Bisognava soltanto attendere. La logica omicida che sta dietro ogni ondata securitaria si infrange sempre, per prima cosa, sulle persone più deboli. E i più deboli in assoluto, in questo momento, sono i migranti. Peggio ancora per i più anziani di loro, che debbono sommare alla debolezza dei diritti e al colore della pelle (che facilita l’individuazione come bersaglio) anche la debolezza dell’età.

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Roma, ambulante senegalese morto durante fuga a Lungotevere de Cenci
„Il giorno dopo il “pattuglione” stile Scelba messo in scena alla stazione di Milano a beneficio di Salvini in astinensa da selfie, a Roma un’insolito squadrone di vigili urbani è stato inviato a rastrellare il centro storico a caccia di venditori ambulanti. Il “decoro urbano” lo chiede…
Alla vista delle divise, come sempre, hanno raccolto alla bell’e meglio la propria mercanzia nei borsoni e si sono dati alla fuga. Uno di loro, Nian Maguette, un cittadino senegalese di 53 anni, che faceva parte di un gruppo che correva in direzione di Lungotevere de’ Cenci – all’altezza del Ghetto, davanti all’isola Tiberina – si è accasciato a terra. Diverse le versioni sull’accaduto. Alcuni suoi compagni hanno riferito che: “E’ stato investito da un motorino dei vigili urbani in borghese mentre scappava dal controllo. E’ caduto e ha battuto la testa”.  Secondo la versione ufficiale, invece, sarebbe stato probabilmente vittima di un infarto (ma il rapporto lo definisce “il giovane”…). il personale medico intervenuto sul posto non ha comunque potuto far altro che constatarne il decesso.
Sembrava un episodio come tanti, per quanto tragico. Ma la goccia scava la pietra, e anche la paziente sopportazione dei migranti trova in qualche caso il suo limite.
Gli altri venditori ambulanti, quasi tutti africani, hanno messo in atto una protesta, bloccando laa circolazione tra largo dei Vallati e largo Arenula.
La risposta, cieca come soltanto le polizie sanno essere, si è materializzata con l’intervento dei carabinieri e della polizia, comprensiva di agenti del Reparto Mobile in tenuta antisommossa. Come se servisse una seconda vittima per farsi capire meglio…

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È morto Valentino Parlato, tra i fondatori del manifesto, di cui è stato più volte direttore e presidente della cooperativa editrice.

Era nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931.

Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia.

Per ora ci fermiamo qui, abbracciando forte la sua splendida famiglia e tutti i compagni che, come noi, l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.

Fonte: Il Manifesto

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E’ di almeno tre agenti feriti il bilancio provvisorio delle vittime degli scontri fra polizia e manifestanti scoppiati a margine di un corteo per il primo maggio a Parigi: lo hanno reso noto fonti della Prefettura della capitale francese, che inizialmente avevano parlato di due poliziotti colpiti.

Secondo quanto reso noto dalla Prefettura un gruppo di individui “mascherati e incappucciati hanno lanciato oggetti e bombe molotov sugli agenti”, che hanno risposto con i gas lacrimogeni; i feriti sono tre membri delle forze dell’ordine, uno dei quali in condizioni serie per le ustioni ricevute.

Gli scontri sono scoppiati verso le 15, poco dopo la partenza del corteo dalla Place de la Republique, nei pressi di Place de la Bastille.

Fonte: Askanews

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Succede che al Primo Maggio non vogliono manifestare soltanto sindacati venduti e politicanti prezzolati. Succede che il primo maggio è la festa di tutti i lavoratori e non di un apparato senza vergogna che ha svenduto i diritti di noi tutti a colpi di jobs act, privatizzazioni e subappalti. Succede quindi che in piazza ci sia anche uno spezzone di giovani e studenti, migranti e sfrattati, precari e NOTAV che vuole dire la sua. Ma in Italia nel 2017 chi può prendere parola pretende di deciderlo la polizia. E la polizia, come sempre, decide che a parlare può essere solo il carrozzone istituzionale che gli garantisce lo stipendio.

Succede a Torino che una banda di mercenari e privilegiati, parassiti in divisa che garantiscono la tranquillità dei responsabili della crisi, carica a freddo lo spezzone che porta una parola diversa in quel corteo di mummie incartapecorite, perché i sindacati venduti devono poter parlare tranquilli e non essere sommersi dai fischi di quella parte del paese, sempre più grande, che soffre, s’incazza e vuole fargliela pagare. Ma succede anche che le cose non vanno come pensa la polizia. Succede a Torino che nonostante quattro cariche di fila e un arresto, nonostante cinque manifestanti feriti alle braccia e alla testa, nonostante un esercito armato di tutto punto si accanisca sui manifestanti che rispondono a mani nude, la gente si ricompatta e ogni volta e avanza verso la piazza finale. Succede il primo maggio che le libertà di parola si conquista a spinta!

RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE CI SPETTA!

Centro Sociale Askatasuna

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Nel piano della Portella chiusa in mezzo a due montagne
c’è una roccia sopra l’erba per memoria ai compagni
Alla destra nella roccia al tempo dei Fasci
un apostolo ci parlava donde proviene tutta la ricchezza.
E da allora fino a oggi a Portella delle Ginestre
quando viene il primo di maggio i compagni fanno festa…

E Giuliano lo sapeva che era la festa dei poveri,
una bella giornata di sole dopo tanto piovere,
chi ballava, chi cantava, chi accordava le canzoni
e le tavole apparecchiate con nocciole e torroni!

Ogni asta di bandiera era zappa, braccia e mani
era terra seminata, pane caldo, forno e grano

La speranza di un domani che fa del mondo ua famiglia
la vedevono ormai vicino già contavano le miglia,
l’oratore di quel giorno era Jacopo Schirò,
disse appena: « Viva il primo maggio », e rimase senza parola..

Dal monte della Pizzuta che l’altura più vicina
Giuliano con la sua banda scatenò la carneficina.

A tappeto e a ventaglio
mitragliavano la gente
come una falce che miete
con il fuoco tra i denti
C’è chi piange spaventato,
c’è chi scappa e grida aiuto,
c’è chi alza le braccia
invocando protezione.

E le madri col fiatone
con il fiato – ma senza più fiato
– Figlio mio, (hai) corpo e braccia
un groviglio di piombo!

Dopo un quarto d’ora di quell’inferno, vita, morte e passione
i briganti se ne andarono senza più munizioni
rimasero in mezzo al sangue e all’erba del piano
venti morti, poveretti, che volevano un mondo umano.
E nell’erba li piansero madri e padri inginocchiati
che baciandoli gli lavarono il viso con le loro lacrime.

Epifania Barbato accanto al figlio a terra morto dice:
«Ai poveri persino qua gli fanno la guerra… »
Invece Margherita La Glisceri che era lì coi suoi cinque figli
era stata colpita a morte, e nel ventre, aveva il sesto figlio…

Da quel giorno succede che a Portella, chi ci torna dopo tanti anni
vede i morti in carne e ossa, testa, volti e gambe,
vivere ancora, ancora vivi e può sentire una voce fra cielo e terra
che grida: O giustizia, quando arrivi?
O giustizia quando arrivi?!!

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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha deposto una corona di fiori in via Paladini per Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, i due militanti di destra uccisi rispettivamente nel 1975 e 1976 da esponenti di Avanguardia Operaia e Prima Linea. Un gesto annunciato nei giorni scorsi e che vuole essere di “distensione”.

“E’ stata una pagina molto brutta di Milano. Tra quanto è successo 70 anni fa e quanto è successo 40 anni fa, spero sia il momento di passare oltre – ha commentato il primo cittadino. Poi, io capisco che i ricordi sono sempre dolorosi, però, nel mio ruolo, in questi 5 anni vorrei attivarmi per poter fare quanto possibile per pacificate tutti a dispetto delle posizioni diverse”. In merito al divieto di sfilare in corteo partendo da piazzale Susa, come è avvenuto negli ultimi anni, Sala ha detto che “non si è trattato neanche di una scelta, perché lo dice la nostra Costituzione, la legge”.

Fonte: Ansa

Come ogni mese la fiera della decrescita riapre le porte del CSOA Angelina Cartella a prodotti naturali e all’autoproduzione. Un’esperienza che si rinnova ogni mese con prodotti ed esperienze sempre nuovi. La prima fiera dopo i festeggiamenti dei 15 anni di occupazione è un’occasione per riaffermare un percorso pluriennale di cooperazione e mutualismo, partendo proprio dai prodotti della terra e dal lavoro artigianale.

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