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Dopo sedici giorni Ettore Casinelli e Alberto Riccardi scendono dal tetto. I due operai del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4 che hanno inscenato la protesta estrema di appollaiarsi sul tetto dello stabilimento a Vallo Scalo per rivendicare le nove mensilità arretrare e un futuro lavorativo certo hanno deciso di lasciare la loro posizione, ma solo perché le difficoltà a livello sanitario si sono ingigantite. Ieri mattina, intorno alle 12.00, ha deciso di scendere Ettore Casinelli che ha tenuto a ribadire come la “…nostra lotta non termina, ma anzi prosegue perché con questa nostra azione abbiamo dimostrato di essere determinati e uniti nel vedere soddisfatti i nostri diritti”, poi nel pomeriggio, intorno alle 17.00, è sceso Alberto Riccardi e questa volta è dovuta arrivare l’ambulanza del 118 poiché la disidratazione che ha colpito l’operaio era ormai giunta ai limiti. Insomma anche se i due simboli della lotta degli operai del Corisa/4 hanno dovuto abbandonare il loro posto la protesta non si estingue. E alla mobilitazione si unisce Cilento Democratico che in un manifesto affisso nei paesi cilentani ha posto alcuni interrogativi relativi alla vicenda: “Se alcuni Comuni hanno incassato la Tarsu ma non l’hanno versata al Corisa/4, c’è qualcosa che non funziona. A chi spetta il compito di accertare eventuali responsabilità?; Quanto tempo occorre per liquidare il Corisa/4? Due anni sono più che sufficienti; Si può continuare a tollerare questa gestione dei rifiuti, prescindendo dalla valutazione dei risultati in termini di raccolta differenziata, riciclo, riutilizzo e riduzione?; Si può continuare a parlare di sviluppo ecocompatibile nell’area parco se nemmeno su una questione fondamentale come i rifiuti si è capaci di diventare esempio virtuoso?”. Insomma una serie di interrogativi che vengono lanciati agli amministratori locali: “Senza voler fare polemica – scrivono gli aderenti a Cilento Democratico – ma solo per adottare un altro metodo politico e di gestione amministrativa che sia realmente orientato da principi di economicità, efficacia ed efficienza”. I lavoratori però attendono risposte che a questo punto i vertici di Provincia e Commissariato sono obbligati a dare senza ulteriori ritardi.

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Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione che si è tenuta ieri presso l’assessorato all’Ambiente della Provincia e che doveva dare garanzie certe ai lavoratori del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4 che da quindici giorni protestano sul tetto dello stabilimento a Vallo Scalo. Dopo cinque ore di discussione è stata garantita la concessione da parte della Provincia di 1.500 euro per ciascun lavoratore come acconto delle nove mensilità arretrate. Inoltre l’assessore all’Ambiente Adriano Bellacosa e l’assessore al Lavoro Giuseppina Esposito, alla presenza del Commissario liquidatore del Corisa/4 Domenico Del Gaudio, hanno prospettato ai lavoratori la possibilità di entrare a far parte della partecipata del Consorzio la Yele. A questo punto i lavoratori hanno rigettato al mittente la proposta, nonostante la Provincia abbia motivato l’offerta come un distacco temporale fino a fine anno. Inoltre la stessa Provincia ha anche ammesso che è ormai giunta l’ora di liquidare il Corisa/4, ma anche su questo punto gli operai, spalleggiati dai sindacati, hanno risposto picche poiché secondo il loro ragionamento andrebbe prima sciolta la Yele, partecipata all’80 per cento dal Consorzio, e poi passare a valutare la situazione dell’ente pubblico. Insomma un tira e molla che è servito a ben poco poiché le risposte che i lavoratori attendevano dal tavolo di concertazione non sono arrivate visto che il restante degli stipendi arretrati non saranno pagati, almeno a breve termine, e soprattutto non c’è stata alcuna schiarita sul futuro lavorativo dei 65 operai. La Provincia ha anche provato a imbastire un ulteriore tavolo tecnico per i prossimi giorni, ma gli operai hanno rimandato indietro la proposta fino a quando lo stesso Ente non ritorna sui suoi passi. Nel frattempo Ettore Casinelli e Alberto Riccardi continuano a restare appollaiati sul tetto dello stabilimento nonostante gli operatori sanitari, che quotidianamente si recano sul posto per valutare le loro condizioni, hanno invitato i due a scendere poiché le scottature impresse dal sole in questi giorni sui due corpi possono complicare un quadro sanitario che ogni giorno si va facendo sempre più difficile.

Millecinquecento euro cadauno, è la cifra che il Commissario Domenico Del Gaudio del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4 ha accordato agli operai che da quattordici giorni protestano chi da terra e chi sul tetto dello stabilimento a Vallo Scalo. “Accettiamo l’acconto – dicono in coro Ettore Casinelli e Alberto Riccardi – ma non scendiamo dal tetto perché noi rivendichiamo il pagamento delle nove mensilità arretrate. Inoltre vogliamo ricordare al Commissario – aggiungono i due esponenti rispettivamente del Sindacato Azzurro e della Flaica Cub – che grazie alla nostra protesta il passivo dell’Ente consortile passa da circa 2.600.000 euro a circa 1.900.000 euro e i Comuni in pochi giorni hanno già versato oltre 80mila euro. In pratica – proseguono i due che restano ancorati al tetto – abbiamo in poco tempo fatto il lavoro che era compito del Commissario Del Gaudio che in due anni non è riuscito a ripianare alcun debito nonostante incassi circa 5mila euro di stipendio mensile dalla Provincia che lo ha nominato”. Per questo motivo i due lavoratori, a nome degli altri 63, lanciano un appello ai sindaci: “Trattate direttamente con noi e i sindacati che ci rappresentano perché insieme riusciamo a pianificare un rientro certo e senza tanti danni per gli enti locali”. Ma i lavoratori restano anche con il fiato sospeso perché oggi proprio in Provincia, alle ore 15.00, nell’ufficio dell’assessorato all’Ambiente, è previsto l’incontro tra i rappresentati istituzionali dell’ente provinciale, il Commissario liquidatore del Corisa/4, i sindacati che rappresentano i lavoratori e una delegazione di operai. Alla riunione, così come garantito da Adriano Bellaccosa, dovrebbe prendere parte pure l’assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano. Casinelli e Riccardi però rendono nota un’altra problematica tecnica che si è verificata nel pomeriggio di ieri: “I vigili del fuoco che stazionavano nel piazzale antistante lo stabilimento sono stati chiamati dalla Prefettura di Salerno a intervenire per il disinnesco dell’ordigno bellico ritrovato nel capoluogo e così la scala è stata già portata via e quindi i sanitari che quotidianamente vengono a testare le nostre condizioni di salute non possono visitarci. Questo vuole dire – concludono – che tutto va al di sopra dell’interesse per noi lavoratori che protestiamo per una giusta causa”.

Trascorrono lente le giornate sopra al tetto, sono ormai tredici, dello stabilimento del Consorzio Smaltimento Rifiuti Salerno/4. Ettore Casinelli e Alberto Riccardi, sotto gli ombrelloni per ripararsi dal sole che gli ha “mangiato” la pelle, sperano in una soluzione che possa essere raggiunta nel corso dell’incontro che si terrà domani presso l’assessorato all’Ambiente della Provincia di Salerno. “In ogni caso siamo determinati ad andare avanti – dice convinto Casinelli – anche perché possiamo mettere in campo altre azioni simboliche nel caso non ci sia una soluzione positiva alla nostra vertenza”. Ma al di là della protesta, che viene sostenuta anche dagli altri colleghi che stazionano nello spiazzale dello stabilimento ubicato a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Vallo della Lucania-Castelnuovo Cilento, c’è anche chi prospetta varie soluzioni istituzionali. Tra le varie proposte c’è per esempio quella che viene sostenuta in principal modo dalla Uil: “I Comuni nel periodo dell’emergenza rifiuti si preoccupavano meno, tanto vi era una situazione in generale garantista e si pensava probabilmente, poiché vi era l’emergenza che nessuno mai avrebbe pagato i debiti. A volte, forse, si utilizzavano fondi riscossi per i rifiuti su altri capitoli di spesa del Comune; oggi ci ritroviamo in una situazione economica presso i Comuni, le Provincie, le Regioni e lo stesso Governo, disastrosa ed è quindi evidente che principalmente i sindaci sono in grado di dare immediata risposta alle attese delle maestranze. Sarebbe utile che il famoso piano di rientro che i sindaci dovrebbero sottoscrivere con le società per il rientro dal debito certificato, può essere anticipato dal Governo e riscosso poi direttamente nei trasferimenti ai Comuni. I comuni anticipando il 20% del debito accumulato pari a circa 13 milioni di euro pagherebbero i salari a tutti e riavvierebbero il sistema bancario che per il momento impedisce al Consorzio di attingere. Tra i Comuni ci sono quelli che dovrebbero cercare di trovare 600.000,00 euro e chi 6.000 euro, ma  ognuno può fare la sua parte. Si tratta di chiederlo in coro”. Dall’altro lato il Sindacato Azzurro invece sostiene: “Siamo contro tutte le società partecipate dei consorzi, vedi la Yele, in quanto le stesse non dovevano nascere perché andavano a svolgere un’attività in concorrenza con l’ente pubblico che le aveva generate. Tutto ciò ha permesso – conclude il segretario generale del Sindacato Azzurro Vincenzo Guidotti – perché ha permesso ai vari potentati di assumere nuova gente che non c’entra nulla con i dipendenti pubblici dei consorzi”.

Una delegazione della Segreteria Provinciale di Rifondazione Comunista ha consegnato ai lavoratori del Corisa/4, da ormai dodici giorni in agitazione con due operai (Ettore Casinelli e Alberto Riccardi) sempre appollaiati sul tetto dello stabilimento, gli aiuti raccolti mediante la cassa di resistenza organizzata a sostegno della vertenza. “Con questi aiuti, – dice la segretaria Loredana Marino – raccolti dai militanti del PRC tra i militanti ci proponiamo di portare un contributo concreto e un segno di solidarietà tangibile, insistendo affinché i Comuni del Consorzio adempiano ai propri obblighi giuridici che diventano sempre più, giorno dopo giorno, responsabilità sociali e politiche ed auspicando inoltre che il Prefetto organizzi un tavolo istituzionale per garantire una giusta risoluzione della vertenza”. Secondo quanto affermato dinanzi ai lavoratori “…Rifondazione ritiene inalienabile il diritto a ricevere il salario del lavoro già svolto e che, dunque, nessuna rinuncia vada richiesta ai lavoratori relativamente alle nove mensilità non corrisposte; ritiene intangibile il diritto dei lavoratori a conservare il loro status giuridico e la loro qualifica; ritiene necessario, inoltre, a tutela del buon andamento della pubblica amministrazione e del corretto impiego dei fondi pubblici, che sia perseguita la massima chiarezza e trasparenza in merito alle procedure di affidamento di gestione del servizio di raccolta rifiuti e dei servizi connessi nonché in merito ai criteri di assunzione del personale delle società partecipate del Consorzio, ove pare siano stati impiegati parenti e amici”.

Sono undici giorni che Ettore Casinelli e Alberto Riccardi proseguono la loro lotta sul tetto dello stabilimento del Consorzio smaltimento rifiuti Salerno/4 e “…non abbiamo alcuna intenzione di scendere – ripetono in coro – almeno fino a quando non sono soddisfatte le nostre richieste”. Ma la risoluzione dell’intera vicenda è stata spostata tutta all’incontro di mercoledì 11 luglio che si terrà presso l’assessorato all’Ambiente della Provincia anche se gli spiragli per una conclusione soddisfacente della vicenda per i lavoratori sembrano alquanto lontani. Intanto si fanno i conti in seno al Consorzio e si studia soprattutto come si è potuti arrivare a una situazione così disastrosa dove gli operai non vengono pagati da ormai dieci mesi. Tra le tanti voci che hanno portato al deficit attuale c’è pure quella legata alla vicenda degli autisti dei camion che trasportano l’immondizia. Infatti costoro, tutti ex lavoratori socialmente utili, dovevano essere stabilizzati dal Corisa/4 ma si preferì trasferirli nella consociata Yele. A questo punto il Consorzio si è trovato a dover comunque utilizzare questo personale, ma lo ha dovuto riprendere dalla Yele e così pagargli lo stipendio per l’impiego alle sue dipendenze e in più ha dovuto versare alla stessa partecipata diverse somme di denaro per l’utilizzazione del servizio. Insomma da un possibile introito che poteva essere incamerato dall’ente pubblico si è passati a un passivo: “Quindi oltre ai Comuni che non pagano le spettanze dovute – dicono gli operai – ci troviamo con una gestione dell’Ente non proprio trasparente e soprattutto non consona a un suo reale sviluppo”. Sulla vicenda è poi voluto intervenire pure il presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli che venerdì si è rifiutato di incontrare i sindacati che rappresentato gli operai in lotta: “Come Provincia – ha detto Cirielli – non abbiamo una competenza giurisdizionale sul Corisa/4 nonostante sia stato lo stesso Ente Provincia a nominare il Commissario. D’altronde trovo che il lavoro svolto dal Commissario Del Gaudio sia stato molto utile se è vero che in due anni e mezzo è riuscito a ridurre il deficit del Consorzio da due milioni e mezzo di euro a circa un milione e novecentomila mila euro”. Secondo Cirielli nonostante tutti questi risultati positivi “…il problema resta perché è colpa dei sindaci che non vogliono saldare i debiti contratti e del Monte Paschi di Siena che davanti a seri risultati di riduzione del debito del Consorzio non ha voluto concedere gli affidi richiesti”.

Gli operai del Corisa/4 restano sul piede di guerra e così per il decimo giorno consecutivo Ettore Casinelli e Alberto Riccardi non abbandonano il tetto dello stabilimento del Consorzio smaltimento rifiuti Salerno/4. La decisione di continuare nella protesta è stata presa dopo che la riunione in Provincia con il presidente Edmondo Cirielli, l’assessore all’Ambiente Adriano Bellacosa, il Commissario del Corisa/4 Domenico Del Gaudio e i lavoratori, che si doveva tenere ieri mattina, non è andata a buon fine: “L’incontro non si è potuto svolgere – spiega Giovanni De Marco dello Snaf/Fna – perché il presidente Cirielli si è rifiutato di ricevere i sindacati. I lavoratori infatti hanno chiesto che per una vertenza così delicata e complessa fossero presenti le organizzazioni sindacali, ma il presidente ha declinato affermando che lui ha convocato gli operai come gesto di solidarietà”. Gli stessi lavoratori però non si sono persi d’animo e hanno atteso l’assessore all’ingresso di Palazzo Sant’Agostino e così è stato deciso di aggiornare tutto a mercoledì 11 luglio, alle ore 15.00, presso l’ufficio dell’Assessorato all’Ambiente. “Avevamo intenzione di chiedere – aggiunge De Marco – che ci fosse il pagamento almeno di sei mensilità arretrate e la riforma del sistema senza aspettare fine anno come previsto dalla Regione. Purtroppo nulla di tutto questo abbiamo potuto proporre”. Secondo indiscrezioni invece l’offerta che sarebbe stata avanzata dai vertici del Consorzio sarebbe stata quella del pagamento di una sola mensilità arretrata per far sospendere la protesta e iniziare a trattare sul futuro. “Noi vogliamo tutto – specifica dal tetto Ettore Casinelli – perché è un nostro diritto ricevere lo stipendio a fine mese e soprattutto vedere soddisfatto monetariamente il lavoro già svolto. Anche se ogni giorno la situazione qui sopra diventa sempre più difficile noi non ci arrendiamo e proseguiamo”. Gli stessi vertici del Corisa/4 hanno tentato anche un’altra mossa per cercare di spaccare il fronte dei lavoratori emettendo una serie di ordini di servizio per far tornare al lavoro gli operai scioperanti “…ma non appena ne saremo in possesso – dicono compatti i lavoratori che protestano a terra – li rispediamo al mittente poiché è impossibile riprendere a lavorare se prima non vengono soddisfatte le nostre legittime richieste e se non viene messo al sicuro l’impianto visto che trabocca di roba da smaltire”.