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poliziaIl 15 marzo in diverse città del mondo si sono tenute manifestazioni in occasione della ‘Giornata internazionale contro le violenze poliziesche’, un appuntamento nato nel 1997 su iniziativa del COPB, il Collettivo contro la Brutalità Poliziesca di Montréal. Proprio in Canada si è tenuta una delle manifestazioni più partecipate all’interno della diciassettesima edizione della giornata: l’appello a scendere in piazza era stato siglato da una trentina di associazioni e collettivi e ha portato in strada diverse centinaia di persone. Il corteo si è radunato nel tardo pomeriggio proprio a pochi passi dal quartier generale della SPVM, la polizia locale di Montréal, che nei giorni precedenti alla manifestazione aveva creato allarmismi e invocato la militarizzazione della città citando i cortei degli anni precedenti, spesso esplosi in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. In questa occasione la polizia ha bloccato e disperso con la forza il corteo a pochi minuti dalla sua partenza dichiarandolo non autorizzato; i manifestanti hanno opposto resistenza e gli agenti della SPVM hanno arrestato 297 persone. La maggior parte di queste sono state rilasciate dopo l’identificazione mentre 22 di loro dovranno rispondere a vario titolo di manifestazione non autorizzata, possesso di materiale incendiario e travisamento. Il corteo è comunque proseguito fino alle 19 e i manifestanti hanno denunciato come i casi di abusi e violenze per mano della polizia siano in continuo aumento negli ultimi anni, da un lato per l’impunità di cui quasi sempre gli agenti godono e dall’altro per le politiche securitarie imposte nei contesti metropolitani che agevolano e legittimano l’agire della polizia al di sopra di ogni controllo.

Fonte: Infoaut

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La polizia questa settimana ha ucciso 5 persone  durante le proteste contro la miniera Yanacocha nelle provincie di Celendin e Bambamarca nella regione di Cajamarca nel Nord del Perù. Da un anno campesinas e campesinos insieme a cittadini di Cajamarca e dei dintorni lottano contro il progetto aurifero “Conga” della compagnia miniera Yanacocha di proprietà della Newmont Mining Corporation (Canada), Compañía de Minas Buenaventura (Perù) e della Corporazione Finanziaria Internazionale (IFC). Il progetto Conga prevede l’estrazione di oro da due laghi nella zona altoandina di Cajamarca e la distruzione di altri due laghi che verranno utilizzati come deposito di residui, questi 4 laghi costituiscono la sorgente dei pricipali fiumi della zona. Da un mese a questa parte nella regione di Cajamarca era stato dichiarato un “paro indefinido”, un periodo di proteste e di veglia continua ai laghi per impedire l’inizio dei lavori della compagnia, lo Stato ha sempre mostrato la sua sottomissione a Yanacocha e inviato in più occasioni polizia e militari per reprimere le proteste. Gli abitanti della regione e soprattutto delle provincie che verranno colpite direttamente dal progetto non si sono fatti intimidire e hanno continuato la loro lotta , a Celendín i primi di maggio un contingente della polizia nazionale è stato cacciato dalla città dai manifestanti. Il giorno 3 luglio la polizia è arrivata a Celendín con l’ordine di sparare ai manifestanti che tentavano di attaccare la municipalidad per dimettere l’alcalde che aveva dato il suo appoggio al progetto Conga e al presidente Ollanta Humala. La violenta repressione ha provocato la morte di tre persone José Silva Sánchez (35), Eleuterio García Díaz (40)  e  C.M.A di 17 anni, altre 30 sono rimaste ferite. Secondo la stampa nazionale che appoggia il governo e la violenza della polizia due poliziotti sono stati feriti con armi da fuoco usate dai manifestanti. È stato dichiarato lo stato di emergenza per 30 giorni nelle provincie di Celendin Huangayoc e Cajamarca (sospensione dei diritti di libertà personale, riunione, circolazione, inviolabilità del domicilio e molti altri) questo garantisce  la totale libertà alla polizia e la giustifica per ulteriori violenze. Nonostante ciò il 5 luglio le proteste sono continuate in tutta la regione e così anche la repressione, la polizia ha infatti ucciso altri manifestante a Bambamarca. Secondo i comunicati radio che arrivano dalla regione gli abitanti di Cajamarca sono decisi a resistere e lottare per difendere la loro acqua e le loro terre.

Fonte: Informa-azione

Che la protesta per l’aumento delle tasse universitarie in Quebec fosse una cosa seria era chiaro a tutti, tranne che al governo del primo ministro Charest. Da due mesi gli studenti sono in sciopero, bloccano l’attività didattica delle università e scendono in piazza tutti i giorni scontrandosi spesso con la brutalità della polizia. In questo momento la minaccia maggiore che incombe sugli universitari (circa 160mila ancora in sciopero) è di perdere il semestre, tasto su cui rettori e governo premono ad ogni occasione, infatti tra poco saranno troppi i giorni di blocco delle lezioni per poterli recuperare. La reazione degli studenti?  Ieri sera sono scesi in piazza con un grande corteo che ha girato in notturna per le vie di Montreal sfidando i blocchi ed i divieti della polizia e guadagnandosi la libertà di muoversi per la città. In questo periodo diventerà uno spettacolo molto frequente a Montreal dove gli studenti si sono dati appuntamento tutte le sere alle 20.30 per fare cortei e blocchi in città. Venerdì scorso a Montreal alcuni studenti sono riusciti ad entrare nel palazzo in cui il primo ministro avrebbe dovuto tenere un discorso su un contestato piano di sviluppo economico. La polizia ha reagito caricando gli studenti all’interno della struttura, ci sono poi stati violenti scontri all’esterno che hanno portato all’arresto di 17 manifestanti. Nel frattempo il governo cerca come sempre di dividere il movimento, l’obbiettivo questa volta è l’organizzazione studentesca C.L.A.S.S.E:  il primo ministro Charest attacca rifiutandosi di ammettere al tavolo di confronto questa organizzazione perché non intende dissociarsi dalle violenze. Allo stesso tempo la ministra Beauchamp cerca di convincere gli studenti a interrompere lo sciopero proponendo di far avvenire l’aumento delle tasse in sette anni anziché in cinque. Il movimento da un’ulteriore (dopo quella delle scorse settimane) dimostrazione di maturità rifiutando la trappola della divisione tra buoni e cattivi e rispedendo al mittente la proposta farsa della ministra dell’educazione. Del resto nella popolazione del Quebec la simpatia per la protesta studentesca è grande, il comportamento autoritario del governo crea molto malcontento e data la situazione gli scontri con la polizia non scandalizzano nessuno, anzi sotto accusa è spesso la brutalità con cui le forze dell’ordine reprimono le manifestazioni. Quello che emerge è che la  protesta non riguarda solo più l’università ma mette in discussione un intero sistema economico, quello neoliberista. L’aumento delle tasse e l’austerity si accompagnano alle privatizzazioni dei servizi pubblici e alla svendita alle multinazionali delle risorse naturali di cui il Canada è ricco. Manovre che vengono presentate come necessarie (non solo dal nostrano governo dei professori!) ma rivelano tutta la loro politicità nel momento in cui diventa evidente la volontà del governo del Quebec di scaricare i costi della crisi verso il basso e favorire l’arricchimento dei grandi capitalisti. Nel movimento comincia a diffondersi l’uso di riferirsi a questo intenso periodo di lotta come alla “Primavera degli Aceri” (la foglia d’acero è il simbolo del Canada) richiamandosi esplicitamente alla primavera araba ed ai movimenti di contestazione al capitalismo finanziario diffusi in tutto il mondo. Intanto gli studenti stanno lavorando per costruire uno sciopero generale contro le politiche neoliberiste che coinvolga tutti i settori della società del Quebec … to be continued!

Fonte: CuaTorino.org