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Esigevano le tasse dai loro concittadini, ma erano i primi a non pagarle. Per questa ragione,7 consiglieri comunali di Tropea sono accusati dalla Procura di Vibo Valentia di aver attestato il falso al momento della loro elezione. I politici, tra cui 4 assessori, avrebbero dichiarato di non avere motivi di incompatibilità con la carica che si candidavano a ricoprire. Invece, è emerso dalle indagini che i consiglieri erano debitori di parecchie migliaia di euro verso l’istituzione che volevano rappresentare. La vicenda merita di essere approfondita. A Tropea si votò nel marzo 2010, quando la lista di Adolfo Repice vinse le elezioni con soli tre voti di vantaggio sull’altro candidato, Gaetano Vallone. Questi vinse il ricorso presentato contro la vittoria di Repice e venne designato sindaco di Tropea dal Consiglio di Stato. Vallone diventò sindaco il 3 Agosto 2011, per un solo voto. Oggi 6 consiglieri della sua maggioranza (tra cui 4 assessori) e un ex membro dell’opposizione sono accusati di aver attestato il falso, avendo dichiarato al momento dell’elezione di non avere pendenze verso il comune di Tropea. Al contrario, le indagini hanno mostrato come alcuni consiglieri fossero esposti fino a 10mila euro verso l’istituzione che si candidavano a rappresentare, non avendo pagato le imposte di acqua, rifiuti e Ici. Secondo il “Testo unico per gli enti locali”, facente parte del decreto legislativo n.267 del 2000, «non può ricoprire la carica di sindaco, consigliere comunale … colui che, avendo un debito liquido ed esigibile, rispettivamente, verso il comune … è stato legalmente messo in mora». È proprio il caso del comune di Tropea, che aveva sollecitato più volte i 7 consiglieri a rifondere i debiti accumulati con l’ente, con pendenze che risalivano anche a 20 anni fa. Nonostante alcuni di loro avrebbero già cominciato a ripagare i loro debiti, al momento dell’elezione risultavano tutti ancora esposti verso il comune. Eppure, secondo l’ipotesi accusatoria, anziché rendere nota la loro situazione, avrebbero omesso il loro passato, attestando falsamente di non avere motivi di incompatibilità verso la carica che si candidavano a ricoprire. Così facendo, avrebbero infranto l’articolo 495 del Codice Penale, che punisce con la reclusione da uno a sei anni  «chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona». Se invece avessero manifestato il loro status di debitori verso il comune, non si sarebbero potuti neanche candidare. Proprio il precedente del ricorso al consiglio di Stato vinto dall’attuale sindaco Vallone, ha provocato la scintilla che ha fatto scoppiare il caso degli amministratori debitori. Infatti è stata l’attuale minoranza del vincitore delle elezioni del 2010 Repice, a presentare in Consiglio comunale un ordine del giorno, per discutere della vicenda dei 7 consiglieri. Da allora sono partite le indagini della procura e della Guardia di Finanza. Il caso ha suscitato molte polemiche, e se i politici coinvolti dovessero decidere di dimettersi, la famosa località turistica calabrese rischierebbe di dover fare i conti con la terza giunta in meno di due anni.

Fonte: www.linkiesta.it

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