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romania

In risposta alla decisione del governo romeno di accelerare e facilitare l’apertura della più grande miniera d’oro a cielo aperto in Europa, mettendo a repentaglio la salute dei propri cittadini, ieri migliaia di cittadini indignati hanno invaso le piazze delle città’ romene ed europee, per protestare contro la devastazione di un vallata e l’avvelenamento di una popolazione intera.

Nella nuova legge proposta dal governo l’apertura della miniera, pur trattandosi di un progetto privato, viene definita di interesse pubblico eccezionale, prevedendo una serie di deroghe alla normativa vigente ed espropri forzati in caso di opposizione da parte delle comunità locale.

La Rosia Montana Gold Corporation, controllata dalla canadese Gabriel Resources, si sta preparando di portare via l’oro lasciando in cambio cianuro, usato nel processo di estrazione. Un disastro ambientale, nonché culturale e architettonico.

Difatti il progetto prevede quattro perforazioni per un’area totale di ben 16 km² e i pericolosi residui della lavorazione contenenti cianuro, dovrebbero poi confluire dentro un lago artificiale di 6 km² da realizzare in una valle vicina.

Le pesanti conseguenze, tutte a carico della comunità’ locale, comporterebbero la deportazione di ben oltre 2000 persone, la distruzione di 900 abitazioni, nonché la distruzione di un patrimonio naturale e archeologico inestimabile.

Fonte: InfoAut

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Egyptian police, Morsi supporters locked in mosque standoff

Si è concluso l’assedio della moschea al Fatah al Cairo: la polizia ha preso il pieno controllo del luogo di culto dove i dimostranti pro-Morsi sono rimasti asserragliati per oltre 15 ore. Lo affermano fonti della sicurezza, dopo aver già dato notizia del completamento dello sgombero.

La moschee del Cairo verranno chiuse dopo l’ultima preghiera della giornata alle 20.15, mentre ad Alessandria sono previste manifestazioni dei pro-Morsi a partire dalle 19 – quando scatta il coprifuoco in quasi tutto il Paese – dopo l’uccisione ieri di numerosi dimostranti nella città.

La decisione del governo di chiudere le moschee da questa sera è stata presa “per impedire attività estremiste all’interno”, ha spiegato il sottosegretario del ministero per gli Affari religiosi (Wakfs), Mohamed Abdel Razek, sottolineando che la sorveglianza della direttiva nei luoghi di culto sarà assicurata da funzionari del suo dicastero.

Giornalisti nel mirino in Egitto, sempre più sull’orlo della guerra civile: mercoledì scorso, nel giorno che i pro-Morsi hanno ribattezzato la Tiananmen del Cairo, i cronisti uccisi sono stati tre ai quali va aggiunto un fotografo, 15 quelli feriti. Oggi diversi inviati stranieri sono stati fermati e trattenuti per ore. Tra loro quattro inviati italiani: Maria Gianniti e Sergio Ciani (di Radio Rai), Gabriella Simoni (Mediaset) e il suo operatore, Arturo Scotti.

Tour operator sospendono viaggi in Egitto – (di Valentina Roncati) – Lo scoppio della guerra civile in Egitto ha fatto crollare definitivamente le speranze di chi si augurava che la situazione nel Paese, nonostante gli scontri e il sangue degli ultimi giorni, sarebbe tornata in breve sotto controllo. Dopo lo ‘sconsiglio’ di fare viaggi in tutto l’Egitto rilasciato ieri pomeriggio dalla Farnesina, la gran parte degli operatori turistici ha preso in mano la situazione e ha immediatamente bloccato tutte le partenze per il Paese. I collegamenti aerei per l’Egitto continuano ad essere regolari; in particolare i voli per El Alamein, Sharm El Sheikh, Marsa Matrouh e Marsa Alam, voli che però decolleranno vuoti, nelle prossime ore, per andare a riprendere i nostri connazionali che si trovano in Egitto.

Il coprifuoco è scattato ma i dimostranti pro-Morsi, radunatisi a partire dalle prime ore del pomeriggio, continuano a manifestare in diverse città egiziane, in particolare a Helwan, 20 km a sud del Cairo, dove si contano migliaia di persone.

Sono iniziate manifestazioni pro-Morsi anche ad Alessandria: lo mostrano le immagini in diretta delle tv arabe. Cortei anche a Minya, nell’Alto Egitto, a sud del Cairo.

Il governo intanto ha diffuso il bilancio degli scontri di ieri: 173 morti di cui 95 solo al Cairo e 57 dei quali poliziotti. Fra le vittime anche il figlio del leader dei ‘Fratelli’ Mohamed el Badia. Ed a Giza è stato catturato il fratello del leader di al Qaida al Zawahri. Il premier egiziano ha proposto al governo lo scioglimento dei Fratelli musulmani.

Il premier egiziano ha proposto al governo lo scioglimento dei Fratelli musulmani e l’esecutivo sta ora valutando questa ipotesi. Lo riferiscono fonti del governo.

”Il Papa continua a seguire con crescente preoccupazione le gravi notizie che giungono dall’Egitto e continua a pregare e ad auspicare che cessi la violenza e che le parti scelgano la via del dialogo e della riconciliazione” afferma una dichiarazione diffusa dalla sala stampa vaticana.

“Il popolo egiziano è sceso in piazza il 30 giugno contro il fascismo teologico e religioso” dei Fratelli musulmani e del presidente deposto Mohamed Morsi: lo ha detto in conferenza stampa a Heliopolis il consigliere strategico della presidenza ad interim egiziana, Mustafa Hagazy.

Fonte: Ansa

palestina

Ieri carro armati israeliani e bulldozers hanno fatto incursione nella Striscia di Gaza invadendo terreni agricoli di contadini palestinesi. L’ incursione è avvenuta ad est di Jabalia, a nord di Gaza, vicino il confine con Israele. I carro armati hanno aperto il fuoco a caso ed i bulldozers hanno hanno distrutto i terreni agricoli.

Non si riporta nessun ferito.

Nel frattempo abbiamo avuto notizia che l’esercito egiziano ha distrutto almeno 23 condutture che traferiscono il carburante dall’Egitto a Gaza attraverso i tunnel sotterranei.

Due notti fa un drone israeliano si è schiantato a terra al confine con l’Egitto. I media hanno riportato che si è trattato di un incidente tecnico.

Intanto nel Sinai vi è stato un attacco contro un bus di operai, in cui almeno 3 persone sono morte. L’attacco è avvenuto nella città di El Arish.

Ieri a Gaza city si sono tenute due manifestazioni contro il Piano Prawer. Una prima manifestazione, organizzata dal Fronte per la Liberazione della Palestina, si è tenuta al mattino. La seconda manifestazione, apartitica, si è tenuta nel parco di al-Jundi in Gaza city, ed ha visto la partecipazione di molti giovani e studenti.

Rosa Schiano da Gaza

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Da poco tempo, il nostro compagno Clément Méric é stato assassinato. Questo assassinio potrebbe apparire come un segnale d’allarme, in realtà non è altro che la concretizzazione di una lunga serie di allarmi nel corso di questi ultimi anni.

Il cinque anni di governo di Sarkozy sono stati devastanti. La banalizzazione dell’estrema destra dura da un trentennio ma quei cinque anni hanno permesso di varcare un ulteriore limite, abbiamo visto la destra istituzionale appropriarsi delle idee più nauseabonde: stigmatizzazione degli immigrati, discorso violento e populista, islamofobia dichiarata.

Il governo recentemente eletto che si dice “socialista” non sfugge al richiamo della destra che caratterizza l’intero scacchiere politico pur vestendo l’abito formale di un “umanismo” con la pretesa di un cambiamento. In realtà, da molto tempo ha abbandonato gli oppressi, gli sfruttati e i discriminati.

Di fatto, in questi ultimi sei anni ha permesso che si diffondesse la parola dell’odio e dell’ intolleranza lasciando esprimere liberamente le forze più reazionarie.

In questi ultimi giorni le aggressioni razziste e xenofobe, quelle islamofobe e politiche si sono moltiplicate. Ma il PS ha raggionto il culmine dell’ipocrisia con la retata di decine di sans-papiers sabato 8 giugno a Barbés (quartiere popolare a nord-est di Parigi, ndt.) proprio mentre stavamo commemorando il lutto del nostro compagno, approfittando del fatto che non eravamo presenti, proprio là dove avremmo dovuto essere insieme a Clément.

Questa circostanze illustra quanto il governo nel suo insieme sia complice e responsabile di quanto sta accadendo. Non possiamo che contare sulle nostre forze, lottando ogni giorno e senza tregua.

Non possiamo rientrare in una sorta di “normalità” , un voto nell’urna non basta a far fronte al fascismo. Partecipare ad un corteo, manifestare simbolicamente per mettere la coscienza a posto e poi tornare a casa come se niente fosse non basta più.

Oppressi, sfruttati, discriminati, rivoluzionari, progressisti, sindacalisti, militanti politici come Clément, difendiamo la Giustizia sociale, l’Uguaglianza dei diritti contro chi vorrebbe schacciarci.

Clément non è morto solo per le sue idée ma anche per noi ed è un’idea difficile da sopportare. Per lui, per le sue lotte abbiamo il dovere di far si che il suo ultimo giorno sia anche il primo di una risposta antifascista collettiva a generale. Dall’unione delle nostre forze dipende la mobilitazione futura.

Non dimenticare, non perdonare : domenica 23 giugno alle 15, Métro Opéra (Parigi).

Action Antifasciste Paris-Banlieue, Alternative Libertaire, Collectif Antifasciste Paris-Banlieue, CNT Interpro 92, CNT santé-Social RP, CNT-STE 93, Fédération Anarchiste, La Horde, Pink Bloc, Solidaires Etudiant-e-s en syndicats de luttes, Sortir du colonialisme, STRASS-Syndicat du Travail Sexuel, SUD Rail.

Manifestazioni in Francia

22 giugno 2013

– Le Mans, Place de la République, ore 15

– Lyon, Place Bellecour, ore 14

– Marseille, Vieux Port, ore 11

– Montpellier, Place du Peyrou, ore 15

– Nantes, Place Royale, ore 16

– Rennes, Place du Parlement, ore 15

23 giugno 2013

– Bordeaux, Place Jean Moulin, ore 16

– Caen, Place Saint Pierre, ore 15

– Paris, Place de l’Opéra ore 15

Domani è giorno di sciopero generale europeo. Così come in tutta Europa ci saranno manifestazioni di dissenso la crisi l’ha provocata e la sta facendo pagare alle fasce deboli, anche in Italia ci sarà una mobilitazione territoriale che va dal Nord al Sud. Queste sono le manifestazioni più importanti che si svolgeranno in Italia: Roma p.zza della Repubblica h. 9.30; Bari p.zza Umberto h. 9.30; Bologna p,zza Verdi h.9,30; Brescia p.zza Garibaldi h.9; Brindisi p.zza S.Maria Ausiliatrice h.9; Cagliari p.zza Garibaldi h. 9.30; Caserta stazione FF.SS: h. 9.30; Catania p.zza Roma h.9,30; Firenze p.zza S.Marco h.9; Genova p.zza Caricamento h.9;Lecce v. XXV Luglio h.9; Massa p.zza Matteotti h. 9; Napoli p.zza Mancini h 9.30; Palermo p.zza. Politeama h.9,30; Perugia Piazza Italia, 9-13 e 15-18; Pisa p.zza Guerrazzi h.9; Pistoia p.zza Duomo h. 9.30; Ravenna p.zza Garibaldi h. 9; Reggio Emilia vle Montegrappa h. 9.00;Roseto degli Abruzzi (PE) Istituto Saffi h. 9.00; Salerno p.zza Portanova h.10; Siena p.zza della Posta h.9.30; Siracusa presidio al polo petrolchimico/confluenza corteo Catania; Taranto presidio p.zza della Vittoria h. 18; Torino Porta Susa h.9,30; Trieste p.zza Goldoni h.9.30; Vasto via dei Conti Ricci h.9.00.

Domani su questo sito internet proporremo il live non solo delle manifestazioni che si tengono in Italia, ma anche di quelle che si snodano in Europa. Le dirette che proporremo sono quella testuale, quella fotografica e quella video.

Dal presidio pacifico al blocco degli ingressi fatto sdraiandosi davanti ai cancelli, fino ai disordini e ai dodici feriti di oggi. La tensione davanti ai capannoni dell’Ikea di Piacenza, polo logistico per la distribuzione nel Nord Italia, cresce di giorno in giorno. Da due settimane i facchini del consorzio Cgs – in gran parte stranieri – che aderiscono ai sindacati Cobas, hanno avviato una protesta focalizzata sulle condizioni salariali e su presunte discriminazione in ambito sindacale. Protesta sospesa almeno fino a lunedì in vista di nuovi incontri la prossima settimana. “E’ un copione già visto in altre battaglie affrontate in questi anni nel mondo delle cooperative – affermano i portavoce dei manifestanti – buste paghe non veritiere, non pagamento del dovuto, carichi di lavoro inaccettabili, inagibilità sindacale, non applicazione del già misero contratto di lavoro”. Ma per qualche decina di facchini che protesta e tenta di impedire l’ingresso dei colleghi, nonché dei camion che portano dentro e fuori le merci di Ikea, ce ne sono tanti altri che chiedono di poter lavorare regolarmente e non sottoscrivono lo sciopero. Dopo i disordini dei giorni scorsi, con feriti lievi sia tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine, e la pausa festiva di ieri, anche oggi all’alba i facchini – appoggiati da decine di ragazzi provenienti dai centri sociali – hanno impedito ai colleghi di entrare in azienda con i pullman attrezzati già da qualche giorno per evitare danneggiamenti di vetture private e scontri tra lavoratori. Tra spintoni e l’intervento di Polizia e Carabinieri, un facchino è finito nel falò acceso davanti ai cancelli ed è rimasto ustionato in modo non grave: è stato immediatamente portato all’ospedale in ambulanza e medicato. Alla fine i pullman hanno potuto varcare i cancelli degli stabilimenti di Le Mose, nel polo logistico alla periferia Sud della città, scortati dai mezzi della Polizia. Ma alle dieci il presidio di protesta è tornato ad occupare i cancelli di ingresso per impedire l’accesso e l’uscita dei camion che caricano e scaricano la merce del colosso svedese. Per mediare le richieste dei lavoratori che protestano è arrivato questa mattina a Piacenza anche Khaled Mamdouh Shoukry Sheir, viceconsole generale d’Egitto a Milano, in considerazione del fatto che molti dei facchini coinvolti nella vicenda sono di quella nazionalità.

Fonte: Ansa

Di nuovo in piazza i cittadini e le cittadine spagnole che nel tardo pomeriggio di sabato si sono dati appuntamento per circondare il Parlamento spagnolo. Una manifestazione indetta dalla Coordinadora 25S che ha contribuito a fornire cartoline da Madrid che ritraggono strade piene di persone e di piazze straripanti, dove in migliaia continuano a chiedere le dimissioni di Rajoy, ribadendo la propria contrarietà alle politiche di austerità, in concomitanza con la votazione del bilancio per il 2013, presentato martedì scorso. Un bilancio che andrà a incidere sulla popolazione in quanto prevede ingenti tagli nella sanità, educazione, cultura, ecc. Al grido di “No nos representan” e “No debemos, no pagamos” si è svolto quindi il quinto appuntamento dal 25 settembre, quando in migliaia si riversarono nelle strade. Ad attendere i manifestanti, un massivo schieramento delle forze dell’ordine, che già prima della partenza del corteo, ha provveduto -nella consueta logica repressiva- a identificare tutti gli autobus giunti a Madrid per la manifestazione, oltre a identificare numerose persone che vi erano sopra o che semplicemente erano in piazza prima della partenza del corteo, peraltro come avvenne per il 25 settembre e nelle successive grandi giornate di mobilitazione. E mentre le manifestazioni si susseguono nello Stato spagnolo e continuano ad avere la risposta di gran parte della popolazione, non è da meno la Catalunya. A Barcellona infatti, sempre nella giornata di ieri, in migliaia sono scesi in strada per manifestare contro i tagli all’istruzione pubblica per esigere il consolidamento di un’educazione pubblica e di qualità, e non che questa venga sacrificata per salvare le banche. Durante la manifestazione, un gruppo di manifestanti ha tentato di entrare all’interno della sede del governo autonomo catalano. Ad attenderli però la polizia schierata che ha respinto i manifestanti dando vita a momenti di tensione. In altre città minori della penisola iberica, mentre a Madrid e a Barcellona si svolgevano i due partecipati cortei, si sono svolti altri presidi e piccoli cortei.

Fonte: InfoAut