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“Ce n’est que un debut, continuons le combat”

 A qualcuno piace Trump (3° Parte)

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Lo slogan del lontano 1968 utilizzato dal Movimento Studentesco Francese è appropriato al clima di conflitto socio politico in atto negli USA durante la presidenza Obama, nelle primarie dei Democratici per la scelta del candidato alla Casa Bianca e durante i comizi di Trump e dopo la sua elezione.
Negli USA, dal movimento Occupy Wall Street del 17 Settembre 2011, alla rete attuale dell’opposizione sociopolitica di Black Lives Matter, Climate Chang, No Dapl, Movimento anarchico, quello delle Donne, Movimenti per i diritti civili, è ormai certo che il conflitto sociale negli USA accompagnerà il cammino presidenziale di Donald Trump.
o_p28xm2Che il vasto fronte di opposizione sociale e politico americano non renderà facile il percorso governativo del ramato Trump lo si è capito dall’insediamento alla carica, addirittura nel giorno del discorso d’inaugurazione, con il corteo che voleva raggiungere la Casa Bianca,  dove si sono verificati scontri con la polizia e centinaia di arresti. Nello stesso giorno proteste si sono svolte in diverse città con lo slogan “Non è che l’inizio”, che accompagna le mobilitazioni negli USA, anche a seguito dei decreti governativi anti islam.
L’opposizione politica di sinistra ed antagonista del vecchio continente, compresa l’Italia, rispetto allo scontro “di classe” in atto nel cuore dell’Imperialismo deve porsi la domanda :  Che fare ?
E’ questo il momento in cui la solidarietà internazionale deve farsi sentire e rendersi visibile, poiché il binomio repressione poliziesca e censura dell’informazione, già preannunciata dallo stesso Trump, potrà prendere il sopravvento allorquando l’attenzione mediatica determinatasi dalle limitazioni ”temporanee” del diritto di cittadinanza e d’ingresso sul suolo americano andrà scemando.
La censura militare è già in atto, infatti, non si conosce il numero degli arrestati nel periodo estivo, così come degli ultimi cortei, si sa soltanto che gli arrestati rischiano 10 anni di carcere. Non si conosce il numero di aggressioni razziste verificatesi nelle città americane così come degli episodi repressivi della polizia nei confronti degli oppositori di Trump.
Anche se il mondo culturale, dell’intellettualità e artistico negli USA si è mobilitato, quello che conta in climi politici simili è la veicolazione della controinformazione militante in grado di far conoscere a livello internazionale lo stato reale delle cose specie sul fronte della repressione interna e sulla vigilanza antifascista.

Controinformazione utile a creare mobilitazioni ed iniziative, in Italia e nel resto d’Europa, a sostegno del movimento americano.
alexandre-bissonnette-1-300x300.jpg Per quanto detto, il riferimento è legato alla recente strage nella moschea di Quebec City da parte del  27enne Alexander Bissonette estimatore di Trump, di Marine Le Pen e dell’esercito Israeliano. Quanti nazisti e fascisti negli USA vorranno emularlo, quanti episodi di violenze razziali si verificheranno nelle aree geopolitiche dove il neo Presidente ha avuto il maggior consenso elettorale ?
Sul campo della controinformazione è fondamentale accumulare dati non solo sulla storia di Trump e sul suo pedigree razzista ma anche sui ministri del suo governo che sono espressione delle grandi lobby economiche, militari, industriali, sanità privata, finanza ed assicurazioni.
La politica di Trump, avrà forti ripercussioni in campo internazionale, sia da un punto di vista economico che finanziario, compresi gli scenari di guerra in atto (Siria, Ucraina, Libia) così come la questione Palestinese, le varie regioni autonome Kurde alle prese con la Turchia decisa nel suo progetto di espansione entro il 2023. A questo quadro geopolitico ed economico internazionale bisogna aggiungere quello europeo con le nazioni, sempre più indebitate e dipendenti nel campo energetico dalla Russia e dagli Emirati Arabi non rientranti nella lista nera di Trump, tra desideri di ridisegno dei confini ora tracciati da fili spinati e muri. Un contesto politico europeo del post Brexit caratterizzato dal dibattito sull’essere pro o contro l’Euro e con forze politiche di destra che vedono di buon occhio Trump in quanto sperano nell’effetto di trascinamento alle prossime scadenze elettorali.

Il quadro che si prospetta per l’Europa non sembra essere confortante.

Sostenere il movimento americano potrebbe riaprire spazi di agibilità politica per la Sinistra Europea, in primis quella italiana dopo le contaminazioni del movimento di opposizione sociale americano Occupy Wall Street contro il Capitale Finanziario. Queste contaminazioni sarebbero necessarie per le vertenze contro le nuove forme di schiavitù, per la tutela della salute e dell’ambiente contro le multinazionali dell’Energia.
manifestazioni-anti-trump-300x177.pngSi potrebbe utilizzare questa fase storica di “scontro di classe in atto in America” per riaprire quelle lotte come l’uscita dell’Italia dalla NATO, contro le guerre imperialiste, la tutela del Pianeta Terra, contro il femminicidio, l’omofobia ed il razzismo, contro il nucleare, contro ogni rigurgito nazista o fascista celato da ritorni di nazionalismo identitario.
Ora, dopo il dato referendario del 4 Dicembre e l’elezione di Trump, diventa necessario dibattere e definire una strategia politica sulle problematiche nazionali derivanti dai vari trattati come quello di Lisbona, espressione del Capitalismo Finanziario e foriero di nuove forme di schiavitù (Jobs Act, privatizzazioni selvagge).
Sviluppare tale dibattito per evitare l’infognarsi sulla sterile ed a volte infantile oltre che pericolosa, controversia dell’essere pro o contro l’Unione Europea tanto meno essere pro o contro l’Euro.

Questo dibattito lasciamolo a Salvini, Grillo, Renzi, D’Alema e alle loro propaggini.

Come militanti internazionalisti ed antimperialisti dovremmo impegnarci in altro, partendo principalmente dalle problematiche locale con uno sguardo al globale che sta mettendo a dura prova le nostre resistenzialità a causa di un imbarbarimento comportamentale tra esseri umani e su come gli stessi si rapportano con la natura.
In termini di laicità politica e di memoria storica, si potrebbe prendere spunto dalle similitudini che legano la Barcellona del 36 a Kobanè comprese le esperienze di comunità autonome sparse in America Latina, esempi di protagonismo di classe non lontane dal poter esser determinate anche nelle nostre comunità italiane.

http://www.ecn.org/asilopolitico/

Il Presidente Trump con la mossa di basare il diritto di cittadinanza americano sul genetismo della cristianità, ha pagato subito la tangente all’arcipelago delle organizzazioni puritane, religiose e cattoliche fondamentaliste che hanno finanziato e sostenuto la sua campagna elettorale. Nel soddisfare e valorizzare le richieste provenienti dal fondamentalismo religioso americano, da una immediata risposta all’irrazionale paura di una parte del popolo americano derivante dai terroristi che, a parere loro, si infiltrano in America attraverso i flussi migratori.

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Da questi pochi giorni di presidenza del biondo e ramato Trump, “o guaglione nun è scem” , possiamo dedurre alcune caratteristiche che lo accompagneranno nella sua politica interna ed estera.

La politica dei “Due piccioni con una fava” :

  • Soddisfare subito il suo elettorato sull’applicazione del programma, dimostrando di garantire agli americani la sicurezza interna;
  • Azzerare la memoria storica sulle responsabilità degli USA e della famiglia Bush sulle guerre che hanno destabilizzato l’intero pianeta (Afghanistan, Iraq) che sono alla base del terrorismo che fa leva sul fondamentalismo religioso e che hanno determinato l’esodo biblico di milioni di uomini.

La politica camorristica :

  • Uso mediatico finalizzato a compiacere le pance popolari motivate dalle più stomachevoli ideologie nazionaliste/identitarie;
  • Mantenere e consolidare i rapporti storici degli USA con l’Egitto, Emirati Arabi non presenti nella Black List; nascondendo i suoi interessi economici e finanziari legati ai petroldollari e non solo.

La politica internazionale :

  • Fare leva sulle contraddizioni in Europa del dopo Brexit e sul vento nazional-populista che imperversa e che vede nella britannica May, in Putin, Erdogan, Netanyahu, Le Pen, Grillo e Salvini i suoi principali sostenitori;
  • Sostenere i vari stati fondamentalisti in primis Israele, da cui trae suggerimenti per un modello politico fondamentalista da applicare negli USA, modello geopolitico identitario  che rischia di configurarsi in Europa senza dimenticare la Turchia;
  • Illudere e ricattare l’Europa sul non sostegno economico americano alla NATO;

In questo breve arco di tempo possiamo definire Trump tutto in salsa europea, un mix tra Berlusconi, (suo ispiratore principe per i conflitti d’interesse) Renzi, Le Pen, Grillo, Salvini, in grado di sintetizzare ed inserirsi nelle preoccupanti contraddizioni politiche del vecchio continente.
La disillusione della Grecia e Spagna, l’assenza delle sinistre europee, l’incapacità delle stesse di incidere sui conflitti nell’area mediorientale, il non opporsi alle guerre imperialiste americane sotto la presidenza Obama che con la Guerra in Libia e con il sostegno ai fascisti Ucraini, accompagnate dalle politiche sanzionatorie alla Russia, non solo hanno destabilizzato l’Europa ma hanno permesso il proliferare di muri e fili spinati in funzione anti immigrati ed il risveglio di politiche sovraniste e nazionaliste che con l’avvento di Trump possono determinare scenari inquietanti e forti ripercussioni a vantaggio della destra e di forze nazional-populiste.
Per quanto sopra esposto, sarebbe un errore prendere sottogamba o ridimensionare i contenuti della manifestazione di Roma organizzata da Fratelli d’Italia, Salvini e Forza Italia improntata su “Sovranità Nazionale e Cristianità“.
In questo clima di preparazione alle prossime elezioni politiche (Giugno 2017 ?) la sinistra italiana sempre protesa a riciclarsi come ceto politico piùttosto che valorizzare quel bisogno di protagonismo socio politico della gente espresso nel dato referendario del 4 Dicembre 2016, dovrebbe volgere lo sguardo allo scontro di classe in atto in America ed alle proteste del movimento antifascista, antirazzista ed anticapitalista al fine di ridurre quel vento reazionario che in Europa soffia da un bel pò ed a cui il neo inquilino della Casa Bianca da vento potrebbe trasformalo in tempesta.

http://www.ecn.org/asilopolitico/

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Dai preparativi delle future campagne elettorali in Europa (Francia e Germania), dalle esternazioni di Grillo, dall’isterico Sgarbi, passando dalle felpe di Salvini, fino a quell’area politica di sinistra che vede nel ritorno della lira la panacea dei nostri problemi, Trump ha fatto breccia nei cuori di tanta gente.

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C’è qualche teoria e filone di pensiero nella sinistra italiana che vede in Trump il rottamatore della politica Imperialista statunitense.

Sarà effetto di nuovi allucinogeni politici, qualche trip andato male o nostalgica seduzione romantica della sovranità nazionale che fu e, magari con un pizzico di riferimento ad un ritorno di un nazionalsocialismo rimodernato ?
Un Trump, che dai suoi primi vagiti da Presidente degli USA, apparentemente condizionato da una formazione politica europeista, in stile Berlusconiano/Renziano da cui ne derivano le definizioni del tipo l’uomo del “fare”, il decisionista attrae attenzioni, a noi sembra strano e preoccupa.

  • Il decisionismo nella costruzione del muro con il Messico;
  • L’uscita degli States dalla Trans Pacific Partnership (TPP);
  • L’apparente messa in discussione del NAFTA;
  • Lo spostamento dell’ambasciata USA in Israele a Gerusalemme;
  • Il divieto di finanziare con fondi federali le ONG internazionali che praticano aborti;
  • La minaccia di applicazione di pesanti dazi verso quegli industriali  che decideranno di spostare la produzione fuori dal territorio degli USA per poi esportare in patria;
  • Monito diretto all’Europa sui costi della NATO;
  • Possibile riuso della tortura in funzione anti islam;
  • Richiamo alle case automobilistiche americane per il troppo ambientalismo di applicazioni tecnologiche finalizzate alla riduzione di gas inquinanti.

Queste alcune decisioni prese da Trump nelle 72 ore successive al suo insediamento alla Casa Bianca.

Da tali decisioni, apparentemente indirizzate verso una politica isolazionista, protezionistica, economica e finanziaria introiettata all’interno del pianeta USA, si andrebbe a disegnare un quadro  raffigurante un Trump NO GLOBAL, è doveroso pertanto porre alcune domande :

  • Trump che consegna alla Cina lo scettro della globalizzazione ?
  • Che rinuncia alle ingerenze nel Medio Oriente ?
  • Che “regala” alla Russia, in piena espansione politica nell’area Euro/Mediorientale, il ruolo principe di egemonia politica ?
  • Con gli accordi recenti con l’Iran sia sul nucleare che sul petrolio ?
  • Che si defila dal conflitto con la Cina, nel sud est asiatico, dove la Cina rivendica il 90% delle acque dove esistono riserve di gas naturale e petrolio, e dove più volte con la Cina, la marina militare giapponese e degli USA, hanno sfiorato lo scontro militare negli arcipelaghi delle Spratly e delle Paracel arcipelaghi  contesi  per un ruolo strategico militare ?

Trump, con lo slogan prima di tutto l’America e gli americani, piace al Ku Klux Klan (KKK), al Partito della Razza Ariana Americana così come alla classe operaia bianca  (capelli e barba biondi con l’orecchino e il tatuaggio dell’aquila sul braccio e qualcuno anche con la svastica) che vede negli immigrati e negli ambientalisti i responsabili delle loro precarietà, abbassamento del potere d’acquisto del salario e dei licenziamenti. Piace ed è sostenuto dalla chiesa più reazionaria  verso la quale è previsto il taglio di tasse con promesse di favori così come le lobby delle armi, della sanità privata, delle auto e dell’industria energetica specie dopo la promessa del ritorno al carbone.

Dichiarazioni, decisioni, esternazioni ed atteggiamenti che tendono ad ammaliare gli americani attraverso una politica nazionalista a sovranità popolare.

Decisioni e scenari internazionali ipotizzabili che preoccupano i mercati internazionali provocando fibrillazioni di nazioni (Giappone), in termini politici aprono orizzonti inquietanti con ripercussioni anche in Europa. Manca soltanto il motto “Dio è con noi” e siamo al completo.

In Europa si rischia che il vento nostalgico nazionalista soffi specie in vista delle prossime elezioni in Francia e Germania.

CONTINUA…

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…elezioni, referendum, ricambio generazionale, plebeismo, populismo e svolte reazionarie. Quale opposizione in città?

Nel 2017 il Centro Sociale Jan Assen (Ex Asilo Politico) entrerà nel 24° anno. Un’opera di resistenza che è divenuta prassi politica del Collettivo AsiloPolitico.Org e dell’Associazione Culturale Andrea Proto. L’idea di questo documento, cronologia delle attività svolte, raggiungimento e pratica degli obiettivi prefissati, non nasce da narcisismo autocelebrativo di chi, con sacrificio e testa dura, persevera nell’impegno del mantenimento di uno spazio sociale autogestito.

Viviamo una fase storica e politica caratterizzata da avvenimenti, su scala mondiale nazionale e locale, dopo il muro di Berlino, tragicamente inediti, dei quali all’orizzonte non si vede nessuna schiarita. Avvenimenti come l’esodo biblico dei popoli che scappano dalla guerra, la martoriata Siria, il nuovo presidente degli USA Trump, Renzi, la schiacciante vittoria dei No al referendum, l’immane opera culturale e ideologica per l’accettazione del neoschiavismo nei rapporti di lavoro attraverso la cancellazione dello “Stato Sociale” e dei diritti (30% della popolazione sempre più ricca contro il 70% sempre più povera).

Consapevoli che tale scenario, determinato dall’impero assoluto del capitale finanziario, sarà sistemico e sorretto da economie, climi di guerra tali da condizionare gli scenari futuri del nostro pianeta alla cui umanità che lo vive non è dato conoscere le conseguenze. Viviamo in una fase storica a/prospettica ben descritta da Antonio Gramsci – non sappiamo come fare, non sappiamo trovare strade alternative oppure di Zygmunt Bauman – se mi aveste chiesto di parlare della società e dei suoi mutamenti quarant’anni fa, avrei saputo perfettamente cosa dire, se me lo aveste chiesto venti anni fa, avrei avuto alcuni dubbi, oggi vago nell’oscurità, no, non so cosa dire.

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È in questo contesto esistenziale e politico che necessita alla memoria storica adeguare l’analisi, intuendone le trasformazioni sociali, comportamentali, di quella che una volta si diceva della classe oggi fasce sociali, con la consapevolezza che si possono attraversare fasi evolutive e involutive. Memoria storica e ricambio generazionale attraverso metodi e strategie, non distanti dai contesti storici, che sono la risultante, marxisticamente parlando, della prassi/teoria/prassi nell’agire politico della lotta di classe commisurata alle fasi storiche che si avvicendano e che possono essere caratterizzate da momenti di arretramento come quello attuale.

Il valore che assumono la memoria storica e il ricambio generazionale che insieme all’opera di resistenza dei/lle militanti (nel nostro caso la durata politica/fisiologica di 24 anni, è stata permessa grazie all’applicazione dei principi sopra enunciati, nella complessiva opera dell’agire politico e socioculturale anche delle diverse generazioni passate). Ecco perché definire quelle resistenzialità individuali e collettive “Beni Comuni” come il nostro Centro Sociale, entità collettive e individuali simili non è un azzardo ideologico e culturale.

Sostenere i metodi alternativi di tali progettualità esistenziali e politiche operanti nelle comunità, dalle metropoli alle periferie, che difendono e danno continuità, attraverso il ricambio generazionale alla memoria storica, attraverso la “prassi/teoria/prassi”, nella fase politica attuale diventa strategico. Sono state le motivazioni di cui sopra a sorreggere la cocciutaggine dei compagni/e del Collettivo AsiloPolitico.Org, a far superare i momenti delicati vissuti dal Centro Sociale legati agli innumerevoli furti, devastazioni e ben 3 delibere di sgombero. Ciò nonostante, siamo riusciti a garantire in 24 anni il ricambio umano e generazionale, la crescita politica culturale di generazioni di compagne/i (molte di queste oggi militano in altre formazioni politiche, in campi artistici, culturali e del volontariato).

Noi siamo consapevoli che a Salerno come nel resto della nazione esiste, seppur non goda di ottima salute, il filo rosso delle idee, metodi e analisi, che continua ad essere tenuto integro dai militanti storici e dalle generazioni intermedie cresciute sui concetti di cui sopra. Crediamo sia possibile riproporre il protagonismo di “classe” e delle nuove categorie sociali, ripartendo dal segnale politico del referendum.

Riportiamo uno stralcio dell’articolo ‘Organizziamo movimenti per far applicare la Costituzione’

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Il nostro dovere di militanti, con umiltà, onestà ideologica e culturale, è quello di interpretare le motivazioni dietro al risultato referendario, impedire ed evitare gli errori politici del referendum 2011. Altro segnale politico è la necessità di determinare dal basso forme di democrazia diretta e di protagonismo partecipativo della gente “affossato” da ceti politici e sigle locali e nazionali il cui ruolo storico è sempre stato quello di impedire l’emancipazione politica del popolo e della classe per l’autoconservazione autoreferenziale di un centro sinistra (PD, SEL, residui di Rifondazione Comunista) delegittimato e sconfessato sia alle elezioni politiche che alle amministrative. Proprio per impedire la manipolazione dell’espressione popolare nel voto del 4 Dicembre, per evitare la diffusione nel paese di comportamenti xenofobi e malavitosi, anche questi popolari, come quelli di San Basilio a Roma, è necessario organizzare Movimenti di Lotta e di Pensiero finalizzati all’applicazione della Costituzione nei principi cardini dettati dalla resistenza e dalla liberazione dal nazifascismo.

Creare Movimenti per l’applicazione della Costituzione in modo da evitare:

  • Il tradimento e la disattenzione delle  istanze del popolo che, schierandosi per il No, reclama equità di diritti, giustizia sociale e difesa della dignità umana.
  •  Svolte nazional/populiste con rigurgiti di destra, evidenziati dai muri e fili spinati, in funzione anti immigrati, che imperversano in Europa e che potrebbero acuirsi con le prossime elezioni in Francia e Germania.

La necessità e il dovere di riproporre il neo protagonismo di classe a Salerno nasce anche per creare e determinare antidoti al plebeismo populista che vede la nostra città capofila, per le esternazioni e linee guide della politica attuale da parte del sempre eterno Sindaco, seppur Governatore della Regione Campania.

Riportiamo l’articolo Salerno città plebea?

Della serie Ciò che il Mattino non dice (solo il 13 dicembre 2016, tale quotidiano sembra svegliarsi dalla narcosi lanciando l’allarme precarietà, disoccupazione e alto tasso di emigrazione dei salernitani al Nord ed all’estero).

Per comprendere il tasso di plebeismo raggiunto dalla nostra città, basta ripercorrere le prime pagine del principale quotidiano locale che in città, da tre mesi (1 Giugno a 22 Settembre) con titoloni e foto, quotidianamente ha catalizzato l’attenzione dei propri lettori, oltre che alle cronache giudiziarie e scandalistiche, su due notizie, così sintetizzate:

  • Voto al Comune di Salerno, De Luca jr nella lista Pd.
  • In Consiglio Comunale dibattito sui fuochi per la processione di San Matteo.

A conferma di quanto sopra  nonostante la nostra città, con il territorio provinciale, come risulta dai dati SVIMEZ, nella classifica dei tristi primati risulta essere nei primissimi posti per alto tasso di disoccupazione (un salernitano su due è disoccupato, uno su tre è emigrato al Nord o estero), tasso di fallimenti di attività commerciali ed industriali, per numero di suicidi (70% per povertà e precarietà), per uso di droghe, alcool e antidepressivi, per tasse, fitti di abitazioni e negozi più cari d’Italia, cementificazione e privatizzazione selvaggia del litorale marino e non solo, basta vedere anche la cementificazione delle Terme Campione.

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Il concerto dei 99 POSSE, in programma il 29 Dicembre, sarà l’occasione per il Centro Sociale Jan Assen di lanciare al Pensiero Critico e alla Comunità Sociale Politica operante in città la proposta di creare ed organizzare “Movimenti per l’Applicazione della Costituzione” in difesa e a sostegno dei “Beni Comuni” esistenti in città. Che il 2017 a Salerno, partendo dalla vittoria del No, rappresenti l’anno della ricomposizione sociale e politica del Fronte di Opposizione Sociale.

Un po’ di cronologia  storico/politica fa sempre bene.

Storicamente a Salerno, come in tutte le città medie del Sud, non essendoci mai stato un protagonismo politico della classe operaia come al Nord (Fiat Torino, Alfa Romeo Milano Ansaldo Genova, Petrolchimico Marghera, ecc) a determinare il conflitto politico e sociale furono il Movimento Studentesco, i Movimenti di Lotta per la Casa e i Movimenti dei Disoccupati Organizzati.

Dalle lotte e dal conflitto sociale di  questi movimenti, l’Antagonismo di classe salernitano (una volta “Sinistra Rivoluzionaria”), trasse aggregazione in termini numerici di militanti e crescita politica formativa di quadri e dirigenti politici. Le lotte dei disoccupati, per la casa, il “Movimento Studentesco” (università e medie superiori) ebbero un ruolo fondamentale nell’osmotico rapporto dell’agire politico (formazione e coscienza di classe/proletarizzazione) che fecero di Salerno un laboratorio politico, preso a riferimento in ambito nazionale (inizio 70, primi anni 80 e post terremoto).

Il Movimento di Lotta per la Casa con l’occupazione di S. Margherita (seconda occupazione vincente in Italia), determinò quel salto qualitativo dell’Antifascismo per le mobilitazioni durante i processi al compagno anarchico Giovanni Marini liberare e per interdire a fascisti e democristiani zone liberate, pezzi di territorio come la “Zona Orientale” (Pastena, S. Margherita).

Pastena e S. Margherita divennero zone defascistizzate, proprio nella città in cui il Movimento Sociale Italiano (M.S.I.) era il secondo partito dopo la Democrazia Cristiana, ed è dalla zona defascistizzata di Salerno la denominazione della Repubblica Popolare de Pastena.

Tale scritta sul muro di fronte alle storiche panchine, accompagnerà a breve l’occupazione del 1978 del primo Centro Sociale Occupato Autogestito (C.S.O.A. Barone Rosso) del Sud Italia, per la memoria storica, il centro sociale sarà in seguito intitolato a Vincenzo Di Muro, ragazzo di S. Margherita ucciso da una macchina e diventato simbolo della lotta per l’applicazione della L. 180/Legge Basaglia.

In città la continuità storica dell’antagonismo sociale attraverso le occupazioni di spazi sociali e l’autogestione fu data anche dall’ex scuola elementare prefabbricata di Via Martiri Ungheresi (Pastena) che da “Circolo Culturale Dipendenti Comunali” successivamente si è trasformata in “Associazione Culturale Andrea Proto” (storico militante libertario salernitano).

In tale spazio sociale alla fine degli anni 80 si formò il “Comitato Su la Testa” che darà vita nel maggio 1993 all’esperienza del Centro Sociale Asilo Politico. La struttura in questione più che occupata la si deve considerare liberata (nei progetti un asilo nido per cui Asilo Politico), simbolo della speculazione edilizia, a ridosso di un binario all’uscita della tangenziale di via Irno, alle spalle del Rione Petrosino.

Asilo Politico (ora Jan Assen) rappresenta la continuità storica dell’antagonismo di classe, 40 anni di autogestione e autonomia a Salerno.

1978/1993: Il Centro Sociale Asilo Politico, come nel 1978 trasse linfa umana, culturale e politica da una categoria sociale come quelle degli studenti, riprendendosi l’agibilità politica nelle scuole egemonizzate esclusivamente dalla destra, sino al 12 dicembre del 1992 quando in occasione dello sciopero generale indetto dalle sigle di base (COBAS, GILDA, ecc) nel corteo le compagne ed i compagni venivano minacciati dai fascisti presenti sino all’arrivo dei disoccupati che diedero a decine di “fascistelli” sonori ceffoni pedagogici e antifascisti.

Tale lezione diede impulso alla presenza nelle scuole di Salerno della sinistra antagonista, la cui maggiore componente era rappresentata dai giovani occupanti del centro sociale, nelle scuole medie superiori così come nell’università. L’università è stata con generazioni di militanti a permettere il costante ricambio di militanti di Asilo Politico. Il ruolo del Movimento Studentesco Universitario è stato sempre pregnante nella progettualità politica dell’agire di Asilo Politico così come quello dei tre movimenti di disoccupati che hanno visto la luce nel centro sociale.

Le due categorie sociali sono state determinanti per la difesa ed il mantenimento della Struttura Ospedaliera “Giovanni Da Procida” dalla destinazione ad albergo, l’aver impedito come Asilo Politico, insieme al “Comitato Recupero Aree Dismesse”, lo sciagurato progetto di intubazione e cementificazione del fiume Irno.

Per la memoria storica, il nostro agire politico sul territorio con il “Comitato Recupero Aree Dimesse” era legato a contrastare le politiche neo liberiste del nascente ventennio De Luchiano ipotizzando un modello urbanistico ecocompatibile (Marzotto, ex Cementificio, Salid, recupero Terme Campione). Non per presunzione ma per dati di fatto, senza le compagne/i dell’Asilo Politico a Salerno (Scavate Case Rosse) sarebbe stata realizzate la centrale termoelettrica con la complicità di tutte le forze politiche componenti la Giunta De Biase (compresa Rif. Comunista, fatta eccezione per un consigliere), e i Verdi.

NOI CI SIAMO ANCORA!

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Con l’assemblea operaia del 6 Ottobre 2016 alla Fonderia Pisano e con gli interventi di Asilo Politico, Rete della Conoscenza Salerno e Link sabato 8 Ottobre, in  occasione del concerto di Neil Perch (Zion Train) tenutosi al C.S.A. Jan Assen di fronte ad una platea composta da centinai di giovani di Salerno e provincia è stato tracciato un metodo su come affrontare la campagna referendaria “Per il No oltre il No” in vista del 4 Dicembre, data per il voto referendario. In queste due iniziative, operai e studenti sono stati informati dall’area geopolitica comunista e libertaria salernitana delle motivazioni e del perché sia necessario contribuire, sia su scala locale che nazionale, ad ottenere il 4 Dicembre una vittoria schiacciante del No.

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Di fronte:

  • Al blocco di poteri forti composto da Confindustria, Finanza, Banche, COOP, Società partecipate, così come le ingerenze degli USA, Germania, UE e le lobby finanziarie europee e FMI che sostengono Renzi ed il Si.
  •  Alle promesse di Renzi agli italiani come la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, 10.000 assunzioni nella Sanità ed in Polizia e aumenti delle pensioni minime, congiuntamente ai messaggi di sventure in caso di vittoria del No, tramite una quotidiana campagna mediatica nazionale (qualunquista) popolare.
  •  Alle contraddizioni derivanti dall’universo politico che sosterrà il No con personaggi come D’Alema, Brunetta, Salvini, Casa Pound, Forza Nuova e riciclati.

È necessario ricorrere alla memoria storica e ai metodi dell’antagonismo di classe per smascherare le manovre finanziarie e le politiche liberiste che stanno dietro alla controriforma della Costituzione di Renzi. Dietro al linguaggio ed ai messaggi qualunquisti del tipo “il decisionismo del governo, riduzione dei costi della politica, abolizione del Senato ed qualche ente inutile” si nascondono manovre tendenti a codificare costituzionalmente moderne forme di schiavitù salariali, completamento delle privatizzazioni della cosa pubblica, in primis la sanità, azzeramento anche della memoria dello stato sociale, ulteriori limitazioni  delle libertà dell’agire politico/sindacale e delle libertà di stampa e di pensiero. Per questi motivi è fondamentale ribadire la necessità della creazione di un ampio movimento di opposizione sociale che, attraverso una piattaforma, sia espressione non solo di istanze ma principalmente di partecipazione diretta dal basso proveniente dai posti lavoro, dalle scuole ed università, che dai quartieri sia in grado di impedire e codificare le trasformazioni impopolari e reazionarie che caratterizzano le motivazioni renziane e filogovernative di modifica della Costituzione.

Così si dovrà caratterizzare la campagna referendaria per il No, dando la priorità a riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori, creando le condizioni per chi il lavoro non lo tiene e la difesa contro ogni forma di discriminazione sociale e razziale e contro le guerre neo-colonialiste.

Associazione Culturale Andrea Proto

http://www.asilopolitico.org

Creare nei territori comitati popolari per il No, oltre il No.

Renzi ha fissato per Domenica 4 Dicembre la data per votare la sua Contro Riforma Istituzionale, da qui il dovere e la necessità di mobilitarsi in vista della scadenza referendaria affinché il No prevalga sul Si. L’impegno per la vittoria del No nasce principalmente dall’evidente stato di deficit di democrazia esistente attualmente in Italia che, nella malaugurata ipotesi di una vittoria del Si andrebbe ad aumentare in termini esponenziali. Su tali timori si basa la necessità di creare, organizzare ed ampliare un forte movimento popolare d’opposizione in grado di impedire l’applicazione della proposta di Renzi.
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In tutta Italia si stanno predisponendo iniziative e creando comitati finalizzati alle mobilitazioni di piazza e alla creazione di momenti d’informazione e controinformazione sulle delicate tematiche che ruotano attorno alla proposta di Renzi con il suo progetto di Contro Riforma In/Costituzionale. A dimostrazione della pericolosità delle motivazioni orbitanti  attorno alla proposta di Renzi sono le ingerenze delle lobby e degli apparati politici/finanziari transnazionali che dominano le scene non solo nella Fortezza Europa ma anche negli Stati Uniti D’America, comprese anche quelle lobby che attualmente sostengono il ramato Trump candidato alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Ecco il motivo per difendere la Costituzione Italiana e per una reale applicazione nei suoi principi cardini, quali le libertà individuali e collettive, l’agibilità politica e sindacale, il diritto lavoro, il rifiuto della guerra, l’antifascismo e l’antirazzismo. Anche a Salerno ci si mobilita per determinare quelle condizioni geo/politiche che possano trasformarsi in  un forte risultato politico, la vittoria del No il 4 Dicembre.
Lo scorso 14 Luglio presso il C.S.A. Jan Assen, le compagne/i di Salerno diedero vita ad un  interessate dibattito dal quale emerse la necessità di non limitare o ridurre i termini della campagna referendaria unicamente ai punti schematici della Contro Riforma Renzi  ma utilizzare tale momenti per riaprire in Italia i margini della Democrazia ridotti attualmente al lumicino. Dalla plenaria del 14 Luglio scorso  è emersa la proposta di creare a Salerno i Comitati popolari per il No, oltre il No.

Perché la necessità di creare Comitati popolari per il No, oltre il No.

Creare i Comitati Popolari per il No, oltre il No, fornendo agli stessi  una piattaforma sociale come sintesi ed espressione di partecipazione  diretta dal basso nei posti di lavoro, nelle scuole, università e nei quartieri, in grado di risollevare un fronte d’opposizione dopo decenni di delegittimazione del movimento operaio/sindacale. Determinare nei fatti quel fronte politico e dell’opposizione sociale, attualmente indebolito ed  imploso da cui ne derivano  le gravi condizioni socio/economiche e di povertà (4,6 milioni di italiani in povertà assoluta) e di precarietà  in cui versa il 70% del nostro paese.

I Comitati popolari per riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori e creare le condizioni per chi il lavoro non lo tiene.

I Comitati Popolari Popolari per il No, oltre il No, nascono per fare chiarezza e per distinguersi dal costituendo universo politico a sostegno del No caotico e confuso, in quanto orbiteranno al suo interno vari protagonisti imbarazzanti, in quanto si andrà dai vari D’Alema, Brunetta, Salvini, Casa Pound e Forza Nuova. Tale container, manna per Renzi, avrà la conseguenza di rendere fragile e debole le potenzialità di un ampio movimento di opposizione socio politico culturale in grado non solo di battere Renzi il 4 Dicembre ma di opporsi anche e principalmente  alle politiche neoliberiste/impopolari comprese quelle di colonizzare il Sud con la costruzione del Ponte Sullo Stretto di Messina che piaceva tanto a Berlusconi e D’Alema, padri spirituali dell’attuale Matteo Renzi.

Jan Assen

Un grazie per aver condiviso, seppur nella diversità esistente tra pensiero laico e cattolico, tantissime battaglie che questa città dimentica con facilità.

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Le lotte contro la centrale termoelettrica, al fianco degli immigrati per il diritto al permesso di soggiorno, contro le guerre imperialiste/colonialiste anche quelle considerate “giuste”, al fianco dei disoccupati come nella marcia per il diritto al lavoro, per chi non lo ha, per chi lo ha perso e per i diritti nei luoghi di sofferenza (carceri e manicomi).
In questi decenni di tuo operato, tantissime donne ed uomini di diverse fasce generazionali e militanti della sinistra salernitana, hanno avuto il piacere e l’onore di individuare in te un punto di riferimento serio ed onesto specie per il tuo impegno e solidarietà verso i popoli oppressi come quello palestinese.
Il tuo impegno ha contribuito a dare visibilità e testimonianza della comunità di Salerno nel sostegno anche economico  a diversi  progetti come quello della realizzazione di scuole ed asili nella martoriata Gaza, così come hai permesso a salernitani/e di fare parte di delegazioni internazionali, non ultima quella nei campi profughi nel Libano, Giordania e Cisgiordania.
Come potremmo dimenticare l’emozione derivante dalla consegna delle buste di plastica  trasparenti contenenti  monete (da 5 centesimi ad 1 euro) frutto di collette popolari, espressioni  di partecipazione/condivisione di fedeli componenti la comunità del Volto Santo, da te educate a volere il bene del prossimo. Sei stato un prete scomodo per i poteri forti della nostra città tanto da meritarti l’avvicendamento d’imperio da parte dell’attuale vescovo “seppur non decrepito”.
Tale decisione ”d’imperio” dell’attuale vescovo salernitano, che solo esteticamente si diversifica dal vescovo precedente, per la sua  estrazione Gesuita. In sostanza entrambi si sono contraddistinti per aver chiuso le porte del Duomo sia a immigrati che ai disoccupati organizzati.
Caro Don Pierino, il nostro pensiero è condiviso da tantissimi compagni di Salerno che non dimenticheranno mai il tuo operato.
Più di ogni compagno/a non ti dimenticheranno le bambine/i palestinesi che siedono nei  banchetti dell’asilo intitolato a Vittorio Arrigoni, di cui  hai metabolizzato il testamento “restiamo umani“, quando da adulti vorranno sapere chi ha contribuito alla realizzazione di un piccolo sogno, quello di vivere normalmente come i bambini del resto del  mondo “pacificato” con la speranza che non venga distrutto da un missile “intelligente” israeliano.

Jan Assen

Atto punitivo da parte dello Stato  e chiaro esempio di istigazione a delinquere.
Indignazione e rabbia sono le reazioni a seguito della condanna a un mese di reclusione per 7 corsisti progetto conoscenza e lavoro che nel luglio 2010 effettuarono un’azione di protesta presso il porto turistico Masuccio (Pennello) di Salerno.

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Anche questa condanna, a distanza di sei anni dal Luglio 2010 è l’espressione di un accanimento dello Stato e dei suoi apparati verso il Movimento dei Corsisti del Progetto Conoscenza e Lavoro di Salerno. E’ la seconda condanna che il movimento subisce, dopo quella relativa al presidio nei pressi del passaggio a livello di Via San Leonardo, grazie al quale furono sbloccati presso la Regione Campania la bellezza di 5 milioni di Euro di Fondi U.E. da destinare ai disoccupati di Salerno e provincia.
Tali fondi avrebbero dovuto determinare, tramite il “Progetto Conoscenza e Lavoro”, un percorso formativo di reinserimento occupazionale e sociale per disoccupati di breve, media e lunga durata, giovani e meno giovani, con diversi gradi di istruzione. Grazie al presidio effettuato nei pressi dei binari di San Leonardo, Salerno e provincia per la prima volta furono destinatari di Fondi Europei.
Con tali fondi, gli ex disoccupati di Salerno e provincia iniziarono un percorso formativo remunerato a cui dovevano seguire stage e lavori part-time (fabbriche, cooperative, imprese) dopo avere conseguito, mediante esami, un attestato professionale in vari ambiti lavorativi (verde pubblico, rifiuti, operatori informatici, acque).
La prima parte del percorso formativo si svolse regolarmente, con i relativi accrediti alla Provincia di Salerno per 2.500.000 Euro, per il prosieguo accade quello che il Movimento considera un vero scippo,   la distrazione dei fondi e la scomparsa della seconda parte dei 2.500.000 di Euro destinati alla continuazione del percorso di inserimento socio lavorativo.
Dopo mesi di attesa, di promesse, di scarica barile tra Provincia e Regione, dopo incontri congiunti in Prefettura avvenuti solo per le mobilitazioni (blocchi stradali, presidi sotto la Provincia), il Movimento dei Corsisti Salernitani, prima delle ferie istituzionali attuò la protesta presso il Porto Turistico Masuccio per sensibilizzare la Magistratura e chi di competenza a fare luce sulla scomparsa  dei 2.500.000 e per reclamare verità e giustizia.
La Magistratura, solo qualche mese dopo richiese gli atti alla Provincia ma, sul prosieguo di tali indagini a nessuno fu dato sapere, nessuna informazione agli interessati, tranne quella inerente l’ennesimo atto repressivo con la nuova messa a  processo di altri componenti del movimento, con l’ennesimo eccesso di zelo, l’unico contatto del movimento con la magistratura si ebbe solo nelle aule del Tribunale di Salerno dove a distanza di sei anni, è stato emesso il verdetto.
Un mese di condanna per ogni disoccupato potrebbe lasciare il posto a giudizi di magnanimità verso la magistratura, ma il reale significato di tale verdetto è nel messaggio punitivo da parte dello Stato verso chiunque lotta, per chi lotta per una società migliore, contro le povertà e clientelismo, solo repressione per cui l’unica strada è emigrare, delinquere.
Altro segnale da parte dello Stato che, invece di fare chiarezza sulla fine dei 2.500 000 di Euro, nonostante le palesi responsabilità delle Giunte Regionali e Provinciali, in primis quella di Bassolino e Corrado Gabriele, Villani e Cariello, quella di destra capitanata da Caldoro, Cirielli, Ferrazzano è l’impunità verso l’intero arco politico della provincia e della regione. L’ennesimo atto repressivo nei confronti del movimento, non dovrà passare inosservato a nessuno, come compagni di Asilo Politico siamo da sempre al fianco dei movimenti dei disoccupati, ha provocato in noi indignazione e rabbia dando allo stesso tempo stimolo ulteriore a proseguire nell’opera di reclamare verità e giustizia per il Movimento dei Corsisti Salernitani Progetto Conoscenza e Lavoro.
E’ importante far ritornare alla mente di molti le mobilitazioni e le progettualità che per anni hanno visto per le strade di Salerno cortei e mobilitazioni di uomini e donne che nel lottare per il diritto al lavoro denunciavano e si opponevano a concorsi truccati, assunzioni nelle Società Miste tramite agenzie interinali o segreterie politiche, a tutte le forme di clientele che in questi anni hanno ridotto moltissimi cittadini in condizioni di povertà e precarietà. Le lotte del movimento avevano raggiunto l’obiettivo di dimostrare alla collettività che si possono  conquistare i diritti come quello del lavoro, il reddito senza emigrare o essere sudditi di nessun  potentato politico.
Il movimento dei disoccupati di Salerno, così come quello di Napoli oltre alla repressione ha dovuto contrastare le continue delegittimazioni di quelle forze politiche, da Rifondazione Comunista, Verdi che in quegli anni governavano nel Parlamento e nei governi regionali, provinciali e comunali che hanno avuto grandissime  responsabilità per il  non aver approntato misure inerenti il lavoro (lavorare meno lavorare tutti/reddito e salario di cittadinanza).
La magistratura così come la repressione ricorda a noi tutte/i che i diritti le libertà si conquistano ed il messaggio che lanciamo alle future generazioni è di praticare le lotte sociali, di ritornare nei quartieri  e dare vita ai movimenti di lotta per il lavoro e per la casa.

Alla Giunta Comunale e ai suoi consiglieri, come compagni di Asilo Politico rinnoviamo l’appello per le emergenze da riportare in Consiglio Comunale:

  • Riapertura delle  vertenze sociali inerenti il diritto al reddito e al lavoro del Movimento dei Disoccupati del Progetto Conoscenza e Lavoro di Salerno, dei licenziati nelle fabbriche, degli edili senza lavoro e degli interinali licenziati;
  • Ripristino del Welfare (Stato Sociale) sul territorio comunale che preveda l’erogazione di un Reddito/Salario Locale di cittadinanza per tutte i disoccupati/e di Salerno;
  • Il diritto di giovani coppie di mettere su famiglia, partendo dalla certezza di un alloggio il cui fitto deve essere adeguato al reddito. Nel caso di reddito zero il Comune di Salerno deve farsi da garante verso gli affittuari;
  • Il sostegno del Comune, tramite il proprio Assessorato alla Cultura, di quelle realtà di base e spazi sociali autogestiti che senza alcun sostegno pubblico, operano culturalmente e socialmente sul territorio da anni con enormi sacrifici ed è solo grazie alle loro attività resistenti, che si ridimensiona  lo “status quo” della non vita culturale in città.
  • Il sostegno finanziario del Comune (Assessorato Politiche Sociali) per le imprese piccole, medie e grandi che assumono, in funzione di ricollocazione e riabilitazione sociale, ex detenute/i salernitani;
  • La costituzione dell’Osservatorio Comunale sul rispetto dei diritti civili ed umani nel carcere di Fuorni e nei reparti psichiatrici (dopo la morte di Franco Mastrogiovanni) che oltre ad essere luoghi di sofferenza sono divenute delle vere macellerie sociali.

Questo appello è anche per non dimenticare Angelo Iovine, Luigi Donadio, Elio De Pascale, Gerardo Orilia e tutti quei fratelli e sorelle del movimento che non sono più tra noi a cui il riconoscimento del diritto tanto agognato di un lavoro avrebbe alleviato quel senso di tristezza dovuto alla poca considerazione da parte del resto della cittadinanza.

CSA JAN ASSEN – ASS. CULTURALE ANDREA PROTO

Esprimendo solidarietà alle vittime della strage all’aeroporto Ataturk di Istanbul, non possiamo tralasciare una considerazione sull’accordo siglato tra Turchia e Israele quasi in contemporanea con l’attentato.

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Un attentato, che per modalità e obiettivi (civili) è identico alle strategie di stampo malavitoso. In uno stato governato con metodi palesemente mafiosi dove il fondamentalismo religioso è un paravento per il traffico di armi e petrolio con lo Stato Islamico. La gestione della nuova rotta per i flussi migratori, dove il ricatto all’Unione Europea sono la norma (estorsioni da miliardi di euro). Così come la violazione della libertà di stampa, di pensiero e la soppressione delle opposizioni laiche e di sinistra turche.

Quello che i media chiamano ‘accordo di pace tra Turchia ed Israele’, dopo l’uccisione di nove attivisti filo palestinesi turchi sulla nave Mavi Marmara nel 2010, in realtà altro non è che il consolidamento dei ruoli economici, militari e politici dei rispettivi stati, nel nuovo disordine mondiale sulle aree geopolitiche di importanza strategica, quali l’Europa, Mediterraneo, Kurdistan, Siria, sempre su egida statunitense e U.E. [vedi speciale diario dai campi ]

Questo accordo viene siglato, dopo il pagamento di venti milioni di dollari come risarcimento per la morte degli attivisti turchi filo palestinesi e l’autorizzazione da parte del Governo Israeliano a permettere  aiuti umanitari del governo turco.

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Renzi e Netanyahu considerano di importanza strategica la riconciliazione tra la Turchia ed Israele. Dalle dichiarazioni risultano palesi gli interessi sull’energia, in primis l’accordo sul gas, al quale ha contribuito il regalo fatto da Tsipras ad Israele.

Bisogna ricordare, per la memoria storica che, sia la Turchia che Israele sono stati sempre alleati e lo dimostrano le varie manovre militari congiunte sia sotto bandiera NATO che tra gli eserciti dell’Unione Europea. Turchia ed Israele non sono dissimili tra loro nell’opera di soppressione dei popoli come i Kurdi ed i Palestinesi, verso i quali entrambi effettuano da sempre veri e propri genocidi.

Importante ricordare anche che, gli unici stati nel mondo a non rompere le relazioni economiche (diamanti, oro e pietre preziosi) e diplomatiche con il Sud Africa dell’Apartheid razzista sono stati la Turchia ed Israele. Così come non si scopre l’acqua calda nel considerare i due stati con i rispettivi eserciti, simili nel perenne status di guerra permanente, essere i più fedeli alleati appartenenti alla NATO.

Quali scenari futuri nella Fortezza Europa?

Soffermarsi sulla stipula ufficiale ed analizzare i risvolti di tale accordo (ufficiosamente mai in discussione) è fondamentale per comprendere gli scenari futuri che possono determinarsi nello scacchiere europeo che risulta essere già destabilizzato, con gli equilibri politici/economici resi molto più fragili.
Per tutti diventa fondamentale riflettere, confrontarsi, avviare dibattiti, analizzare, comprendere e agire di conseguenza, gli scenari futuri che si prospettano in Europa e come può incidere nell’assetto politico europeo l’organica alleanza Turco/Israeliana.

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Ricordarsi della Libia, dei continui confronti bellici anti russi da parte della stessa Turchia operante militarmente ai confini siriani, nelle terre Kurde, della vicenda Ucraina, della Terza guerra mondiale in atto che si manifesta non solo per mano militare ma anche commercialmente e mediaticamente (esclusione della Russia ai giochi olimpici di Rio 2016) così come le prossime elezioni negli Stati Uniti d’America, i vari scenari in Europa come nel resto del pianeta che riempiono di inquietudine la nostra esistenza per’altro già precaria per le disuguaglianze sociali e dalla fragilità globale del nostro ambiente.

Così come è fondamentale analizzare lo scenario futuro europeo, all’indomani dell’uscita inglese dall’unione (alleata degli Stati Uniti) così come i venti nazionalisti e populisti che spirano in gran parte dell’Europa…

Associazione Culturale Andrea Proto – www.asilopolitico.org

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Il 70% della popolazione italiana versa in gravi condizioni socio-economiche a causa delle leggi applicate in questi ultimi anni. I poteri bancari, le privatizzazioni, la legge Brunetta, la legge Fornero, l’Articolo 18 e il Jobs Act.
Il Jobs Act di Renzi ha le stesse finalità e scopi della Loi Travail del Governo Hollande in Francia. L’imposizione attuativa da più di un mese sta determinando un forte e deciso fronte di opposizione che vede protagoniste le principali forze sindacali e politiche francesi intenzionate a dare continuità alla conflittualità  e allo scontro sociale fino al ritiro della Loi Travail.
Abbiamo la netta sensazione che la radicalità dello scontro sociale messa in atto dai nostri cugini transalpini contro il Governo Hollande, derivi dal brutto esempio delle leggi antisociali applicate in Italia, concause delle gravi condizioni in cui versa la maggioranza della popolazione italiana (classe operaia, lavoratori del pubblico impiego, pensionati, alto tasso di disoccupazione, privatizzazione della cosa pubblica).
Insieme alle gravi condizioni socio-economiche in cui versa la maggioranza del nostro paese si unisce la condizione di scarso potere contrattuale del movimento operaio/sindacale, del fronte politico e dell’opposizione sociale che dopo decenni di delegittimazione è totalmente polverizzato, indebolito e imploso.
Stiamo assistendo ad un paradosso, mentre la Francia brucia, in Italia si raccolgono le firme per Referendum sia sociali che legati alla controriforma istituzionale di Renzi.
renzidalema-300x179.png Il massimo del paradosso, caratteristica prettamente italiana, è rappresentato dal fatto che si raccolgono le firme insieme a personaggi politici e gruppi dirigenti sindacali che negli anni passati hanno contribuito alla delegittimazione e sfiancamento del movimento operaio, distruzione della sinistra sia locale che nazionale. Questi personaggi, imperterriti, continuano sempre nella loro opera di rilegittimazione, in questo caso per le future elezioni politiche (2017-2018)  attraverso i comitati per il No alla controriforma di Renzi.

Come volevasi dimostrare, ecco rispuntare D’Alema, la minoranza PD, i fuoriusciti dal PD, i riciclati di SEL, tutti insieme appassionatamente.

D’Alema, sì proprio lui, protagonista della modifica del Titolo V° della Costituzione, relativo all’ordinamento territoriale in nome di una Repubblica Federale, trasformando le Regioni in nuovi centri di potere e della corruzione, divenute nel nostro paese una vera metastasi di intrecci politici con il malaffare. D’Alema, ancora lui,  l’ideatore delle Bicamerali con Berlusconi, il D’Alema del neoliberismo dal volto umano, il D’Alema padre spirituale di Matteo Renzi il quale mette in pratica ciò che D’Alema ha sempre tentato di fare e che solo grazie all’opposizione sociale è stato possibile impedire.

Poi ci hanno pensato Bertinotti e soci a sinistrare la sinistra.

Jan Assen