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520 milioni di euro per un calciatore. Niente moralismi, questo è il capitalismo finanziario, una bolla che esploderà

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Non ha suscitato particolare scandalo l’oltre mezzo miliardo di euro che gli sceicchi del Qatar, proprietari del Paris Saint Germain e di tante altre cose tra le quali anche mezza Milano, hanno speso per il giocatore di calcio Nyemar. Nel passato cifre ben inferiori avevano suscitato più disagio pubblico. Ma allora era un altro mondo, quello di squadre di calcio in mano a Berlusconi o simili, ricconi di dimensione locale, in un mondo nel quale la globalizzazione non era ancora diventata un dogma. In italia negli anni 50 del secolo scorso il Napoli di Achille Lauro acquistò Jepsson per cento milioni di lire. Quella cifra, allora giudicata enorme, fu misurata con lo stato di miseria della città, era naturale farlo. Oggi a quale realtà andrebbero collegati i 520 milioni di Nyemar, con i tre miliardi di poveri? No la dimensione è troppo grande, da tutti i lati, il numero come diceva Monsieur Verdoux-Chaplin, legittima.
Quindi non ci saranno moralismi per una cifra con la quale si potrebbero fare tante cose per le quali normalmente si dice: non ci sono i soldi. È il capitalismo mondiale che funziona così e chi lo contesta di solito si trova sulla lista nera degli esportatori di democrazia.
Nessuno dirà che il mondo del calcio è oramai completamente falsato da piramidi di soldi, irraggiungibili per gran parte delle squadre; non funziona così anche la politica, quanti miliardi ci vogliono per diventare presidente degli Stati Uniti? E i super manager che prendono 1000 e più volte lo stipendio dei loro dipendenti finalmente potranno tirare un sospiro di sollievo: Nyemar legittima tutti.
E poi è vero che il calciatore è pure un tipo simpatico, non è certo un gigante come Maradona, Pelè, Cruiff, che in soldi valevano di meno, però è bravino. E poi non é mica detto che tale montagna di danaro serva a vincere il campionato, si sa la palla è rotonda.
I veri risultati di questo affare sono tre e a me sembrano tutti positivi. Primo, è reso ridicolo il concetto di merito, che viene sempre sbandierato dagli ipocriti apologeti del mercato. Secondo, è resa ancora più evidente l’assoluta arbitrarietà della distribuzione e concentrazione della ricchezza. Terzo, come tutte le bolle finanziarie, anche quella del calcio improvvisamente scoppierà e sarà parte di una nuova fase della crisi. E questa schifosa globalizzazione, che sta precipitando l’umanità indietro di secoli, comincerà a disintegrarsi. Non voglio dare altri meriti al povero Nyemar e agli sceicchi che l’hanno comprato, sono solo parte di un sistema che non ha futuro.

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