Posts contrassegnato dai tag ‘crisi depressive’

“Il giorno dopo la morte di Francesco Mastrogiovanni tutto è cambiato in meglio nel reparto di Psichiatria dell’ospedale ‘San Luca’ di Vallo della Lucania”. Ad affermarlo, dinanzi al giudice Elisabetta Garzo nel corso dell’udienza che si è tenuta ieri sulla morte di Francesco Mastrogiovanni, è stato Giuseppe Mancoletti ricoverato nella stessa stanza del maestro di Castelnuovo Cilento. “Io sono arrivato all’ospedale spontaneamente – ha ricordato Mancoletti – perché soffrivo di crisi depressive e quindi ho accettato serenamente la contenzione”. Due giorni è stato legato al letto perché poi dal 4 agosto 2009 tutto è cambiato: “Fino ad allora – ricorda Mancoletti – se venivi ammesso alla contenzione non avevi alcun tipo di assistenza e le visite dei familiari erano del tutto vietate. Nei due giorni che sono stato legato ho visto solo per pochi minuti mia moglie”. Ma il racconto di Mancoletti non si ferma qui perché quello che ritorna alla mente di Giuseppe è “…la mancanza di qualsiasi tipo di aiuto da parte degli operatori sanitari. Prima di tutto non c’erano campanelli da suonare nel caso di bisogno e quindi dovevi gridare per sperare che qualcuno accorresse al tuo capezzale. Inoltre un episodio che mi è rimasto nella mente è quando avevo bisogno di bere e vedevo sul comodino un bicchiere d’acqua che non potevo raggiungere perché le mani erano legate; gli infermieri non arrivavano e così mi sono dovuto fare forza e buttarlo giù con i piedi. L’acqua che si è versata sul comodino piano piano sono riuscita a leccarla”. Ma Mancoletti è decisivo perché è colui che ha assistito alle ultime ore di vita di Mastrogiovanni: “La notte prima di morire ricordo che era molto agitato – ha confermato Mancoletti – e chiedeva sempre aiuto ma nessuno se ne curava”. Questa ultima interpretazione è stata contestata dagli avvocati delle difesa poiché secondo i legali Mancoletti fu trasferito dalla stanza la mattina del 3 agosto 2009. Nell’udienza di ieri, così come stabilito in quella precedente, dovevano essere ascoltati in qualità di testimoni anche Michele Verrioli direttore sanitario di Anatomia Patalogica all’ospedale di Eboli che è stato colui che ha esaminato il cuore di Francesco Mastrogiovanni e il maresciallo Angelo Caputo ma entrambi non hanno potuto partecipare e quindi saranno sentiti il prossimo 12 giugno, alle ore 14.00, quando è stata fissata quella che dovrebbe essere l’ultima udienza prima delle discussioni finali.

Annunci

Un muratore di 56 anni, Alfonso Salzano, si è tolto la vita impiccandosi con un cavo elettrico nella sua abitazione di Casaluce, nel Casertano. L’uomo è stato trovato dai familiari che hanno avvisato i carabinieri. Secondo quanto riferito dai congiunti l’uomo, senza lavoro da circa sei mesi, soffriva di crisi depressive. Salzano ha lasciato un bigliettino ai familiari in cui chiedeva perdono per il gesto estremo. Il muratore si è tolto la vita nella sua abitazione di via Vittorio Emanuele a Casaluce. L’uomo lascia moglie e quattro figli. Salzano non aveva particolari in problemi economici, secondo quanto appurato dai carabinieri del reparto territoriale di Aversa, ma da gennaio non veniva più chiamato al lavoro. Salzano prima di togliersi la vita ha scritto un biglietto in cui chiedeva scusa ai familiari per quanto stava per compiere. L’uomo questa mattina avrebbe atteso che la moglie fosse uscita di casa per togliersi la vita. Sul caso il sindaco, Nazzaro Pagano, sottolinea che “in questo paese abbiamo il patto di stabilità da rispettare e, purtroppo, non possiamo investire sul lavoro. ‘Il governo deve intervenire: queste morti devono finire. E’ incredibile quanto sta accadendo soprattutto perché malgrado il nostro sia un Comune virtuoso, con soldi da spendere, a causa del patto di stabilità non possiamo dare corso ai nostri progetti e creare lavoro. Il settore edile della nostra zona è praticamente fermo – dice ancora Pagano – la nostra amministrazione ha soldi da spendere e, purtroppo, non possiamo farlo. Avrei potuto dare lavoro anche ad Alfonso e, forse, evitare che si uccidesse. Altro che patto di stabilità questo non è altro che un patto di stupidità”. Nei giorni scorsi sono stati diversi i casi di suicidi per colpa della crisi, la perdita del lavoro o anche cartelle esattoriale. A Napoli un portiere che avrebbe perso casa e lavoro si è tolto la vita impiccandosi e in Sardegna a Nuoro un imprenditore dopo aver licenziato i sui figli ha deciso di togliersi la vita. Il 22 aprile un artigiano edile di Bosa, 52 anni, si è ammazzato perché dopo aver perso il lavoro non riusciva a mandare avanti la famiglia. L’uomo aveva chiesto aiuto anche al sindaco. Il 13 aprile a Donnalucata, nel ragusano, un imprenditore agricolo in difficoltà a causa della crisi economica si è impiccato. L’uomo di 28 anni, titolare di impianti serricoli, ha lasciato moglie e due figli. Il 13 aprile un imprenditore, la cui azienda era in crisi, ha tentato tenta di uccidersi sparandosi un colpo di fucile in piazza a Montecchio Maggiore (Vicenza). Il giorno prima un agricoltore di 53 anni si era ucciso ad Altivole, in provincia di Treviso, perché non in grado di coprire una serie di debiti che gravavano sulle sue spalle. La crisi e un’annata di siccità, che avrebbe compromesso il raccolto, le cause del drammatico gesto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano