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biomassa01 http://www.ecn.org/asilopolitico/ – La centrale di Capaccio-Paestum sembra giunta alla definitiva realizzazione: è giusto quindi ipotizzare il passaggio a vere e proprie iniziative concrete di lotta e azioni collettive di protesta associate all’ indignazione della comunità locale forte e reattiva, pronta a indirizzare la protesta anche nei confronti delle istituzioni. Serve una presa di coscienza collettiva, con o senza il permesso dell’attuale sistema politico-finanziario che ha dimostrato di non avere gli strumenti etici per rinunciare all’attuale modello di sviluppo economico che ci sta portando dritti al rischio estinzione, anche se con un consolatorio “bio” o “green”. Noi cittadini, invece, possiamo ancora fare qualcosa: dobbiamo cambiare la nostra visione del rapporto ambiente-salute ed esigere che i nostri amministratori compiano il loro mandato nel pieno rispetto dell’ambiente, della salute, e della Costituzione, senza barattare le nostre ricchezze e il nostro territorio con presunti impianti “dichiarati sicuri”. Le Istituzioni locali e limitrofe devono subito fornire supporto ai cittadini nel contesto di procedure di partecipazione condotte nel massimo della trasparenza per ridurre lo squilibrio che emerge tra il bene comune danneggiato e l’utile privato. Per tanto è dovere di tutte e tutti coloro che hanno a cuore i valori della salute e l’integrità del territorio mobilitarsi attivamente in tutte le azioni che si svolgeranno atte al contrasto della realizzazione della centrale, numerosi sono i precedenti che dimostrano che:
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Solo la LOTTA PAGA!

Il Collettivo Autonomo Il Granma aderisce sostiene e promuove ogni iniziativa di contrasto alla realizzazione dell’impianto di biomasse Sorvella-Sabatella!!!

INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE CHE SI TERRA’ A CAPACCIO SABATO 30 GENNAIO

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(tratto da”FINO ALL’ULTIMO BATTITO” – anno 2013)

jan “…Un Compagno, ma prima di tutto un amico anzi un fratello, che ci manca e come che ci manca, di cui piangiamo la prematura scomparsa soprattutto per quello che ha rappresentato in vita.
…Le prime lotte iniziate quando tutti andavamo ancora all’Università di Salerno con la nascita del ‘Laboratorio Studentesco’ e Jan che dall’alto della sua esperienza pregressa ci guidava da fratello maggiore.
…Ma come dimenticare i tanti concerti ad ‘Asilo Politico’… oppure le infinite riunioni politiche che spaziavano dal locale al ‘Nazionale’ con Jan sempre pronto e puntuale ad intervenire per dire la sua con cognizione di causa.
Ma oltre al lato politico dicevamo che Jan per noi era un amico fraterno poichè tante sono state le serate trascorse insieme a sorseggiare una birra o anche a discutere di calcio…
…Il vuoto che ci lascia è davvero immenso e sarà difficile colmarlo…”

“BUCO 1996 -nei secoli a chi fedeli”

 

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Quasi 4 milioni di euro vengono elargiti ogni anno dal Comune di Salerno al Teatro Verdi. In questi “pochi spiccioli” sono compresi anche i 400.000 € per il compenso del Direttore Artistico Daniel Oren. Ciliegina sulla torta?!? 45 mila euro erogati dal Comune per la rassegna del Teatro Diana.
Da questi fondi pubblici destinati alle strutture di divulgazione artistica (musica, danza, teatro, arti visive, ecc.) qualche ingenuo o sprovveduto viandante potrebbe pensare che nella nostra città ci sia un circuito culturale tale da rendere la nostra comunità un laboratorio collettivo, tanto da meritarsi uno dei primi posti nella classifica per la qualità della vita.
Per esprimere il nostro sdegno riproponiamo l’articolo del 20 Novembre scorso apparso sul nostro sito www.asilopolitico.org:
Il tasso di civiltà, della qualità della vita di una città e di una comunità, è commisurato dal livello di emancipazione culturale, relazionale, dal livello di qualità della vita, dall’equità sociale, dalla libera fruizione dei servizi pubblici – sport, sanità, trasporti, assistenza sociale, studio…
Che il Teatro Verdi, nonostante l’ingente quantità di denaro pubblico, sia da stimolo o espressione di una dinamicità artistica e culturale, nessuno in questi decenni se ne è accorto!
La dimostrazione è nel numero impressionante di emigranti del mondo artistico, culturale e intellettuale, che ingrossano il flusso di chi da Salerno fugge verso altre città o nazioni. Anche la fuga dei cervelli, artisti e studiosi rientra nel numero dei mille salernitani che ogni anno fuggono dalla nostra città.
Per il Teatro Verdi, con ingressi gratuiti solo per i Consiglieri Comunali e “politici” locali, con i costi dei biglietti accessibili solo ai ricchi e alla borghesia salernitana, con il livello culturale rappresentato da passerelle e da sfilate in pelliccia delle consorti/amanti di politici e professionisti che, per la maggior parte vengono da Napoli e da Avellino, sono destinati questi finanziamenti pubblici.
Al contrario per le attività e spazi sociali distribuiti sul territorio che con enormi sacrifici resistono nell’opera emancipatrice della comunità salernitana, non esiste nessun sostegno pubblico, nonostante progetti di alto spessore sociale e culturale presentati. Se non per quegli spazi organici e funzionali elettoralmente all’attuale status politico locale, quindi degni di visite del sindaco con annessi plausi mediatici.
Che dire …
Sono soldi spesi bene?!? Se 4 Milioni di Euro (soldi pubblici) vengono erogati ogni anno per elevare il tasso di plebeismo e di decadenza culturale di Salerno – IO NON CI STO! Anche su questa ennesima opera di privatizzazione e di applicazione del neoliberismo sul territorio, dal nostro sito rilanciamo la nostra indignazione e il nostro urlo:

IO NON CI STO!

Jan Assen

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CSA JAN ASSEN – In segno di stima e riconoscimento alla destra ed alla mafia turca per il sostegno all’ISIS !
Ecco come si finanzia un fedele alleato della NATO che nel nuovo Dis/Ordine Mondiale garantisce il controllo territoriale, in funzione anti Russia, di un’ area geopolitica sul Mediterraneo fondamentale per i  piani strategici USA.
La cifra dei 3 Miliardi di Euro, ufficialmente concordata e considerata iniziale, in cambio della gestione dei flussi migratori, risulta sulla carta essere destinata con finalità umanitaria per il miglioramento delle condizioni di vita nei campi profughi dove sono rifugiati  migranti  siriani in fuga  dai bombardamenti.
Ipocritamente tale finanziamento viene presentato come scelta umanitaria Europea e come banco prova per un’annessione della stessa Turchia all’UE.
Nel linguaggio e nella pianificazione della politica turca tendente alla costruzione della Grande Turchia su base etnica religiosa (modello israeliano) tale scelta umanitaria potrebbe tradursi nel trasformare delle “zone sicure”, in grado di ospitare sino a cinque milioni di profughi, in insediamenti anche in terra kurda con la presenza dell’esercito turco con funzioni di “polizia” e di associazioni pseudo umanitarie sotto l’insegna della mezza luna.
Gli avvenimenti di queste ultime settimane, l’abbattimento del jet russo, gli attentati in Libano, gli attentati di Parigi, l’esecuzione in diretta di Tahir Elci avvocato dei Kurdi, l’arresto del direttore Can Dundar e del capo redattore Erdem Gul del giornale Cumhuriyet che comprova  la  fornitura di armi da parte dei servizi segreti turchi all’ISIS così come le dichiarazioni di Putin circa il corridoio dei rifornimenti di petrolio al califfato, sfacciatamente dimostrano il coinvolgimento della Turchia sia direttamente che indirettamente in tali nefandezze.
La coalizione mondiale anti ISIS, oltre a finanziare e mantenere rapporti i suoi sostenitori (Turchia, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita) spudoratamente nello slogan “difendiamo i valori del modo di vivere occidentale” legittima con ulteriori guerre, economie di guerra, legislazioni speciali di guerra, questo caos, che sarà sistemico, e nulla viene analizzato circa le responsabilità delle politiche finanziarie del Fondo Monetario Internazionale che affama impoverisce in larga scala i paesi africani e mediorientali ed in scala locale le periferie della Fortezza Europa dove povertà e discriminazione determinano ideologie fondamentaliste oltre che xenofobe di destra anche religiose.
E l’Italia rispetto alla Turchia ?
Renzi, in attesa del via libera ad indossare l’elmetto per la Libia, ripete come un pappagallo  le stesse frasi di Obama ed Holland,  Peppe Grillo non pervenuto ma, roba da non credere, chi ha alzato il tono della protesta contro la Turchia è stata la Lega che con Mario Borghezio (O’ sciupatiell’) si è fatto portavoce della lettera aperta di Can Dundar ed Erdem Gul  inviata dal carcere di Siluri  a Istanbul dove sono detenuti ai leader U.E di non chiudere gli occhi sulle pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa della Turchia in cambio di un accordo sulla crisi migratoria. Quali valori e cultura di vita occidentale capitalista liberista dovremmo difendere?
Quelli dei Mc Donald’s, quelli della Chevron che nel nome dello sviluppo e della modernità stanno distruggendo il nostro pianeta?

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Dopo il Medio Oriente toccherà all’America Latina ? Nelle strategie economiche e militari della NATO e nelle pianificazioni di medio e lungo termine che, storicamente hanno sempre contraddistinto la politica degli Stati Uniti d’America e dei suoi fedelissimi (Turchia ed Israele) il vecchio e nuovo Dis/Ordine Mondiale non può non prescindere dall’opera di destabilizzazione di quei paesi che tendono all’autodeterminazione. Visto che il Lupo perde il pelo ma non il vizio, banale spiegazione riferita alla politica imperialista degli Stati Uniti, principale promotore del Pensiero Unico Globale. Gli USA mal tollerano che i paesi dell’America Latina diano slancio all’opera di consolidamento, di autonomia e di rifiuto della dipendenza dal neo-colonialismo degli Stati Uniti.
I paesi dell’America Latina (Cile, Argentina,Venezuela) liberi dalle atroci dittature finanziate e sostenute dagli USA, in questi ultimi anni si stanno caratterizzando come laboratori politici in cui vengono sperimentate forme di socialismo moderno nei confronti delle quali la sinistra europea volge interesse.
Dall’Argentina a Cuba, tutte le nazioni latino americane daql 23 Febbraio hanno costituito la CELAC la cui prospettiva fondante è sintetizzata nel – El nuevo ciudadano del siglo XXI (il nuovo cittadino del XXI secolo)
Nuestro objetivo final es formar al nuevo ciudadano suramericano del siglo XXI: más solidario en lo social, más productivo en lo económico, más participativo en lo político y más comprometido en la defensa de su futuro, que es la preservación del medio ambiente.
La CELAC – Comunità degli Stati Latino-Americani e Caraibici fondata il 23 Febbraio 2010, non ne fa parte il Canada, gli Stati Uniti e i paesi europei con territori nel continente americano (Francia, Paesi Bassi e Regno Unito): Argentina – Bolivia – Cile – Colombia – Costa Rica – Cuba – Rep. Dominicana – Ecuador – El Salvador – Guatemala – Honduras – Messico – Nicaragua – Panamà – Paraguay – Perù – Uruguay.
Con Tabarè Vazquez in Urguay, Evo Morales in Bolivia, Maduro in Venezuela le spinte di un autonoma emancipazione dell’intera America Latina, svincolata dalla globalizzazione del Pensiero Unico, fa preoccupare il suo maggior interprete, gli Stai Uniti che, non si limiteranno al ruolo di osservatori, in quanto, oltre al Medio Oriente nella pianificazione del nuovo Dis/Ordine mondiale un’altra area geopolitica da destabilizzare a medio termine sarà appunto l’America Latina.
E, visto che il buongiorno si vede dal mattino, Mauricio Macri, non appena annunciata la sua vittoria già con le prime dichiarazioni “non consideriamo gli Stati Uniti con acredine”, di fatto ha comunicato l’intenzione ed essere considerato come loro fedele alleato e riferimento degli Estados Unidos.
Ecome se Renzi, che ci sta trascinando nella guerra in Libia con Francia, Turchia, Germania e sicuramente Israele – Possiamo stare sereni.

C.S.A. Jan Assen (Ex Asilo Politico)
Associazione Culturale Andrea Proto

http://www.asilopolitico.org

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Gli ultimi dati ISTAT evidenziano l’impoverimento, la precarietà sociale ed economica, ESISTENZIALE del 70% della popolazione italiana. Un italiano su quattro è a rischio povertà, nel Sud è preoccupante. Un meridionale su due è a rischio!
Per qualsiasi governo democratico, mosso dal buon senso e dalla consapevolezza di rendere civile la propria nazione, sarebbe bastato un solo dato previsionale sul rischio povertà dei propri concittadini per mettere in atto misure efficaci ed evitare il disagio, i problemi sociali-esistenziali causati dalla precarietà! In Italia, il ventennio berlusconiano, dopo una breve e insipida parentesi governativa di Prodi/Bertinotti, risulta essere contiguo con il governo “Renziano” nel passaggio di testimone, rappresentato non solo dalladistruzione dello stato sociale in sè ma, addirittura della memoria e del semplice pensiero.
Figurarsi ora con i contesti europei ed internazionali, con i trattati economici e finanziari del FMI, dell’UE, con i conflitti militari convergenti nel Dis/Ordine Mondiale dettato dalle potenze occidentali (in primis  gli USA), se il mantenimento dello “Stato Sociale” rientra nei parametri e nelle priorità nei principali assertori, compresa l’Italia, del “Pensiero Unico Globale” che si fonda unicamente sull’universalità delle privatizzazioni. Sarà un caso ma, l’ISIS nelle politiche internazionali sta dando un enorme contributo ai grandi della terra nell’opera di consolidamento ed internazionalizzazione del Pensiero Unico Globale, basta osservare i mercati finanziari ed il borsino delle società finanziarie del petrolio, delle armi e del software i cui profitti lievitano a vista d’occhio.
IL PARADOSSO: a smuovere il mercato internazionale è il rapporto import-export (petrolio, armi, software) tra le potenze occidentali e quegli stati arabi finanziatori dell’ISIS, i cui marchi pubblicitari sponsorizzano le divise sportive delle principali squadre di calcio europee. In nome del patriottismo ed in difesa dei princìpi capitalisti occidentali val bene sacrificare lo stato sociale, in Italia e nel resto d’Europa, a favore di una economia di guerra globalizzata contro l’ISIS.
Per il patriottismo è giusto sacrificare il reddito di cittadinanza, la sanità, la scuola pubblica, il diritto alla pensione e la difesa dell’ambiente, poiché i conti ed i finanziamenti dello Stato devono essere indirizzati per la sicurezza!
A fronte di tutto questo è verificato che, dall’inizio dell’anno, lo stato italiano ha speso 24,6 miliardi di euro per le voci di bilancio Difesa e Sicurezza del Territorio e Ordine Pubblico e Sicurezza figuriamoci ora, dopo gli attacchi di Parigi.
Nel “Bilancio della Difesa dopo le spese per il personale, la voce più rilevante è l’acquisto di mezzi aerei, quasi 750 milioni di euro. Dal cielo al mare – per l’acquisto di mezzi navali per la difesa in 10 mesi sono stati spesi 165 milioni di euro, a seguire fabbricati militari (63 milioni), hardware (21 milioni) e vestiario per altri 20 milioni. 16 milioni di euro vanno in combustibili e 60 mila euro per la fornitura di strumenti musicali.
Al di là delle valutazioni politiche, delle problematiche determinate dall’aumento della precarietà, che colpisce il 70% della nostra popolazione, dei timori crescenti di un escalation militare mondiale (vedi jet russo colpito dai missili aria/aria turchi), dei tragici scenari futuri possiamo solo intuire le ripercussioni.
A pagare le conseguenze sarà, come sempre, la “povera gente”.
A tal proposito non stona una dissacrante esclamazione in dialetto campano che rende l’idea di ciò che siamo e che saremo se non si cambia lo stato delle cose: Simm’ semp’ curnut’ e mazziat’…

C.S.A. Jan Assen (Ex Asilo Politico)
Associazione Culturale Andrea Proto

http://www.asilopolitico.org

mila_12239873_10153740222007964_814352418845011772_n-300x217GLOBAL PROJECT – Si presentano alle 5 del mattino. A casa di una compagna poco più che ventenne. Si portano via le sue cose. La portano in Questura, prendono il Dna.
Il Dna.
La rilasciano poco dopo, con accuse che hanno il sapore della follia. E della scelta politica.
Si presentano in altre case sempre all’alba, da 4 di queste prelevano altrettante persone per portarle in carcere, dove sono tutt’ora detenute.
Colpiti al cuore, ci stringiamo accanto alla nostra sorella e reagiamo con la testa, chiedendoci il motivo di una scelta così palesemente insensata da lasciarci sbigottiti.
La repressione per i fatti del Primo Maggio era nell’aria. Sapevamo che avrebbero colpito, pensavamo che avrebbero pescato a caso fra chi, il Primo Maggio, era in piazza a contestare l’Expo delle speculazioni, della cementificazione di aree agricole, del lavoro sottopagato o non pagato affatto, della gestione commissariale che sacrifica i diritti, la sicurezza e la qualità della vita di tutti, dei soldi pubblici drenati per gli affari di pochi.
Fra noi non hanno colpito a caso: hanno mirato e ci hanno colpito al cuore. Hanno scelto chi sta costruendo ogni giorno le lotte e i percorsi di partecipazione nel mondo della scuola, chi anima le battaglie degli studenti mettendo la propria faccia e la propria voce nelle assemblee, nei cortei e nelle iniziative. Hanno scelto chi si spende e si espone in prima persona e sempre per costruire un mondo diverso.
Il Primo Maggio è la scusa: è il presente, e il futuro, che vogliono colpire.
Il Primo Maggio I. era in piazza con noi, a contestare il modello Expo, il modello della deroga ai diritti di tutti per tutelare gli affari dei soliti noti, il modello dei soldi pubblici finiti nelle tasche delle mafie che si aggiudicano gli appalti e finanziano il sistema di cui sono parte integrante, un modello al quale abbiamo opposto le ragioni di un no fatto di contenuti, di costruzione di reti e di percorsi di lotta.
E se i grandi media hanno alimentato per mesi prima del corteo un immaginario di scontri e devastazioni a tutela della passerella dei vip, e hanno avuto gioco facile il Primo Maggio a spazzare via dalla scena pubblica anni di lavoro sui contenuti, di condivisione e di lotte mostrando colonne di fumo nero che si alzava nel cielo della città, noi abbiamo portato in piazza i colori della contestazione a Expo frutto di un percorso faticosamente costruito nei mesi precedenti, che alla radicalità dei contenuti ha associato sempre la ricerca del consenso e della partecipazione, la costruzione quotidiana di pratiche alternative nel modo di vivere, intessere relazioni, fare politica nel territorio e nel mondo globale, costruire economie alternative e sostenibili.
Siamo stati i primi a scriverlo, proprio in chiusura della diretta che raccontava il corteo, e non faremo oggi un passo indietro: un abisso politico ci separa da chi, scavalcando percorsi e scelte collettive faticosamente costruite, ha espresso quel giorno in piazza un immaginario di nichilismo distruttivo che ha scavato una distanza siderale fra il corpo militante e la gente comune, distanza siderale fra chi ogni giorno mette il suo tempo e la sua fatica al servizio della costruzione di percorsi condivisi che ambiscono a farsi capire e ascoltare da tutti e quel pezzo di cittadinanza che paga il prezzo più alto della crisi ma col quale non siamo riusciti a costruire una connessione sentimentale vera, che non siamo riuscita a coinvolgere nelle nostre battaglie, che o sono di massa o sono condannate all’irrilevanza.
E tuttavia.
E tuttavia vogliamo dire forte e chiaro che ci sono cose che sono e rimangono inaccettabili.
Umanamente e politicamente inaccettabili.
Inaccettabile è la galera, luogo di violenza fisica e psicologica inaudita, istituzione totale che nega l’umanità e la dignità, che recide i legami affettivi e toglie identità.
Inaccettabile è annullare in carcere la vita di chi è accusato di aver bruciato una macchina o danneggiato una strada o un negozio.
Inaccettabile è il reato di devastazione e saccheggio, detrito giuridico che dovrebbe scomparire dal nostro ordinamento, reato introdotto in Italia sotto il regime fascista col Codice Rocco del 1930 e usato oggi per punire atti contro la proprietà e l’ordine costituito con un’intensità abnorme e tipica degli scenari di guerra: non può sfuggire a nessuno la sproporzione, oscena ed evidente, fra rompere una vetrina e rischiare da 8 a 15 anni di galera.
È inaccettabile, e non lo accettiamo.
È inaccettabile che lo sguardo sia sempre volto verso quella vetrina infranta, mentre riforme, grandi opere e grandi eventi devastano e saccheggiano realmente i diritti, il sapere, la terra e le persone.
A chi sta affrontando il carcere e la repressione va la nostra solidarietà e il calore della nostra vicinanza: li vogliamo liberi e non li lasceremo soli.

Milano in Movimento, Csoa Lambretta, ZAM – Zona Autonoma Milano, Dillinger Project, Collettivo Universitario Bicocca, Rete Studenti Milano, Casc Lambrate