Posts contrassegnato dai tag ‘Francois Hollande’

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NOTAV.INFO – Il Movimento NO TAV c’è sempre, anche l’8 marzo. A Venezia, per ricordare ai governanti che non sarà il loro centunesimo accordo balneare a rendere credibile il progetto della Torino-Lione. E in contemporanea a Roma al Senato della Repubblica, con gli amministratori e i tecnici del nostro territorio che spiegheranno le nostre ragioni in audizione presso la Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni.
Visto che non abbiamo paura del confronto, poniamo a Renzi e Hollande 10 semplici domande sfidandoli a rispondere in modo esauriente.
E invitiamo tutti a farlo insieme a noi, mandando le stesse domande a chi crede di poter decidere del nostro futuro. Usiamo twitter, facebook, l’e-mail e gli altri mezzi di comunicazione. Qui trovate le 10 schede con le domande, gli indirizzi e i riferimenti (tutti pubblici ovviamente).
Tempestiamoli, saturiamoli!

 

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Aumentare le tasse ai ricchi, come prevede di fare il nuovo presidente francese Francois Hollande, con un’aliquota al 75% per i redditi superiori a 1 milione di euro, “è logico” in un periodo di crisi: lo dice in un’intervista che verrà pubblicata questo fine settimana sul magazine di Le Monde, la stella del calcio francese, Zinedine Zidane, che non si era mai espresso su argomenti politici, fatta eccezione per il suo intervento nel 2002 contro l’allora candidato alle presidenziali del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen. Nell’intervista, di cui sono stati pubblicati alcuni stralci, Zidane, che compie 40 anni il 23 giugno, si dice anche a favore del diritto di voto agli stranieri, un’altra misura del programma di Hollande. “Non ho mai avuto problemi col fatto di pagare le tasse, di versare 50 centesimi per ogni euro che guadagno”, afferma Zidane, aggiungendo: “Non vivo in Francia ma non sono nemmeno in un paradiso fiscale. Vivo in Spagna, pago le tasse come tutti. E oggi, con quello che succede, si andranno a chiedere i soldi a chi ne ha. È logico”. Quanto al diritto di voto agli immigrati nelle elezioni locali, Zizou, figlio di algerini, non ha dubbi: “Non voglio dilungarmi ma una cosa è chiara: chi contribuisce, pagando le tasse, alla vita attiva del Paese, ha diritto di voto”. “Io la penso così”, conclude Zidane.

Fonte: Ansa

Buone notizie per Francois Hollande. Nessuna sorpresa è uscita dalle urne del “terzo turno” elettorale francese, il primo delle legislative a cinque settimane dalla vittoria socialista alle presidenziali. Pur senza “onda rosa”, la sinistra ha confermato in modo netto la sua supremazia sulla destra e il Partito socialista non esclude, al ballottaggio di domenica prossima, di poter conquistare la maggioranza assoluta. Le cifre parlano di una gauche che nel suo insieme (socialisti, Verdi e Front de gauche) totalizza il 46,3% dei voti contro il 33,9 della destra (Ump e alleati) e il 14% del Fronte nazionale. Da solo, il Ps ottiene il 34,9, praticamente alla pari con l’Ump, ma per il peso delle circoscrizioni è nettamente avanti e potrebbe mettere insieme da solo i 289 seggi necessari per la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. In ogni caso, automatico è l’appoggio dei Verdi (4,9%), che hanno la loro leader Cecile Duflot già nel governo. Il Front de gauche, che dovrà affrontare la seconda delusione consecutiva del suo leader Jean-Luc Melenchon, battuto da Marine Le Pen nel duello all’ultimo sangue di Henin-Beaumont, rimarrà ai margini ma il suo appoggio non sarà indispensabile. Fine annunciata per i centristi del MoDem, che non arrivano al 2% e il cui leader, Francois Bayrou, quasi certamente è eliminato ed esce di fatto dalla politica dopo 25 anni. Molto bassa l’affluenza, con una partecipazione al voto del 57,52%, e questo dato fa calare la percentuale di triangolari al secondo turno, gli scontri a tre in cui per lo più il candidato della sinistra e quello della destra devono vedersela con un terzo incomodo del Fronte nazionale. Sarà una settimana di trattative serrate. A destra si inneggia alla mancata “onda rosa” socialista e si invitano gli elettori a non rassegnarsi, come fa Alain Juppé, l’ex ministro e sindaco di Bordeaux che non si è candidato. Per il momento, sembra che l’Ump non voglia concedere “assegni in bianco” alla sinistra dove non sarà presente al ballottaggio e che condizioni il suo appoggio contro un candidato dell’estrema destra al fatto che in quella circoscrizione la sinistra non abbia appoggiato un candidato del Front de gauche. Oltre alla battaglia di Henin-Beaumont, dove la Le Pen inneggia alla vittoria personale (48%), ma sa che quasi certamente non ce la farà domenica prossima contro l’avversario socialista appoggiato dall’“arco repubblicano” dei partiti, le altre sfide personali non hanno riservato troppe sorprese. Segolene Royal, nonostante il suo avversario dissidente socialista non si sia ritirato e confermi la sua presenza al secondo turno in una triangolare, è in situazione favorevole e ce la dovrebbe fare. Tutti gli altri ministri che rischiavano il posto – la regola vuole che se si perdono le elezioni non si possa mantenere la carica nel governo – sono in posizione piuttosto tranquilla per il secondo turno, dalla ministra della Cultura Aurelie Filippetti a quella della Salute, Marisol Touraine. Sono già eletti direttamente al primo turno in sei, compreso il premier Jean-Marc Ayrault, che ha lanciato un appello agli elettori affinché esaudiscano la richiesta di Hollande di avere “una maggioranza ampia, solida e coerente”. Se poi fosse assoluta, i socialisti affronterebbero questi cinque anni in salita con la certezza di non dover negoziare il proprio programma nemmeno con l’alleato più fedele.

Fonte: Ansa

Il governo francese, volente o nolente, ha aperto alla legalizzazione della cannabis. Nonostante il partito socialista del presidente Francois Hollande si sia sempre opposto a questa ipotesi, altri esponenti dell’esecutivo d’Oltralpe hanno espresso posizioni diverse. Ieri hanno fatto scalpore le parole dell’ecologista Cecile Duflot, ministro delle Politiche abitative nel nuovo governo, che si è detta favorevole alla depenalizzazione della cannabis. “L’obiettivo è doppio”, ha spiegato. “Far diminuire il traffico di stupefacenti e la violenza, e avere una politica di salute pubblica. Bisogna considerare la cannabis come l’alcol e il tabacco, stesso regime: una politica di salute pubblica e di prevenzione, in particolare verso i più giovani”. Una posizione, ha tenuto a precisare la Duflot, che “non è quella del governo”. La questione resta comunque controversa nella sinistra francese.

Fonte: Lettera 43

Francois Hollande 17 anni dopo Francois Mitterrand. In mezzo, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e tante sconfitte e umiliazioni per la gauche francese, che stasera si riprende la Bastiglia come non succedeva da tanto tempo. Il nuovo presidente si rivolge subito all’Europa promettendo “un nuovo inizio”, lo chiamano prima Angela Merkel, che lo invita a Berlino, Mario Monti che propone una stretta collaborazione. Poi il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Fra la festa a Tulle e la Bastiglia che lo aspettava, per Hollande è già tempo di preoccupazioni e di lavoro. L’euro ha aperto in calo sui mercati asiatici, le sue promesse elettorali dovranno da oggi fare i conti con il bilancio. Ma ieri sera era il tempo di festeggiare sotto la pioggia nella piazza della cattedrale di Tulle, dove Hollande ha fatto per tanti anni il sindaco e dove tutti gli danno del tu. Dove la fin qui rigida Valerie Trierweiler ride seguendo il presidente sul palco e dice “sono emozionata, non mi rendo ancora conto”. E dove il primo discorso di Hollande, che più che la parola di un presidente sembrava ancora un comizio di campagna elettorale, sfuma sulle note di una fisarmonica. Sul palco ci sono i musicisti locali, che suonano ‘La vie en rose’, mentre lui agita la mano per salutare e Valerie sventola un mazzo di rose rosse. Il tempo di salire su un jet e dopo un’ora Hollande e la sua compagna sono già alla Bastiglia, dove – impacciato ma coinvolgente – il nuovo presidente si è proclamato rappresentante “della gioventù di Francia”, ha annunciato che si tratta dell’inizio “di un movimento europeo” e che è ora “di dire basta all’austerità”. Altro importante test politico si è tenuto in Grecia. I Memorandum e le politiche neoliberali della troika hanno ucciso il bipartitismo in Grecia e hanno distrutto il partito socialista. Però la Nuova Democrazia e il Pasok, grazie alla legge elettorale, avranno una esigua maggioranza. Ma così debole che difficilmente potrà applicare a giugno nuovi tagli di 11,5 miliardi. La sinistra radicale Syriza ha raccolto la speranza dei greci progressisti e di sinistra per l’uscita dalla crisi con politiche di sviluppo e occupazione, costringendo la moderata Sinistra Democratica e il dogmatico Kke a misurarsi già dai primi risultati con la sfida dell’unità della sinistra contro i governi dei banchieri e dei speculatori che distruggono la società greca. La Grecia democratica è sconvolta per l’ingresso dei neofascisti di “Xrisi Avghi” nel parlamento, grazie alla xenofobia che hanno alimentato i governi di Papandreou e ancor di più di Papadimos. I neofascisti hanno guadagnato voti da Nuova Democrazia e dall’estrema destra di Laos. Nonostante gli elettori greci abbiano chiaramente bocciato il Memorandum, Nuova Democrazia e Psok hanno sostenuto nelle prime dichiarazioni la necessità di formare un governo di coalizione capace di rispondere alle richieste dell’Unione europea. Il leader del partito socialista greco Evangelo Venizelos ha auspicato la formazione di una “coalizione dei partiti favorevoli al Memorandum”. Antonis Samaras, leader di Nea Dimocrati, ha parlato esplicitamente di un “governo di salvezza nazionale”, a cui dovrebbero partecipare “tutti i partiti favorevoli alla permanenza della Grecia nell’area dell’euro”. Specificando che sarà necessario chiedere delle “modifiche” al Memorandum.

Fonte: Ansa e Il Manifesto

A differenza delle proiezioni iniziali che davano uno scarto maggiore tra i due schieramenti il dato è cambiato. Sarkozy ha riacciuffato il candidato socialista. Tra i due il distacco infatti è poco più di un punto. I giochi non sono chiusi, ed il centrista Bayrou ed il suo pacchetto di voti saranno contesi da entrambi i candidati fino all’ultimo minuto. Impresa non facile però, perché i due schieramenti che sono cresciuti enormemente a destra e sinistra svolgeranno un ruolo non indifferente nel posizionare la discussione sul versante europeo.  Se è più che probabile che la gran massa dei votanti che hanno appoggiato Mèlenchon appoggino Hollande al ballottaggio  non è detto che chi vota Marie Le Pen appoggi Sarkozy. Assisteremo come abbiamo detto ad una campagna elettorale condizionata sostanzialmente dall’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Europa. Sarkozy ha preso una gran bella sberla ma è ancora in piedi, la partita per Hollande sembra più dura di quanto dicevano i sondaggi. Con il 99% dei voti scrutinati, Francois Hollande è primo con il 28,63%, Nicolas Sarkozy alle sue spalle con il 27,08%, a seguire Marine Le Pen (18,01%), Jean-Luc Melenchon (11,13%), Francois Bayrou (9,11%), Eva Joly (2,28%). I primi sondaggi per le presidenziali danno Hollande al 54% e Sarkozy al 46%. 

Fonte: http://www.controlacrisi.org