, a chi ha a cuore la libertà e la tutela dei diritti e dei bisogni dei ceti popolari, ad aderire al comitato, a sostenere le iniziative di propaganda, a contribuire alla difesa e al sostegno economico.

Sosteniamo le compagne e i compagni sotto processo!

Giovedì 4 Luglio (1° udienza) appuntamento alle 9.00 sotto il tribunale in solidarietà con i processati in difesa del diritto di espressione e manifestazione

“Livorno non si piega!”