Posts contrassegnato dai tag ‘Franco Mastrogiovanni’

franco-mastrogiovanni

Riportiamo integralmente il commento postato su Facebook da Grazia Serra, nipote di Franco Mastrogiovanni, sulla sentenza della Corte d’Appello resa nota oggi sulla morte nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania del compagno anarchico Franco.

Caro zio Franco, sono TUTTI responsabili della tua morte, medici e infermieri. Ma, ai medici, rispetto alle condanne di primo grado, sono state ridotte le pene e revocata l’interdizione dai pubblici uffici. TUTTI continueranno a lavorare. Continuerà a lavorare il medico che ha ordinato di legarti mentre dormivi, quello che ha deciso che non dovevi essere mai slegato, quello che ha deciso che la tua famiglia era meglio tenerla lontana da te, quello che ti ha sentito russare anche se morto da ore, quello che ha pensato che a un cadavere si potesse fare un massaggio cardiaco. Caro zio Franco, si saranno resi conto di quello che hanno fatto?

Grazie a tutte le persone che oggi ci hanno fatto sentire meno soli!

Grazia Serra

franco-mastrogiovanni

“Non voglio credere che li assolvano tutti. No, di fronte alla terribile evidenza di quelle immagini non si può non condannarli”. Era la speranza, la sete di giustizia di Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, a pochi giorni dalla sentenza sul caso del maestro elementare di Castelnuovo Cilento morto per edema polmonare nella notte del 4 agosto nel reparto psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania (Salerno). Il “maestro più alto del mondo”, come lo chiamavano affettuosamente i suoi alunni, morì dopo un ricovero in seguito a un trattamento sanitario obbligatorio e dopo un’ininterrotta contenzione chimica e meccanica di oltre ottanta ore.

E oggi, dopo il dibattimento e la camera di consiglio alla Corte d’Appello di Salerno, è arrivata la sentenza di secondo grado: sono state confermate le condanne ai medici che già in primo grado erano stati ritenuti colpevoli. Ridotte però le pene nei loro confronti e revocata l’interdizione dai pubblici uffici (le pene inflitte in primo grado variavano dai due ai quattro anni, con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni). Condannati anche gli infermieri.

Nella sentenza di primo grado, pronunciata dal giudice Elisabetta Garzo, furono condannati i medici per sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto (il sequestro stesso) e falso in atto pubblico (perché la contenzione non fu inserita nella cartella clinica). Erano stati assolti, invece, tutti gli infermieri.

IL COMMENTO DI MANCONI – “La Corte di appello di Salerno ha condannato sei medici e undici infermieri per sequestro di persona e per altri reati. Si tratta di un verdetto importantissimo che sanziona comportamenti di inaudita gravità da parte del personale sanitario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Vallo della Lucania. Il maestro elementare Franco Mastrogiovanni, nell’estate del 2009, fu legato polsi e caviglie per 87 ore a un letto di contenzione. Abbandonato e umiliato fino a morirne”. Lo dichiara Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti Umani del Senato. “Non interessa l’entità della pena a cui sono stati condannati medici e infermieri (questi ultimi assolti in primo grado) – aggiunge Manconi – ma il fatto che una condanna sia stata inflitta: a conferma che la contenzione meccanica è strumento non solo barbarico ma anche crudelmente illegale”.

LA STORIA DI MASTROGIOVANNI – Il 30 luglio 2009 Francesco Mastrogiovanni, Franco per gli amici, si trova in macchina e percorre l’isola pedonale di Acciaroli (Pollica), nel salernitano. I vigili urbani avvertono il sindaco riferendo che il maestro elementare avrebbe percorso la zona ad alta velocità e provocando incidenti: per l’uomo viene ordinato il Tso. Il giorno dopo, 31 luglio, l’insegnante 58enne trascorre il suo ultimo giorno da uomo libero in fuga dai vigili urbani, dai carabinieri e dalla guardia costiera. Su di lui pende una richiesta di trattamento sanitario obbligatorio, il terzo nel giro di pochi anni: a firmarla è Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica che di lì a un anno verrà ucciso per motivi ancora oggi misteriosi. Il maestro viene avvistato in un campeggio a San Mauro Cilento, dove sta trascorrendo le vacanze. Lì rifiuta di consegnarsi e si getta in mare, dove resterà per due ore accerchiato dalla capitaneria di porto, dalle forze dell’ordine e da una decina di addetti dell’Asl. I medici che lo visitano da riva lo giudicano bisognoso di Tso, confermando il provvedimento del sindaco di Pollica (anche se il maestro in quel momento si trova in un altro comune).

Prima di salire sull’ambulanza dice: “Non portatemi all’ospedale di Vallo della Lucania, lì mi ammazzano”. Lo portano lì, nel reparto di psichiatria, dove circa 87 ore dopo esce su una barella metallica che lo conduce in obitorio. Francesco Mastrogiovanni, Franco per gli amici, morì – di fatto – di fame e di sete legato a un letto d’ospedale. “Mio zio è rimasto legato a quel letto per più di 87 ore – racconta la nipote Grazia Serra – perché lo hanno tenuto così per un po’ anche da morto. Non lo hanno alimentato. Il personale del reparto lasciava il vassoio col cibo lì accanto al letto, ma lui essendo legato non poteva muoversi. Dopo qualche ora, gli toglievano quel vassoio anziché aiutarlo a mangiare”. Le immagini delle telecamere interne dell’ospedale, nel corridoio e nelle due stanzette nelle quali Mastrogiovanni è stato segregato, sono raccolte nel documentario di Costanza Quatriglio “87 ore”.

Fonte: Salerno Today

mastrogiovanni_1

Udienza in Corte d’Appello contro medici ed infermieri in servizio presso reparto di psichiatria ospedale civile di Vallo della Lucania durante la degenza di Franco. Requisitoria del sostituto procuratore generale. Intervento di due avvocati di parte civile (G. D’Aiuto e V. Restaino).

Partecipiamo perché non dimentichiamo.

Invitiamo chi ha conosciuto Franco ad essere assieme a noi.

Comitato Verità e Giustizia per Franco

mastrogiovanni_1

Martedì 10 marzo 2015 presso la Corte d’Appello di Salerno alle ore 11.15 riprende il processo per la morte di Francesco Mastrogiovanni avvenuta il 4 agosto 2009 e che vede sul banco degli imputati i medici (condannati in primo grado a pene varie) e gli infermieri (assolti a Vallo della Lucania) in servizio presso il reparto di psichiatria dell’ospedale pubblico di Vallo della Lucania dal 31 luglio 2009 al 4 agosto 2009.

In questa udienza prenderà la parola uno dei giudici della Corte d’Appello per illustrare il caso e subito dopo avrà luogo la requisitoria del sostituto procuratore generale. Il Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni, unitamente ai familiari, sarà presente nell’aula giudiziaria perché non dimentichiamo e perché la memoria di Franco ottenga giustizia!

Giustizia per Franco e mai più!!!

mastrogiovanni_1

E’ iniziato il processo d’appello per il caso Mastrogiovanni. Il caso del Maestro più Alto del Mondo morto nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania è diventato di stretta attualità nazionale. Al processo di primo grado nella sentenza del 30 ottobre 2012 il primario Michele Di Genio è condannato alla pena complessiva di 3 anni e 6 mesi di reclusione; Rocco Barone, che dispose senza annotarla in cartella la contenzione, a 4 anni, stessa pena a Raffaele Basso; 3 anni ad Amerigo Mazza e a Anna Angela Ruberto, di turno la notte del 3 agosto 2009 durante la quale il cuore di Mastrogiovanni cessò di battere e si accorse del decesso sei ore dopo. Michele Della Pepa è condannato a 2 anni, con sospensione della pena. Per tutti l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I dodici infermieri vengono invece assolti. Ne abbiamo parlato con Peppe Tarallo presidente del Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni.

E’ ripreso il Processo Mastrogiovanni. Ora si è passati a Salerno alla Corte d’Appello, cosa chiedete?

Ci aspettiamo verità e giustizia piene. Nel primo grado ci sono aspetti importanti che   definirei storici come l’aver dichiarato illecita e contro legge la contenzione e aver definito la stessa, per le modalità e il tempo per cui è durata, sequestro di persona e aver fatto discendere da questa la causa di morte. Per fortuna c’è una verità incontestabile e inoppugnabile costituita dal video e una relazione medico-legale ineccepibile e veritiera che durante il processo non è stata neanche scalfita dai tentativi della difesa di trovare cause … naturali o dipendenti da pregresse e preesistenti patologie di Franco, di tipo cardiaco, che comunque sarebbe stata aggravata e fatta precipitare dal regime di prolungata contenzione e dalla mancanza di cure mediche. Anzi in questo caso è mancata perfino la cura della persona lasciata agonizzare in un letto costretta ai quattro arti fino alla fine in giornate torride: altro che tortura e trattamento disumano! Inoltre non solo non gli è stato dato da bere né da mangiare per tutto il tempo (82 ore) ma le poche flebo fatte per idratarlo erano largamente e assolutamente insufficienti per la sua stazza, senza contare che quello che gli veniva somministrato per contenerlo anche farmacologicamente (nel suo caso si sono sommate due tipi di contenzione e i loro effetti combinati risultati letali) erano dosi ritenute durante il processo eccessive e non appropriate al caso. Di fronte a questo caso cosa possono chiedere i familiari di fronte a questo ‘trattamento’ del proprio congiunto? Cosa possono chiedere le parti civili di fronte al trattamento di un cittadino entrato in ospedale per essere ‘curato’ che ne esce morto, affinché casi del genere non si ripetano MAI PIU’? Tenendo conto che in questo reparto di un ospedale pubblico cui ogni giorno i cittadini si affidano con fiducia Mastrogiovanni non è stato affatto curato ma gli è stata inflitta una tortura che gli ha procurato la morte.                                                             Se questo è quello che chiediamo, a livello di processo dico, quello che temiamo è la prescrizione per cui chiediamo una conduzione ferma e serrata come ha fatto la dr.ssa Garzo in quello di 1° grado, contenendo i tempi e stroncando così qualsiasi tentativo dilatorio delle difese, visto che è l’unica arma che hanno.

In primo grado c’è stata la condanna dei medici e l’assoluzione degli infermieri. Come leggi la sentenza?

Ho più volte detto che le pene inflitte ai medici sono irrisorie perché, come è stato fatto rilevare efficacemente dagli avvocati di parte civili, e in particolare dall’avv. Valentina Restaino, queste sono le pene, e credo neanche il massimo, che il codice prevede per il maltrattamento di animali (oltretutto Franco è stato trattato peggio: ad un cane legato si dà almeno l’acqua in una ciotola e un po’ di mangiare). E se le riteniamo irrisorie non è per giustizialismo o sete di vendetta (personalmente ho scritto e detto che vorrei fossero condannati ad essere … buoni, buoni medici e buoni infermieri) ma niente affatto proporzionate alla gravità dei reati contestati e a loro imputati che hanno portato a morte un uomo. Quanto alla sentenza la riteniamo molto positiva e di valore storico senza precedenti perché è la prima volta che vengono sancite le illiceità e  illegittimità della contenzione giudicata sequestro di persona da cui si è fatta dipendere la morte del paziente, ma altrettanto, fin da subito, profondamente sbagliata, sia dal punto di vista umano che dell’etica professionale, per l’assoluzione degli infermieri. La motivazione è la stessa invocata sempre da chi giustifica la commissione di crimini dovuta  a un presunto obbligo di ‘dovere’ obbedire agli ordini di superiori: è una motivazione antistorica (ricorda la tesi dei nazisti),antimorale e contraria all’etica anche professionale, oltre che antigiuridica. Gli infermieri non sono servi senza diritti né doveri rispetto ai medici: essi sono collaboratori della funzione medica (non per niente oggi gli infermieri sono chiamati ‘paramedici’) e la deontologia professionale semmai obbliga al dovere di disobbedire o denunciare e segnalare certi ‘ordini’ ritenuti illeciti e non terapeutici. Questa tesi è stata ribadita e sostenuta, nella fase cautelare, sia dal Giudice del riesame che dalla Cassazione. E poi quale ordine, impartito da chi e quando?! L’ordine di contenere Mastrogiovanni non risulta annotato in cartella e quindi formalmente non impartito ed è stato eseguito approfittando della sua contenzione farmacologica (Franco è stato legato quando era sotto gli effetti dei farmaci ed era in uno stato di sonno e di incoscienza) e osservato ininterrottamente fino alla morte del paziente e si è protratto di turno in turno sia dei medici che dei paramedici.

Avete anche più volte chiesto, a partire dal caso Mastrogiovanni, l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento legislativo italiano. A che punto è l’iniziativa?

Il reato di tortura aspetta da oltre 25 anni di essere recepito nell’ordinamento da quando l’Italia ne ha sottoscritto l’impegno a livello internazionale e questo già la dice lunga su ciò che avviene e si tollera nel nostro paese, che è il paese di Beccaria e pretende di essere la patria del diritto. Ora finalmente c’è una proposta di legge a firma del sen. Manconi ed altri che è stata approvata già al Senato, uno dei 2 rami del Parlamento, quello che vogliono sopprimere o meglio trasformarlo in non elettivo e con altre competenze. Noi come Comitato, amici e familiari di Franco abbiamo parlato fin da subito di tortura o quanto meno di trattamento inumano e la stessa cosa gli altri comitati e familiari dei tanti morti nelle mani dello Stato. La nostra richiesta che appunto non è nuova si rinnova ora in un momento in cui comincia il processo d’appello e la proposta di legge è stata approvata al Senato e aspetta di essere approvata e confermata alla Camera dei deputati. L’introduzione di questo reato è una grande conquista di civiltà ed è (un atto) dovuto alle tante morti di Stato e deve servire ad evitarne altre e, qualora se ne dovessero verificare ancora, a punirle come meritano. Come cittadino e come Presidente del Comitato sono personalmente e particolarmente contento di come questo reato è stato formulato dal senatore Manconi che ha tenuto conto in questo del caso Mastrogiovanni -che per altro lui ha seguito e continua a seguire con attenzione e partecipazione non comuni- come degli altri casi di morte avvenuta e patita da persone che si trovavano nelle mani dello Stato, carceri o ospedali che fossero e comunque ad opera di ‘servitori’ dello Stato che così facendo hanno profondamente tradito. Finalmente il reato di tortura si configura non solo quando essa è finalizzata ad estorcere confessioni e segreti ma anche nella pratica quotidiana quando essa, a mio parere, è ancora più odiosa perché gratuita. Nel nostro primo comunicato stampa diramato a conclusione della prima udienza di appello abbiamo chiesto un’audizione per  consegnare alle commissioni e a ogni componente di esse il video della ‘tortura’ di Mastrogiovanni :il senatore Manconi -che presiede la Commissione Diritti Umani-  ha fatto sapere che saremo convocati quanto prima. Tanto per capirci, se fosse in vigore già questo reato, la pena prevista in questo caso sarebbe di 30 anni … una giusta pena e un ottimo deterrente per comportamenti simili.

Pochi giorni fa c’è stata la sentenza sul caso Cucchi che ha deciso di non decidere. Avete paura che possa succedere lo stesso per Mastrogiovanni?

La sentenza Cucchi ha allarmato tutti e tutta la società civile perché non è civilmente e moralmente accettabile una giustizia di Stato che si autoassolve. Il caso Cucchi, come quello di tanti altri, è di così palmare evidenza che ha spinto perfino il Presidente del Consiglio ad esprimere il suo sconcerto e sgomento. Bisogna dire però che la sentenza ultima è figlia di indagini e relazioni assolutorie e fuorvianti su cause e responsabilità della sua morte. Alla base e fondamento del processo Mastrogiovanni ci sono invece  una prova, anzi la prova provata, inoppugnabile e incontrovertibile, del video e la perizia medico-legale che non lasciano dubbio alcuno sulla causa della morte e sul comportamento e le responsabilità del personale sia medico che paramedico. Potranno continuare, le difese, a tentare di ribaltare la perizia (infatti sembra che abbiano chiesto una nuova autopsia a questo scopo ma, a mio parere, anche a scopo dilatorio, ché  è l’unica arma che gli rimane per salvare con la prescrizione i loro clienti) ma non potranno mai e poi mai ribaltare la verità del video che ci consegna l’immagine di Franco tranquillo, sereno e affabile (stringe la mano agli stessi infermieri che di lui poi non avranno nessuna pietà e cura),che viene sedato senza opporre resistenza e legato poi ai 4 arti durante la sedazione farmacologica; che viene abbandonato a se stesso in queste condizioni abbiette senza cura e senza essere né appropriatamente idratato e alimentato, senza un controllo minimo medico-infermieristico tanto che nessuno si accorgerà della sua morte, avvenuta nella notte, se non dopo ore quando ormai era giorno: quale perizia medico-legale potrà mai negare la stretta dipendenza della sua morte dalla contenzione prolungata dall’inizio fino alla fine, dall’assenza di cure o per cure sbagliate e inappropriate, dalla mancanza di idratazione e alimentazione, e dalla sua posizione allettata che non poteva non portare all’edema? Per questo dico che non temiamo sulla base degli atti e dei fatti nulla di simile ad altre sentenze di altri casi per sfortuna non assistiti da questo tipo di prove. Quello che temiamo, come ho detto, è la prescrizione che può essere favorita da manovre dilatorie laddove venissero consentite. E anche se abbiamo fiducia e stima nel collegio giudicante le esperienze della storia giudiziaria sulle morti di Stato ci mantengono preoccupati ma anche  vigili e allerta. Come abbiamo dimostrato siamo capaci, all’occorrenza, di muovere e mobilitare l’attenzione pubblica e dei mass-media. E ancor più abbiamo fiducia nei nostri avvocati che pur non di grido hanno dimostrato capacità e passione professionali e civili in questo processo e dalla presenza e sostegno delle associazioni costituitesi parte civile e di tutte quelle che in Italia e anche fuori di essa ci esprimono sostegno e solidarietà non comuni.

Chi era nella quotidianità Mastrogiovanni?

Franco Mastrogiovanni era nella vita un maestro, il ‘maestro più alto del mondo’  come avevano amato chiamarlo i suoi alunni, amante della buona lettura e dei buoni libri, colto, solitario quanto socievole ed affabile. Aveva avuto una militanza anarchica che lo vide coinvolto nel caso del delitto Falvella (di cui pochi giorni prima si era celebrato l’anniversario caduto il 7 luglio) e per questo processato, detenuto e assolto: per questo era rimasto sempre nel mirino e all’attenzione delle forze dell’ordine che nel ’99 (tornato da Bergamo dove aveva insegnato per anni) per futili motivi lo fermarono e aggredirono e fecero arrestare: condannato a Vallo della Lucania (il P.M. era lo stesso che, subentrato nel processo ha svolto la requisitoria contro Franco ed ha archiviato le denuncia di Comitato e familiari sulla vicenda del TSO) fu assolto e risarcito per l’ingiusta detenzione in appello a Salerno. Alcuni richiamano i suoi precedenti TSO (a mio parere altrettanto discutibili) e certi suoi momenti di sofferenza e di crisi ormai oggi tanto comuni quanto diffusi, soprattutto se teniamo conto del suo vissuto del carcere patito ingiustamente e anche degli stessi TSO subiti. Ma quale che fossero i suoi comportamenti e il suo carattere nulla giustifica né il TSO ultimo  né la tortura e la morte che gli sono stati inflitte. Sul frontespizio della sua cartella clinica era anche annotato che nell’ultima settimana “ha manifestato una recrudescenza sintomatologia caratterizzata da innalzamento del tono dell’umore, irascibilità, comportamenti aggressivi etero diretti e vagabondaggio” :chi ha dato queste informazioni? Perché è stata riportata una simile circostanza peraltro non veritiera? Comunque, anche se Franco non svolgeva militanza politica era rimasto uno spirito libero e libertario, ispirato dai suoi ideali anarchici tanto è che prima di consegnarsi nelle mani delle forze dell’ordine (e degli infermieri) che erano intervenute a catturarlo e ‘sequestrarlo’, quasi presago della sua fine (‘se mi portano a Vallo mi ammazzano’ aveva detto) intona canti anarchici e frasi di scherno verso il governo e lo Stato.

Quali iniziativa avete in cantiere come Comitato?

Familiari, Comitato e associazioni in occasione del primo comunicato stampa redatto a conclusione della prima udienza d’appello si sono impegnati a dar vita a tutte le iniziative che si riterranno opportune durante le fasi del processo sia per gli obiettivi strettamente processuali e sia per gli obiettivi ‘civili’ che abbiamo sempre detto e che sono riportati proprio nel testo del comunicato e a cui diamo la massima importanza affinché cose e casi simili non accadano MAI PIU’ . Il primo obiettivo civile e politico è quello di ottenere e convincere il Parlamento a votare e recepire definitivamente il reato di tortura. Altrettanta importanza è ottenere da Regioni e Stato quelle misure e norme che impediscano o rendano più difficile che si ripetano casi simili (nuove linee guida e norme che vietino esplicitamente la contenzione fisica, videosorveglianza nei reparti con obbligo di conservarla per 5 anni, accessibilità ai reparti di familiari e associazioni di volontariato, rispetto della dignità e libertà del paziente che non perde lo status di persona e cittadino una volta entrato in reparto, etc. si veda il comunicato che chiedo che pubblichiate).    Il Comitato non lascerà nulla di intentato per ottenere verità e giustizia piene affinché non accada MAI PIU’: solo così ci sentiremo di aver rispettato e onorato la morte di Franco, solo se la sua morte orribile e indegna non abbia a patirla nessuna altra persona.

L’intervista è tratta dall’ultimo numero di Buco1996-nei secoli a chi fedeli??? che potete leggere gratuitamente cliccando qui

mastrogiovanni_1

Inizia questa mattina alla Corte d’Appello di Salerno, alle ore 9,30, inizia il processo d’appello (Presidente, Michelangelo Russo) per il caso Mastrogiovanni, morto nell’ospedale di Vallo della Lucania il 4 agosto 2009, dove – senza alcun motivo – era stato legato al letto di contenzione per 88 ore (il video è visibile in rete).

Al processo di primo grado nella sentenza del 30 ottobre 2012 il primario Michele Di Genio è condannato alla pena complessiva di 3 anni e 6 mesi di reclusione; Rocco Barone, che dispose senza annotarla in cartella la contenzione, a 4 anni, stessa pena a Raffaele Basso; 3 anni ad Amerigo Mazza e a Anna Angela Ruberto, di turno la notte del 3 agosto 2009 durante la quale il cuore di Mastrogiovanni cessò di battere e si accorse del decesso sei ore dopo. Michele Della Pepa è condannato a 2 anni, con sospensione della pena. Per tutti l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I dodici infermieri vengono invece assolti.

Postiamo qui il “Venti Righe” di Ernesto Scelza pubblicato su rednest.org:

Non solo Stefano Cucchi aspetta giustizia per aver trovato la morte violenta per mano di rappresentanti dello Stato che avrebbero dovuto garantirne custodia e cura. A fine luglio 2009 viene prelevato su una spiaggia e condotto nel reparto psichiatrico dell’Ospedale san Luca di Vallo della Lucania Franco Mastrogiovanni. Vi muore dopo 90 ore di pene, immobilizzato su un letto di contenzione, polsi e caviglie legati, imbottito di psicofarmaci e abbandonato da medici e infermieri.

Anarchico, maestro elementare, amato dai suoi alunni -“il maestro più alto del mondo” per la statura che ne faceva un ‘gigante buono’-, appassionato di libri. Coltivava l’ideale di una società antiautoritaria e giusta.

Franco era stato coinvolto nel ’72 in un evento tragico: uno scontro con un gruppo di attivisti missini che distrusse tre vite. Quella del giovane segretario del Fuan, Carlo Falvella, che vi trovò la morte. Quella di Giovanni Marini, che scontò una prigionia condita di violenze e minacce che non terminarono con la scarcerazione, ne condizionarono l’esistenza e ne causarono la morte. E la stessa vita di Franco ne fu segnata per sempre. Una vita che Franco amava e che ha cercato di condurre nel rispetto dei suoi ideali. Da oggi, a Salerno, si svolge il Processo d’Appello per la sua morte, dopo un primo grado che ha riconosciuto la responsabilità di alcuni medici, scagionandone altri e gli infermieri. Ma le telecamere di sorveglianza che mostrano l’agonia di Franco ci dicono di un sistema barbaro e inumano che condanna alla tortura chi gli viene consegnato. E Franco era stato sottoposto a Tso, il ‘Trattamento Sanitario Obbligatorio’, perché aveva infranto il codice della strada, e perché era anarchico. “Noto anarchico socialmente pericoloso e intollerante alla divisa”, così il provvedimento che giustifica il suo prelievo forzato e la segregazione in ospedale.

mastrogiovanni

“Ciao sono Francesco, Franco per gli amici…per fortuna sta finendo, se ne sta andando il dolore, legato, drogato e ucciso per ottantadue ore!”. Sono alcuni versi della canzone che il cantante Davide Gastaldo ha voluto dedicare a Francesco Mastrogiovanni. Il compagno anarchico che è stato barbaramente ucciso, a 58 anni, il 4 agosto del 2009 nel reparto psichiatrico dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania.

La sua lotta non si spegne e così, come ha fatto il “Comitato Verità e Giustizia per Franco”, lo vogliamo ricordare con questa canzone…FRANCO E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI!!!

Non si spegne ancora l’eco sulla sentenza di condanna di primo grado emessa dal giudice Elisabetta Garzo nei confronti dei medici del reparto di Psichiatria dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania dove trovò la morte, ormai tre anni fa, il professore di Castelnuovo Cilento Franco Mastrogiovanni. A riproporre la questione il Comitato Verità e Giustizia per Franco che in una nota chiede che l’Azienda Sanitaria Locale chieda scusa alla famiglia del maestro più alto del mondo: “Il dottore Luigi Pizza, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Vallo della Lucania, ha sempre sostenuto che per fare le scuse avrebbe aspettato la decisione. E’ arrivata e ora le deve pubblicamente sostenere”. Ma non finisce qui perché un altro messaggio è rivolto al direttore sanitario dell’ospedale Pantaleo Palladino che “…finora – dicono dal Comitato – ha ritenuto atto terapeutico la contenzione coprendo ed avallando l’operato dei medici. Ne tragga le conseguenze logiche e morali o altri lo facciano per lui”. Quindi si richiede alla Procura di “…impugnare la sentenza prendendo atto dell’operato del sostituto Martuscelli che ha smontato l’impianto accusatorio originario e chiesto l’archiviazione delle indagini sul TSO”. Ma le richieste del Comitato non terminano qui perché nella nota si puntualizza: “Le istituzioni, finora silenti, rispondano alle interrogazioni e provvedano a regolare le materie di TSO e contenzione in termini di civiltà e tenendo conto della Costituzione. In tutte le strutture psichiatriche sia istituita una videosorveglianza di garanzia non destinata a riavvolgersi e autodistruggersi, ma ad essere conservata in archivio per un congruo numero di anni. Altra cosa altrettanto urgente, fin quando esistono strutture chiuse, è che si aprano ai familiari e al mondo associativo o alle autorità di garanzia in qualsiasi momento”. Sul caso Mastrogiovanni è intervenuto, con un post sul noto social network Facebook, lo scrittore Roberto Saviano: “Una sentenza importante che apre il dibattito su un tema troppo spesso ignorato, quello sui metodi di contenzione applicati nei reparti di psichiatria e sull’applicazione dei trattamenti sanitari obbligatori. A quanto pare esiste un protocollo ufficiale e ne esiste uno ufficioso. Come sempre siamo in ritardo, ma è ora che la prassi rispetti i diritti dei malati”.

Domani riprende il processo Mastrogiovanni. Si tratta dell’ultimo giorno dedicato ai difensori di medici e infermieri che potranno provare elementi a discolpa dei propri assistiti, poi martedì 30 ottobre è prevista la sentenza di primo grado con la giudice Elisabetta Garzo che ha già fatto sapere che vuole arrivare alla conclusione entro la serata. Quindi alle controrepliche saranno destinate, nella mattina dell’ultimo giorno, cinque minuti ad avvocato perché alle 14.00 si apre la camera di consiglio. E proprio per il giorno della sentenza si sta preparando il Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni perché tante sono le richieste che in queste ultime ore stanno provenendo da tutta Italia per poter assistere dal vivo alla lettura della sentenza. Infatti il caso della morte del maestro più alto del mondo nell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania ormai tre anni fa ha smosso numerose coscienze civili sia sul tema della contenzione sia su quello della psichiatria. Inoltre il video integrale diffuso nella sua crudezza non ha fatto altro che acuire il dissenso: “La verità, – dice Vincenzo Serra cognato di Franco Mastrogiovanni – quella oggettiva che è contenuta nel video, l’abbiamo mostrata al mondo intero e continueremo a farlo. L’abbiamo fatto perché Franco ottenga giustizia almeno da morto a Vallo della Lucania”. Serra tiene anche a sottolineare: “L’abbiamo fatto perché non succeda mai più a nessun altro quello che è successo in quei quattro giorni. Franco, per noi e per tutti coloro che hanno avuto modo di vedere quel maledetto video, non doveva essere assolutamente contenuto, ossia legato, perché pur volendo considerare, per assurdo, consentita tale misura, nel caso di mio cognato non si riscontra dal video alcuna ragione per legarlo al letto mani e piedi e addirittura mentre dorme”. Serra conclude: “Non abbiamo mai diffuso menzogne e abbiamo sempre subordinato la nostra richiesta di giustizia soltanto ed esclusivamente alla verità dei fatti accaduti in quel reparto e che sono stati ripresi minuto per minuto dal sistema di videosorveglianza. La contenzione è stata definita blanda dal pm e dai difensori degli imputati, ma se Franco fosse sopravvissuto gli sarebbero rimasti i segni sul corpo perché la contenzione a Franco ha provocato la macerazione di parti genitali”.

Dopo la prima giornata di arringhe dei legali della difesa al processo Mastrogiovanni si accentuano le distanze tra imputati e parte offesa. La strategia che hanno adottato i difensori degli infermieri accusati della morte del maestro di Castelnuovo Cilento è stata basata su una serie di note polemiche che hanno fatto andare su tutte le furie gli aderenti al Comitato Verità e Giustizia. Innanzitutto i difensori degli imputati hanno a turno sottolineato che più di un processo giudiziario quello che si sta compiendo è un processo mediatico: “E’ una falsità – dice Vincenzo Serra cognato di Franco Mastrogiovanni e ideatore del Comitato con Peppe Tarallo e Giuseppe Galzerano – perché la nostra attività è basata solo alla ricerca della verità. Nel video che abbiamo portato in giro per l’Italia abbiamo mostrato anche quei due o tre attimi di umanità che ci sono stati verso Franco il pomeriggio del 3 agosto 2009. Solo pochi attimi. Non abbiamo mai fatto opera di mistificazione perché la richiesta di giustizia deve essere accompagnata sempre dalla ricerca della verità”. Serra poi sottolinea come “…nel corso delle arringhe della difesa il presidente del Comitato, Peppe Tarallo, è stato messo sul banco degli imputati senza riconoscergli il diritto alla difesa che è un diritto costituzionalmente sancito per tutti. Peppe era anche assente e l’ordine del giorno dell’udienza non concerneva di certo lui”. Inoltre Serra ha prima voluto rispondere all’avvocato Francesco Bellucci che ha detto nel corso della sua discussione che il sindaco Vassallo qualche giorno prima del TSO era stato contattato dalla famiglia del maestro affinché firmasse tale provvedimento: “Non abbiamo mai chiamato Vassallo. Anzi in occasione del TSO del 2002, sempre firmato da Vassallo, la famiglia non è stata nemmeno avvisata. Non sono a conoscenza di eventuali accordi tra i familiari di mio cognato e Vassallo”. Poi Serra risponde pure all’avvocato Michele Tedesco che in udienza ha detto che il suo assistito, Massimo Minghetti, ha dato da bere a Mastrogiovanni nel suo turno tra il 2 il 3 agosto: “Non è assolutamente vero perché il paziente a cui viene dato da bere è Mancoletti e non mio cognato”. Insomma la polemica è destinata a durare anche perché oggi a prendere la parola saranno i difensori degli altri imputati tra cui le discussioni più attese sono quelle dei legali dei medici. L’appuntamento è fissato per le 11.30 al Tribunale di Vallo della Lucania.