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macchiahttp://www.radiondadurto.org/ – E’ pesantissimo il bilancio della repressione poliziesca di sabato pomeriggio al quartiere di . 10 i compagni per cui è stato confermato l’arrestato, con accuse anche di devastazione e saccheggio, e altri 36 denunciati a vario titolo. Erano stati gasati e caricati dalla polizia, schierata a proteggere un corteo, non autorizzato, di Forza Nuova in quartiere, con il segretario nazionale Fiore, dietro lo slogan “Magliana come Goro”. Dopo le cariche i fascisti, spalleggiati da alcuni abitanti del quartiere, avevano pesantemente danneggiato alcuni spazi e locali del csoa Macchia Rossa, il centro sociale della Magliana, sotto gli occhi impassibili di Polizia e Questura, che hanno successivamente messo sotto sequestro lo spazio.
Da Roma, sentiamo Simonetta Crisci, legale difensore di uno dei compagni arrestati.Ascolta
Abbiamo raccolto anche alcune riflessioni sulla giornata di sabato alla Magliana con qualche spunto di autocritica necessaria su alcune modalità della mobilitazione antifascista, fermo restando le ragioni dell’iniziativa e la rivendicazione della liberazione immediata degli arrestati.
Il commento di Cristiano del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa.
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Un ulteriore spunto di riflessione raccolto dai nostri microfoni viene dalla testimonianza diretta daClaudio Ursella, esponente di Rifondazione Comunista di Roma e cittadino del municipio in cui si trova il quartiere Magliana, che era presente all’iniziativa antifascista promossa dai militanti della Macchia Rossa e che ha sottoscritto insieme ad altri esponenti politici di Rifondazione e Sinistra Italiana un comunicato a sostegno della mobilitazione contro la presenza fascista nel quartiere.
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magliana-408x300.pnghttp://contropiano.org/ – Contemporaneamente a quanto accadeva a Firenze, oggi (05/11/2016) nel quartiere romano della Magliana, pesantemente blindato a protezione di una manifestazione dell’estrema destra che ha potuto manifestare tranquillamente nonostante il divieto di ogni forma di raduno politico dettato dalla Questura, le forze dell’ordine in assetto antisommossa sono duramente intervenute contro i militanti del Centro Sociale Macchia Rossa e gli attivisti antifascisti provenienti da altre zone della capitale, mobilitati per sbarrare la strada ai fascisti di Forza Nuova. Dopo che nelle scorse settimane gli estremisti di destra di Casa Pound avevano aperto una loro sede nel quartiere, per oggi i neofascisti capitanati da Fiore avevano indetto una manifestazione all’insegna dello slogan “Magliana come Goro” e per “cacciare gli stranieri”. Ne sono seguiti scontri e arresti.
Gli antifascisti si erano dati appuntamento alle 15.30 in Via Pieve Fosciana e per un certo tempo il fronteggiamento con i cordoni di polizia è andato avanti senza particolari problemi. Ma quando gli antifascisti in corteo hanno provato ad avvicinarsi al presidio realizzato da Forza Nuova (nonostante la Questura avesse vietato ogni assembramento), nei pressi di piazza Fabrizio de Andrè i reparti antisommossa hanno violentemente caricato, lanciando lacrimogeni contro i dimostranti che rispondevano lanciando oggetti vari, bottiglie e pietre. La violenza delle cariche ha costretto gli antifascisti a disperdersi, inseguiti nel corso di una vera e propria caccia all’uomo realizzata da polizia e Digos fin dentro i bar e i negozi di Magliana. Alla fine, secondo la Questura che ha parlato addirittura di ‘devastazione e saccheggio’ da parte dei militanti dell’estrema sinistra, decine di dimostranti antifascisti sono stati ammanettati per strada e condotti nei commissariati di Tor Cervara e Tor Sapienza; alla fine il bilancio è stato di circa 50 fermati oltre che di alcuni feriti e contusi. Dei 50 fermi, ben 9 sono stati trasformati in arresti. Nei confronti dei denunciati, nel frattempo rimessi in libertà, è prevedibile una pioggia di provvedimenti cautelari e di denunce che la Questura promette di spiccare anche sulla base dell’esame dei filmati girati durante cariche e scontri.
Un presidio di solidarietà con gli arrestati è stato indetto per domenica 6 novembre alle 17.30 contemporaneamente a Regina Coeli (l’appuntamento è al Faro del Gianicolo) e a Rebibbia (femminile).

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Sul fronte opposto, approfittando della copertura garantita dall’ingente schieramento di polizia, quello che agenzie di stampa e media mainstream definiscono un gruppo di un centinaio di ‘residenti’ (fascisti aderenti a varie organizzazioni che poco prima avevano esposto bandiere e striscioni) ne ha approfittato per manifestare liberamente, per poi tentare di fare irruzione all’interno dei locali del Macchia Rossa e devastarlo.
Dopodiché, i celerini in assetto antisommossa si sono schierati a lungo davanti alla sede dello storico Centro Sociale impedendo agli occupanti di potervi rientrare mentre alcuni membri della Digos perquisivano i locali. Infine il Macchia Rossa è stato sigillato e posto sotto sequestro. Davvero un bel risultato per Forza Nuova che incassando la sfacciata protezione della Polizia può cantare vittoria sui comunicati e sui social network. “#ResistenzaPopolare. Grande successo a#Magliana per #ForzaNuova. Il popolo caccia gli #antifascisti e libera un centro sociale” ha esultato ieri su Twitter il capo dei fascisti, Roberto Fiore.
Assai più entusiasta il responsabile romano di Forza Nuova, Alessio Costantini: “Nonostante il pretestuoso divieto di manifestare da parte della questura, abbiamo marciato ugualmente nel quartiere della Magliana. Ancora una volta, abbiamo portato avanti la sacrosanta battaglia per la liberazione della nostra Patria dagli invasori. Palazzinari sfruttatori immigrati rom parassiti vari fuori dai nostri quartieri. Una sola cosa conta: prima il nostro popolo, PRIMA GLI ITALIANI”.

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“L’estrema destra fascista e razzista, da sempre cane da guardia dei padroni, cerca di inserirsi nelle tensioni sociali, alimentando divisioni tra poveri secondo lo slogan “prima gli italiani”. Per anni è stata foraggiata da Alemanno e Berlusconi e adesso si agita per guadagnare posizioni e racimolare consenso, confidando forse nella crisi della giunta comunale guidata dal Movimento 5 Stelle. Con la complicità dei media mainstream che veicolano i loro slogan razzisti, si sono conquistati in molti quartieri popolari una agibilità impensabile fino a poco tempo fa” avevano scritto gli antifascisti chiamando il quartiere alla mobilitazione contro le infiltrazioni e le provocazioni di Casa Pound e Forza Nuova.
“Il terreno privilegiato scelto dai fascisti a Magliana per provocare e dividere è proprio quello della lotta per la casa. Un primo maldestro tentativo di aprire una sede è stato respinto alcuni mesi fa da parte di una formazione (i nomi cambiano troppo spesso per meritare una menzione) che poi è confluita nel famigerato partitucolo di Forza Nuova guidato dal fascista milionario Fiore, noto per essere stato sul libro paga dei servizi di spionaggio britannici. Inoltre, in queste ultime settimane un tentativo più subdolo e più efficace, tuttora in corso, è portato avanti da Casapound, che ha raccattato alcuni personaggi precedentemente allontanati o tenuti ai margini del Comitato di Lotta per la Casa di Magliana ed è riuscita a mettere un po’ di zizzania perfino all’interno del comitato stesso. Poche settimane fa hanno inaugurato una sede, che indicano come riferimento per l’intero quadrante cittadino. A questo punto i loro “cugini” di Forza Nuova hanno annunciato in pompa magna una manifestazione per il 5 novembre in cui inneggiano alla cacciata degli stranieri ma anche alla resistenza agli sfratti, con la benedizione del loro capo, Roberto Fiore. Un vero e proprio terreno di sperimentazione dell’estrema destra che vede da una parte un’organizzazione come CasaPound, i cui esponenti si sono recentemente vantati (a Labaro) di aver eseguito uno sfratto per conto di una (italianissina) proprietaria di un appartamento che affittava in modo irregolare a stranieri, e dall’altro Forza Nuova che intende marciare contro gli immigrati nell’anniversario dell’armistizio del 1918, tentando un ridicolo parallelo fra l’esercito Austroungarico e i rifugiati che arrivano in Italia. (…) I fatti confermano le loro intenzioni: pochi giorni fa i fascisti hanno compiuto un attentato incendiario contro un’occupazione abitativa dei Movimenti di Lotta nel quartiere di Tor Marancia.” spiegava ancora il Centro Sociale Macchia Rossa.

Luca Fiore

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La vita di Emmanuel si è spenta ieri a Fermo, una provincia sconosciuta ai più, teatro, suo malgrado, di un dramma che ha nel razzismo e nell’odio xenofobo e fascista il suo movente letale. Emmanuel ha avuto il coraggio di ribellarsi e difendere Chinyery, la sua compagna, da quegli insulti inaccettabili che dai bar, alla tv, agli stadi si sentono nei confronti di uomini e donne africane. Ma in Italia un gesto così dignitoso può essere anche una colpa, un oltraggio da pagare con la morte.
Emmanuel, 36 anni, di origine nigeriana, era un richiedente asilo fuggito con la compagna Chinyery, di 24 anni, dal terrorismo omicida di Boko Haram. Nel suo paese d’origine aveva perso una figlioletta di 2 anni ed i genitori proprio a causa del terrorismo che sta dilaniando quelle zone. Scappati dalla loro terra, insieme avevano attraversato il Niger e poi raggiunto la Libia. Come la maggior parte dei profughi sub-sahariani e del Corno d’Africa che fuggono dai loro paesi, nel seguire le rotte dei trafficanti per raggiungere il paese libico hanno subito violenze e vessazioni di ogni genere, ma tutto ciò non viene mai ricordato e raccontato a sufficienza. Fa parte di un altro pezzo terribile di un mosaico di soprusi obbligati ritenuti un corollario perfino dalle Commissioni territoriali che valutano la domanda di protezione.
Dalla Libia le probabilità di riuscire a raggiungere vivi le nostre coste erano poche, una persona su venti questo viaggio non lo riesce a portare a termine. Le statistiche nel fornire i numeri delle tragedie del mare sono molto fredde. Allora facciamo uno sforzo ed immaginiamo i nostri compagni di classe delle medie o delle superiori, e pensiamo di dover partire tutti insieme. Uno di loro – o noi stessi – non arriverà mai a destinazione.
Attraversare il Mar Mediterraneo per i migranti è una roulette russa letale, ma Emmanuel e Chinyery ci provano lo stesso: lei è incinta ed in Italia, pensano, sarà possibile ricostruirsi una vita, essere felici. La fatica del viaggio metterebbe a dura prova chiunque e Chinyery, già provata, perde il figlio che portava in grembo. Dolore che si aggiunge ad altro dolore, la vita per i dannati della terra che nascono nel posto sbagliato è un colpo dopo l’altro che lacera fin dentro le viscere.
Emmanuel e Chinyery giungono in Italia nel settembre del 2015, sono accolti a Fermo dalla Comunità di Capodarco di Don Vinicio Albanesi. Finalmente la sorte sembra sorridere loro. Nella lotteria italiana dell’accoglienza sono stati inseriti in un progetto serio che offre opportunità e speranza. Non sono finiti come tantissimi richiedenti asilo a guardare l’orizzonte oltre le sbarre in un CARA o in CAS aperto da enti senza scrupoli solo per speculare sulle loro vite e sfortune.
A Fermo, come racconta Don Vinicio Albanesi, “Emmanuel sognava un lavoro, una casa e soprattutto il permesso di soggiorno per restare in Italia. Era sempre sorridente, pieno d’entusiasmo e di progetti per il futuro”. Emmanuel e Chinyery erano innamorati e Don Vinicio aveva deciso di sposarli con una cerimonia simbolica, nonostante non avessero i documenti necessari. Ma il tragico epilogo è dietro l’angolo: un altro terrorismo fascista, non dissimile da quello di Boko Haram, quello dell’odio razziale alimentato dal clima politico che arma di ideologia le mani degli esecutori, spezza la vita di Emmanuel.
Per tanti politici che soffiano sul fuoco del razzismo, Emmanuel era un “clandestino”, un semplice migrante economico, uno da rimpatriare appena sbarcato, o peggio ancora, da lasciare morire in mare. Per altri politici che stanno discutendo del Migration Compact, Emmanuel era uno dei tanti migranti accolti che in futuro non dovrebbero più partire, bloccati dalla polizia di stati africani dittatoriali o poco democratici, e dalla nuova retorica umanitaria che vorrebbe evitare le tragedie del mare semplicemente ponendo ulteriori ostacoli alle partenze, spostando sempre più a sud le frontiere militarizzate europee.
Per le Commissioni territoriali Emmanuel potenzialmente era un “furbetto”, un richiedente asilo da interrogare e mettere in contraddizione, un altro nigeriano da “diniegare” o semmai da riconoscere con la forma minore (quella umanitaria) di protezione. In Italia nel 2015 solo il 30% di chi proviene dalla Nigeria ha ricevuto il riconoscimento della protezione internazionale. Di questi la maggior parte, il 66%, ha ricevuto la protezione umanitaria.
Affinché la sua morte ed i motivi razziali dell’omicidio non vengano dimenticati in poco tempo, raccontiamo la sua storia, la tragicità del suo viaggio, spieghiamo che ruolo giocano le commissioni nel futuro della vita dei richiedenti, diciamo a tutti che coloro che sono accolti nel nostro paese non hanno storie poi tanto diverse, affrontiamo con serietà il problema di un razzismo sommerso e che esplode con violenza in tutte le città italiane.
L’odio razziale non è una piaga ora solo di Fermo, ieri delle periferie impoverite delle metropoli, ma è una metastasi che si sta espandendo in qualsiasi provincia, ricca o povera, dal nord al sud del paese.
Pretendiamo che questo problema, prima che diventi ancora più preoccupante, si affronti seriamente in tutti i luoghi pubblici e della politica, a partire dal Parlamento e in tutte le istituzioni cittadine, nelle scuole, nei programma educativi, nelle trasmissioni televisive. Ma impariamo prima di tutto a chiudere la bocca ai razzisti ogni volta che li sentiamo blaterare di invasione e apostrofare, insultando e offendendo, una persona per il colore della pelle o perché appartiene ad una minoranza. Impariamo in strada a non girare la testa dall’altra parte.
Indigniamoci di fronte a quanto sta avvenendo, non facciamo finta che sia un caso isolato o il gesto di un folle.

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Esprimendo solidarietà alle vittime della strage all’aeroporto Ataturk di Istanbul, non possiamo tralasciare una considerazione sull’accordo siglato tra Turchia e Israele quasi in contemporanea con l’attentato.

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Un attentato, che per modalità e obiettivi (civili) è identico alle strategie di stampo malavitoso. In uno stato governato con metodi palesemente mafiosi dove il fondamentalismo religioso è un paravento per il traffico di armi e petrolio con lo Stato Islamico. La gestione della nuova rotta per i flussi migratori, dove il ricatto all’Unione Europea sono la norma (estorsioni da miliardi di euro). Così come la violazione della libertà di stampa, di pensiero e la soppressione delle opposizioni laiche e di sinistra turche.

Quello che i media chiamano ‘accordo di pace tra Turchia ed Israele’, dopo l’uccisione di nove attivisti filo palestinesi turchi sulla nave Mavi Marmara nel 2010, in realtà altro non è che il consolidamento dei ruoli economici, militari e politici dei rispettivi stati, nel nuovo disordine mondiale sulle aree geopolitiche di importanza strategica, quali l’Europa, Mediterraneo, Kurdistan, Siria, sempre su egida statunitense e U.E. [vedi speciale diario dai campi ]

Questo accordo viene siglato, dopo il pagamento di venti milioni di dollari come risarcimento per la morte degli attivisti turchi filo palestinesi e l’autorizzazione da parte del Governo Israeliano a permettere  aiuti umanitari del governo turco.

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Renzi e Netanyahu considerano di importanza strategica la riconciliazione tra la Turchia ed Israele. Dalle dichiarazioni risultano palesi gli interessi sull’energia, in primis l’accordo sul gas, al quale ha contribuito il regalo fatto da Tsipras ad Israele.

Bisogna ricordare, per la memoria storica che, sia la Turchia che Israele sono stati sempre alleati e lo dimostrano le varie manovre militari congiunte sia sotto bandiera NATO che tra gli eserciti dell’Unione Europea. Turchia ed Israele non sono dissimili tra loro nell’opera di soppressione dei popoli come i Kurdi ed i Palestinesi, verso i quali entrambi effettuano da sempre veri e propri genocidi.

Importante ricordare anche che, gli unici stati nel mondo a non rompere le relazioni economiche (diamanti, oro e pietre preziosi) e diplomatiche con il Sud Africa dell’Apartheid razzista sono stati la Turchia ed Israele. Così come non si scopre l’acqua calda nel considerare i due stati con i rispettivi eserciti, simili nel perenne status di guerra permanente, essere i più fedeli alleati appartenenti alla NATO.

Quali scenari futuri nella Fortezza Europa?

Soffermarsi sulla stipula ufficiale ed analizzare i risvolti di tale accordo (ufficiosamente mai in discussione) è fondamentale per comprendere gli scenari futuri che possono determinarsi nello scacchiere europeo che risulta essere già destabilizzato, con gli equilibri politici/economici resi molto più fragili.
Per tutti diventa fondamentale riflettere, confrontarsi, avviare dibattiti, analizzare, comprendere e agire di conseguenza, gli scenari futuri che si prospettano in Europa e come può incidere nell’assetto politico europeo l’organica alleanza Turco/Israeliana.

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Ricordarsi della Libia, dei continui confronti bellici anti russi da parte della stessa Turchia operante militarmente ai confini siriani, nelle terre Kurde, della vicenda Ucraina, della Terza guerra mondiale in atto che si manifesta non solo per mano militare ma anche commercialmente e mediaticamente (esclusione della Russia ai giochi olimpici di Rio 2016) così come le prossime elezioni negli Stati Uniti d’America, i vari scenari in Europa come nel resto del pianeta che riempiono di inquietudine la nostra esistenza per’altro già precaria per le disuguaglianze sociali e dalla fragilità globale del nostro ambiente.

Così come è fondamentale analizzare lo scenario futuro europeo, all’indomani dell’uscita inglese dall’unione (alleata degli Stati Uniti) così come i venti nazionalisti e populisti che spirano in gran parte dell’Europa…

Associazione Culturale Andrea Proto – www.asilopolitico.org

Buona parte del peggio del Nazifascismo Europeo si ritroverà dall’1 al 3 luglio a Torri del Benaco, in provincia di , dove darà vita al “Boreal European Meeting”, raduno promosso da una sedicente associazione culturale, “The Firm”, che ha ottenuto l’autorizzazione presentando l’appuntamento come un evento “con finalità culturali, sportive e musicali” e ha  tra l’altro ottenuto il patrocinio dello stesso Comune (qui la delibera) per “l’importanza del Meeting proposto e per la valenza culturale e sportiva a favore di residenti e turisti” . Una delibera che li autorizza anche ad occupare le zone limitrofe al campo sportivo per un evento che avrà tanto di campeggio per accogliere fascisti provenienti da mezza Europa.
Abbiamo contattato il comune di Torri del Benaco per capire come sia stato possibile dare una autorizzazione di questo tipo, con queste motivazioni, ad un raduno politico nazifascista di carattere Europeo, ma il sindaco non parla “fino a lunedì” e come sentirete dalla telefonata alla quale ha risposto un funzionario del Comune, si finge di non conoscere il carattere reale della tre giorni. Ascolta o scarica alcuni stralci della telefonata
Un raduno nazifascista (che fino all’anno scorso si teneva in provincia di Cantù) spacciato quindi per evento per cittadini e turisti. Un raduno invece al quale parteciperanno esponenti di spicco dei partiti e movimenti della destra radicale Europea:  l’ungherese Laszlo Toroczkai di Jobbik, Nick Griffin, già leader del British National Party, Udo Pastörs dell’Npd tedesca e il danese Daniel Carlsen, del Danskernes Parti. Il tutto con  con la benedizione italiana del segretario nazionale di Forza Nuova, Fiore.
Nel frattempo Anpi e aned hanno scritto al Prefetto chiedendo di vietare la manifestazione, ma è stato risposto che “non si ravvisano motivi per vietarla”. Diverse realtà invitano a contattare il Comune di torri del Benaco per chiedere spiegazioni e protestare.
Vi offriamo le valutazioni sul tema e più in generale della presenza di fascisti, xenofobi e omofobi a Verona con Gianni Zardini, del circolo Pink di Verona, e Tiziana Valpiana, vicepresidente dell’Aned di Verona. Ascolta o scarica

http://www.radiondadurto.org/

13494841_1139538972751405_5350639188151201494_n_2Questa mattina a Venezia c’è stato un presidio sotto al Consolato Onorario Messicano, organizzato dall’Associazione Êdî Bese! e dai centri sociali del Nord-Est, contro lo stato di repressione delle autorità nei confronti degli insegnanti, che da mesi stanno lottando contro la riforma educativa del governo di Enrique Peña Nieto. Sono già 12, al momento, le persone uccise da armi da fuoco, per opera della violenta repressione da parte delle forze dell’ordine. La riforma, che fa un taglio netto ai diritti e le libertà dei docenti, si mette in continuità le politiche neo-liberali che stanno caratterizzando il governo messicano in tutti i settori. Stiscioni e interventi al megafono hanno sottolineato le responsabilità dirette di Peña Nieto, mandante politico degli omicidi e della repressione avvenuta a Noxchitlán e in tutto lo Stato di Oaxaca e del Chiapas.

Il presidio si è poi spostato davanti all’ingresso della sede diplomatica, nonostante la polizia abbia tentato di impedirne il passaggio. Gli attivisti hanno chiesto che al console di inviare al governo messicano un comunicato che denunci l’omicidio di 12 maestri e il ferimento di centinaia di altre persone impegnate in una dura lotta in difesa della scuola pubblica.

Si è ottenuto di inviare un fax direttamente all’ambasciatore messicano a Roma, con il sottostante comunicato.

Comunicato di solidarietà con la lotta dei maestri della CNTE

L’escalation di violenza da parte dello stato messicano nei confronti delle proteste dei maestri ha assunto un apice inaccettabile: 12 i morti fino a questo momento, centinaia di feriti e numerosi i desaparecidos.
Questa è stata la risposta del governo di Peña Nieto alle legittime richieste dei maestri di aprire un tavolo di trattativa sulla riforma educativa, che privatizza il sapere e precarizza o rende impossibile il lavoro a migliaia di insegnanti.
Noi non lo accettiamo: consideriamo il presidente Peña Nieto responsabile morale e mandante degli omicidi e della repressione avvenuta a Noxchitlán e in tutto lo stato di Oaxaca e del Chiapas.
Ci uniamo all’indignazione che già molti intellettuali e cittadini messicani hanno espresso nell’appello #MexicoNosUrge e chiediamo che venga rotto il silenzio su quanto sta accadendo in Messico. Non possiamo più tollerare l’indifferenza e la complicità dei mezzi di informazione che coprono gli atti disumani di un governo criminale.
Consideriamo il governo italiano di Renzi, entusiasta partner commerciale del Messico, complice di questo governo corrotto e assassino e chiediamo l’interruzione di ogni rapporto diplomatico e commerciale e il ritiro dell’ambasciatore, finché non sarà fatta chiarezza sulla costante violazione dei diritti umani.

Associazione Ya Basta! Êdî Bese!

Centri Sociali del Nordest

http://www.globalproject.info/

Duri scontri fra nazionalisti bianchi e militanti antifascisti di Sacramento durante un incontro promosso dal Partito tradizionalista dei lavoratori, guidato da Matthew Heinbach, leader del suprematismo bianco californiano.
Gli scontri si sono verificati davanti al Campidoglio di Sacramento, sede del Parlamento della California, dove gli antifascisti hanno caricato il corteo dei nazisti accorsi al ritrovo per protestare contro gli incidenti provocati all’ultimo evento elettorale in California di Donald Trump.
In centinaia fra associazioni di immigrati messicani e antifascisti sono arrivati davanti al Campidoglio per bloccare il “rally” nazista, accogliendo i nazionalisti con lanci di bottiglie e insulti. Successivamente il gruppo di nazisti è stato caricato e preso a bastonate dagli antifascisti. Il bilancio degli scontri è di sette accoltellati fra gli antifascisti e di molti feriti fra i nazisti.
Il Campidoglio di Sacramento è un luogo simbolo per i movimenti antirazzisti. Nel 1967 le Black Panther invasero armati la sede del Parlamento per protestare contro una legge statale che impediva l’azione di autodifesa del movimento.

http://www.infoaut.org/

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Saranno cinque giornate di musica all’interno di spazi liberati o per le strade, con l’intento di ribadire l’importanza dell’autogestione in ogni aspetto della nostra vita.

29 giugno @Villa Vegan Squat

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Dalle 19.00 manicaretti Vegan, presentazione delle 5 giornate DIY e presentazione della Consultoria Autogestita.

Dalle 21 live con:

(Non portate i cani perché come vedete nell’immagine ci sono le galline che girano libere, dunque non è proprio il caso).

Villa Vegan Squat, via Alessandro Litta Modignani 66, Milano.

30 giugno @COA T28

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Dalle 19.00 dibattito e aggiornamenti sulla situazione degli sfratti a Milano con il comitato lotta per la casa.

Dalle 21:30 live con:

  • Kontatto (80’s hc/crust da Milano)
  • Shitty Life (punk da Parma/Trento)
  • Suppurated (non lo so, non li conosco e non ho info, help)
  • Mostron (d-beat/crust/raw’n’roll da Varese)

COA T28, via dei Transiti 28, Milano.

1 luglio @Cascina Torchiera

diy-1-luglioDalle 19 cena Vegan con dibattito “Vegan al supermercato: le implicazioni per la liberazione animale”, con Marco Reggio.

Dalle 21:30 live con:

  • TØRSö (hc sXe dagli Stati Uniti)
  • Hobophobic (miltant hc da Taranto)
  • Call The Cops (punk rock da Bologna)
  • wwounds (punk/hc da Milano)
  • Skaya (roba veloce from Valtellina)
  • Cerimonia Secreta (punk rock da Milano)

Cascina Torchiera, Piazzale Cimitero Maggiore, Milano.

2 luglio @FOA Boccaccio

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Dalle 15 mercatino delle autoproduzioni e workshop aperti per tutto il pomeriggio di:

  • serigrafia, a cura di Serigrafatti
  • sartoria, per chiunque voglia chiedere consigli e imparare tecniche base di cucito. Inoltre pupazzi e puntaspilli NO STOP
  • “tutti gli animali, tutti”: laboratorio di distruzione e costruzione spontanea, da forme casuali di cartone. Totalmente non sense, tenuto da Babi Simmia

Dalle 18 live con:

  • Storm{o} (hc/metal/punk da Belluno)
  • ANF (powerviolence da Palermo)
  • Viscera/// (metal/psych da Piacenza)
  • Vetro (hc/surf/punk da Venezia)
  • Double Me (hc da Padova)
  • Crtvtr (mind blowing post hc da Genova)
  • Muscle Worship (irrivent post punk dagli Stati Uniti)
  • selvə (black metal da Lodi)
  • Corpse ( hc punk da Milano)
  • ZiDima (noise/post core da Monza)
  • Sho (instrumental core da Milano)
  • Gordo (prog’n’ roll da Milano)
  • Thrownness (hc/metal/grind da Milano)

Foa Boccaccio, via Rosmini 11, Monza.

3 luglio @Navigli

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Disgusto e strafottenza Fest #2: per tutta la giornata cibi vegan, birrine fresche, super liquidator e ghiacciolini benefit, direttamente sui Navigli in via Gola.

Dalle 15 live con:

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Il 70% della popolazione italiana versa in gravi condizioni socio-economiche a causa delle leggi applicate in questi ultimi anni. I poteri bancari, le privatizzazioni, la legge Brunetta, la legge Fornero, l’Articolo 18 e il Jobs Act.
Il Jobs Act di Renzi ha le stesse finalità e scopi della Loi Travail del Governo Hollande in Francia. L’imposizione attuativa da più di un mese sta determinando un forte e deciso fronte di opposizione che vede protagoniste le principali forze sindacali e politiche francesi intenzionate a dare continuità alla conflittualità  e allo scontro sociale fino al ritiro della Loi Travail.
Abbiamo la netta sensazione che la radicalità dello scontro sociale messa in atto dai nostri cugini transalpini contro il Governo Hollande, derivi dal brutto esempio delle leggi antisociali applicate in Italia, concause delle gravi condizioni in cui versa la maggioranza della popolazione italiana (classe operaia, lavoratori del pubblico impiego, pensionati, alto tasso di disoccupazione, privatizzazione della cosa pubblica).
Insieme alle gravi condizioni socio-economiche in cui versa la maggioranza del nostro paese si unisce la condizione di scarso potere contrattuale del movimento operaio/sindacale, del fronte politico e dell’opposizione sociale che dopo decenni di delegittimazione è totalmente polverizzato, indebolito e imploso.
Stiamo assistendo ad un paradosso, mentre la Francia brucia, in Italia si raccolgono le firme per Referendum sia sociali che legati alla controriforma istituzionale di Renzi.
renzidalema-300x179.png Il massimo del paradosso, caratteristica prettamente italiana, è rappresentato dal fatto che si raccolgono le firme insieme a personaggi politici e gruppi dirigenti sindacali che negli anni passati hanno contribuito alla delegittimazione e sfiancamento del movimento operaio, distruzione della sinistra sia locale che nazionale. Questi personaggi, imperterriti, continuano sempre nella loro opera di rilegittimazione, in questo caso per le future elezioni politiche (2017-2018)  attraverso i comitati per il No alla controriforma di Renzi.

Come volevasi dimostrare, ecco rispuntare D’Alema, la minoranza PD, i fuoriusciti dal PD, i riciclati di SEL, tutti insieme appassionatamente.

D’Alema, sì proprio lui, protagonista della modifica del Titolo V° della Costituzione, relativo all’ordinamento territoriale in nome di una Repubblica Federale, trasformando le Regioni in nuovi centri di potere e della corruzione, divenute nel nostro paese una vera metastasi di intrecci politici con il malaffare. D’Alema, ancora lui,  l’ideatore delle Bicamerali con Berlusconi, il D’Alema del neoliberismo dal volto umano, il D’Alema padre spirituale di Matteo Renzi il quale mette in pratica ciò che D’Alema ha sempre tentato di fare e che solo grazie all’opposizione sociale è stato possibile impedire.

Poi ci hanno pensato Bertinotti e soci a sinistrare la sinistra.

Jan Assen

emilioRichiesta di rinvio a giudizio a per i fatti del 18 gennaio 2015, l’aggressione fascista fuori dal centro sociale Dordoni, compiuta dai neofascisti di Casapound.
Quella domenica sera finì in coma Emilio, compagno del Dordoni.
La pm del tribunale di Cremona Laura Patelli ha chiesto il rinvio a giudizio di 8 compagni del Dordoni, cioè quelli aggrediti dai fascisti, nell’assurdo e spesso utilizzato teorema della “rissa” tra opposti estremismi,  tralasciando il  pestaggio.
L’udienza preliminare davanti al gup, Letizia Plate’, si terra’ il 12 ottobre. Oltre agli otto compagni, a processo anche 10 neofascisti, tutti per rissa aggravata. Due di loro devono rispondere di tentato omicidio ai danni di Emilio, il quale, a sua volta, in concorso con due compagni e’ accusato di lesioni gravi al leader di Casapound Cremona, Gianluca Galli. Non solo: secondo le agenzie che riportano le tesi della pm, l’attacco sarebbe stato portato dai compagni, addirittura con un atto premeditato.
Vi proponiamo l’intervista a Sergio Pezzucchi, legale di diversi dei compagni del Dordoni di Cremona. Ascolta o scarica

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