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Campidoglio, scontri 12.05.2016 3 - Foto Andrea Ronchini-2

RADIO ONDA D’URTO – Cariche e idrante della Polizia in azione contro i movimenti per il diritto all’abitare a oggi pomeriggio, giovedì 12 maggio.

I movimenti erano tornati sotto il per opporsi alle mosse della gestione commissariale della Capitale firmata Tronca, che attraverso una serie di deduzioni tecniche punta a  far saltare la delibera regionale sull’emergenza abitativa che era stata strappata con la lotta e la mobilitazione da occupanti e inquilini resistenti romani.

Al grido di “Ne abbiamo le scatole piene!”, i movimenti avevano eretto un muro di scatole di cartone fuori dal Palazzo, azione dimostrativa mal digerita dalla Questura. Da Roma Dario, compagno di Degage.Ascolta o scarica

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Il 3 dicembre 2014 verrà approvato in maniera definitiva, con il voto di fiducia al senato, il Jobs Act, la legge delega del governo che cancellerà ogni minima ombra di diritto dal mercato del lavoro, rendendo pressoché “libero” e totale lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, stabilendo che la precarietà rappresenta l’unica condizione e l’unico orizzonte di vita per milioni di persone. Si tratta di un provvedimento pesantissimo che porta a compimento (anche se abbiamo ben capito che al peggio non c’è mai fine), un processo lungo un trentennio attraverso il quale governi di centrodestra e di centrosinistra hanno demolito ogni sorta di rigidità e di freno allo sfruttamento del lavoro con la complicità e la connivenza di quei sindacati confederali che oggi hanno la faccia tosta di chiamare alla mobilitazione per difendere i propri apparati ed i propri privilegi. Soprattutto si tratta di una parte centrale della guerra di classe che dall’alto, questo governo sta portando avanti in nome dei diktat della troika e degli interessi dei potenti, contro i ceti popolari e le classi subalterne.

Una “guerra contro i poveri e i precari che si compone di provvedimenti come la Legge Lupi sulla Casa e come lo Sblocca Italia, delle risorse concentrate sulle grandi opere e sui grandi eventi mentre si taglia tutto, che vuole affermare il primato assoluto dell’impresa e del mercato, dei profitti e della rendita su ogni aspetto delle nostre vite, mettendo a valore, depauperando, devastando ogni angolo dei nostri territori. Non stiamo facendo i conti con una “generica crisi”, ma con l’affermazione di un modello economico e sociale preciso, una dittatura della produttività e del capitale che taglia letteralmente fuori i settori sociali “dell’insolvenza”, le periferie geografiche delle nostre città, come quelle sempre più estese ed insofferenti della nuova composizione sociale. Per questo non basta ripetere le navigate formulette della sommatoria fra soggettività e della chiamata che si esaurisce in un giorno. Occorre lasciare spazio alla sperimentazione ed al conflitto. Moltiplicare le forme del sabotaggio e della riappropriazione. Auto – organizzare la rabbia. La vera sfida si combatte negli anfratti della quotidianità.

Ma per lanciarla o rilanciarla è necessario che l’opposizione sociale a Jobs Act ed alle politiche del governo Renzi, si veda e si senta forte, senza nessuna simulazione.

Per questo il

3D NOI CI SAREMO.

Movimenti per il Diritto all’Abitare

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Dopo gli arresti di febbraio, insieme ad altri 15 compagni, dopo i mesi di obbligo quotidiano di firma, dopo il plateale arresto di Paolo durante una conferenza stampa a Montecitorio ed il ritorno di Luca e Paolo ai domiciliari, DIGOS e magistrati non ne hanno ancora abbastanza.

Quest’oggi hanno prelevato i due compagni dalle loro case per portarli a via Genova, per comunicargli che le loro case (occupate) non erano idonee alla loro permanenza agli arresti domiciliari, minacciando pertanto di trasferirli in carcere.

Le motivazioni, ovviamente, erano del tutto pretestuose. Tanto più che, nel caso di Luca, la casa era la stessa giudicata idonea solo pochi mesi fa, dagli stessi magistrati. Alla fine i due sono stati scortati presso le abitazioni di alcuni compagni che si sono resi disponibili ad ospitarli.

Il comportamento delle forze della repressione, completamente al di fuori di qualunque consuetudine procedurale, rende manifesto l’intento persecutorio contro i movimenti per il diritto all’abitare, che evidentemente devono aver creato più di qualche grattacapo ai piani alti del nostro paese.

Esso si affianca, in un attacco a tutto campo, agli sgomberi, alle manganellate, alle leggi “ad hoc” (articolo 5 del decreto Lupi), alle campagne diffamatorie sulla stampa, ormai unanime nel criminalizzare un movimento vivace e conflittuale così come nel cantare le lodi del trionfante Renzi.

E se, in altre epoche storiche, al bastone della repressione si accompagnava la carota di qualche misura palliativa volta a smorzare le contraddizioni sociali, oggi il governo punta a soffocare brutalmente il conflitto, mentre tira dritto sulla strada del “rubare ai poveri per dare ai ricchi”.

Proprio per questo gli arresti e le persecuzioni ai danni di compagni e compagne non sortiranno gli effetti desiderati da chi li mette in atto: è impossibile reprimere con questi mezzi i movimenti sociali che, come i movimenti di lotta per la casa, rappresentano la risposta collettiva ai bisogni negati e l’unica speranza possibile per settori sociali sempre più numerosi di un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

LUCA E PAOLO LIBERI

Movimenti romani per il diritto all’abitare

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Dopo le occupazioni, gli sgomberi e il blitz nella sede del Pd, i movimenti romani contro l’austerity e per il diritto all’abitare tornano là dove ci eravamo lasciati il 20 ottobre, nella piazza antistante il ministero delle Infrastrutture, ancora abitato da quello stesso Maurizio Lupi che ha attraversato indenne il passaggio tra due governi non eletti e che appena riconfermato nel suo ruolo ha licenziato un “piano casa” a tutto vantaggio dei costruttori, pesantemente classista e punitivo nei confronti di chi ha bisogno di occupare per avere un tetto sulla testa (art. 5).

In questi giorni si sono specificate le posizioni, definiti gli interessi, tracciate linee di divisione tra chi ha ancora qualcosa da guadagnare dall’esistente attuale e chi sa di dover mettere in campo ben altro per immaginare un futuro a misura umana.

Da un lato c’è chi occupa e lotta, rischia, mette in gioco il proprio corpo e la propria fedina penale; dall’altro chi ci si mostra solidale finché stiamo buoni e giochiamo il ruolo delle vittime e prendere invece le distanze appena alziamo la testa. Questi (Sel e banda) domani ci chiederanno il voto alle europee dopo averci criticato per aver turbato il pomeriggio ai militanti (ben stipendiati) del Partito Democratico (futuri alleati con cui spartiranno poltrone e poteri). C’è poi chi si sfila e fa finta già di guardare oltre, pensando che le lotte si costruiscono a tavolino invece che facendole vivere e spingendole avanti, con tutti i loro limiti, le loro tante contraddizioni e i necessari rischi da assumersi.

Sabato a Roma sfileranno per un corteo nazionale i movimenti attivi sui territori nelle lotte sociali, con l’obiettivo di ribadire le parole d’ordine che ci siamo dati da mesi: “una sola grande opera: casa e reddito per tutt*”, contro precarietà e austerity per assediare il governo Renzi e ribaltare il Jobs Act. Oggi in Italia la sollevazione parte da qui, non può non partire da qui… Se è vero che i diktats arrivano dalla troika, alle nostre latitudini trovano un soggetto politico che le incarna e quel soggetto oggi (domani saranno altri) si chiama Renzi, col suo progetto di flessibilità, disciplinamento, competizione tra poveri e briciole di sussistenza. Abbiamo altro in mente!

Buon #12Aprile a tutt*!

E’ la settimana che porta alla grande manifestazione per il Diritto all’Abitare e Contro l’Austerity prevista per il prossimo 12 aprile…ecco alcune iniziative di preparazione che si sono tenute ieri in diverse città italiane!!!

Viareggio

viareggio

Ieri mattina dopo un blitz-occupazione in comune 70 persone tra militanti della brigata antisfratto, unione inquilini e famiglie sotto-sfratto hanno occupato una palazzina comunale in centro (via Matteotti) di proprietà comunale con 5 appartamenti da subito utilizzabili dalle famiglie sfrattate o sotto sgombero, lo stabile per anni in abbandono era una casa famiglia della misericordia poi chiusa naturalmente dopo tagli agli enti di assistenza e incapacità gestionale della lobby della misericordia locale. Sono arrivate in forza camionette di polizia e carabinieri dopo attimi di tensione la celere e i dirigenti della digos hanno desistito. Questa iniziativa si inserisce nel percorso di riappropriazione di case e reddito partito ormai da due anni a Viareggio, dove le lotte dal basso e le occupazioni-picchetti si sostituiscono a pieno e in autogestione alle incapacità della governance cittadina del sindaco PD Betti, ormai la controfigura di se stesso.

Roma

roma

I movimenti per il diritto all’abitare, contro la precarietà e l’austerity ieri mattina sono entrati nella sede dei gruppi consiliari del Comune in via delle Vergini con l’obiettivo di tenere una conferenza stampa sugli sgomberi avvenuti nella giornata di lunedì. L’iniziativa si era decisa per denunciare la gestione repressiva delle forze dell’ordine che oltre a mettere uomini e donne per la strada aveva avuto caratteristiche coercitive forti, soprattutto nei confronti degli studenti e delle studentesse. Le dichiarazioni del capogruppo del PD D’Ausilio, che attaccando le occupazioni preferisce chiudere gli occhi davanti ad un’emergenza abitativa galoppante, resa ancor più incontrollata dalle nuove disposizioni previste dall’art. 5 del decreto Lupi, denominato in modo fuorviante “piano casa”, dovevano essere oggetto della conferenza stampa che purtroppo non si è mai svolta. L’atteggiamento del gruppo PD che ha deciso di barricarsi all’interno delle proprie stanze non ha sicuramente favorito la già difficile interlocuzione. Un modo di agire che non ha tenuto conto della rabbia accumulata nella giornata di ieri e della mediazione messa in campo dagli uscieri in servizio a via delle Vergini. I movimenti intendono ribadire la necessità di interventi urgenti per affrontare precarietà diffusa ed emergenza abitativa e denunciano le politiche di austerity messe in campo dal governo, dalle amministrazioni locali, ricattate dagli obblighi di bilancio, e sostenute dagli apparati repressivi che vengono predisposti contro le legittime occupazioni di studenti, precari e senza casa. Per più di un’ora siamo rimasti chiusi tra due cordoni di celere, subendo un’identificazione indiscriminata tra gli occhi attoniti di turisti e passanti che sono rimasti a filmare basiti la scena surreale. (Movimenti sociali contro precarietà e austerity).

torino

Sul finire della settimana di mobilitazione contro il piano casa di Renzi – che ha visto moltissime città in tutta Italia proporre iniziative e occupazioni – anche Torino segna un’importante tappa di avvicinamento alla manifestazione nazionale del 12 Aprile.

Per ieri era stato infatti lanciato un corteo regionale per il diritto all’abitare, costruito nelle scorse settimane dalle ormai tante realtà che in Piemonte si oppongono quotidianamente a sfratti e speculazioni in un territorio che sta pagando uno dei prezzi più alti dal punto di vista dell’emergenza abitativa (nel 2012 le richieste di sfratto in Piemonte sono state più di 6.600, mentre solo nel primo semestre del 2013 sono salite a 3.700, concentrate innanzitutto a Torino).

La manifestazione è partita nel pomeriggio dalle strade di San Salvario, uno dei quartieri popolari torinesi che sta subendo forti trasformazioni, le cui conseguenze si contano in primo luogo nei termini di un aumento esorbitante degli affitti e quindi del numero di sfratti. Più di un migliaio le famiglie occupanti di case, i rifugiati, gli sportelli per il diritto alla casa e non solo che hanno animato il corteo.

La manifestazione ha colpito lungo il percorso diversi obiettivi sensibili emblema o complici delle politiche abitative cittadine votate alla speculazione, a partire da un’agenzia immobiliare situata a pochi metri dalla partenza del corteo, in via Madama Cristina. Poco dopo, in piazza Carlina, è stato invece segnalato un palazzo attualmente vuoto ma destinato a essere trasformato in un hotel di lusso: si tratta della casa in cui abitò Gramsci, uno dei tanti esempi del patrimonio pubblico torinese che le giunte degli ultimi anni hanno svenduto pezzo dopo pezzo per rimpinguare le indebitate casse del Comune.

A quel punto la manifestazione è entrata nel cuore del centro cittadino, ricevendo la solidarietà di alcuni passanti che affollavano le strade nel pomeriggio, a riprova di quanto il problema abitativo sia una questione sentita con forza sul territorio. Una delle piazze storiche – piazza San Carlo – era stata completamente blindata da cordoni della celere e blindati perché sede della filiale centrale di Intesa San Paolo, la banca che detiene il debito torinese e di cui l’ex sindaco Chiamparino – ora in corsa per le imminenti elezioni regionali – è stato presidente, uno dei tanti esempi dello stretto intreccio tra la politica locale e gli enti speculativi. Il dispiego di forze dell’ordine non ha però impedito al corteo di colpire uno sportello della stessa banca situato poco più avanti, che è stato ricoperto di vernice e dalla scritta “Stop speculazioni. Stop sfratti, sgomberi e pignoramenti”.

Ancora manifesti e scritte contro la sede generale di diffusione immobiliare, fino a raggiungere l’ultimo obiettivo della manifestazione, una delle sedi del consiglio regionale piemontese: qui sono state ricordate le pesanti responsabilità delle ultime giunte nella dismissione del welfare locale e nelle politiche di speculazione edilizia (proprio giovedì per lanciare il corteo era stato occupato l’enorme grattacielo in costruzione in via Nizza di proprietà della Regione). In particolare l’ultima giunta Cota, al centro dello scandalo di “rimborsopoli” e da sempre fervida sostenitrice della devastazione e dello sperpero di denaro pubblico in corso in valle di Susa con il Tav. Il palazzo è stato bersagliato con uova e vernice, a lanciare un messaggio chiaro anche alla nuova giunta che si prepara a insediarsi.

Poco dopo il corteo è terminato in piazza Castello, dove dal microfono del furgone si sono alternati diversi interventi delle realtà che hanno animato la giornata di oggi. Forte il rilancio di tutti verso la manifestazione del 12 Aprile per rispondere all’attacco sferrato dal governo Renzi con il piano-casa e ribadire che l’unica grande opera che quella piazza chiederà a gran voce sarà la garanzia di casa, reddito e dignità per tutti e tutte.

Fonte: InfoAut

IL VIDEO DEL CORTEO DI TORINO

I movimenti per il diritto all’abitare sono tornati a mobilitarsi ieri in Campidoglio. Il Consiglio Comunale di Roma deve esprimersi infatti sulla delibera che attiene la svendita ai privati di molti pezzi del patrimonio pubblico, tra cui le aree destinate all’edilizia popolare. Sulla piazza sono già state allestite alcune tende perché, avverte Paolo Di Vetta dell’Asia-Usb, “se le cose dovessero andare male potremmo restare qui”. I movimenti di lotta per la casa sono stati chiamati oggi ad un incontro con l’assessore al Patrimonio e il capogruppo del Pdl. “Purtroppo – denunciano gli attivisti – sia la maggioranza che l’opposizione sono convinte che cedere il patrimonio comunale sia inevitabile per far fronte al disavanzo delle casse del Comune, devastate dal malaffare e dal nepotismo. Invece si tratta di un’idea inaccettabile, un insulto per tutti i cittadini e l’ennesimo regalo ai “padroni del mattone”. Un regalo, ricordano i manifestanti, sancito con il famoso “Patto della Carbonara” tra Alemanno, l’esponente della maggioranza Gramazio e quello del Pd Marroni. Dopo la manifestazione in Canmpidoglio del 27 Settembre, i movimenti per il diritto all’abitare sono tornati per far sentire la propria voce “sia per opporsi con tutte le loro forze alla vendita incontrollata dei “gioielli di famiglia”, sia perché – come confermato da un incontro con i rappresentanti dell’opposizione, ottenuto giovedì scorso grazie alla pressione della piazza – la novità di un fondo per l’edilizia residenziale pubblica da prevedere nel bilancio deve assolutamente diventare realtà. Solo una simile voce, infatti, potrebbe dare finalmente sostanza alle 6000 case popolari, che da marzo 2010 esistono soltanto sulla carta di una delibera approvata dal consiglio comunale. Perché non bisogna dimenticare che, con questi investimenti, si potrebbe tornare a parlare di alloggi pubblici e di sostegno alle iniziative di autorecupero: necessità vitali per una città sul quale aleggia minaccioso lo spettro della perdita della casa per quote sempre più ampie della sua popolazione”.

Fonte: Contropiano

Dopo i tentativi di vendere ai privati un ulteriore pezzo di Acea per fare cassa, la Giunta Alemanno ci sta riprovando. La giunta ha infatti approvato una delibera sulla dismissione del patrimonio di Roma Capitale per racimolare circa 200 milioni di euro che servono a sostenere le casse comunali depauperate ed esauste. Insieme ad un bilancio che fa tremare i polsi, con tagli pesanti al welfare cittadino, all’istruzione, alla cultura, allo sport, alla tutela del verde e alla gestione dei rifiuti, si mettono in vendita case popolari, immobili e aree pubbliche. Una messa in vendita complessiva della città, un nuovo banchetto al quale sono invitati piccoli e grandi pescecani del profitto e della speculazione. In particolare c’è quel “dettaglio” sulla vendita delle aree pubbliche destinate all’ERP (edilizia popolare) ai costruttori, un passaggio che metterebbe definitivamente una pietra sopra a ogni intervento abitativo per cominciare a rispondere all’emergenza abitativa che a Roma continua a riguardare migliaia e migliaia di famiglie. Con lo slogan “No alla vendita del patrimonio pubblico”, oggi pomeriggio i movimenti per il diritto all’abitare hanno chiamato la città ad una mobilitazione generale in Campidoglio, per fermare questi scellerati provvedimenti che sembrano suggellati dal “Patto della Carbonara” con il principale partito dell’opposizione, un patto che sarebbe nato da una cena a Campo de’ Fiori tra Alemanno, Gramazio del centro-destra e il capogruppo del Pd Maroni. Attivisti, inquilini, sfrattati organizzati nei movimenti di lotta per la casa, oggi pomeriggio hanno prima occupato un cantiere sulla piazza sottostante il Comune, poi sono riusciti a ottenere per oggi un incontro con i partiti dell’opposizione e lunedì con l’assessore al patrimonio Funaro. L’obiettivo è quello di mettersi di traverso al Patto della Carbonara incalzando sia l’opposizione che la maggioranza. “Questo nuovo assalto alla diligenza con la vendita persino dei gioielli di famiglia va fermato, ora e subito. A dispetto delle tante chiacchiere sulla trasparenza che sentiamo in questi giorni, sono solo i fatti che contano” denunciano i movimenti di lotta per la casa che stanno manifestando in Campidoglio “Il gran banchetto sulla nostra pelle non sembra di fatto finito. Per questo ci riapproprieremo dei diritti che ci vengono negati, dei beni comuni, della libertà di movimento, del reddito che ci viene tolto, delle nostre vite precarie e in vendita, del costruito sfitto che dilaga tra mille gru in tutta la città. La violenza che stiamo subendo supera ogni soglia di tolleranza, è ora che il grido di rabbia e di dolore di una città saccheggiata si faccia sentire con forza”.

Fonte: Contropiano