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La nostra terra brucia ancora. La nostra terra brucia sul serio, non solo nelle fotografie che girano su facebook. È tempo di scendere in strada, perché la protesta sui social finora è stata inutile.
Ignorati dalle istituzioni, ignorati dai principali organi di informazione, è tempo di manifestare la nostra indignazione e rabbia. Mentre i responsabili restano a guardare, la nostra terra brucia.
Brucia la vegetazione del Vesuvio, brucia la munnezza nelle strade dimenticate della Terra dei Fuochi, brucia la selva di Chiaiano, brucia ancora l’inceneritore di Acerra. La nostra terra brucia e chiede a tutti noi di lasciare le nostre case, scendere in piazza, difenderla: non bastano più post, articoli di giornale, video. Serve che chiunque si è indignato in questi giorni, chiunque ha condiviso una delle terribili immagini che ritraggono la nostra terra sotto attacco si mobiliti.
La nostra terra, però, non brucia per tutti.

La nostra terra, però, non brucia per tutti.

Non brucia per gli imprenditori che hanno dichiarato guerra al Vesuvio e che radono al suolo i boschi per ottenere pascoli gratuiti.
Non brucia per le fabbriche criminali che ordinano a ignoti disperati di distruggere nel fuoco gli scarti industriali, per non dover pagare i costi di smaltimento.
Non brucia per chi sull’incenerimento dei rifiuti si arricchisce.
Per queste persone il fuoco è denaro, il fumo è profitto, la devastazione è ricchezza.
Sono le persone che la nostra terra possono lasciarla e scappare in qualche paradiso con i soldi che hanno ottenuto distruggendola.
La nostra terra brucia per noi, che dobbiamo restare e quindi dobbiamo resistere.
Qualcuno proverà a cavalcare questa immensa tragedia, per raccattare voti, per seminare odio, per far arricchire i soliti noti con i dispositivi emergenziali che seguono ogni disastro. Diranno che la colpa è dei napoletani che sono omertosi con la camorra o dei Rom che sono barbari invasori o degli abitanti dell’area vesuviana che non si rassegnando ad andarsene o dei campani, tutti, che hanno uno stile di vita colpevole e che non possono lamentarsi.
Diranno che ora ci pensa la regione, ci pensa il governo, ci pensa l’Europa.
Abbiamo imparato a conoscere le loro bugie. Non ci fidiamo. Non abbassiamo la testa.
Scendiamo in piazza, tutte e tutti, per ribadire alle istituzioni che stanno guardando questo disastro in televisione, lavandosene le mani, che se nessuno è disposto a farlo, la nostra terra la difendiamo noi. Per questa ragione saremo in piazza venerdì mattina a sostenere il presidio della comunità ribelle di Acerra che, ancora una volta, sta resistendo alla devastazione ambientale che colpisce il territorio.

Per questa ragione INVITIAMO TUTTE E TUTTI a costruire un sit in, venerdì prossimo alle ore 17.00 alla metro di Toledo per dire

BASTA ROGHI. BASTA INCENERIMENTO DI RIFIUTI.

BASTA SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE.

MOBILITIAMOCI!

http://insurgencia.net/

https://it-it.facebook.com/labinsurgencia/

Si è chiuso alla Fiera di il , il G20, meeting dei 20 capi di Stato e di Governo più importanti del Pianeta, organizzato venerdì 7 e sabato 8 luglio 2017 dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Clicca qui per le giornate di corrispondenze dalla città della Germania con i redattori di Radio Onda d’Urto, inviati a seguire le mobilitazioni No G20.

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Per quanto riguarda gli accordi interni tra le grandi potenze, l’accordo di Parigi sul clima è stato definito “irreversibile” da 19 dei 20 capi di Stato: gli Stati Uniti ne restano fuori. Russia e Cina, che si temeva potessero seguirli, confermano gli impegni. Raggiunto un compromesso sul libero commercio, con l’accordo Ue – Giappone, sulla stessa falsariga ultraliberista del Ceta tra Bruxelles e Canada e del (bocciato) Ttip con gli Usa.

Nonostante il tentativo di spostare l’attenzione mediatica alle dichiarazioni di rito e alla passerella di chiusura, con in particolare i media italiani che hanno semplicemente ignorato le decine di migliaia di persone che hanno preso parte alle mobilitazioni NO G20, le immagini di questo fine settimana nella città anseatica raccontano una realtà molto diversa.

Sul fronte repressivo, il bilancio della 3 giorni di mobilitazione internazionale contro il vertice parla di migliaia i feriti, la maggior parte dei quali non refertati, e quasi 300 gli arresti tra i manifestanti effettuati dalla Polizia tedesca. Tra di loro anche 16 italiani (e 2 bresciani), già rilasciati, mentre ancora 6 sono trattenuti in Germania in attesa di rinvio a giudizio. Proprio gli attivisti internazionali giunti nella città anseatica sono stati l’obiettivo preferito della “Polizei” che ha compiuto arresti indiscriminati: molte persone, soprattutto straniere, sono state attese fuori dagli alloggi in cui erano registrati, e portati in questura senza alcuna spiegazione, solo per il fatto di non essere tedeschi. Una chiara vendetta delle forze dell’ordine tedesche per le giornate di scontri e di rabbia.

Proprio riguardo al dispiegamento repressivo ai danni di attivisti internazionali e non giunti ad Amburgo, abbiamo intervistato uno dei due ragazzi bresciani, arrestati con pistole alla nuca, poi bendati, tenuti in isolamento e reclusi per 44 ore, e infine rilasciati senza alcuna denuncia. Con noi, Davide, della Valle Camonica in viaggio di ritorno da Amburgo. Ascolta o Scarica.

Per i primi commenti e valutazioni sulle giornate di lotta contro i potenti della terra ad Amburgo, ci siamo collegati per un’intervista tripla, con i nostri due redattori presenti durante il , Francesco e Manuel, e con la voce di Beppe Caccia di EuroNomade. Ascolta o Scarica.

Amburgo vista da chi un pò ci ha vissuto. Marco Petroni, autore di “St.Pauli siamo noi”, commenta con noi i fatti di questi giorni anche in vista della sua conoscenza del quartiere e con un occhio di riguardo alle scelte della società sportiva St.Pauli.   Ascolta o scarica

Un commento sul G20 e sulle giornate di mobilitazione ad Amburgo con Heinze Bierbaum, vice presidente di Die Linke. Ascolta o scarica

Di ritorno da Amburgo, le valutazioni e il racconto di Stefano, compagno della redazione di Dinamo PressAscolta o scarica.

Qui un bilancio di Fabio, compagno della redazione di Global ProjectAscolta o scarica.

Il racconto, e un commento, di Maurilio, compagno del centro sociale Tpo di Bologna, che insieme ad altre attiviste e attivisti è stato tenuto in stato di fermo per circa 24 ore dalla Polizia tedesca. Ascolta o scarica.

http://www.radiondadurto.org/

Riprese delle trasmissione.

“Lager in tedesco significa magazzino”

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“Non fate la guerra fate l’amore aiutate l’Hamburger Polizei” (cartello scritto all’ingresso del carcere speciale di Harbour dove abbiamo passato le ultime 26 ore in detenzione preventiva)

Abbiamo fatto una visita ad un posto strano, linee gialle, marroni e blu a terra. Un’istituzione totale, una fabbrica con le sbarre, un magazzino Amazon in cui noi eravamo i pacchi.
Siamo stati spogliati, provocati e perquisiti.
A me hanno tolto le scarpe, gli occhiali e la protesi dentaria (vecchio vizio dei tedeschi).

Venivamo presi da due poliziotti a turno, con una presa fatta per spezzarti il braccio, step 1 identificazione, step 2, altri due poliziotti, ispezione, step 3 interrogatorio, e ancora così via via in una linea di montaggio che ti conduceva, passato da poliziotti in poliziotti in una cella buia, isonorizzata, senza finestre e con una panca in legno, con unico bottone per chiamare in caso di necessità.

Abu Grahib, Amazon, Guantanamo, Ponte Galeria…

Qualcuno è stato messo arbitrariamente in isolamento in questi container presi dal porto e resi anonimi solo con i numeri alle porte; sentivamo ordini in tedesco, abbiamo provato a sabotare questa logistica della detenzione, a farli impazzire suonando il campanello mille volte, gridando i nostri nomi, facendoci portare mille volte al bagno, cantando per provare a sentirci tra i corridoi, mille volte all infermeria (io ho pure scroccato un paio di Tavor), chiamando i nostri nomi e chiedendo di chiamare avvocati per darci messaggi l’uno all’altro.
Oppure mangiare lentamente, o far finta di zoppicare nell’andare in bagno. Abbiamo provato insomma a sabotare la produttività della macchina repressiva tedesca così simile a una fabbrica e un lager.
Loro procrastinavano, prendevano tempo per farci impazzire in questi container bui e isolati.
Dicevano “in pochi minuti vi rilasciamo” e non era vero, dicevano “in pochi minuti parlerete con l’avvocato” e passavano ore, “parlerete con il giudice”, falso. Se dormivamo aprivano la cella e ci svegliavano, accendevano la luce. Giocavano a fare uscire qualcuno (magari per spostarlo solo di cella e dividerci e farci chiedere perché lui/lei si e io no). Mentivano, guerra psicologica.
Minacce e insulti.
Nel cuore della notte mi hanno svegliato, io ero in isolamento, sono arrivati due in antisommossa, gridandomi di stare lontano dalla porta prima di aprire e con interprete insistevano per farmi firmare un foglio, ho rifiutato più volte, hanno minacciato ma niente da fa.
Abbiamo quindi deciso di scioperare la logistica della detenzione pezzo pezzo, processo per processo, buttare la chiave inglese del nostro corpo, della nostra creatività negli ingranaggi di una detenzione illeggitima ma legale.
Abbiamo vinto.
Non ce l’ hanno fatta a spaventarci, e a poco a poco c’hanno rilasciat* tutte e tutti. Manca solo uno di noi all’appello.
Uscito lui, domani mattina si torna a casa certi di aver vissuto una roba bella, potente, che ti unisce e ti fa ridere e ti fa vincere la paura della solitudine che è l’unico dispositivo di potere del G20.
Grazie a tutte e tutti per la solidarietà, davvero, il calore e l’amore sono importanti in questi casi.
Ora aspettiamo Carlo Caroservo LIBERO!

Appena abbiamo tempo vi scriviamo un po’ di roba che abbiamo capito sulla logistica del capitale, sullo stato d’eccezione, sul G20 e sulla logistica della repressione e della detenzione.

Vi vogliamo bene, ci vogliamo bene.
Siamo felici e i nostri nemici sono mortiferi, tristi e brutti.

Sentiamo di aver vinto di essere più liber* di ieri, ridiamo e andremo avanti il futuro è nostro!
Daje

p.s.
Il pensiero va a tutte e tutti i migranti detenuti in Libia, Egitto, nei Cara italiani e nelle carceri…

N.C.

Sono ancora sei i manifestanti italiani trattenuti nei centri di detenzione tedeschi a seguito delle proteste al G20 di Amburgo.

Si tratta di manifestanti fermati nei rastrellamenti della polizia successivi alle proteste, identificati, trattenuti e arrestati solo perché stranieri sospettosamente presenti ad Amburgo nelle giornate del vertice.

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Le accuse rivolte agli italiani in stato di arresto vanno da disturbo della quiete pubblica, a lancio di oggetti, fino a tentativo di lesione e attacco alla sovranità dello Stato. Secondo la giurisprudenza tedesca il processo è fissato tra 14 giorni e per alcuni è stato richiesto il rilascio per ragioni lavorative in attesa del giudizio con il trasferimento in Italia del dibattimento processuale.
Seguiranno aggiornamenti.

Tutti/e liberi/e, Ale e Orazio liberi!

http://www.infoaut.org/

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“La polizia di Amburgo mi ha perquisita in questo modo nonostante avessi loro mostrato il mio badge da parlamentare europea e il passaporto diplomatico. Non mi hanno creduta e ridevano ogni volta che lo ripetevamo”. A riferirlo è l’europarlamentare italiana Eleonora Forenza (guarda il video della perquisizione)
La testimonianza prosegue ricostruendo quanto accaduto: “Ci hanno fermato a 50 metri dalla piazza dove si era appena conclusa la grande manifestazione contro il G20 a cui avevamo partecipato, nessuno sta scrivendo questo elemento fondamentale. Stavamo andando a mangiare qualcosa. Un gruppo di 15 compagne e compagni italiani, arrestati perché ritenuti ‘pericolosi’, senza fornire altre spiegazioni. Rilasciati oggi, i compagni non hanno avuto modo di parlare con investigatori o magistrati. È un dispositivo su cui dovremo indagare e scrivere a lungo”.

“Ci sono di fatto decine di persone trattenute senza altra ragione se non quella di essere genericamente “pericolose” scrive Dinamo Press “Non è però difficile riscontrare in quest’operazione della polizia degli elementi “vendicativi”, legati alla consapevolezza di aver perso il controllo di vaste aree della città nonostante l’impiego di corpi speciali muniti di mitra e fucili”.

La sera di sabato, con le manifestazioni contro il vertice del G2 0 ormai concluse, al Neuer Pferdemarkt la polizia è  in tarda serata ha attaccato di nuovo con cannoni ad acqua contro le persone riunite lì in modo completamente pacifico, riferisce de Junge Welt. Anche il giornale Hamburger Morgenpostè rimasto indignato per il giro di vite della polizia sui giovani seduti tranquillamente per strada. Molti sono stati spinti lungo il viale e quindi sono rimasti intrappolati. Perché sul lato opposto, lato  Altonastr., la strada era bloccata dalla polizia, con un cannone ad acqua e blindati Räumpanzer.

http://contropiano.org/

Pur di trovare un colpevole su cui scaricare la responsabilità di quanto accaduto nei giorni scorso ad Amburgo, la polizia estende controlli e perquisizioni in tutto il territorio nazionale.
A Berlino oltre 100 camionette di poliziotti hanno fermato – e tengono in ostaggio da oltre due ore – i sei autobus di ritorno dalle manifestazioni#Nog20. Fermati anche autobus della compagnia Flixbus ed alcune auto private. Perquisizioni corporali, controllo degli zaini e foto segnaletiche per tutte le persone fermate.
Perquisiti anche treni che andavano verso il sud della Germania e verso la Svizzera.

 

http://www.globalproject.info/

Cosa resta del summit dei “Grandi”, che come lo scorso G7 di Taormina, vede la comunità internazionale abbastanza compatta mentre gli Usa di Trump viaggiano su un altro binario?

Nessun passo indietro, come già noto, sugli accordi sul clima. La lotta al surriscaldamento globale si riduce ad un debole “tutti contro uno”, ma anche sul libero scambio e sul commercio internazionale ci sono state delle rotture. I leader affermano che manterranno “i mercati aperti” e intendono “combattere il protezionismo”, una posizione che sarà comunque condizionata dalla citazione esplicita del legittimo ricorso a strumenti di difesa nazionali, quindi anche in questo caso bisognerà vedere come si comporterà effettivamente la Casa Bianca.

Niente sul tema di flussi migratori, tante chiacchiere ma nessuna soluzione concreta, non si è parlato di corridoi umanitari bensì di controllo dei confini.

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Quello di Amburgo è stato un vertice ricco di tensione, non solo all’interno delle sale in cui i grandi del mondo hanno discusso di diversi temi caldi, ma anche e soprattutto nelle strade della città tedesca.

Un vertice in crisi quello appena concluso, un vertice dei malumori che se all’interno dei grandi palazzi si è risolto con qualche fugace stretta di mano e qualche sorriso stiracchiato, nel resto della città non si è riuscito a contenere.

Sono migliaia le persone che si sono riversate nell’ultima settimana nelle anse del fiume Elba, aggregandosi a creare un unico e grande corpo collettivo che aveva come unico obiettivo contrastare le decisioni prese e calate dall’alto dai potenti del mondo. A fronteggiarli un esagerato dispositivo securitario, che con un’escalation continua di violenze ha aggredito i manifestanti che hanno vissuto e colorato le strade e le piazze della città.

Non sono bastate le incursioni notturne nei quartieri amburghesi, non sono bastati gli idranti sui manifestanti, i pugni in faccia agli studenti e i fermi preventivi. I controlli e le perquisizioni agli attivisti venuti da tutta Europa sono continuati nella notte di ieri sera, a vertice concluso.

La polizia ha messo – al termine della grande manifestazione pomeridiana di ieri – in campo un apparato repressivo degno delle peggiori dittature. Una caccia all’uomo spietata, una crudele ritorsione che riflette la completa inadeguatezza della polizia nel reprimere l’eccedenza di migliaia di uomini e donne che si è data in questi giorni.

La caccia all’uomo è avvenuta soprattutto nei confronti di attivisti francesi, italiani e spagnoli.

Un gruppo di attivisti dei centri sociali del Nord-Est  è stato fermato in Budapester Strasse – al di fuori della zona rossa e blu – con annesso controllo dei documenti e perquisizione. Un fermo, che non è “degenerato” solo perché ha avuto la “fortuna” di avvenire in una zona di passaggio, attirando la solidarietà da parte di centinaia di persone. La forza delle comunità solidali del tessuto cittadino probabilmente ha fatto da cuscinetto ad una situazione che poteva assumere caratteristiche ancora più pesanti.

L’irresponsabile e criminale gestione dell’ordine pubblico da parte delle autorità di polizia è andata avanti fino a tarda notte. Violenze contro manifestanti, soprattutto internazionali, e cittadini sono state il segno dell’atteggiamento nei confronti del dissenso. Una persona è rimasta ferita dopo l’investimento da parte di una camionetta delle forze speciali, dalla quale sarebbero usciti degli agenti per disperdere le persone accorse in soccorso del ferito. La polizia ha malmenato i passanti e successivamente li ha interrogati in ospedale.

Blindati ed uomini in assetto antisommossa hanno provato nuovamente ad attaccare il Rote Flora, ma sono stati respinti da blocchi di persone del quartiere.

I medici di strada e i paramedici hanno subito una forte restrizione delle loro attività sanitaria. Una donna che conduceva un’auto è stata forzatamente trascinata fuori dalla vettura assieme al suo passeggero e sbattuta a terra. In generale – nei pressi di Schanze e di St. Pauli – ci sono state violenze ed arresti indiscriminati. La polizia è anche entrata in una casa privata, minacciando con armi da fuoco, due medici che stavano assistendo dei feriti gravi. Si contano 290 arresti e centinaia di feriti.

Dei quindici italiani fermati ieri, sei sono stati rilasciati nella notte. Gli altri subiranno un processo per direttissima tra oggi e domani, senza che le autorità abbiano comunicato alcun capo d’accusa, neppure agli avvocati e al legal team. Tra questi anche tre compagni del centro sociale TPO di Bologna.

Anche altri italiani sono trattenuti nelle carceri preventive già dalla notte tra giovedì e venerdì. Tra questi un giovanissimo attivista di Feltre (BL), in stato di arresto con l’accusa di “disturbo della quiete pubblica”.

In mattinata si è svolta per le strade di Amburgo una manifestazione contro la repressione avvenuta in questi giorni, convocata da attivisti e comitati popolari cittadini.

I controlli si estendono anche al di fuori di Amburgo, in autostrada controlli certosini a tutti gli autobus che si dirigono verso altre città – come Berlino.

Di questo vertice nessuno vuole ammetterne in fallimento, il G20 si è concluso nel caos che ha condizionato una metropoli di due milioni di abitanti che è stata trasformata in una fortezza blindata.

Varie critiche, tanti e troppi errori, con cui bisognerà per forza fare i conti.

http://www.globalproject.info/