Posts contrassegnato dai tag ‘Bashar al-Assad’

Stavolta gli Usa hanno attaccato la Siria. Ne parliamo con Fulvio Scaglione, giornalista, da anni vicedirettore di Famiglia Cristiana. Buongiorno Fulvio, grazie per essere con noi.

Grazie a voi, buongiorno a tutti.

170316202633-donald-trump-mohammad-bin-salman-of-saudi-arabia-exlarge-169-720x300

Ci siamo svegliati questa mattina con l’attacco, con i 59 missili statunitensi lanciati sulla Siria e quindi con una guerra che è un po’ più vicina ancora?

No, io non credo che questo sia il prologo di una terza guerra mondiale, come molti dicono e anche con qualche legittima preoccupazione. Penso invece che sia l’ennesima recita, l’ennesima messa in scena di questa guerra che da sei anni; oltre ad essere un grottesco incredibile massacro, è anche una rappresentazione. Io credo che i russi fossero avvisati di questa operazione americana, che è un’operazione molto mirata, condotta per fare, in realtà, il minimo dei danni e per non dare l’idea che si tratti di una rappresaglia indiscriminata. Credo che questa operazione non sia stata varata da Trump per le ragioni dichiarate. Certamente non è un’operazione che contribuisce ad eliminare il terrorismo, come ha dichiarato Trump. Certamente non è un’operazione che farà cadere il regime di Bashar al-Assad. Credo che Trump avesse bisogno di lanciare un segnale al proprio elettorato e all’opinione pubblica interna americana, un segnale che dica: “non è vero che sono succube dei russi, non è vero che sono disposto a qualunque compromesso per compiacere Vladimir Putin”. Questo il senso. D’altra parte è un’operazione militare che ci dice anche altre cose. Per esempio ha fatto più danno a Bashar al-Assad in una notte Trump di quanti anni abbia fatti in due anni e mezzo Barack Obama all’Isis con i suoi presunti bombardamenti. Anche questa è una cosa da rilevare. Naturalmente resta invariata la situazione nella provincia di Idlib, dove c’è stato l’attacco dell’altro giorno che tanti morti ha fatto; perché, per quanto si faccia sfoggio di sdegno e di pietà, la situazione nella provincia di Idlib resta questa: i “ribelli moderati”, quelli che dovrebbero essere, secondo alcuni, la speranza della Siria del futuro, sono in fortissima difficoltà, perché la prevalenza militare nella provincia è tutta a favore dei jihadisti di Al Nusra, che sono militanti di Al Qaeda. Quindi la situazione lì è quella; cioè che il terrorismo sta avendo la prevalenza netta in questa provincia che ancora sfugge al controllo di Russia e diAssad.

Quello che mi colpisce di questa situazione, e di altre in passato, è come non si riesca a capire quali sono le conseguenze di certi atti. L’attacco terroristico globale che stiamo vivendo negli ultimi anni certamente non è scollegato dalle politiche che l’Occidente ha tenuto nell’area per 25 anni. eppure il metodo sembra continuare ad essere lo stesso. Mettiamo mano, facciamo quello che ci serve nel momento contingente, senza nemmeno un briciolo di sguardo di medio o lungo periodo. E’ una lettura possibile?

E’ sicuramente è una lettura possibile. Però io insisto, anche la presunta “guerra al terrorismo” che fu proclamata nel 2001 dopo gli attentati alle torri gemelle è, a sua volta, una rappresentazione. Dal 2000 al 2016 i morti per opera del terrorismo islamico, che è al 95% terrorismo islamico sunnita, sono cresciuti di 9 volte. Quindi non c’è alcun risultato in questa lotta al terrorismo, perché, secondo me, non c’è alcuna vera guerra al terrorismo islamico. Non può esserci nessuna vera guerra al terrorismo islamico finché i paesi occidentali – per primi gli Usa, ma anche Regno Unito, la Francia, l’Italia stessa – sono i migliori amici, i migliori partner commerciali, i migliori alleati militari dei paesi che, in base a tutto ciò che noi sappiamo, sono i principali sponsor e finanziatori e ideologhi del terrorismo. Cioè le petromonarchie del Golfo Persico. Questa non è un’opinione, è un dato di fatto. Tutto ciò che noi di serio, di scientifico, sappiamo, ci dice che i paesi che ispirano e finanziano il terrorismo islamico nel mondo sono quelli: l’Arabia Saudita, il Qatar, il Kuwait. Quelli, e sempre quelli, da 40 anni. D’altra parte questa nostra conoscenza ci è stata confermata anche dalle e-mail di Hillary Clinton, cheWikileaks ha rivelato prima nel 2010 e poi nel 2015. Basta andare a vedere sul sito diWikileaks, leggersi le cose che la Clinton scriveva ai suoi collaboratori in queste occasioni. E’la stessa Clinton che dice che i governi di Arabia Saudita e Qatar sono i finanziatori dell’Isis. Quindi, siccome noi non prendiamo provvedimenti contro questi paesi, ma prendiamo provvedimenti contro paesi che hanno magari altre responsabilità, ma non quelle – come abbiamo fatto con l’Iraq, con la Libia, la Siria – è ovvio che nessuna guerra al terrorismo esista realmente e nessun risultato sarà ottenuto.

E’ inquietante questa ricostruzione, anche perché molto attinente alla realtà. Cosa ci possiamo aspettare invee nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, anche alla luce di quello che lei diceva poco fa: i russi erano stati avvisati dell’imminente attacco.

Io credo che in Medio Oriente e Nord Africa, tra Stati Uniti, Russia, Israele, Siria, ecc. si stia giocando una partita molto complicata. E’ di queste ore, ad esempio, la notizia che la Russia ha deciso di riconoscere Gerusalemme Ovest come capitale dello stato di Israele; che è una presa di posizione abbastanza clamorosa. E’ la stessa presa di posizione che aveva ventilato Trump, eche era stato criticatissimo per questo. La stessa Israele, peraltro, che ha sostenuto, appoggiato Trump nei suoi bombardamenti contro la Siria. Quindi in tutta quest’area, questa vasta vasta area destabilizzata, si sta giocando una partita tra potenze regionali e potenze globali molto complessa, molto complicata, che evidentemente in parte sfugge anche ai migliori osservatori. E’ una partita di cui, probabilmente, vedremo le conseguenze solo tra qualche tempo.

Chiarissimo. Fulvio io ti ringrazio per essere stato con noi e per averci aiutato a fare un po’ di chiarezza in questo quadro così complesso.

Grazie a voi.

http://contropiano.org/

La comunità internazionale continua a insistere per una “soluzione politica” al conflitto in Siria, dove però anche ieri si è continuato a morire per mano delle forze di sicurezza: almeno 39 i nuovi morti accertati in quello che è stato il 64mo venerdì di festa consecutivo, dall’inizio della rivolta nel marzo 2011, dedicato alle proteste, indetta dalle forze dell’opposizione dopo la tradizionale preghiera del venerdì. Frattanto la Russia, storica alleata del regime di Bashar al-Assad, è sempre più nel mirino delle critiche per l’appoggio che continua ad assicurare a quest’ultimo. Se è vero infatti che, in occasione dell’odierna visita ufficiale a Berlino, il neo-presidente russo Vladimir Putin ha concordato con il cancelliere tedesco Angela Merkel sulla necessità di una “soluzione politica” alla crisi siriana; e se lo stesso Putin, pur continuando a escludere qualsiasi ricorso alla forza che a suo dire “non porterebbe a nulla”, ha tuttavia ammesso esplicitamente che il Paese mediorientale è in “una situazione di grande pericolo” e rischia di sprofondare in una vera e propria “guerra civile”: tuttavia il ministero degli Esteri di Mosca ha diffuso un comunicato nel quale in sostanza avalla le conclusioni dell’inchiesta ordinata dal regime sul massacro di venedì scorso a Hulla, nella provincia centrale di Homs, costato almeno 108 morti tra i civili, compresi 49 bimbi. Nella nota russa si sostiene infatti che l’eccidio non solo è da imputarsi agli insorti, i quali avrebbero ordito una “azione ben pianificata” per vanificare tutti gli sforzi per risolvere il conflitto, ma è stato altresì il frutto degli aiuti prestati loro dall’estero. “La tragedia di Hula”, si afferma nel documento, “ha dimostrato quale possa essere il risultato degli aiuti finanziari stranieri, delle forniture di contrabbando di armamenti moderni ai ribelli, del reclutamento di mercenari e dell’intrattenere rapporti con vari generi di estremisti”. In termini del tutto simili ieri si era già espresso il regime. Contro Mosca ha così sparato l’ennesima bordata il segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton. “Sappiamo che, persino durante l’ultimo anno, c’è stato un traffico molto consistente di armi provenienti dalla Russia per la Siria”, ha denunciato Clinton nel corso di una conferenza stampa in Norvegia. “Riteniamo inoltre che le continue forniture di armi da parte russa abbiano rafforzato il regime di Assad. Da parte nostra”, ha rincarato la dose, “ha suscitato gravi preoccupazioni il fatto che la Russia abbia continuato ad appoggiare tale traffico, a fronte degli sforzi della comunità internazionale per imporre sanzioni al riguardo”. Dal canto suo il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha caldeggiato un “rafforzamento ulteriore delle sanzioni mirate alla classe dirigente” siriana, prima iniziativa da intraprendere per “proseguire” a premere sulle autorità di Damasco. In secondo luogo, ha osservato il titolare della Farnesina a margine della Conferenza sulla Somalia in corso a Istanbul, occorre “capire se conviene essere più precisi nel richiedere un intervento del Tribunale Penale Internazionale, che avrebbe un alto significato di pressione”. A Ginevra frattanto il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito in sessione speciale, ha ordinato l’apertura di una “inchiesta indipendente” al fine di accertare le responsabilità nella carneficina di Hula: la relativa mozione ha ottenuto il voto favorevole di 41 Stati membri su 47: Italia compresa, la cui rappresentante presso le organizzazioni internazionali con sede nella città elvetica, Laura Mirachian, ha avvertito che “l’impunità non è più tollerabile”. In senso opposto si sono espresse soltanto la stessa Russia, la Cina e Cuba, che hanno definito “non equilibrato” il provvedimento; assenti le Filippine.

Fonte: Agi