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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha deposto una corona di fiori in via Paladini per Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, i due militanti di destra uccisi rispettivamente nel 1975 e 1976 da esponenti di Avanguardia Operaia e Prima Linea. Un gesto annunciato nei giorni scorsi e che vuole essere di “distensione”.

“E’ stata una pagina molto brutta di Milano. Tra quanto è successo 70 anni fa e quanto è successo 40 anni fa, spero sia il momento di passare oltre – ha commentato il primo cittadino. Poi, io capisco che i ricordi sono sempre dolorosi, però, nel mio ruolo, in questi 5 anni vorrei attivarmi per poter fare quanto possibile per pacificate tutti a dispetto delle posizioni diverse”. In merito al divieto di sfilare in corteo partendo da piazzale Susa, come è avvenuto negli ultimi anni, Sala ha detto che “non si è trattato neanche di una scelta, perché lo dice la nostra Costituzione, la legge”.

Fonte: Ansa

16.03.2003 – 16.03.2017: quattordici anni fa, la notte nera di . Davide “” Cesare, compagno milanese, ucciso per mano fascista in via Brioschi. Dax, quella notte, fu aggredito, insieme ad altri compagni del centro sociale Orso, da 3 neofascisti, padre e figli, che lo ferirono a morte, a coltellate.
Compagne e compagni si recarono poi all’ospedale , dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza insensata e – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie, che tutt’ora gravano su antifascist* meneghini. Il processo scaturito ha portato infatti in Cassazione, nel 2011, a una pena di 20 mesi di reclusione e al “risarcimento” di 130mila euro a carico di due compagni.

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Stasera, giovedì 16 marzo 2017, l’appuntamento per tutte e tutti è proprio in via

Con noi Davide, compagno amico di Dax e dell’associazione Dax – Sedicimarzoduemilatre.

Ascolta o scarica qui.

Di seguito, il comunicato per l’appuntamento di giovedì 16 marzo 2017 a Milano:

Alle ore 21:00 Partenza del corteo da via Brioschi!

Dalle ore 18:30 concentramento in via Brioschi!
Rappresentazione teatrale a cura di Daniele Biacchessi su Fausto e Iaio, per presentare il film-documentario da poco uscito.
Seguiranno gli interventi dei compagni di Fermo sull’uccisione per mano fascista di Emmanuel Chidi Nnamdi e dei compagni e parenti di Abd El Salam anche lui morto durante un picchetto, ucciso dall’arroganza del capitalismo.

Antifascismo è anticapitalismo, anticapitalismo è antifascismo!

Aquì no se rinde nadie!

Sono passati 14 anni dalla scomparsa di Dax, compagno ucciso durante un agguato fascista, e dagli scontri all’ospedale San Paolo di Milano. In una fase storica in cui assistiamo a un progressivo diffondersi di politiche di esclusione a danno di profughi ed immigrati, e il proliferare di rigurgiti razzisti che ne giustificano l’applicazione, questo anniversario lo dedichiamo a due migranti uccisi dal servilismo fascista e dall’arroganza del capitalismo.
Si tratta di Abd El Salam, ucciso nel settembre scorso a Piacenza davanti ai cancelli del suo posto di lavoro, mentre lottava per i propri diritti, e di Emmanuel Chidi Nnamdi, ammazzato nel luglio 2016 a Fermo per aver risposto agli insulti di un esponente di Casa Pound. Entrambi hanno versato il loro sangue perché non hanno accettato il sopruso e il razzismo, reagendo con fierezza e determinazione alle ingiustizie. Storie che ci appartengono come quella di Dax, che entrano a far parte delle nostre lotte e della nostra memoria, esempi importanti per chi non abbassa la testa e non si arrende.
L’assemblea allargata delle compagne e compagni di Dax ha voluto dare, come ogni anno, questo significato antifascista e anticapitalista alla giornata del 16 marzo. Nel presidio in via Brioschi e durante il corteo nel quartiere Ticinese, porteremo tematiche alle quali Dax ha dedicato la propria esistenza: la lotta per il diritto alla casa, l’antifascismo e l’antirazzismo, l’internazionalismo, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sulla natura.

Contro fascismo e razzismo Dax vive nelle lotte!images

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expo-300x157Perquisizioni della guardia di finanza al comune di Milano nella giornata di giovedì 9 febbraio. E’ l’Anac ad aver richiesto l’incursione per accertamenti amministrativi. Si parla di un totale di 16 milioni di euro su diverse gare d’appalto su fondi governativi stanziati per Expo e gestiti direttamente dal Comune. Gare d’appalto per migliorare e semplificare alcuni servizi della giustizia nel Tribunale di Milano, in vista dell’Esposizione universale. Affidamento avvenuto sulla base del “Tavolo Giustizia” per Milano, che altro non era che un protocollo d’intesa firmato nel dicembre del 2009.

L’azione dell’Anac nasce da alcune denunce giornalistiche, la prima datata 2014 dal sito Giustiziami.it. “Abbiamo trovato negli uffici del Comune di Milano le carte (consultabili qui: Documenti appalti Expo e Documenti appalti Expo 2) che giustificano gli affidamenti diretti a imprese beneficiarie dei fondi Expo per migliorare la giustizia milanese. Un  bel ‘tesoretto’ di diversi milioni di euro  che è stato distribuito a fortunate aziende o enti scelti senza una gara, diremmo quasi ‘sulla fiducia’.  La legge prevede questa possibilità anche per appalti al di sopra dei 40mila euro, la soglia sotto la quale i contraenti fanno un po’ quello che vogliono, senza bisogno di una competizione. “ Così si apriva l’articolo di Manuela D’Alessandro datato 21 ottobre 2014.

Una nuova prova di come Expo sia stata incredibile occasione di spartizione di ricchezze al di fuori di regole chiare. La moratoria che ha guidato i lavori di preparazione del grande inutile evento non copriva però le evidenze su ciò che stava accadendo. Bastava un po’ di attenta osservazione per accorgersene.

Abbiamo commentato le novità odierne con Frank Cimini, giornalista giudiziario e tra i curatori del sito www.giustiziami.it ascolta o scarica

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E’ morto ieri, lunedì 26 dicembre 2016, a causa di un male incurabile, Andrea Bellini,  65 anni, storico compagno milanese.

Andrea Bellini, assieme al fratello Gianfranco, fu tra i fondatori del collettivo del quartiere Casoretto, uno dei più importanti servizi d’ordine dei gruppi dell’Autonomia nella Milano di fine anni Sessanta e anni Settanta, tra il 1968 e il 1976, passato alla storia come “La Banda Bellini” soprattutto grazie all’omonimo romanzo di Marco Philopat, la cui narrazione è costruita proprio a partire dai racconti orali del Bellini.

Come scrive Philopat proprio nell’introduzione al romanzo, la storia di Andrea Bellini e del fratello Gianfranco – scomparso nel 2012 – è la storia “di un gruppo di giovani proletari milanesi, che proprio come i quattro protagonisti del film Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah, si scagliarono da soli contro un esercito intero, per fare la cosa giusta”.

Un’epopea che attraversa le lotte e le grandi mobilitazioni della Milano degli anni Settanta. Gli scontri con Polizia e Carabinieri, la difesa dei cortei del movimento, l’antifascismo militante, ma anche un modo nuovo e altro di vivere i rapporti, la socialità, i quartieri e le strade della città.

L’esperienza della Banda del Casoretto, grazie ai racconti tramandati dallo stesso Andrea, ha saputo diventare mito, esempio di ribellione e militanza, simbolo di quella rottura con le tradizioni e i dogmi del Partito Comunista Italiano e del movimento operaio tradizionale che irruppe negli anni Settanta con la pratica dei bisogni e dei desideri della nuova composizione proletaria giovanile che viene dalle periferie.

Fonte: InfoAut

Milano contestato Renzi in visita al Museo della Scienza, violente cariche della polizia. Occupati poi gli uffici di Poste Italiane, complici delle deportazioni. Ad Ancona porto indisponibile all’attracco della nave turca Qezban, grazie all’azione degli attivisti #overthefortress che hanno bloccato l’ingresso principale dello scalo dorico.

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ALa #NoBorderCaravan, partita nei giorni scorsi dalla Germania per arrivare al No Border Camp di Salonicco (leggi l’appello di adesione di Agire nella crisi), è giunta oggi a Milano, per poi scendere domani verso Ancona e salpare il giorno successivo verso la Grecia.  L’arrivo della carovana è stato motivo d’iniziative sul terreno dell’antirazzismo e dell’accoglienza ai profughi sia nel capoluogo lombardo che in quello marchigiano.
A Milano gli attivisti italiani e tedeschi contro le frontiere sono stati violentemente caricati dalla polizia, mentre si stavano dirigendo al Museo della scienza e della tecnica per contestare il premier Renzi ed il Governatore della Lombardia Maroni, attesi per un incontro istituzionale. Nel corso delle cariche due studentesse hanno riportato ferite alla testa.
Tema della protesta è stato il sostegno dell’Italia al vergognoso accordo tra UE e la Turchia e la volontà del governo italiano di riprodurre il patto con i Paesi di origine e di transito dei migranti africani. Il migration compact, proposto dal governo Renzi, ricorda l’accordo tra Berlusconi e Gheddafi e mira ad esternalizzare le frontiere dell’Ue, armando gli eserciti dei Paesi dittatoriali per reprimere i flussi migratori.
La mobilitazione è proseguita con l’occupazione degli uffici delle Poste Italiane di Milano. L’ente è responsabile della deportazione dei migranti, via aereo, da Ventimiglia in Sicilia, dove vengono rinchiusi nei CARA o negli hotspot, dai quali potrebbero essere espulsi nei loro Paesi d’origine.
La giornata dedicata alle migrazioni è continuata pomeriggio di fronte all’Aldini, struttura nella quale sono ospitati in pessime condizioni centinaia di migranti, con workshop tematici e incontri con gli abitanti del quartiere ed i richiedenti asilo.
Ad Ancona gli attivisti #noborders sono scesi in strada tramite due blitz agiti simultaneamente.
Una parte degli attivisti ha letteralmente scalato i silos del porto di Ancona – famosi per i murales di Blu – per poi calare dalla cima uno striscione di 30 metri, visibile da tutto il porto, con scritto “refugees welcome”. Contemporaneamente altri attivisti bloccavano l’ingresso principale del porto dorico, tramite una catena fatta di salvagenti arancioni, diventati ormai il simbolo della disperazione e della speranza di chi attraversa il Mediterraneo.
Durante il blocco al porto si è tenuta una conferenza stampa dove sono state spiegate le ragioni della presenza marchigiana al No Border Camp di Salonicco.  Al centro delle iniziative vi è il tema dei confini e di come essi da una parte impediscano la circolazione di esseri umani e dall’altra favoriscano il transito di merci e capitali. Per una volta abbiamo voluto che fosse il contrario e, infatti, era previsto un terzo blitz in acqua con gommoni e mute per bloccare la partenza della nave cargo battente bandiera Turca, che ogni martedì attracca al porto di Ancona, garantendo il trasporto merci per il governo del neo-sultano Erdogan.
Le autorità  turche, saputo dell’iniziativa, hanno fatto  evitare alla nave lo scalo al porto dorico, dirottandola verso Trieste. Un risultato molto importante questo, perché non si può parlare di politiche migratorie e confini senza mettere al centro della critica politica e della conseguente azione,  lo scellerato e criminale accordo Turchia-Europa.
Durante la conferenza stampa gli attivisti #noborders hanno anche ricordato Emmanuel, ragazzo nigeriano ammazzato a Fermo da Amedeo Mancini, un fascista militante di Casa Pound. Dopo il corteo autonomo di sabato scorso che ha portato in piazza circa 500 manifestanti, questa sera gli antifascisti saranno di nuovo in piazza a Fermo per portare striscioni, colori e parole durante la kermesse organizzata dai sindacati confederali.

http://www.globalproject.info/

 

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Saranno cinque giornate di musica all’interno di spazi liberati o per le strade, con l’intento di ribadire l’importanza dell’autogestione in ogni aspetto della nostra vita.

29 giugno @Villa Vegan Squat

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Dalle 19.00 manicaretti Vegan, presentazione delle 5 giornate DIY e presentazione della Consultoria Autogestita.

Dalle 21 live con:

(Non portate i cani perché come vedete nell’immagine ci sono le galline che girano libere, dunque non è proprio il caso).

Villa Vegan Squat, via Alessandro Litta Modignani 66, Milano.

30 giugno @COA T28

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Dalle 19.00 dibattito e aggiornamenti sulla situazione degli sfratti a Milano con il comitato lotta per la casa.

Dalle 21:30 live con:

  • Kontatto (80’s hc/crust da Milano)
  • Shitty Life (punk da Parma/Trento)
  • Suppurated (non lo so, non li conosco e non ho info, help)
  • Mostron (d-beat/crust/raw’n’roll da Varese)

COA T28, via dei Transiti 28, Milano.

1 luglio @Cascina Torchiera

diy-1-luglioDalle 19 cena Vegan con dibattito “Vegan al supermercato: le implicazioni per la liberazione animale”, con Marco Reggio.

Dalle 21:30 live con:

  • TØRSö (hc sXe dagli Stati Uniti)
  • Hobophobic (miltant hc da Taranto)
  • Call The Cops (punk rock da Bologna)
  • wwounds (punk/hc da Milano)
  • Skaya (roba veloce from Valtellina)
  • Cerimonia Secreta (punk rock da Milano)

Cascina Torchiera, Piazzale Cimitero Maggiore, Milano.

2 luglio @FOA Boccaccio

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Dalle 15 mercatino delle autoproduzioni e workshop aperti per tutto il pomeriggio di:

  • serigrafia, a cura di Serigrafatti
  • sartoria, per chiunque voglia chiedere consigli e imparare tecniche base di cucito. Inoltre pupazzi e puntaspilli NO STOP
  • “tutti gli animali, tutti”: laboratorio di distruzione e costruzione spontanea, da forme casuali di cartone. Totalmente non sense, tenuto da Babi Simmia

Dalle 18 live con:

  • Storm{o} (hc/metal/punk da Belluno)
  • ANF (powerviolence da Palermo)
  • Viscera/// (metal/psych da Piacenza)
  • Vetro (hc/surf/punk da Venezia)
  • Double Me (hc da Padova)
  • Crtvtr (mind blowing post hc da Genova)
  • Muscle Worship (irrivent post punk dagli Stati Uniti)
  • selvə (black metal da Lodi)
  • Corpse ( hc punk da Milano)
  • ZiDima (noise/post core da Monza)
  • Sho (instrumental core da Milano)
  • Gordo (prog’n’ roll da Milano)
  • Thrownness (hc/metal/grind da Milano)

Foa Boccaccio, via Rosmini 11, Monza.

3 luglio @Navigli

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Disgusto e strafottenza Fest #2: per tutta la giornata cibi vegan, birrine fresche, super liquidator e ghiacciolini benefit, direttamente sui Navigli in via Gola.

Dalle 15 live con:

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Sabato 25 giugno si è svolto il MilanoPride 2016 al quale ha preso parte anche il neo sindaco Beppe Sala, contestato dallo spezzone della rete Collettive Femministe Queer che sono quindi state allontanate e aggredite dalla sicurezza. Radio onda d’urto le ha raggiunte farci spiegare cosa è accaduto.   Ascolta o scarica

Di seguito invece il comunicato

Siamo le Collettive Femministe Queer e abbiamo deciso di scrivere questo comunicato per fare chiarezza su quanto accaduto ieri, Sabato 25 Giugno, durante il discorso del Sindaco Beppe Sala al Pride 2016.
Molti giornali hanno fatto riferimento a noi come a un “gruppetto di antagonisti”, avulsi dal resto del, mossi dall’unico intento di disturbare lo svolgimento della manifestazione. La nostra rete è attiva da più di un anno, raccogliendo una molteplicità di realtà LGBTQIA presenti nella città da molto tempo, e in questi mesi ci siamo impegnate a creare spazi gratuiti e occasioni di confronto, all’interno di una Milano che sempre di più dopo Expo è diventata la città degli aperitivi patinati, della cultura mercificata e dello svago classista.
Abbiamo riflettuto a lungo sulla nostra partecipazione al Pride, coscienti del progressivo impoverimento di contenuti politici della manifestazione, schiacciata tra spinte etero-normalizzanti e la vetrinizzazione della comunità LGBTQIA. Abbiamo infine deciso di partecipare al corteo, convinte dell’importanza di portare in piazza un’alternativa critica in un Pride dominato dai loghi di Amazon, Google e Vitasnella, dai comizi paternalistici piovuti dal palco di piazza Oberdan e dalla martellante assimilazione delle nuove famiglie LGBTQIA alla famiglia etero-patriarcale.
Contro tutto questo è stato rivolta la nostra contestazione, durante la quale abbiamo scelto di denunciare la mercificazione dei diritti civili, utilizzati come strumento di consenso politico, e della città di Milano, dove periferie (reali e simboliche) vengono nascoste e dimenticate, per fare spazio a centri gentrificati e igienizzati. La nostra azione è stata accolta non solo dalla violenza e della brutalità della security, ma anche dai cori di alcuni degli stessi partecipanti al corteo degli arcobaleni che ci intimavano di andarcene, in un tentativo di censurare ogni forma di dissenso.
Abbiamo subito pugni, sberle, spintoni e sputi, mentre dal palco echeggiavano parole come “inclusività”, “uguaglianza” e “amore”. Siamo state allontanate dal corteo per mano della DIGOS, mentre il neosindaco chiosava: “Questa è la Milano che voglio”.
Non lasceremo che questi atti spengano le nostre rivendicazioni. Continueremo a denunciare chiunque voglia spingere “fuori” la favolosa diversità che abita ancora la città di Milano.
A presto

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Strada facendo si è sgonfiato molto, il processo contro i manifestanti arrestati per gli scontri al corteo No Expo del primo maggio a Milano.
Un imputato è stato completamente prosciolto dopo aver passato sei mesi agli arresti (metà in carcere, metà ai domiciliari). Come già spiegato qualche settimana fa, era stato fermato dalla polizia addirittura prima della manifestazione, perché privo dei documenti. Dunque aveva il più blindato di tutti gli alibi (era in questura!), ma questo non aveva impedito ad alcuni funzionari di “riconoscerlo” come autore di una serie di azioni e di scriverci pure un rapporto sopra…
Un colpo molto serio, dunque, alla serietà delle indagini. Questo non ha impedito al gup Roberta Nunnari di condannare a 3 anni e 8 mesi Andrea Casieri (è ancora detenuto in carcere) con la concessione delle attenuanti generiche e per i reati di devastazione e incendio, resistenza a pubblico ufficiale e travisamento. Ma se guardiamo alla richiesta abnorme dell’accusa (per lui erano stati chiesti 5 anni e 8 mesi) si nota come ci sia quasi un dimezzamento rispetto alle richieste.
Casieri è peraltro l’unico per cui l’accusa di “devastazione e saccheggio” sia stata accolta in sentenza. Per altri due manifestanti sono arrivate pene fino a due anni e due mesi per il reati di resistenza a pubblico ufficiale. Si vedrà in appello se anche queste condanne resteranno tali.
Gli avvocati difensori Eugenio Losco, Mauro Straini, Luigi Pelazza e Niccolò Vecchioni, hanno espresso soddisfazione per l’esito del processo, mentre la Procura ha accolto, comunque, positivamente il riconoscimento del reato di devastazione nel processo. Una condanna di “mediazione”, per non stroncare del tutto l’operato della polizia e dei magistrati dell’accusa. Non certo il trionfo della giustizia…
Un quinto manifestante, milanese, è ancora latitante, mentre nello stesso blitz erano stati arrestati ad Atene anche cinque anarchici greci per i quali la Grecia, però, nei mesi scorsi non ha concesso l’estradizione non riconoscendo, in sostanza, il reato di devastazione e quella che l’autorità giudiziaria greca ha ritenuto un sorta di “responsabilità collettiva”.
Singolari e “creative” le condanne al risarcimento per Unicredit (che era parte civile per due filiali danneggiate), ma soprattutto il risarcimento per “danni di immagine” per il Ministero dell’Interno, che era parte civile e che aveva chiesto 300mila euro (ne ha ottenuti “solo” 15.000).
Restiamo in attesa di sapere in cosa consista il “danno di immagine” per un ministero di polizia. A noi sembra che l’episodio dell’innocente accusato di “azioni violente” in strada, nonostante fosse già in stato di fermo in questura, sarebbe sufficiente a distruggere l’immagine di un dicastero anche meglio messo di quello guidato da Alfano.

http://contropiano.org/

noexpoassolto Quando si tratta di dissenso politico la giustizia italiana è punitiva e poco attenta alla realtà dei fatti. Se qualcuno non ci credeva ora c’è la spiegazione con disegnino.
Mirko era stato arrestato al corteo del Primo Maggio No Expo a Milano, accusato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo la ricostruzione della polizia avrebbe tirato un grosso sasso ferendo un vice questore in via Pagano.
Quel giorno è stato arrestato, poi è stato tenuto due mesi e mezzo in carcere e altri tre agli arresti domiciliari. Tanto per non sbagliare il Tribunale del Riesame inizialmente aveva disposto che Mirko rimanesse in carcere perchè casa sua poteva diventare «un covo di terroristi» (…si, sono ridicoli e neanche se ne rendono conto).
La morale della favola è che oggi è stato assolto (su richiesta dello stesso pm) da entrambe le imputazioni «perché il fatto non sussiste» e «per non aver commesso il fatto». Dall’analisi di fotogrammi e filmati si è verificato che il verbale dei tre agenti che lo accusavano è falso e contradditorio, tant’è che è stata aperta un indagine su di loro.
La dinamica dei fatti descritta dai poliziotti nel loro verbale si è dimostrata impossibile. Quello che non sapevano è che Mirko era già stato fermato (perchè senza documenti) in piazza Conciliazione da altri poliziotti, che lo hanno preso in custodia prima dei fatti di cui è stato accusato. Per provare a salvare la situazione (perchè quando ci sono i poliziotti di mezzo si fa di tutto per parargli il culo) i magistrati hanno provato a verificare la versione per cui Mirko si sarebbe liberato dai poliziotti che lo avevano fermato, per recarsi in via Pagano, lanciare il sasso sul vice-questore ed essere nuovamente fermato. Ma niente, non sono riusciti a dimostrare neanche questa versione.
Insomma un manifestante si è fatto sei mesi di arresti per 3 poliziotti bugiardi, dei magistrati con la voglia di punire gli oppositori politici e un sistema repressivo che su queste cose si basa.
Per la giustizia italiana chi manifesta va trattato come un criminale, un terrorista. Poi si vede. Per i poliziotti (veri frignoni parassiti alla ricerca della mutua facile, altro che duri..) un manifestante vale l’altro, sono tutti nemici dell’ordine costituito di cui loro, i poliziotti, sono incarnazione. Una volta presa una persona in piazza le prove che abbia fatto qualcosa si trovano o si costruiscono.
Ma questo non sarebbe possibile se non ci fosse una magistratura (ugualmente convinta di essere l’«Ordine») disposta a credere a qualunque versione dei fatti arrivi dai poliziotti. Forse la voglia di somministrare anni di carcere agli oppositori politici li rende creduloni, forse perchè solo mostrando il pugno duro verso i più deboli sperano di avanzare nelle loro carriere, tanto da essere disposti a dire che la casa di una persona (poi assolta completamente) può diventare «un covo di terroristi».
Per ogni caso scoperchiato, come questo, ce ne sono altri cento in cui riescono a mandare la gente in galera sulla base di menzogne.

http://www.infoaut.org/

Milan Expo 2015 protestE’ stato assolto dalle accuse di detenzione di materiale esplodente e di porto di armi improprie un compagno tedesco che era stato arrestato a Milano il 28 aprile dello scorso anno, durante uno dei blitz della Digos nel quartiere Giambellino effettuati prima della May Day No Expo del Primo maggio 2015.
Il giorno del fermo la polizia aveva trovato nella sua auto una tanica di benzina e alcune bottiglie che, secondo l’accusa, sarebbero servite per fabbricare molotov.
Il compagno, studente di giurisprudenza a Francoforte, è finito quindi a processo con l’accusa di detenzione di materiale esplodente. Per questa accusa, però, lo stesso viceprocuratore onorario aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato“. Il giudice lo ha prosciolto perché “il fatto non sussiste”.
Per l’altra imputazione, invece, ossia la detenzione di due bastoni e di due chiavi inglesi trovate nella sua auto, il vpo aveva chiesto otto mesi di arresto con le attenuanti generiche. Da questa accusa l’imputato è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.
Ai nostri microfoni Eugenio Losco, uno degli avvocati difensori. Ascolta o scarica

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