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Ieri per rilanciare il corteo del 5 ottobre contro la crisi di ogni giorno, abbiamo deciso di colpire l’Intesa Sanpaolo di Susa. Questa ci riguarda particolarmente perché finanzia il progetto del Tav ma è solo una delle tante banche colpevoli di questa situazione. Questi poteri finanziari hanno infatti elargito prestiti e mutui a dismisura e ora che la maggior parte delle persone, che si è affidata al loro aiuto, non riesce a restituire loro il denaro ecco che si ritrovano a possedere immobili, scuole ed aziende manovrando il paese secondo le solite logiche del profitto. Abbiamo aperto due striscioni “San Paolo protettore degli usurai” e “il 5 ottobre, scendi in piazza” ed è stato fatto volantinaggio per spiegare le motivazioni di questa giornata . Sulle vetrate e sui muri è stata attacchinata la scritta cubitale “ladri” e una vignetta in cui un giovane dice a un signore “ci rubano il futuro”. Manifesti e volantini sono stati messi anche su altre banche come La Sella e l’Unicredit. La risposta della polizia è stata ancora una volta paradossale e ridicola. Sono arrivate cinque macchine e due blindati ed alcuni agenti con prepotenza ci hanno ordinato di consegnare i documenti per procedere all’identificazione. Il paese, semiparalizzato da questa sceneggiata, si domandava cosa fosse successo visto l’impiego così massiccio di forze dell’ordine e una volta spiegata la situazione tutti i passanti ci hanno portato solidarietà. Questo atteggiamento conferma il fatto che la gente ha perso completamente fiducia in banche e istituzioni e che una giornata per constestare gli enti che ci constringono a fare sacrifici è più che mai necessaria.

Il 5 ottobre tutti e tutte in piazza!

Studenti e studentesse No Tav

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Atene ottiene i miliardi necessari per aggiustare i suoi conti ma in cambio deve cedere la sovranità politica. La troika sarà installata in modo permanente a fianco del Governo ellenico. E’ il risultato della lunga maratona di stanotte a Bruxelles dove hanno prevalso i paesi del Nord Europa raccolti intorno alla Germania. Il ricatto dell’Ue peserà totalmente sulle prossime elezioni. L’euro si impenna sui mercati asiatici. Con la contribuzione del settore privato e pubblico il rapporto debito/pil della Grecia, oggi al 160%, arriverà al 120,5% nel 2020. I 130 miliardi di euro saranno versati entro il 2014, e saranno distribuiti tramite l’Efsf, in attesa che il Fmi decida a marzo sulla sua parte che l’Eurozona spera sarà significativa. La Grecia sarà monitorata ed assistita durante tutto lo svolgimento del programma di tagli e riforme, per questo Ue-Bce-Fmi si installeranno in modo permanente nel Paese. Inoltre, per essere sicuri che Atene non sia insolvente sulle sue future emissioni, metterà gli interessi su un conto bloccato monitorato sempre dalla troika. Anche la Banca centrale parteciperà al piano di aiuti distribuendo alle banche centrali nazionali i profitti sui bond greci nel suo portafoglio, a loro volta le banche centrali li verseranno agli Stati dell’Eurozona che hanno acconsentito a versarli alla Grecia nell’ambito del piano di riduzione del suo debito. E anche le stesse banche centrali che detengono bond greci rinunceranno fino al 2020 ai profitti, per cederli alla Grecia ed alleviare il suo debito dell’1,8%. L’accordo con i privati (Psi) prevede un taglio nominale del 53,5% sui titoli in portafoglio, che saranno scambiati (swap) con titoli a più lunga scadenza e che avranno una cedola del 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020 e 4,3% dopo il 2020. Lo swap dei titoli partirà nelle prossime settimane, è volontario, ma l’Eurozona si aspetta una partecipazione vicina al 90. Gli Stati dell’Eurozona hanno acconsentito ad abbassare in modo retroattivo gli interessi sui prestiti concessi ad Atene nel 2010, nell’ambito del primo programma. Questa mossa consentirà di ottenere 1,4 miliardi di euro che andranno a tagliare il debito ellenico del 2,8%. I nuovi 130 miliardi li sborseranno soprattutto gli stati membri dell’Eurozona. Ma il presidente della Bce Mario Draghi sottolinea i due aspetti politicamente più sensibili: i partiti greci dovranno dare sostegno agli impegni presi stanotte dal primo ministro Lucas Papademos e dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos e la messa in atto del programma dovrà essere “correttamente monitorata”. La troika Ue-Bce-Fmi, che negli ultimi due anni andava a controllare la situazione con missioni ogni tre mesi, sarà ad Atene in permanenza. Di fatto è una vittoria dei ‘falchi’ del Nordeuropa, che non si fidavano più delle promesse della politica greca. La Germania che aveva parlato per prima della necessità di un ‘commissariamento’ di Atene, nelle settimane scorse aveva ammorbidito i toni. Ma è stata l’Olanda a fare la faccia feroce fino all’ultimo, con il ministro De Jager che ha chiesto la troika permanente entrando in riunione e alla fine l’ha ottenuta. Il timore è che gli impegni presi dal governo Venizelos, sostenuto dai socialisti del Pasok e dai conservatori di Nuova Democrazia, possano venire disattesi dal governo che uscirà dopo le elezioni del prossimo aprile. Ma l’Eurogruppo ha preso le contromisure: l’erogazione del nuovo piano di aiuti avverrà in due anni, fino al 2014.

Fonte: http://www.controlacrisi.org

Gli istituti di credito italiani, come hanno intenzione di utilizzare la colossale iniezione di liquidità, di 116 miliardi di euro ricevuta dalla Banca centrale europea (Bce) a un tasso irrisorio, l’1 per cento? Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (la Confindustria delle banche) in una recente intervista al Sole 24 Ore l’ha definita “sostitutiva e non aggiuntiva”. Come dire: con tutto quello che abbiamo perso con la crisi non volete nemmeno darci i soldi? E’ la teoria del “too big too fail”, ovvero sono così potente che mi faccio gli affari miei. E così mentre la disoccupazione schizza a livelli inediti, soprattutto quella giovanile, la povertà aumenta, il ceto medio evapora, e la politica fa finta di tagliarsi il tesoretto, c’è chi vive succhiando il sangue agli altri. Sono le banche italiane, non meno di quelle straniere, che hanno letteralmente chiuso i cordoni del credito e costretto numerosi piccoli imprenditori al suicidio vero e proprio. Come verranno impiegati questi soldi? “I banchieri ne parlano malvolentieri – si legge su “Wall Street Italia” on line – ma non è un mistero che buona parte della liquidità servirà a sottoscrivere Bot e Btp. Il governo, sempre a caccia di sottoscrittori del debito pubblico, non può che apprezzare questa scelta. E, per di più, l’operazione fa bene anche al conto economico degli istituti, visto che la liquidità ottenuta all’ 1 per cento viene impiegata in titoli con rendimento ben superiore”. La verità è che come ha sottolineato l’economista Emiliano Brancaccio solo una piccola parte di quelle risorse stanno andando ai titoli di Stato. E del resto basta vedere l’andamento delle aste, che finora è stato pompato soprattutto dalla Bce. “Non finisce qui. Di recente – si legge ancora su WS Italia – le banche hanno trovato anche un altro modo molto redditizio per utilizzare la montagna di soldi piovuta in cassa grazie alla Bce. Questa volta i prestiti di Francoforte servono a comprare, o meglio a ricomprare, le obbligazioni a suo tempo collocate dagli stessi istituti di credito. Funziona così. In circolazione ci sono bond per miliardi delle maggiori banche che hanno quotazioni molto lontane dalla parità. Poniamo, per esempio, 90. Se l’istituto li acquista, si assicura per 90 ciò che fra qualche anno avrebbe dovuto rimborsare a 100. Il guadagno è quindi pari al 10 per cento. In più, molto spesso, i titoli già sul mercato hanno caratteristiche tali che in un futuro prossimo non potranno più essere utilizzati per il calcolo dei ratios patrimoniali di vigilanza. Di conseguenza, se queste obbligazioni vengono ricomprate e cancellate, poi possono essere sostituite con altri bond che invece, a differenza delle altre, servono a migliorare i requisiti di patrimonio”. Chiaro il concetto? La speculazione, ovvero il mostro che ha generato la crisi, è ancora all’opera, e proprio per opera di chi ha ottenuto soldi per rientrare dai rischi della speculazione stessa”. Tutto facile, facilissimo, soprattutto se le banche sono in grado di mettere in campo un arsenale con miliardi di euro da spendere. Per primo è partito Unicredit, che pochi giorni fa ha chiuso con successo il suo maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi, ovvero un’altra operazione per nascondere le magagne. “L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha annunciato che comprerà 3 miliardi di proprie obbligazioni. Nelle prossime settimane, se arriverà il via libera da Bankitalia, la stessa strada potrebbe essere seguita anche da altre banche come Ubi, Banco Popolare, Monte dei Paschi. In palio ci sono profitti per centinaia di milioni. Unicredit, per esempio, potrebbe riuscire a guadagnare poco meno di 500 milioni”, scrive ancora WS Italia. La situazione generale, quindi, è ancora uguale a quella del 2007, ovvero l’anno precedente l’esplosione della crisi finanziaria. E mentre in Europa si brinda al calo dello spread tra Btp-Bund fino a 391 punti base cordoni del credito sono più stretti che mai. “Il mondo del credito d’Europa è ancora nel pantano e dovrà affrontare a breve – è messo nero su bianco in una inchiesta riportata da WS Italia – un “ulteriore irrigidimento degli standard di credito, sebbene ad un passo più lento rispetto al primo trimestre 2011”. Nel quarto trimestre del 2011 un primo assaggio c’è già stato. Da qui la previsione degli esperti dell’Eurotower che sarà “considerevole il calo nella domanda di prestiti ipotecari, mentre il calo della domanda per il credito al consumo dovrebbe restare allo stesso livello”. Nell’ultimo trimestre del 2011 le banche hanno evidenziato un aumentato irrigidimento del credito sia per i prestiti alle aziende sia per quelli alle famiglie e in misura minore per i consumatori. Sempre nel quarto trimestre è emerso che i criteri per la concessione dei prestiti alle imprese e alle famiglie hanno subito un significativo irrigidimento passando da un valore di 0,25 a uno di 0,50, come ha messo in evidenza la Banca d’Italia in questi giorni. L’irrigidimento si è tradotto in un aumento dei margini di interesse, lievitato da un valore di 0,31 della rilevazione di ottobre 2011 all’attuale 0,69, quindi maggiori profitti per le banche. Per Palazzo Koch nel trimestre in corso le tensioni sull’offerta si accentueranno, ma saranno di minore intensità.

Fonte: http://www.controlacrisi.org