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La protesta dei No tav in Val di Susa non ha il connotato dell’azione terroristica volta a condizionare le decisioni dello Stato sull’alta velocità. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso della Procura di Torino che insisteva nel sostenere questa accusa nei confronti di quattro attivisti che avevano lanciato molotov contro il cantiere di Chiomonte. Confermata per i quattro la condanna a tre anni e sei mesi per altri reati.

Fonte: TgCom

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Ultima udienza dell’appello del maxiprocesso contro i notav (la condanna in primo grado ha visto condannare 47 dei 53 No Tav a più di 140 anni complessivi di galera e ad un risarcimento che supera il centinaio di migliaia di euro) che ha incarnato tutto il pensiero che ha mosso (e muove tutt’ora) la procura di Torino nei confronti del movimento notav. Un movimento popolare che ha saputo da sempre rispedire al mittente ogni forma di accusa, politica o giudiziaria, di cui è stato fatto oggetto. Anche oggi il Procuratore generale ha provato a riscrivere la storia e le giornate di lotta del 27 giugno e del 3 di luglio del 2011 che hanno visto migliaia di notav, sgomberati prima dalla Maddalena e poi tutti insieme adoperatisi nell’assedio di quello che poi è divenuta l’enorme zona rossa con al centro il cantiere tav.

Giornate storiche che non lasciano dubbi se non in quegli uomini di legge che intendono riscrivere all’interno dei tribunali (e sulla pelle delle persone) una storia distorta, piegata all’interpretazione di chi nella lotta per il proprio futuro, per la propria terra e per la libertà di tutti ci vede solo reati di ogni genere.

E’ andato in scena l’ennesimo accanimento contro gli imputati, a rappresentanza del movimento tutto, per attaccare una lotta lunga 25 anni che a dire dei magistrati, è fatta da persone per bene e anche da delinquenti; da buone ragioni e pratiche sbagliate. Una requisitoria tutta politica che ha proseguito sulla strada aperta e battuta con astio dall’allora procuratore Giancarlo Caselli. Vi sono innumerevoli mostruosità non solo etiche ma anche e sopratutto giudiziarie con: imputati riconosciuti nello stesso momento in due posti completamente diversi, prove frammentarie e il tentativo di coprire tutto con un mega-concorso morale.

E’ un processo politico (nonostante a volte tentino di far passare i notav come delinquenti inclini alla violenza senza motivo), non vi è ombra di dubbio, lo dimostra il dibattito in aula con le esortazioni del procuratore ai giudici a giudicare con fermezza secondo una logica tutta politica di questi fatti, mascherata da episodi singoli (persino mal verificati)

Per esemplificare quanto sostenuto, riportiamo qualche riga dell’intervento del procuratore, trascritta dal sito tg maddalena:

“Non passeranno alla storia questi soggetti, se ne dimenticheranno presto perché  (…) hanno del disordine, dell’aggressione, fatto un sistema che gira per l’Italia, per l’Europa ma che non ha nulla a che vedere con la protesta. Se non facessimo così, se il giudice non affermasse che il comportarsi in questo modo, al di là dei singoli episodi, farebbe avvicinare pericolosamente questo stato ai livelli delle FARC … non voglio che accada mai in questo paese, dove la libertà di manifestare è consacrata nella costituzione (…) anche lo Stato ha diritto alla sua sfera di libertà e di azione che può essere contrastata con tutti i mezzi possibili immaginabili  ma non con la violenza.”

Al quale ha riposto molto bene l’Avv.Pelazza:

“Dicendo che questi soggetti saranno dimenticati dalla storia, che sono gruppuscoli privi di valenza politica e insignificanti, il PG chiede un anatema nei loro confronti, chiede che voi siate giudici conflittuali ,ma voi siete giudici in una società nella quale il conflitto esiste o per lo meno dovrebbe esistere, perché ricordo che il conflitto fa parte della storia, là dove il conflitto non c’è più siamo di fronte a modelli sociali che fanno paura, dall’89 in poi quando il conflitto è cessato siamo entrati nel periodo della società della guerra (…)”

La giuria ha accolto in parte la linea dell’accusa generando 38 condanne con pene che vanno dai 6 mesi ai oltre 4 anni e 6 mesi, alle quali si aggravano le provvisionali economiche. Si attenuano così alcune pene ma la legge mira al portafoglio degli imputati.

Al termine della sentenza i notav sono usciti in corteo attraversando la città fino a Porta Susa, scandendo la marci aocn interventi, tra cui anche quello di Nicoletta Dosio, evasa e presente in solidarietà ai condannati.

In ogni caso nessun rimorso, ci vediamo in Clarea.

Lunga vita alla lotta notav, lunga vita ai ribelli della val Susa! tutti liberi! tutte libere!

Fonte: NoTav.info

Si è concluso il Festival Alta Felicità, ossia la tre giorni di musica e cultura organizzata dal a , in . Una festa interamente gratuita, che ha visto esibirsi artisti del panorama mainstream. Dai Subsonica, Vinicio Capossela, Eugenio Finardi, ai 99 Posse, Kaos One e gli Assalti Frontali, con molte altre celebrità.

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Un festival con almeno 40.000 partecipanti, appartenenti ad pubblico giovane e meno giovane, oltre la presenza di attivisti e realtà di lotta provenienti non solo da tutta Italia, ma anche dal mondo.
Non solo musica, ma anche dibatitto politico e culturale. E’ stato centrale il tema del diritto all’ambiente, messo in relazione il diritto al lavoro. Non a caso sono stati ospitati gli operai dell’Ilva di Taranto, così come si sono sentiti interventi relativi all’incidente ferroviario in Puglia. Filo conduttore dei vari contributi è quello di un sistema alternativo della gestione delle risorse, a favore di uno sviluppo sostenibile per l’ambiente e il nostro avvenire.
Non sono mancate le iniziative a carattere culturale. La presentazione di libri con Wu Ming, così come un dibattito sul Kurdistan insieme a Marco Rovelli.
Abbiamo fatto un bilancio del Festival con Nicoletta Dosio, del Movimento No Tav.
Ascolta l’intervista

Il Festival è “la risposta alla procura e al Tribunale di Torino” e alla tremenda repressione messa in atto nei confronti del movimento. Così ha dichiarato Alberto Perino, uno dei leader del Movimento No Tav.
Ascolta l’intervento dal palco
Durante la tre giorni abbiamo preso voci dal palco, e intervistato artisti e attivisti. Vi proponiamo uno speciale fatto di musica, parole, ed interviste. Si alterneranno ai microfoni di Radio Onda d’Urto attivisti No Tav che hanno garantito cucine popolari e copertura mediatica dell’evento, così come Eugenio Finardi, Le Bestie Rare, Max Casacci, ed il Muro del Canto. 

Ascolta o scarica lo speciale su “festival alta felicità”

http://www.radiondadurto.org/

TAVTre arresti nel fine settimane contro attivisti No Tav colpiti dall’ultima ondata repressiva, quella dei e delle 23 nel mirino della Procura con l’elmetto di Torino, tra cui giovani universitari e over 70. Nella serata di sabato Gian Luca, redattore di Radio Blackout e Infoaut e notav a cui ancora non erano stati notificati gli arresti domiciliari con restrizioni, è stato fermato a Genova mentre si recava a far visita ad un regista NoTav da molti anni conosciuto in valle per un lungo ed ancora in corso progetto di documentazione sul movimento NoTav. Gianluca ora è ai domiciliari ma ribadisce quanto già detto all’ultima fiaccolata pubblica di Bussoleno, ossia la volontù di non accettare le restrizioni sulla comunicazione imposte ed anzi continuerà a comunicare con compagni, amici, radio ed altri strumenti da sempre usati dal movimento. Sentiamo proprio Gianluca ai nostri microfoni. ASCOLTA O SCARICA

Ieri sera, invece,sono stati arrestati Giuliano e Luca, due NO TAV valsusini che nei giorni scorsi avevano scelto di violare gli arresti domiciliari. Come da loro espresso nell’assemblea svolta proprio nella giornata di ieri in piazza ad Almese durante la festa NO TAV, si stavano preparando per partecipare alla biciclettata “dalle Alpi ai Pirenei” in partenza oggi da Venaus. Hanno scelto di disobbedire alle misure cautelari per poter continuare a partecipare alle iniziative del movimento. Giuliano è già in carcere, mentre Luca attende il processo per direttissima.
La stretta repressiva segue di poche ore l’uscita uscita del ministro DelRio sul Tav, un cambio di progetto definito dai media mainstream la versione low cost del Tav. Secondo i racconti dei giornali, il nuovo progetto costerà (altri) 1,7 miliardi rispetto ai 4,2 inizialmente stimati: quindi, 2miliardi e mezzo in meno. Oppure, come dicono i No Tav, sempre 1,7 miliardi di troppo, i soldi necessari per bucare le montagne della Val di Susa, visto che il progetto di fare il Tav non viene di certo meno. Su questo sentiamo Nicoletta Dosio, Comitati popolari No Tav, pure lei colpita dall’ultima inchiesta dell’inossidabile pm torinese Rinaudo. ASCOLTA O SCARICA

Ancora contro il Movimento della Val di Susa e non solo. 23 i militanti coinvolti in totale: 3 arresti in , uno studente universitario di Torino, un giovane di Modena e un attivista 69 enne del Nucleo Pintoni Attivi, 9 arresti con le restrizioni e per gli altri 11 obblighi di firma.  Perquisita dalla Digos anche la storica osteria popolare No Tav “La credenza” di Bussoleno.
Questa volta viene incriminata la giornata di lotta del 28 giugno dell’anno scorso, quando una marcia popolare ruppe i divieti imposti per raggiungere il cantiere. Le persone colpite sono residenti in Valle di Susa, a Torino, ma anche in altre città italiane e si va da giovani studenti universitari a ultrasettantenni.
Il sito notav.info parla di “tempismo quantomai sospetto, appena terminate le elezioni di Torino”  e ricorda come “i pm con l’elmetto tornano a prendersi le luci della ribalta proseguendo nella continua crociata contro i No Tav”. Il movimento si ritroverà questa sera nella già prevista assemblea popolare. A Bussoleno alle ore 21 per, ricordano gli attivisti, “discutere insieme le prossime iniziative per la liberazione di tutti e tutte, in vista dell’estate di lotta”.
Il collegamento telefonico con Dana, del movimento No Tav. Ascolta o scarica.
Nel video qui sotto, Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav, compagna e “voce” spesso anche di Radio Onda d’Urto dalla Val di Susa, annuncia la volontà di rifiutare pubblicamente l’obbligo di firma giornaliero impostole dalla procura-con-l’-elmetto, quella di Torino.
Abbiamo intervistato ai nostri microfoni Nicoletta Dosio riguardo al rifiuto delle misure preventive impostole dalla questura.Ascolta o Scarica.

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Per i fatti accaduti il 20/1/2010 a Chiusa di San Michele in occasione dell’arrivo della trivella della Geomont per il sondaggio S87 Alberto Perino è stato rinviato a giudizio dal giudice Rosanna La Rosa per i seguenti reati:

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Art. 81 cpv = continuità del reato; art. 110 cp = concorso di persone; art. 582 cp = lesioni personali; art. 336 cp = violenza o minaccia a pubblico ufficiale; art. 339, 582, 585, = aggravanti.

La Procura presentava alcuni filmati e alcune fotografie.

I difensori Danilo Ghia e Cristina Patrito oltre ai testi a difesa, presentavano il lavoro del consulente dr. arch. Carlo A. Bachschmidt (già consulente al processo del G8 di Genova) che ha sincronizzato i filmati presentati dalla pubblica accusa, li ha rallentati inserendo l’orario dei fatti relativi.

Di seguito il video presentato in aula dal consulente della difesa dr. arch. Carlo A. Bachschmidt e sotto la relazione con l’estrapolazione dei frames significativi e l’illustrazione delle relative scene come sono realmente accadute.

Qui è possibile scaricare la relazione del consulente con le immagini significative in pdf e al fondo dell’articolo ci sono le immagini del documento

Perino è stato condannato (in primo grado) a 9 mesi di carcere, al pagamento delle spese processuali, al pagamento di una provvisionale di 1.000 euro al maresciallo Doria, oltre al pagamento dell’avvocato di parte civile liquidato in 2.100 euro + le tasse.

Adesso valutate voi.

http://www.notav.info/

 

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RADIO ONDA D’URTO – Dove arriva il TAV, non mancano le infiltrazioni mafiose. L’arresto di Marco Cascella, proprietario della Lande, impresa coinvolta nei lavori di costruzione della linea Alta Velocità delTerzo Valico, conferma la presenza mafiosa negli affari del TAV.
Cascella è stato infatti arrestato all’interno dell’inchiesta che ha portato alle indagini e perquisizioni nei confronti del consigliere regionale e presidente del PD campano Stefano Graziano. Un’inchiesta che sta mettendo in luce i rapporti tra politica e criminalità organizzata.
L’infiltrazione mafiosa nei lavori del Terzo Valico, legata all’azienda Lande, era già stata denunciata dal movimento no tav locale ancora due anni fa, richiamando un’inchiesta dell’antimafia. Non arrivò nessuna risposta dalle varie istituzioni.
Invece per quanto riguarda i lavori ha fatto discutere la dichiarazione della commissaria al Terzo ValicoIolanda Romano, la quale ha dichiarato che l’avanzamento lavori del Terzo Valico è ad un misero 9% e che sono già ben 22 i mesi di ritardo accumulati e una delle ragioni va individuata proprio nellamobilitazione popolare.

Abbiamo parlato di tutto questo con Claudio Sanita, esponente del Movimento No Tav Terzo Valico.
Ascolta l’intervista

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NOTAV.INFO – E alla fine ha lasciato il palco senza parlare il sindaco Fassino, insieme a lui Chiamparino ed altri assessori che insieme all’ANPI hanno chiuso la fiaccolata istituzionale di ieri sera organizzata per celebrare i 71 anni della Liberazione.
Già da subito, all’arrivo in piazza, la celere cerca di tenere distanti chi si avvicina con bandiere No Tav e lo striscione delle mamme e dei parenti dei ragazzi sottoposti a misure cautelari, ma con scarso risultato.
Nel giro di solo mezzora lo spezzone sociale è infatti il più numeroso della fiaccolata, circa un migliaio di persone a fronte delle 6.000 presenti.
Lotta per la casa, No Tav, studenti antifascisti e antirazzisti sono solo alcune delle anime presenti, tanti i parenti dei giovani arrestati e cautelati perchè hanno partecipato a queste lotte che con orgoglio aprono lo spezzone con lo striscione “Abbiamo bisogno di Resistenza”.
All’arrivo in Piazza Castello un triste spettacolo ci si pone di fronte, il PD è intenzionato ad ignorare la presenza di centinaia e centinaia di persone e, una volta terminati gli interventi dei partigiani e quando prende parola il capo della consulta provinciale del PD, parte la contestazione.
Al grido “vogliamo parlare” e “le mamme sul palco” continua un teatrino dell’assurdo, la celere che fa la sua comparsa sotto il palco e le istituzioni che continuano i loro monologhi in mezzo ai fischi della gente.
La rabbia è tanta ma non si demorde e mentre continuano a svettare in piazza i cartelli con i volti dei nostri giovani e la bandiere No Tav sventolano con energia, si chiude la cerimonia ufficiale e si prepara il palco per il concerto del Jazz Festival.
Max Casacci leader dei Subsonica e artista torinese, non appena sale sul palco si accorge della situazione subito sotto e invita la mamma di Jacopo, giovane ricercatore No Tav arrestato il settembre scorso in Clarea durante un’azione contro il cantiere, a salire sul palco e a leggere la lettera che i parenti hanno scritto per questa giornata.
Le prime parole sono queste: “Siamo le madri e i padri, i familiari e i tanti amici dei 28 ragazzi e ragazze che, nella nostra città – medaglia d’oro per la Resistenza – sono stati sottoposti a misure cautelari molto dure.  Non per aver rubato soldi pubblici nè per aver avvelenato l’aria con la polvere di amianto ma per aver lottato contro il treno ad alta velocità Torino-Lione, oppure  per aver difeso le aule universitarie dai tentativi sempre più frequenti di infiltrazione da parte dei fascisti torinesi, o ancora per aver manifestato in corteo contro la presenza e i comizi di un partito xenofobo e razzista che ben conosciamo….”
Terminata la lettera un grande applauso si leva dalla piazza, anche da parte dei tanti che a quel punto sono giunti per il concerto.
Alla fine, ci diciamo, ce l’ abbiamo fatta, grazie a quella caparbietà che le lotte ci hanno insegnato soprattutto quella in difesa della nostra Valle.

Alla prossima, avanti No Tav!

Liberi tutti e tutte!

Eric-Piolle-1024x576 da Valori – La città di Grenoble, in Francia, dice no alla Tav Torino-Lione. Il sindaco della città transalpina, l’ecologista Eric Piolle ha tenuto nella serata di ieri un consiglio comunale al termine del quale il municipio ha formalmente ritirato il proprio appoggio al progetto, che era stato invece garantito dall’amministrazione precedente, guidata dai socialisti. Piolle spiegato che in questo modo la città, liberandosi da un impegno inutile, potrà orientare il suo bilancio verso soluzioni meno costose e maggiormente efficienti per i residenti.
La città di Grenoble, in Francia, dice no alla Tav Torino-Lione. Il sindaco della città transalpina, l’ecologista Eric Piolle ha tenuto nella serata di ieri un consiglio comunale al termine del quale il municipio ha formalmente ritirato il proprio appoggio al progetto, che era stato invece garantito dall’amministrazione precedente, guidata dai socialisti. Piolle spiegato che in questo modo la città, liberandosi da un impegno inutile, potrà orientare il suo bilancio verso soluzioni meno costose e maggiormente efficienti per i residenti.
Assieme allo Stato francese e alla Rete ferroviaria, anche 13 amministrazioni locali si erano impegnate a finanziare il progetto, per circa 1 miliardo di euro. Grenoble è il primo comune a ritirarsi ufficialmente: «La Tav non rappresenta un reale miglioramento per la popolazione», ha aggiunto il sindaco. Mentre Pierre Meriaux, consigliere municipale delegato alla Montagna e al Turismo ha sottolineato: «Nel 2002 il progetto della Torino Lione era considerato ancora prioritario per il trasporto delle merci. Oggi non è più così. Ma soprattutto, abbiamo assistito ad una deriva preoccupante dei costi: nel 2002 l’impegno complessivo del municipio, della Métropole e del dipartimento dell’Isère era stato fissato a 53,4 milioni di euro. Nel 2007 si è rivisto il montante a 129,72 milioni. Ad oggi siamo nell’ordine dei 330 milioni».
Gli oppositori al progetto Torino-Lione hanno fatto sapere attraverso un comunicato di aver «accolto con entusiasmo questa decisione di buon senso da parte del consiglio comunale che si oppone ad una spesa faraonica e reindirizza i budget per lo sviluppo di mezzi pubblici utili per lo spostamento quotidiano della popolazione. Abbiamo presentato da tempo soluzioni affinché le merci viaggino sui treni e non sulla strada: sottolineiamo in particolare la necessità di raddoppiare la linea ferroviaria tra Aix-les-Bains e Annecy, tra Saint-Etienne e Clermont-Ferrand, tra Saint-Etienne e Le Puy-en-Velay, tra Grenoble e Valence, e tra Saint-André-le-Gaz e Chambéry. Questi sono gli investimenti che rispondono alle reali esigenze degli abitanti della Regione Rodano-Alpi Alvernia che miglioreranno non solo il trasporto quotidiano ma anche i tempi di percorrenza tra Torino e Lione».

http://www.notav.info/

beppe NOTAV.INFO – Sabato mattina, poco prima di pranzo giunge la notizia. Beppe, un no tav di Giaglione viene portato in questura a Torino per essere identificato. Per lui il tribunale di Torino, giudice per le indagini preliminari, ha firmato la misura cautelare degli arresti domiciliari. I fatti contestati sempre i soliti, una resistenza no tav, capodanno, 31 dicembre 2015. Viene così colpito un no tav molto attivo che con la sua compagna si oppone al cantiere che minaccia il paese in cui vive. Persone che con il loro lavoro quotidiano curano e preservano il territorio e la natura e che si oppongo a persone che vorrebbero consumarlo e distruggerlo. Prosegue così la strategia intimidatoria e folle della procura di Torino. Dopo l’arresto in settimana di Daniele arriva nel fine settimana quello di Beppe. A loro e a tutti i no tav colpiti da misure restrittive e processi la solidarietà di tutto il movimento. E’ chiaro il piano, impedire ogni atto di resistenza, ogni azione che possa mettere in difficoltà i lavori al cantiere tav. Sarà altrettanto chiara la risposta del movimento, continuare a resistere. Forza Beppe! Avanti notav!