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romaSi chiama Luigi Preiti, faceva il muratore fino a poco tempo, ora è disoccupato. L’uomo di 49 anni che stamattina ha sparato in piazza Colonna, viveva ad Alessandria dove era emigrato venti anni fa con la moglie e un figlio. E’ perfettamente sano di mente, così come conferma suo fratello e anche il sindaco del suo paese, Rosarno. Il gesto di Preiti, davanti a palazzo Chigi mentre al Quirinale si svolgeva la cerimonia del giuramento dei ministri del nuovo governo, sembra essere più il gesto di un uomo disperato che il riflesso di un clima di odio, come si sono affrettati a sottolineare due campioni delle politiche securitarie come Alemanno e Larussa (a cui si sono aggiunti Alfano e Gasbarra). L’uomo, bloccato poco dopo il ferimento dei due carabinieri, e tenuto fermo a terra lungamente come un pericoloso terrorista, si è chiuso in un mutismo assoluto. Preiti è tornato a vivere a Rosarno, in Calabria, con i genitori circa due anni fa. Dopo essersi trasferito in Piemonte negli anni novanta. Due anni e mezzo fa Preiti si è separato dalla moglie che è rimasta con il figlio a Predosa (in provincia di Alessandria). “E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno”, commenta a caldo un carabiniere, occhi quasi in lacrime, in servizio con la pattuglia intorno ai Palazzi del potere. Si sfoga davanti ai giornalisti appena arrivati qui dal Quirinale. Si sfoga, di fianco un suo collega annuisce: “E’ una guerra tra poveri…”. La testimonianza è riportata dall’Huffington post

Fonte: Controlacrisi

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Un muratore di 56 anni, Alfonso Salzano, si è tolto la vita impiccandosi con un cavo elettrico nella sua abitazione di Casaluce, nel Casertano. L’uomo è stato trovato dai familiari che hanno avvisato i carabinieri. Secondo quanto riferito dai congiunti l’uomo, senza lavoro da circa sei mesi, soffriva di crisi depressive. Salzano ha lasciato un bigliettino ai familiari in cui chiedeva perdono per il gesto estremo. Il muratore si è tolto la vita nella sua abitazione di via Vittorio Emanuele a Casaluce. L’uomo lascia moglie e quattro figli. Salzano non aveva particolari in problemi economici, secondo quanto appurato dai carabinieri del reparto territoriale di Aversa, ma da gennaio non veniva più chiamato al lavoro. Salzano prima di togliersi la vita ha scritto un biglietto in cui chiedeva scusa ai familiari per quanto stava per compiere. L’uomo questa mattina avrebbe atteso che la moglie fosse uscita di casa per togliersi la vita. Sul caso il sindaco, Nazzaro Pagano, sottolinea che “in questo paese abbiamo il patto di stabilità da rispettare e, purtroppo, non possiamo investire sul lavoro. ‘Il governo deve intervenire: queste morti devono finire. E’ incredibile quanto sta accadendo soprattutto perché malgrado il nostro sia un Comune virtuoso, con soldi da spendere, a causa del patto di stabilità non possiamo dare corso ai nostri progetti e creare lavoro. Il settore edile della nostra zona è praticamente fermo – dice ancora Pagano – la nostra amministrazione ha soldi da spendere e, purtroppo, non possiamo farlo. Avrei potuto dare lavoro anche ad Alfonso e, forse, evitare che si uccidesse. Altro che patto di stabilità questo non è altro che un patto di stupidità”. Nei giorni scorsi sono stati diversi i casi di suicidi per colpa della crisi, la perdita del lavoro o anche cartelle esattoriale. A Napoli un portiere che avrebbe perso casa e lavoro si è tolto la vita impiccandosi e in Sardegna a Nuoro un imprenditore dopo aver licenziato i sui figli ha deciso di togliersi la vita. Il 22 aprile un artigiano edile di Bosa, 52 anni, si è ammazzato perché dopo aver perso il lavoro non riusciva a mandare avanti la famiglia. L’uomo aveva chiesto aiuto anche al sindaco. Il 13 aprile a Donnalucata, nel ragusano, un imprenditore agricolo in difficoltà a causa della crisi economica si è impiccato. L’uomo di 28 anni, titolare di impianti serricoli, ha lasciato moglie e due figli. Il 13 aprile un imprenditore, la cui azienda era in crisi, ha tentato tenta di uccidersi sparandosi un colpo di fucile in piazza a Montecchio Maggiore (Vicenza). Il giorno prima un agricoltore di 53 anni si era ucciso ad Altivole, in provincia di Treviso, perché non in grado di coprire una serie di debiti che gravavano sulle sue spalle. La crisi e un’annata di siccità, che avrebbe compromesso il raccolto, le cause del drammatico gesto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano