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no-expo-milano-ottobre-1024x768-473x300 Crolla il teorema di devastazione e saccheggio, per gli arrestati di novembre, per i fatti del corteo del 1 maggio 2015.
Su dieci solo una condanna è stata emessa per devastazione e saccheggio. 3 anni e 8 mesi, il minimo previsto.
“Insomma la montagna della procura ha partorito il classico topolino. Questo accade dopo che i provvedimenti restrittivi erano stati emessi a sei mesi dai fatti quando le esigenze cautelati erano tutt’altro che attuali. Si tratta di un processo che poteva essere celebrato con gli indagati a piede libero, ma la procura aveva scelto deliberatamente di drammatizzare i fatti del , la protesta dei NoExpo.”
A pochi mesi dall’inizio dell’evento scattò una sorta di “ Expo”, per il ben di stato. rotta ed interrota, solo per chi al grande evento si è opposto, nei giorni seguenti il 31 ottobre.
Oltre ai 10 arresti (5 italiani e 5 greci) scattarono denunce a piede libero per altre 5 persone. Nella conferenza stampa gli inquirenti parlarono di altre 300 persone identificate.
Oggi, a più di 13 mesi dal 1 maggio, sembra difficile, ma non impossibile, che scattino nuove manetta per i No Expo. Resta aperta l’indagine che da voci di corridoio del tribunale milanese porterà al rinvio a giudiziodi diverse persone in aggiunta alle 5 di novembre. La partita contro i no expo resta così aperta, nonostante il flop della procura. La “moratoria” invece è continuata per tutto ciò che all’evento è stato legato. Il tribunale di , rispedendo al mittente l’accusa di devastazione e saccheggio e l’attribuzione collettiva di un reato, potrebbe aver condizionato pesantemente l’andamento del processo.
Abbiamo discusso di tutto questo con Frank Cimini, di Giustiziami.it, partendo dall’articolo, di cui sopra abbiamo citato una parte, scritto qualche ora dopo la sentenza di martedì.Ascolta o scarica

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Strada facendo si è sgonfiato molto, il processo contro i manifestanti arrestati per gli scontri al corteo No Expo del primo maggio a Milano.
Un imputato è stato completamente prosciolto dopo aver passato sei mesi agli arresti (metà in carcere, metà ai domiciliari). Come già spiegato qualche settimana fa, era stato fermato dalla polizia addirittura prima della manifestazione, perché privo dei documenti. Dunque aveva il più blindato di tutti gli alibi (era in questura!), ma questo non aveva impedito ad alcuni funzionari di “riconoscerlo” come autore di una serie di azioni e di scriverci pure un rapporto sopra…
Un colpo molto serio, dunque, alla serietà delle indagini. Questo non ha impedito al gup Roberta Nunnari di condannare a 3 anni e 8 mesi Andrea Casieri (è ancora detenuto in carcere) con la concessione delle attenuanti generiche e per i reati di devastazione e incendio, resistenza a pubblico ufficiale e travisamento. Ma se guardiamo alla richiesta abnorme dell’accusa (per lui erano stati chiesti 5 anni e 8 mesi) si nota come ci sia quasi un dimezzamento rispetto alle richieste.
Casieri è peraltro l’unico per cui l’accusa di “devastazione e saccheggio” sia stata accolta in sentenza. Per altri due manifestanti sono arrivate pene fino a due anni e due mesi per il reati di resistenza a pubblico ufficiale. Si vedrà in appello se anche queste condanne resteranno tali.
Gli avvocati difensori Eugenio Losco, Mauro Straini, Luigi Pelazza e Niccolò Vecchioni, hanno espresso soddisfazione per l’esito del processo, mentre la Procura ha accolto, comunque, positivamente il riconoscimento del reato di devastazione nel processo. Una condanna di “mediazione”, per non stroncare del tutto l’operato della polizia e dei magistrati dell’accusa. Non certo il trionfo della giustizia…
Un quinto manifestante, milanese, è ancora latitante, mentre nello stesso blitz erano stati arrestati ad Atene anche cinque anarchici greci per i quali la Grecia, però, nei mesi scorsi non ha concesso l’estradizione non riconoscendo, in sostanza, il reato di devastazione e quella che l’autorità giudiziaria greca ha ritenuto un sorta di “responsabilità collettiva”.
Singolari e “creative” le condanne al risarcimento per Unicredit (che era parte civile per due filiali danneggiate), ma soprattutto il risarcimento per “danni di immagine” per il Ministero dell’Interno, che era parte civile e che aveva chiesto 300mila euro (ne ha ottenuti “solo” 15.000).
Restiamo in attesa di sapere in cosa consista il “danno di immagine” per un ministero di polizia. A noi sembra che l’episodio dell’innocente accusato di “azioni violente” in strada, nonostante fosse già in stato di fermo in questura, sarebbe sufficiente a distruggere l’immagine di un dicastero anche meglio messo di quello guidato da Alfano.

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go84B-210x300 Tre condanne (con pene notevolmente minori delle richieste dell’accusa) e un’assoluzione.
Si è concluso così il processo con rito abbreviato per la giornata di rabbia del 1 maggio 2015 a Milano durante il corteo contro l’apertura di Expo.
L’accusa principale e surreale di devastazione e saccheggio ha retto per un solo giovane compagno, Andrea, già in carcere, condannato a tre anni e otto mesi: un altro imputato a due anni e due mesi (Edoardo) e un terzo a un anno e otto mesi (Nicolo’) per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. In entrambi gli ultimi due casi con sospensione della pena.Un quarto manifestante, Alessio, dopo aver fatto sei mesi di carcere più domiciliari, è stato assolto da tutte le accuse.
L’accusa per l’ormai famigerato articolo 419 (devastazione e saccheggio) ha retto quindi solo per uno dei quattro imputati. In ogni caso le pene sono tutte molto inferiori a quelle richieste dall’accusa.

Solo dieci giorni fa era arrivata l’assoluzione di un altro imputato (che aveva scontato un lungo periodo detentivo) fermato durante il corteo e accusato di aver lanciato sassi contro le Forze dell’Ordine. In realtà i verbali d’arresto contenevano una ricostruzione smentita dagli stessi filmati della giornata.

Il commento dell’avvocato Eugenio Losco, uno dei legali degli imputati.
Ascolta o scarica qui
E oggi fuori dall’aula del Tribunale di Milano c’era anche un presidio solidale, lanciato dalla campagna #scateniamoli, che proseguirà con un pranzo in università Statale e poi un’assemblea aperta contro il reato di devastazione e saccheggio, con presentazione dell’opuscolo “Rompere la piazza”.

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noexpoassolto Quando si tratta di dissenso politico la giustizia italiana è punitiva e poco attenta alla realtà dei fatti. Se qualcuno non ci credeva ora c’è la spiegazione con disegnino.
Mirko era stato arrestato al corteo del Primo Maggio No Expo a Milano, accusato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo la ricostruzione della polizia avrebbe tirato un grosso sasso ferendo un vice questore in via Pagano.
Quel giorno è stato arrestato, poi è stato tenuto due mesi e mezzo in carcere e altri tre agli arresti domiciliari. Tanto per non sbagliare il Tribunale del Riesame inizialmente aveva disposto che Mirko rimanesse in carcere perchè casa sua poteva diventare «un covo di terroristi» (…si, sono ridicoli e neanche se ne rendono conto).
La morale della favola è che oggi è stato assolto (su richiesta dello stesso pm) da entrambe le imputazioni «perché il fatto non sussiste» e «per non aver commesso il fatto». Dall’analisi di fotogrammi e filmati si è verificato che il verbale dei tre agenti che lo accusavano è falso e contradditorio, tant’è che è stata aperta un indagine su di loro.
La dinamica dei fatti descritta dai poliziotti nel loro verbale si è dimostrata impossibile. Quello che non sapevano è che Mirko era già stato fermato (perchè senza documenti) in piazza Conciliazione da altri poliziotti, che lo hanno preso in custodia prima dei fatti di cui è stato accusato. Per provare a salvare la situazione (perchè quando ci sono i poliziotti di mezzo si fa di tutto per parargli il culo) i magistrati hanno provato a verificare la versione per cui Mirko si sarebbe liberato dai poliziotti che lo avevano fermato, per recarsi in via Pagano, lanciare il sasso sul vice-questore ed essere nuovamente fermato. Ma niente, non sono riusciti a dimostrare neanche questa versione.
Insomma un manifestante si è fatto sei mesi di arresti per 3 poliziotti bugiardi, dei magistrati con la voglia di punire gli oppositori politici e un sistema repressivo che su queste cose si basa.
Per la giustizia italiana chi manifesta va trattato come un criminale, un terrorista. Poi si vede. Per i poliziotti (veri frignoni parassiti alla ricerca della mutua facile, altro che duri..) un manifestante vale l’altro, sono tutti nemici dell’ordine costituito di cui loro, i poliziotti, sono incarnazione. Una volta presa una persona in piazza le prove che abbia fatto qualcosa si trovano o si costruiscono.
Ma questo non sarebbe possibile se non ci fosse una magistratura (ugualmente convinta di essere l’«Ordine») disposta a credere a qualunque versione dei fatti arrivi dai poliziotti. Forse la voglia di somministrare anni di carcere agli oppositori politici li rende creduloni, forse perchè solo mostrando il pugno duro verso i più deboli sperano di avanzare nelle loro carriere, tanto da essere disposti a dire che la casa di una persona (poi assolta completamente) può diventare «un covo di terroristi».
Per ogni caso scoperchiato, come questo, ce ne sono altri cento in cui riescono a mandare la gente in galera sulla base di menzogne.

http://www.infoaut.org/

Milan Expo 2015 protestE’ stato assolto dalle accuse di detenzione di materiale esplodente e di porto di armi improprie un compagno tedesco che era stato arrestato a Milano il 28 aprile dello scorso anno, durante uno dei blitz della Digos nel quartiere Giambellino effettuati prima della May Day No Expo del Primo maggio 2015.
Il giorno del fermo la polizia aveva trovato nella sua auto una tanica di benzina e alcune bottiglie che, secondo l’accusa, sarebbero servite per fabbricare molotov.
Il compagno, studente di giurisprudenza a Francoforte, è finito quindi a processo con l’accusa di detenzione di materiale esplodente. Per questa accusa, però, lo stesso viceprocuratore onorario aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato“. Il giudice lo ha prosciolto perché “il fatto non sussiste”.
Per l’altra imputazione, invece, ossia la detenzione di due bastoni e di due chiavi inglesi trovate nella sua auto, il vpo aveva chiesto otto mesi di arresto con le attenuanti generiche. Da questa accusa l’imputato è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.
Ai nostri microfoni Eugenio Losco, uno degli avvocati difensori. Ascolta o scarica

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scateniamoli

RADIO ONDA ‘DURTO – Nuova udienza del processo contro 4 compagni italiani imputati per la giornata di rabbia del 1 maggio 2015 contro Expo.  Il pm di Milano, Piero Basilone, ha chiesto due condanne a 4 anni e 4 mesi e altre due a 5 anni e 8 mesi di reclusione per i quattro giovani imputati arrestati il 12 novembre scorso con le accuse pesantissime di devastazione e incendio, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale. E’ già fissata un’udienza per ilprossimo 9 giugno quando potrebbe arrivare la sentenza.

Oggi fuori dal tribunale, per tutto il giorno, il presidio indetto dalla campagna “Scateniamoli” da cui sentiamo Jack. Ascolta o scarica

Clashes during a protest against the Expo 2015 fair in Milan
RADIO ONDA D’URTO – Ormai un anno fa, il , la giornata di lotta e rabbia a Milano contro Expo. Oggi, sempre a Milano, si è aperto con rito abbreviato il ai danni dicinque manifestanti italiani, uno dei quali latitante, mentre altri due sono ai domiciliari e due in carcere. Arrestati il 12 novembre scorso, sono accusati di devastazione e incendio, che prevede una pena fino a 15 anni di carcere. Oggi i giudici hanno ammesso come parte civile il Ministero dell’Interno, che ha chiesto la bellezza di 300mila euro come danno d’immagine e pure  7.726,13 euro come “risarcimento” delle ore straordinarie usate dagli uomini della Digos per analizzare i filmati. Ammessa anche Unicredit per la “devastazione” di due filiali prese di mira durante il corteo: chiesti qui 870 mila euro di danno.

Niente estradizione e quindi processo e richiesta danni, invece, per 5 manifestanti greci, a cui  i giudici ateniesi hanno negato l’estrazione in Italia perchè “’la responsabilita’ collettiva non e’ riconosciuta nel diritto penale greco che contempla solo quella’ individuale. In Grecia poi non esistono i reati di devastazione e saccheggio”, retaggio italico del fascista codice Rocco. Prossima udienza il 5 maggio, la sentenza il 9 giugno.

Ne parliamo con l’avvocato Eugenio Losco, uno dei legali degli imputati. Ascolta o scarica

scateniamoliConcerto-presidio in solidarietà con gli arrestati per il 1° maggio No Expo in cui, anche attraverso la musica e l’arte, lotteremo per la liberazione dei nostri compagni!
Verso il processo che inizierà il 20 aprile, cui seguiranno le udienze del 3 e 5 maggio.
Ci presenta l’iniziativa Kikka della campagna Scateniamoli! Ascolta o scarica qui

Il programma:
*Ore 10* — VOLANTINAGGIO AL COLLOQUIO DEI DETENUTI CON PARENTI E AMICI
*Ore 12* — CONCENTRAMENTO IN VIA DEGLI OLIVETANI – ANG VIALE PAPINIANO E PRESIDIO ITINERANTE INTORNO ALLE MURA DEL CARCERE
*Ore 14-23* — CONCERTI PUNK, SHOWCASE HIP HOP, DJ SET ELECTRO CON SPETTACOLI E INTERVENTI DELLE LOTTE
PERFORMANCE CIRCENSI
VIDEOMAPPING
FIRE SHOW
VEGAN FOOD
FERMATA S.AGOSTINO DELLA LINEA VERDE DIREZIONE ABBIATEGRASSO/ASSAGO

COMPLICI E SOLIDALI CON I COMPAGNI ARRESTATI PER LA MANIFESTAZIONE NO EXPO DEL 1 MAGGIO A MILANO
Il 12 novembre 2015 vengono arrestati 4 compagni italiani e 5 compagni greci per aver partecipato alla manifestazione No Expo del primo maggio a Milano; due di loro sono ancora in carcere a San Vittore e gli altri sono agli arresti domiciliari. Ai cinque studenti greci è stata negata l’estradizione in Italia in quanto il reato di “devastazione e saccheggio”, di cui sono stati accusati tutti gli imputati, non è previsto dalla giurisdizione ellenica che per scontri di piazza prevede un massimo della pena di 5 anni.
Solidarietà a chi è colpito dall’accusa di “devastazione e saccheggio”
Tale reato (419 c.p.) prevede pene dagli 8 ai 15 anni di detenzione e negli ultimi anni è stato più volte utilizzato per reprimere manifestazioni di piazza.
Per aver preso parte alla manifestazione antifascista a Cremona il 24 gennaio 2015 a seguito del grave ferimento di un compagno di Cremona per mano fascista, alla manifestazione contro le politiche d’austerity dell’UE del 15 ottobre 2011 a Roma, senza dimenticare chi è ancora in galera o latitante per le giornate di Genova 2001 contro il vertice G8.
Contro leggi speciali e stato di emergenza
Con il pretesto del “terrorismo islamico” (conseguenza diretta delle guerre di aggressione della NATO in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia…) vengono disposte leggi speciali dai governi di tutta Europa, dirette a impedire ogni manifestazione che possa intralciare le loro ricette “anticrisi” condite da precarietà e sfruttamento.
Emergenza significa militarizzazione delle città, applicazione di “misure preventive” nei confronti di chi scende in piazza (fogli di via, sorveglianza speciale, obbligo di dimora, daspo…), criminalizzazione delle lotte, aggravamento delle condanne e carcere preventivo. Tutto ciò col passare del tempo diventa normalità, per questo seguiremo con particolare interesse e solidarieta` le vicende di Padova, dove recentemente stanno addirittura provando a condannare per associazione a delinquere i compagni impegnati nella lotta per il diritto alla casa che si organizzavano per il blocco degli sfratti.
Affianco ai lavoratori che nel quotidiano lottano contro il modello expo
I sei mesi dell’expo sono serviti a garantire una sorta di pace sociale, attraverso il divieto del diritto allo sciopero, oltre che a sdoganare impunemente il lavoro gr atuito e precario, di pari passo con i decreti attuativi del Jobs Act. Un modello da EXPOrtare dunque, che si fa sempre più sistemico e contro il quale i lavoratori della logistica e di altri settori si stanno organizzando con picchetti e scioperi.

Siamo con chi in carcere lotta
Contro i sempre più frequenti casi di morte che avvengono all’interno delle carceri, causate dai pestaggi delle guardie, dalla privazione delle cure sanitarie e dall’isolamento.
Contro il sistema punitivo-premiale fondato su ricatti e rappresaglie che, sia dentro come fuori, cerca di rompere i legami di solidarietà necessari per resistere e lottare. Un meccanismo che, tanto noto quanto purtroppo taciuto, grava anche sui familiari delle persone detenute.
Per la lotta comune contro lo stato di emergenza in ogni ambito della società, carcere compreso.
Libertà per tutti e tutte!
Per contatti: scateniamoli@canaglie.org eolga2005@autistici.org
Per aggiornamenti su processo, azioni benefit e cassa di solidarietà: scateniamoli.info
Prossime iniziative
16 aprile Mobilitazione contro la tortura nelle carceri con 41bis @ Opera (MI)
20 aprile – 3 maggio – 5 maggio
Presidio al tribunale di Milano per le prime tre udienze arrestati I maggio
12 maggio Presidio al tribunale di Roma terzo grado di giudizio per il 15 ottobre

mila_12239873_10153740222007964_814352418845011772_n-300x217GLOBAL PROJECT – Si presentano alle 5 del mattino. A casa di una compagna poco più che ventenne. Si portano via le sue cose. La portano in Questura, prendono il Dna.
Il Dna.
La rilasciano poco dopo, con accuse che hanno il sapore della follia. E della scelta politica.
Si presentano in altre case sempre all’alba, da 4 di queste prelevano altrettante persone per portarle in carcere, dove sono tutt’ora detenute.
Colpiti al cuore, ci stringiamo accanto alla nostra sorella e reagiamo con la testa, chiedendoci il motivo di una scelta così palesemente insensata da lasciarci sbigottiti.
La repressione per i fatti del Primo Maggio era nell’aria. Sapevamo che avrebbero colpito, pensavamo che avrebbero pescato a caso fra chi, il Primo Maggio, era in piazza a contestare l’Expo delle speculazioni, della cementificazione di aree agricole, del lavoro sottopagato o non pagato affatto, della gestione commissariale che sacrifica i diritti, la sicurezza e la qualità della vita di tutti, dei soldi pubblici drenati per gli affari di pochi.
Fra noi non hanno colpito a caso: hanno mirato e ci hanno colpito al cuore. Hanno scelto chi sta costruendo ogni giorno le lotte e i percorsi di partecipazione nel mondo della scuola, chi anima le battaglie degli studenti mettendo la propria faccia e la propria voce nelle assemblee, nei cortei e nelle iniziative. Hanno scelto chi si spende e si espone in prima persona e sempre per costruire un mondo diverso.
Il Primo Maggio è la scusa: è il presente, e il futuro, che vogliono colpire.
Il Primo Maggio I. era in piazza con noi, a contestare il modello Expo, il modello della deroga ai diritti di tutti per tutelare gli affari dei soliti noti, il modello dei soldi pubblici finiti nelle tasche delle mafie che si aggiudicano gli appalti e finanziano il sistema di cui sono parte integrante, un modello al quale abbiamo opposto le ragioni di un no fatto di contenuti, di costruzione di reti e di percorsi di lotta.
E se i grandi media hanno alimentato per mesi prima del corteo un immaginario di scontri e devastazioni a tutela della passerella dei vip, e hanno avuto gioco facile il Primo Maggio a spazzare via dalla scena pubblica anni di lavoro sui contenuti, di condivisione e di lotte mostrando colonne di fumo nero che si alzava nel cielo della città, noi abbiamo portato in piazza i colori della contestazione a Expo frutto di un percorso faticosamente costruito nei mesi precedenti, che alla radicalità dei contenuti ha associato sempre la ricerca del consenso e della partecipazione, la costruzione quotidiana di pratiche alternative nel modo di vivere, intessere relazioni, fare politica nel territorio e nel mondo globale, costruire economie alternative e sostenibili.
Siamo stati i primi a scriverlo, proprio in chiusura della diretta che raccontava il corteo, e non faremo oggi un passo indietro: un abisso politico ci separa da chi, scavalcando percorsi e scelte collettive faticosamente costruite, ha espresso quel giorno in piazza un immaginario di nichilismo distruttivo che ha scavato una distanza siderale fra il corpo militante e la gente comune, distanza siderale fra chi ogni giorno mette il suo tempo e la sua fatica al servizio della costruzione di percorsi condivisi che ambiscono a farsi capire e ascoltare da tutti e quel pezzo di cittadinanza che paga il prezzo più alto della crisi ma col quale non siamo riusciti a costruire una connessione sentimentale vera, che non siamo riuscita a coinvolgere nelle nostre battaglie, che o sono di massa o sono condannate all’irrilevanza.
E tuttavia.
E tuttavia vogliamo dire forte e chiaro che ci sono cose che sono e rimangono inaccettabili.
Umanamente e politicamente inaccettabili.
Inaccettabile è la galera, luogo di violenza fisica e psicologica inaudita, istituzione totale che nega l’umanità e la dignità, che recide i legami affettivi e toglie identità.
Inaccettabile è annullare in carcere la vita di chi è accusato di aver bruciato una macchina o danneggiato una strada o un negozio.
Inaccettabile è il reato di devastazione e saccheggio, detrito giuridico che dovrebbe scomparire dal nostro ordinamento, reato introdotto in Italia sotto il regime fascista col Codice Rocco del 1930 e usato oggi per punire atti contro la proprietà e l’ordine costituito con un’intensità abnorme e tipica degli scenari di guerra: non può sfuggire a nessuno la sproporzione, oscena ed evidente, fra rompere una vetrina e rischiare da 8 a 15 anni di galera.
È inaccettabile, e non lo accettiamo.
È inaccettabile che lo sguardo sia sempre volto verso quella vetrina infranta, mentre riforme, grandi opere e grandi eventi devastano e saccheggiano realmente i diritti, il sapere, la terra e le persone.
A chi sta affrontando il carcere e la repressione va la nostra solidarietà e il calore della nostra vicinanza: li vogliamo liberi e non li lasceremo soli.

Milano in Movimento, Csoa Lambretta, ZAM – Zona Autonoma Milano, Dillinger Project, Collettivo Universitario Bicocca, Rete Studenti Milano, Casc Lambrate

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E’ stato un’icona della protesta no-Expo nel giorno dell’inaugurazione, tuta nera, casco e sedia a rotelle, parla Lello Valitutti: ‘Black Bloc? Io mi definisco anarchico’.

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