Archivio per la categoria ‘Senza categoria’

6 / 8 / 2017

Riportiamo le parole della madre di Fabio, uno dei ragazzi arrestati durante il contro-vertice del G20 ad Amburgo, che ad oggi resta in carcere in attesa di processo e che da venerdì sera è in regime restrittivo, in questa continua ricerca di un capro espiatorio da parte della giustizia tedesca.

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«Sono ad Amburgo da quasi tre settimane, che ho trascorso affrontando l’ostruzionismo della burocrazia tedesca: avere permessi di visita, consegnare cambi di vestiario, far arrivare a Fabio dei libri, dei francobolli, il permesso di telefonare, tutti i suoi diritti, sono stati resi incomprensibilmente complessi o addirittura palesemente osteggiati.
Ho incontrato grandi difficoltà nel mettermi in contatto con l’ufficio visite del carcere per fissare e per confermare le visite:  il numero è sempre occupato oppure, se suona libero, nessuno risponde.
Anche con il permesso a telefonare non sta andando meglio: dopo un mese di detenzione ancora Fabio non ha ancora potuto usare il telefono del carcere. Prima ci era stato detto che non era possibile, poi i moduli da compilare erano scritti solo in tedesco e non era previsto che nessuno potesse aiutarlo a compilarli, alla fine la tessera telefonica gli è stata consegnata ma non era operativa.
Abbiamo incontrato lo stesso ostruzionismo anche per fargli ottenere i francobolli per poter inviare delle lettere.
Inoltre la mancanza di una corretta informazione sulla modalità e sulla frequenza di consegna di vestiario e altri beni consentiti ha fatto si che ciò che sono riuscita con fatica a recapitargli fosse ben al di sotto di quanto consentito dalla legge. Ora, oltre al danno la beffa: un paio di giorni fa ho scoperto che la prossima consegna potrò farla solo l’11 novembre!
Addirittura fargli arrivare dei libri è una impresa ardua: Fabio ha compilato la richiesta con i titoli di 5 libri e l’ha presentata per l’autorizzazione. I libri possono non essere autorizzati, se i titoli sono considerati non adatti. Sembra siano stati autorizzati, quindi ho provveduto all’invio, ma ad oggi non so se gli sono stati consegnati.
La maggior parte dei problemi che Fabio sta incontrando derivano dal fatto che non conosce la lingua tedesca, come non la conosco io del resto. Per fare un esempio, per qualsiasi richiesta deve compilare un modulo, che è presente solo in tedesco. Nemmeno il poco inglese che sa parlare non lo aiuta, visto che gran parte del personale del carcere non riesce a comunicare in inglese. Nonostante queste difficoltà linguistiche siano state fatte presenti, solo ieri sono venuta a conoscenza che all’interno del carcere lavora un’impiegata responsabile dei rapporti con gli stranieri che parla in italiano e che in queste quattro settimane non ha mai incontrato Fabio!
Ma il peggio deve ancora venire: da ieri sera (venerdì sera ndr), Fabio è sottoposto a un regime di detenzione restrittivo. Tutte le visite dovranno essere autorizzate dal tribunale e potranno avvenire in presenza della polizia e di un interprete. Tutte le sue telefonate, se per caso decidessero di iniziare a lasciargliele fare, dovranno essere autorizzate e saranno controllate. Tutta la sua posta in uscita e in entrata sarà acquisita dalla Procura, tradotta e controllata. Tutti i pacchi dovranno sottostare agli stessi controlli.
Lui è stato avvisato di ciò, ed è molto amareggiato per questa decisione. Lo sono anch’io, soprattutto perché questo nuovo regime non mi permetterà di visitarlo nei prossimi giorni come già concordato e potrebbe arrivare ad annullare ogni possibilità di contatto con lui.
L’atto ufficiale di restrizione ancora non è stato consegnato, quindi non ne conosco le motivazioni. Posso supporre siano collegate a possibili comunicazioni con la stampa. L’avvocatessa di Fabio considera questa decisione illegittima, in quanto Fabio si trova in custodia preventiva solo per evitare il pericolo di fuga. Quindi non può essere limitato in alcun modo il suo diritto di comunicare con l’esterno del carcere. Valuterà in che modo procedere contro questa assurda decisione.
Io continuerò a scrivergli lettere lunghissime, ricopiando anche testi di libri, canzoni, poesie. Per farlo sentire meno solo, in questo momento che stanno rendendo sempre più pesante».
Questa testimonianza non fa che aumentare il senso di rabbia e rivalsa nei confronti di quella che sta assumendo sempre più le forme di una “vendetta di Stato”. Ma non mancano le continue espressioni di solidarietà verso le persone ancora detenute. Oggi si terrà una manifestazione di solidarietà ad Amburgo, con appuntamento alla fermata del tram Billwerder-Moorfleet e diretta al carcere di Billwerder.

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8 / 8 / 2017

Questa mattina sono stati eseguiti due sgomberi di centri sociali occupati a Bologna. Il primo a Labas che in serata aveva fatto circolare la voce dell’imminente ripiego repressivo e aveva convocato un presidio solidale, e il secondo, il nostro, avvenuto in contemporanea e sotto gli occhi attoniti dei vicini di casa. Una doppietta repressiva che in una mattinata ha sottratto alla città due spazi di autogestione e aggregazione. Per quanto ci riguarda la nostra storia è lunga e affonda le sue radici nella generazione post-genova g8 che a Bologna scelse di aggregarsi ed organizzarsi nel segno dell’antagonismo sociale e della politica e cultura radicale nel Laboratorio Crash! che negli anni lungo il succedersi di diverse giunte e amministrazioni comunali ha ricevuto in risposta alla rivendicazione di spazi autogestiti dagli enti locali solo rifiuto e repressione. A questo politica securitaria e autoritaria non abbiamo mai chinato il capo, e sgombero dopo sgombero, scontro su scontri, abbiamo sempre continuato ad occupare spazio abbandonati della città sia pubblici che privati mettendoli a servizio di un laboratorio di politica antagonista, di culture radicali e alternative, di aggregazione giovanile e non solo. E così faremo in assenza di risposte al forte bisogno che esprime il nostro territorio di spazi legati alla pratica dell’autogestione e dell’autorganizzazione.

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Non c’è bisogno di elencare le attività, i laboratori sociali, i progetti culturali, e gli eventi di differente natura che nel corso di ormai 17 anni caratterizzano il nostro percorso, ma vogliamo annunciare che in assenza di uno spazio chiuso da quattro mura ed un soffitto porteremo tutto il nostro mondo nel centro della città, in ogni piazza, giorno dopo giorno, e a qualsiasi ora insieme a tanti e tante giovani, e meno giovani, che in modo differenti partecipano e hanno attraversato le nostre iniziative. D’altronde sia il centro che la periferia sono pieni di edifici vuoti inutilizzati come il percorso della lotta per il diritto all’abitare ha segnalato ed è allora giusto che vengano messi a servizio dei bisogni del territorio. Se i poteri della città vorranno continuare a rapportarsi con le esperienze di occupazione e autogestione tramite l’uso del manganello e della celere ripetiamo, se ancora ce n’è bisogno, che di certo non ci facciamo intimidire o preoccupare, tante è la certezza di essere nel giusto, forte è la consapevolezza di dare soddisfazione a bisogni importanti che spingono e premono nella nostra città. E così sarà occupazione dopo occupazione!

Questo sgombero del Lab. Crash è avvenuto tramite decreto di sequestro d’urgenza della magistratura datato lo scorso 4 agosto. Il primo decreto di sequestro d’urgenza emanato ormai quasi dieci anni fa venne disatteso, vincemmo il processo penale con assoluzione di tutti gli imputati, mentre il processo civile ci vedeva alle prese con l’ufficiale giudiziario come si trattasse di un “normale” sfratto, il prossimo accesso era datato per il 16 settembre. La proprietà, il fondo di speculazione e investimento Prelios, aveva da sempre rifiutato la volontà di sedersi ad un tavolo senza la garanzia di qualche esponente della giunta comunale, e così si è arrivati allo sgombero di oggi, ordinato dalla procura, attuato dalla questura, e reso possibile dal disimpegno delle amministrazioni.

Questo è il meccanismo di governance che regola il territorio di Bologna garantendo ai fondi di speculazione immobiliare di arricchirsi sempre di più, calpestando con grande violenza il diritto all’abitare e sottraendo spazi ai contesi di aggregazione sociale e culturale. Questa Bologna non è la nostra dove una minoranza garantita dal PD specula, gode e si arricchisce, mentre l’altra, la maggioranza quando osa autorganizzarsi per poter sviluppare aggregazione, autogestione e alternative viene repressa e aggredita dalle forze dell’ordine. Noi siamo parte di una Bologna indomabile dove gli esclusi, i giovani, i precari, e gli operai sanno autorganizzarsi e dare battaglia per non subire più in silenzio soprusi e prepotenze dal potere, e sarà questa città che dalle prossime settimane scenderà in piazza e nelle strade in una nuova stagione di conflitto sociale.

Esprimiamo solidarietà al Labas sgomberato in simultanea, e allo spazio sociale autogestito XM24 sotto sgombero a cui non faremo mancare la nostra partecipazione solidale. Ringraziamo il collettivi, i centri sociali, le associazioni che da tutta Italia, Europa e Nord Africa ci stanno attestando solidarietà e che salutiamo con una promessa che anche se ci sembra scontata vale bene dirsela pubblicamente: non esiste una Bologna senza Laboratorio Crash!, ed è una promessa che vogliamo mantenere tutti e tutte insieme e con ogni mezzo necessario.

Crash again…!

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 polizieschi, nelle prime ore di martedì 8 agosto 2017, a , contro due centri sociali particolarmente attivi nella vita cittadina e non solo.

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La Celere ha sgomberato Làbas, caricando duramente le decine di attiviste e attivisti schierati davanti allo spazio sociale di via Orfeo, capaci comunque di resistere a lungo: già nella serata di lunedì 7 agosto da Làbas era partito un appello per una “colazione resistente all’alba…affinchè tutte e tutti portino quei motivi che in questi cinque anni si sono sviluppati in questo spazio a difesa del polmone sociale che è Làbas”. Contemporaneamente la Celere è andata a sgomberare anche il Laboratorio !, di via della Cooperazione.

Alle ore 12.30 appuntamento solidale sotto palazzo D’Accursio, sede del Comune di Bologna, a guida Partito Democratico dove si è svolta anche una conferenza stampa per rilanciare le prossime iniziative e la campagna #RiapriamoLàbas

Hanno sgomberato Làbas dopo tre ore di resistenza e barricate incendiarie. Lo hanno fatto in pieno agosto, da vigliacchi quali sono e saranno per sempre. – scrivono su facebook gli attivisti e le attiviste di Làbas- Ci sono persone che stanotte hanno percorso 300, 500, 800 km per lottare assieme a noi come dei leoni e resistere alla violenza inaudita della Polizia testimoniata da queste foto. Ma se pensano di poter mettere la parola fine a Làbas e consegnare questo spazio ai palazzinari che ci faranno un albergo di lusso si sbagliano. Questo è quello che vorrebbe chi governa questa città e di questo chiederemo conto all’amministrazione di Virginio Merola! In contemporanea hanno sgomberato anche il Laboratorio Crash, altro luogo di autogestione e conflitto in città. A loro va tutta la nostra solidarietà e la condivisione della rabbia. Alle 12.30 faremo una conferenza stampa a Palazzo D’accursio per rilanciare le prossime iniziative che metteremo in campo sin da subito. #RiapriamoLàbas

La corrispondenza poco prima della conferenza stampa con un compagno di Labàs.Ascolta o scarica

I collegamenti di cronaca realizzati questa mattina.

La cronaca dello sgombero di Làbas con Francesca attivista dello spazio sociale.
Ascolta o scarica l’intervista

Il collegamento delle 9.15 con Roberta, di Radio Città del Capo – Bologna

Ascolta o scarica qui

Il collegamento delle 9.30 con Fulvio Massa, compagno del Laboratorio Crash! di Bologna e di Infoaut.org

Ascolta o scarica qui

http://www.radiondadurto.org/

520 milioni di euro per un calciatore. Niente moralismi, questo è il capitalismo finanziario, una bolla che esploderà

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Non ha suscitato particolare scandalo l’oltre mezzo miliardo di euro che gli sceicchi del Qatar, proprietari del Paris Saint Germain e di tante altre cose tra le quali anche mezza Milano, hanno speso per il giocatore di calcio Nyemar. Nel passato cifre ben inferiori avevano suscitato più disagio pubblico. Ma allora era un altro mondo, quello di squadre di calcio in mano a Berlusconi o simili, ricconi di dimensione locale, in un mondo nel quale la globalizzazione non era ancora diventata un dogma. In italia negli anni 50 del secolo scorso il Napoli di Achille Lauro acquistò Jepsson per cento milioni di lire. Quella cifra, allora giudicata enorme, fu misurata con lo stato di miseria della città, era naturale farlo. Oggi a quale realtà andrebbero collegati i 520 milioni di Nyemar, con i tre miliardi di poveri? No la dimensione è troppo grande, da tutti i lati, il numero come diceva Monsieur Verdoux-Chaplin, legittima.
Quindi non ci saranno moralismi per una cifra con la quale si potrebbero fare tante cose per le quali normalmente si dice: non ci sono i soldi. È il capitalismo mondiale che funziona così e chi lo contesta di solito si trova sulla lista nera degli esportatori di democrazia.
Nessuno dirà che il mondo del calcio è oramai completamente falsato da piramidi di soldi, irraggiungibili per gran parte delle squadre; non funziona così anche la politica, quanti miliardi ci vogliono per diventare presidente degli Stati Uniti? E i super manager che prendono 1000 e più volte lo stipendio dei loro dipendenti finalmente potranno tirare un sospiro di sollievo: Nyemar legittima tutti.
E poi è vero che il calciatore è pure un tipo simpatico, non è certo un gigante come Maradona, Pelè, Cruiff, che in soldi valevano di meno, però è bravino. E poi non é mica detto che tale montagna di danaro serva a vincere il campionato, si sa la palla è rotonda.
I veri risultati di questo affare sono tre e a me sembrano tutti positivi. Primo, è reso ridicolo il concetto di merito, che viene sempre sbandierato dagli ipocriti apologeti del mercato. Secondo, è resa ancora più evidente l’assoluta arbitrarietà della distribuzione e concentrazione della ricchezza. Terzo, come tutte le bolle finanziarie, anche quella del calcio improvvisamente scoppierà e sarà parte di una nuova fase della crisi. E questa schifosa globalizzazione, che sta precipitando l’umanità indietro di secoli, comincerà a disintegrarsi. Non voglio dare altri meriti al povero Nyemar e agli sceicchi che l’hanno comprato, sono solo parte di un sistema che non ha futuro.

http://contropiano.org/

ARRESTI E SGOMBERI A FIRENZE

Pubblicato: 3 agosto 2017 in Senza categoria

Ampia operazione repressiva questa mattina con diversi arresti e uno . A  è iniziato all’alba lo sgombero dello storico spazio sociale “La Riottosa”. Due attivisti  per ore, nonostante i 45 gradi del capoluogo toscano, hanno resistito fino al tardo pomeriggio, quando sono scesi.

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I due sono tra gli 8 indagati e colpiti da provvedimenti restrittivi nelle inchieste per l’esplosione dell’ordigno esploso nel capoluogo toscano a capodanno fuori dalla libreria dell’organizzazione neofascista Casapound e per il lancio di una molotov alla caserma dei carabinieri di Rovezzano.
Nel pomeriggio ci sono stati anche alcuni attimi di tensione quando il presidio di solidali ha effettuato un blocco stradale. Alla fine lo sgombero è stato eseguito, sono però state liberate due compagne che si trovavano nello stabile e non sono state identificate mentre ora si sta cercando di recuperare il materiale che non è stato distrutto durante le operazioni di sgombero.
In tutto sono otto i fermi di questa mattina nelle città di Firenze, Roma e Lecce: cinque legati all’esplosione della già citata bomba della bomba di capodanno e altri tre indagati per l’attacco alla caserma dei carabinieri a Rovezzano colpita dal lancio di una molotov.

Il collegamento finale e la cronaca della giornata con un compagno di Firenze. Ascolta o scarica

Il racconto della situazione fatto da due compagni fuori dalla Riottosa questa mattina

Primo collegamento Ascolta o scarica

Secondo collegamento Ascolta o scarica

http://www.radiondadurto.org/

NEVER FORGET… !!!

Pubblicato: 20 luglio 2017 in Senza categoria

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La nostra terra brucia ancora. La nostra terra brucia sul serio, non solo nelle fotografie che girano su facebook. È tempo di scendere in strada, perché la protesta sui social finora è stata inutile.
Ignorati dalle istituzioni, ignorati dai principali organi di informazione, è tempo di manifestare la nostra indignazione e rabbia. Mentre i responsabili restano a guardare, la nostra terra brucia.
Brucia la vegetazione del Vesuvio, brucia la munnezza nelle strade dimenticate della Terra dei Fuochi, brucia la selva di Chiaiano, brucia ancora l’inceneritore di Acerra. La nostra terra brucia e chiede a tutti noi di lasciare le nostre case, scendere in piazza, difenderla: non bastano più post, articoli di giornale, video. Serve che chiunque si è indignato in questi giorni, chiunque ha condiviso una delle terribili immagini che ritraggono la nostra terra sotto attacco si mobiliti.
La nostra terra, però, non brucia per tutti.

La nostra terra, però, non brucia per tutti.

Non brucia per gli imprenditori che hanno dichiarato guerra al Vesuvio e che radono al suolo i boschi per ottenere pascoli gratuiti.
Non brucia per le fabbriche criminali che ordinano a ignoti disperati di distruggere nel fuoco gli scarti industriali, per non dover pagare i costi di smaltimento.
Non brucia per chi sull’incenerimento dei rifiuti si arricchisce.
Per queste persone il fuoco è denaro, il fumo è profitto, la devastazione è ricchezza.
Sono le persone che la nostra terra possono lasciarla e scappare in qualche paradiso con i soldi che hanno ottenuto distruggendola.
La nostra terra brucia per noi, che dobbiamo restare e quindi dobbiamo resistere.
Qualcuno proverà a cavalcare questa immensa tragedia, per raccattare voti, per seminare odio, per far arricchire i soliti noti con i dispositivi emergenziali che seguono ogni disastro. Diranno che la colpa è dei napoletani che sono omertosi con la camorra o dei Rom che sono barbari invasori o degli abitanti dell’area vesuviana che non si rassegnando ad andarsene o dei campani, tutti, che hanno uno stile di vita colpevole e che non possono lamentarsi.
Diranno che ora ci pensa la regione, ci pensa il governo, ci pensa l’Europa.
Abbiamo imparato a conoscere le loro bugie. Non ci fidiamo. Non abbassiamo la testa.
Scendiamo in piazza, tutte e tutti, per ribadire alle istituzioni che stanno guardando questo disastro in televisione, lavandosene le mani, che se nessuno è disposto a farlo, la nostra terra la difendiamo noi. Per questa ragione saremo in piazza venerdì mattina a sostenere il presidio della comunità ribelle di Acerra che, ancora una volta, sta resistendo alla devastazione ambientale che colpisce il territorio.

Per questa ragione INVITIAMO TUTTE E TUTTI a costruire un sit in, venerdì prossimo alle ore 17.00 alla metro di Toledo per dire

BASTA ROGHI. BASTA INCENERIMENTO DI RIFIUTI.

BASTA SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE.

MOBILITIAMOCI!

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