Archivio per la categoria ‘Appuntamenti’

Come ogni mese la fiera della decrescita riapre le porte del CSOA Angelina Cartella a prodotti naturali e all’autoproduzione. Un’esperienza che si rinnova ogni mese con prodotti ed esperienze sempre nuovi. La prima fiera dopo i festeggiamenti dei 15 anni di occupazione è un’occasione per riaffermare un percorso pluriennale di cooperazione e mutualismo, partendo proprio dai prodotti della terra e dal lavoro artigianale.

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16.03.2003 – 16.03.2017: quattordici anni fa, la notte nera di . Davide “” Cesare, compagno milanese, ucciso per mano fascista in via Brioschi. Dax, quella notte, fu aggredito, insieme ad altri compagni del centro sociale Orso, da 3 neofascisti, padre e figli, che lo ferirono a morte, a coltellate.
Compagne e compagni si recarono poi all’ospedale , dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza insensata e – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie, che tutt’ora gravano su antifascist* meneghini. Il processo scaturito ha portato infatti in Cassazione, nel 2011, a una pena di 20 mesi di reclusione e al “risarcimento” di 130mila euro a carico di due compagni.

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Stasera, giovedì 16 marzo 2017, l’appuntamento per tutte e tutti è proprio in via

Con noi Davide, compagno amico di Dax e dell’associazione Dax – Sedicimarzoduemilatre.

Ascolta o scarica qui.

Di seguito, il comunicato per l’appuntamento di giovedì 16 marzo 2017 a Milano:

Alle ore 21:00 Partenza del corteo da via Brioschi!

Dalle ore 18:30 concentramento in via Brioschi!
Rappresentazione teatrale a cura di Daniele Biacchessi su Fausto e Iaio, per presentare il film-documentario da poco uscito.
Seguiranno gli interventi dei compagni di Fermo sull’uccisione per mano fascista di Emmanuel Chidi Nnamdi e dei compagni e parenti di Abd El Salam anche lui morto durante un picchetto, ucciso dall’arroganza del capitalismo.

Antifascismo è anticapitalismo, anticapitalismo è antifascismo!

Aquì no se rinde nadie!

Sono passati 14 anni dalla scomparsa di Dax, compagno ucciso durante un agguato fascista, e dagli scontri all’ospedale San Paolo di Milano. In una fase storica in cui assistiamo a un progressivo diffondersi di politiche di esclusione a danno di profughi ed immigrati, e il proliferare di rigurgiti razzisti che ne giustificano l’applicazione, questo anniversario lo dedichiamo a due migranti uccisi dal servilismo fascista e dall’arroganza del capitalismo.
Si tratta di Abd El Salam, ucciso nel settembre scorso a Piacenza davanti ai cancelli del suo posto di lavoro, mentre lottava per i propri diritti, e di Emmanuel Chidi Nnamdi, ammazzato nel luglio 2016 a Fermo per aver risposto agli insulti di un esponente di Casa Pound. Entrambi hanno versato il loro sangue perché non hanno accettato il sopruso e il razzismo, reagendo con fierezza e determinazione alle ingiustizie. Storie che ci appartengono come quella di Dax, che entrano a far parte delle nostre lotte e della nostra memoria, esempi importanti per chi non abbassa la testa e non si arrende.
L’assemblea allargata delle compagne e compagni di Dax ha voluto dare, come ogni anno, questo significato antifascista e anticapitalista alla giornata del 16 marzo. Nel presidio in via Brioschi e durante il corteo nel quartiere Ticinese, porteremo tematiche alle quali Dax ha dedicato la propria esistenza: la lotta per il diritto alla casa, l’antifascismo e l’antirazzismo, l’internazionalismo, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sulla natura.

Contro fascismo e razzismo Dax vive nelle lotte!images

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Appello di studenti e giovani lavoratori precari da Torino, Genova, Bologna, Roma, Napoli.
Le firme in fondo al testo

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Il 4 dicembre si vota al Referendum Costituzionale.

Un appuntamento storico. Perché mai l’ordinamento sociale scaturito dalla Resistenza fu messo così fortemente in discussione. Perché la Terza Repubblica in cui entreremmo se la revisione costituzionale passasse sarebbe la ratifica definitiva della transazione da una pur limitata democrazia rappresentativa a una completa democrazia per investitura. Una contraddizione in termini fondata sull’esautoramento dei pochi poteri rimasti in mano alla collettività.

Chi non arriva alla fine del mese è il primo interessato a fermare la deriva autoritaria voluta dal governo per conto delle multinazionali e della finanza rappresentate a Bruxelles. Se loro perderanno il referendum, non saranno riusciti a consolidare costituzionalmente il potere acquisito nella economia e nella società, e la lotta per i diritti e la giustizia potrà riprendere.

Andiamo con ordine. Ci hanno detto che la controriforma costituzionale indica la strada per il cambiamento, e che non mette in discussione principi fondamentali conquistati col sangue, come l’equità sociale e la partecipazione individuale e collettiva. Ma non è difficile dimostrare che è vero esattamente il contrario.

Nei primi decenni della Repubblica il movimento dei lavoratori si è battuto in una lotta a tutto campo per concretizzare alcuni di quei diritti indicati anche nella Prima Parte della Costituzione. Poi però, uscito vittorioso da questo scontro, il mondo dell’impresa e della finanza ne ha approfittato ed è tornato a fare la voce grossa. Negli ultimi 25 anni, attraverso mille dispositivi legislativi promossi da governi amici di tutti i colori, sono riusciti a smantellare definitivamente quanto era stato precedentemente conquistato. Con il volano offerto dal Trattato di Maastricht si è dato avvio alla costruzione dell’Unione Europea, e con essa gli interessi collettivi sono stati relegati in cantina, mentre il profitto per pochi è diventato il vero fine a cui sono destinati l’apparato statale, le industrie svendute, la scuola privatizzata, l’università umiliata. Tutto funzionale a rendere il lavoro ricattabile, i salari compressi, il dissenso smussato. Funzionale a farci tornare tutti ad essere solo una variabile economica da spremere negli ingranaggi dei processi produttivi. Anche se impera una narrazione imbellettata e patinata messa in bocca a show man come Marchionne e Renzi, ogni tanto la realtà emerge anche nella propaganda ufficiale: lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ha recentemente chiamato le imprese straniere a investire in Italia per il suo basso costo del lavoro. Al pari del Fertility Day, note stonate nella liturgia quotidiana con cui vorrebbero venderci un futuro che puzza di Ottocento.

Il Partito cosiddetto Democratico è il degno rappresentante di questo progetto, è in Italia la sintesi massima e compiuta degli interessi dei pochi che hanno fin qui riscritto le regole del gioco contro la maggioranza della popolazione. A noi basterebbe questo per diffidare come la peste di qualsiasi proposta significativa venisse partorita dai suoi ranghi, tanto più se si tratta di una definitiva modifica dell’ordinamento costituzionale.

Ma siccome è bene essere precisi e andare al nocciolo delle questioni, cosa possiamo rispondere alle deboli argomentazioni dei sostenitori della controriforma?

Innanzitutto possiamo dire che è la sua stessa idea ispiratrice a non reggere alla prova della democrazia reale.È la loro idea di modernità a fare a cazzotti con il buon senso.

Crediamo infatti che stare al passo coi tempi non significhi assecondare ulteriormente una competizione globale che sta stritolando le economie di mezzo mondo, già immerse nella crisi fino al collo.

Non significa competere con gli altri poli internazionali giocando al ribasso sui livelli salariali e sulla sicurezza di chi lavora.

Non significa spartirsi i mercati e le risorse del pianeta bombardando le popolazioni del Sud del Mondo e del vicino Oriente, bombe di cui oggi stiamo iniziando a sentire l’eco anche nelle strade delle metropoli europee.

Non significa denigrare noi precari invitandoci a rimboccare le maniche per un lavoro che non si trova, a prendere come esempio l’imprenditorialità degli “start-uppari” (che poi guarda caso falliscono tutti), a sentirci in colpa per non essere nati ricchi e bravi come i rampolli della classe dirigente dei paesi del Nord Europa da cui parte l’attuale catena di comando.

Negli ultimi anni il PD ha dato il suo contributo fondamentale per portare l’assalto al cuore delle tutele sociali e di ogni simulacro di democrazia formale. Lo ha fatto rendendo legale il licenziamento senza giusta causa, precarizzandoci e rendendo le nostre ore di lavoro acquistabili con voucher dal tabaccaio, come fossimo usa e getta. Lo ha fatto con la Garanzia Giovani, con cui sono stati regalati milioni di euro ad agenzie interinali e imprese per un programma col quale hanno trovato lavoro solo il 2% dei partecipanti: la stessa logica contenuta nel Jobs Act con la defiscalizzazione di contratti spazzatura. Il PD prometteva investimenti per la formazione e la ricerca, ma abbiamo visto solo una controriforma per la Cattiva Scuola e qualche documento programmatico sull’Università in cui spingono l’acceleratore sul premio alla presunta eccellenza (sui metodi di selezione e valutazione sorvoliamo), sulla negazione del diritto allo studio, sul taglio dei finanziamenti degli atenei che non riescono a sopravvivere al naufragio al pari di quei pochi che forgiano cervelli semilavorati da spedire all’estero.

È per soddisfare questa idea di modernità, e per chiudere il cerchio delle controriforme, che col combinato disposto dalla nuova Legge elettorale e dalla revisione della Costituzione essi invocano:

– un Parlamento in cui la nostra voce sia definitivamente ininfluente e che non sia più camera di compensazione dei conflitti aperti nella società reale

– un Governo autoritario, che di quei conflitti se ne infischi e porti avanti la linea di chi già è più forte

autonomie locali private di risorse finanziarie, con gli effetti che negli ultimi anni abbiamo potuto osservare sulla qualità dei servizi delle metropoli in maggiore difficoltà

– cosiddetti Organi di Garanzia eletti da una falsa maggioranza

– una rappresentanza istituzionale svuotata di ogni legittimità, in cui invece non si vedrà alcuna semplificazione nelle procedure e si continuerà a legiferare per decreto come oggi

– un nuovo Senato di nominati, il cui costo sarà ridotto di poco e nulla, e preposti al compito di recepire e attuare celermente le direttive comunitarie emanate dalla Commissione Europea. Un organo a sua volta potentissimo, ma composto anch’esso da tecnocrati non eletti da nessuno.

E poi fanno finta di chiedersi come mai l’astensionismo elettorale aumenti vertiginosamente!

Quello di cui avremmo bisogno sarebbe la possibilità di mettere in discussione la Costituzione vedendola come una tappa di un percorso di democrazia reale da estendere molto di più: allargando le maglie della partecipazione, andando oltre i partiti attuali che rappresentano solo una ristretta minoranza, costruendo strumenti di confronto e forme di potere decisionale diffuso nei territori e nei luoghi di studio e di lavoro. Invece una cricca eletta con una Legge elettorale incostituzionale (quella attualmente in vigore) ha fatto a brandelli la Carta, in piena continuità con quanto la politica dei palazzi ci ha offerto finora, per riportarci definitivamente indietro nel tempo. Noi invece vogliamo andare avanti!

Insomma, ispirato dalla lettera dell’agosto 2011 firmata da Draghi e Trichet, da Bankitalia e Banca Centrale Europea, e dal documento del maggio 2013 stilato dalla banca d’affari JP Morgan, Renzi vuole portare l’attacco finale. Anche Washington ha dato il suo appoggio: hanno bisogno di un alleato legittimato a ripetere rapidamente imprese militari illegali come l’operazione con cui l’esercito italiano è sceso in Libia questa estate. Apparentemente il governo sta mettendo mano solo alla parte formale della Carta del ’48. Ma si tratta del passaggio definitivo per ratificare lo svuotamento sostanziale già apportato alla costituzione materiale del paese, chiedendoci di dare il nostro ultimo avvallo: non glielo daremo!

Costruiamo un’Europa diversa, rompiamo la gabbia dell’Unione Europea! Rispondiamo all’appello inascoltato dell’Oxi espresso dal popolo greco nel luglio 2015. Estendiamo l’effetto della Brexit direzionandolo con la forza delle lotte sociali, della solidarietà e dell’internazionalismo. Facciamo di questi principi il tratto distintivo della“working poor generation”, la nostra generazione di giovani europei, lavoratori precari dei servizi, dal settore della Ricerca a quello della Logistica.

Costruiamo anche nelle università il Coordinamento per il No Sociale, diamo luogo a momenti di discussione e approfondimento, diamo vita a un autunno di lotte sociali sostenute da un progetto politico di parte e indipendente.

Costruiamo lo Sciopero Generale del 21 ottobre, blocchiamo il paese contro chi vuole bloccare il nostro futuro.

Animiamo il No Renzi Day del 22 Ottobre con una grande manifestazione nazionale a Roma.

Con Abd Elsalam nel cuore, con lo sguardo rivolto a chi muore di sciopero e di lavoro.

Noi Restiamo / CUMA / Collettivo Studenti Federico II / Collettivo Clash

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Ieri sera a Porto San Giorgio, pochi chilometri da Fermo, assemblea pubblica antirazzista al csoa Officina Trenino per parlare del clima di tensione e di intimidazione nei confronti di migranti e stranieri nella cittadina marchigiana dove è avvenuto l’omicidio di Emmanuel, 36enne profugo nigeriano insultato e aggredito assieme alla compagna da due fascisti di Fermo, al grido di “africans scimmia”, e ucciso poi da uno dei due, Amedeo Mancini, riconosciuto estremista di destra marchigiano.

Nel corso dell’assemblea è emersa la volontà di “spezzare la linea che va dallo sdoganamento alla diffusione di pratiche xenofobe, razziste e neofasciste, ma anche di sovvertire questo atteggiamento che vuole una città omertosa, silenziosa ed indifferente” si legge nel comunicato del csoa Officina Trenino.

A favore dell’accoglienza, della libertà di movimento e contro fascismo e xenofobia annunciato uncorteo domani, sabato, a Fermo con partenza alle ore 17:30 da Viale Vittorio Veneto, a pochi metri dal luogo dell’omicidio.

Presentiamo la mobilitazione con Gabriella dei Centri sociali delle Marche Ascolta o scarica

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Saranno cinque giornate di musica all’interno di spazi liberati o per le strade, con l’intento di ribadire l’importanza dell’autogestione in ogni aspetto della nostra vita.

29 giugno @Villa Vegan Squat

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Dalle 19.00 manicaretti Vegan, presentazione delle 5 giornate DIY e presentazione della Consultoria Autogestita.

Dalle 21 live con:

(Non portate i cani perché come vedete nell’immagine ci sono le galline che girano libere, dunque non è proprio il caso).

Villa Vegan Squat, via Alessandro Litta Modignani 66, Milano.

30 giugno @COA T28

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Dalle 19.00 dibattito e aggiornamenti sulla situazione degli sfratti a Milano con il comitato lotta per la casa.

Dalle 21:30 live con:

  • Kontatto (80’s hc/crust da Milano)
  • Shitty Life (punk da Parma/Trento)
  • Suppurated (non lo so, non li conosco e non ho info, help)
  • Mostron (d-beat/crust/raw’n’roll da Varese)

COA T28, via dei Transiti 28, Milano.

1 luglio @Cascina Torchiera

diy-1-luglioDalle 19 cena Vegan con dibattito “Vegan al supermercato: le implicazioni per la liberazione animale”, con Marco Reggio.

Dalle 21:30 live con:

  • TØRSö (hc sXe dagli Stati Uniti)
  • Hobophobic (miltant hc da Taranto)
  • Call The Cops (punk rock da Bologna)
  • wwounds (punk/hc da Milano)
  • Skaya (roba veloce from Valtellina)
  • Cerimonia Secreta (punk rock da Milano)

Cascina Torchiera, Piazzale Cimitero Maggiore, Milano.

2 luglio @FOA Boccaccio

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Dalle 15 mercatino delle autoproduzioni e workshop aperti per tutto il pomeriggio di:

  • serigrafia, a cura di Serigrafatti
  • sartoria, per chiunque voglia chiedere consigli e imparare tecniche base di cucito. Inoltre pupazzi e puntaspilli NO STOP
  • “tutti gli animali, tutti”: laboratorio di distruzione e costruzione spontanea, da forme casuali di cartone. Totalmente non sense, tenuto da Babi Simmia

Dalle 18 live con:

  • Storm{o} (hc/metal/punk da Belluno)
  • ANF (powerviolence da Palermo)
  • Viscera/// (metal/psych da Piacenza)
  • Vetro (hc/surf/punk da Venezia)
  • Double Me (hc da Padova)
  • Crtvtr (mind blowing post hc da Genova)
  • Muscle Worship (irrivent post punk dagli Stati Uniti)
  • selvə (black metal da Lodi)
  • Corpse ( hc punk da Milano)
  • ZiDima (noise/post core da Monza)
  • Sho (instrumental core da Milano)
  • Gordo (prog’n’ roll da Milano)
  • Thrownness (hc/metal/grind da Milano)

Foa Boccaccio, via Rosmini 11, Monza.

3 luglio @Navigli

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Disgusto e strafottenza Fest #2: per tutta la giornata cibi vegan, birrine fresche, super liquidator e ghiacciolini benefit, direttamente sui Navigli in via Gola.

Dalle 15 live con:

MARTEDÌ 14 GIUGNO, CORSO GARIBALDI INCROCIO VIA VELIA – SALERNO ORE 18.30

Acqua Pubblica Buon compleanno referendum!

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5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia!
In questi giorni il referendum sull’acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni.Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l’esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persistente mobilitazione del movimento per l’acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.
Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, oltre 26 milioni di persone si recarono alle urne per bloccare il progetto del Governo Berlusconi di definitiva privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali. 10 giorni prima della scadenza referendaria l’allora Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, pubblicava sul suo profilo Facebook il seguente post: “Referendum. Vado a votare sì all’acqua pubblica”.
Ora Matteo Renzi è Segretario del PD, Presidente del Consiglio e il PD è il principale partito di maggioranza. Quali migliori condizioni per attuare l’esito referendario e rispettare la volontà popolare? Ma qual’era la volontà popolare?
Così la riassumeva la Corte costituzionale: “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua.” Invece il Governo ha deciso di muoversi lungo una direzione contraria, soprattutto con i decreti attuativi della legge Madia, i cui obiettivi espliciti, riportati nella relazione di accompagnamento, sono “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” e il “rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”.
Il decreto Madia sui servizi pubblici locali vieta, inoltre, la gestione pubblica per i servizi a rete, quindi acqua inclusa, e ripristina l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato. E’ significativo che proprio mentre milioni di italiane e italiani stanno per votare le future amministrazioni delle loro città, il Governo discuta un decreto che, di fatto, viola l’art. 75 della Costituzione e sposta la gestione dei servizi pubblici dai consigli comunali ai consigli di amministrazione. Bloccare questo progetto è innanzitutto una questione di democrazia. Per cui in questi giorni sono in programma decine di iniziative diffuse sui territori e prosegue la raccolta firme sulla petizione popolare per il ritiro di questi decreti nell’ambito del “Firma Day” promosso dalla campagna sui referendum sociali e costituzionali.

Inoltre, come movimento per l’acqua, contestiamo lo stravolgimento della legge per la ripubblicizzazione dell’acqua compiuta dalla maggioranza alla Camera il 20 Aprile scorso.
Per questo nei giorni in cui ricorre il 5° compleanno del referendum nelle iniziative in programma intendiamo ribadire la richiesta di ritiro immediato del decreto Madia e il ripristino del testo originario della legge per l’acqua.
A SALERNO IN STRADA PER RICORDARE CHE L’ACQUA È UN DIRITTO UMANO – PER DIRE NO AL DECRETO MADIA – PER RACCOGLIERE LE FIRME PER LA PETIZIONE SULL’ACQUA, PER TUTTI I REFERENDUM SOCIALI, PER EVITARE LO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE E DELLA DEMOCRAZIA.
Evento Facebook Acqua Pubblica – Buon Compleanno Referendum!

Comitato Acqua Pubblica Salerno
comitati.salerno@acquabenecomune.org

Jan Assen

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E’ stato presentato in una conferenza stampa, dalle realtà che lo hanno organizzato e lo animeranno con numerosi spezzoni, il corteo della memoria viva e delle che quest’anno attraverserà le vie di nel giorno del 42esimo anniversario della Strage fascista e di Stato di Piazza della Loggia. Un corteo che, oltre a ricordare chi ha dato la vita per combattere il fascismo e lottando per un mondo migliore, si propone di portare in piazza le numerose lotte sociali che si esprimono nel territorio di bresciano. Sono state tante, infatti, le realtà che sono intervenute nella conferenza stampa. Di seguito gli audio:

Michele, CSA Magazzino 47 e Ass. Diritti per tuttiAscolta o scarica.

Alessandro, Si Cobas BresciaAscolta o scarica.

Luca, RASH BresciaAscolta o scarica.

Andrea, KAOS Val TrompiaAscolta o scarica.

Roberto, Coordinamento No Tav Brescia – Verona. Ascolta o scarica.

Michele, Kollettivo Studenti in LottaAscolta o scarica.

Sebastiano, Rete Antifascista di BresciaAscolta o scarica.

Da noi raggiunto telefonicamente, sentiamo anche Gabriele, Associazione Diritti per tuttiAscolta o scarica.

Riportiamo anche il comunicato di indizione del corteo:

COSE COSI’, OGGI, NON ACCADONO PIU’, VERO?
Per un 28 maggio della memoria viva, delle lotte e della resistenza.
Le stragi sono continuate in quegli anni e continuano tuttora.
Le guerre umanitarie degli Stati occidentali (Italia compresa) sono nascoste dietro alla falsa volontà di esportazione democratica per la stabilità globale. Il risultato è stato l’opposto.
Lo smascheramento dei reali obiettivi delle guerre “umanitarie” della NATO – dalle occupazioni neo-imperialiste agli interessi materiali per la sicurezza dei traffici marittimi e aerei, dalla stabilità dei mercati finanziari alle fonti militari ed energetiche come petrolio e gas – hanno portato nel Mediterraneo, nel Medio-Oriente, nell’Asia centrale e ora anche in territorio europeo solamente stragi e morte.
Cose come quelle di 40 anni fa succedono ancora: è la strumentalizzazione della paura. Paura e terrore sono diversivi efficaci per imporre scelte reazionarie, in totale contrasto con la logica e il benessere dei popoli. E la strategia dell’irraggiungibile Fortezza Europa è quella di stringere i confini.
Una strategia che ha già attraversato la storia dello Stato Italiano nell’epoca degli anni di piombo e che gli apparati statali hanno utilizzato per compiere atti orribili. Ed è sempre una nuova strategia della tensione che oggi permette l’avvio dei lavori per la costruzione di un muro al confine tra Italia e Austria al fine di frenare i flussi migratori, che ha fatto naufragare migliaia di migranti in fuga dalle loro terre in guerra, che ha alzato barriere ai confini, come a Ventimiglia. Come a Idomeni. In Spagna, in Polonia, in Turchia. Ha fatto sì che pattugliamenti armati facessero da scudo ad un nemico senza forma, ha dato adito a paranoici e settimanali falsi allarme, ha permesso sentenzialismi mediatici e politici sul rischio dei quartieri popolari come possibili covi jihadisti. Questa strategia della paura cosa ricorda?
Questi discorsi d’intolleranza generalizzata, questa psicosi, questa terrificante tensione, è lo stesso strumento utilizzato più di quarant’anni fa dallo Stato italiano contro i movimenti sociali, rivoluzionari, che in quegli anni mettevano radicalmente in discussione un esistente fatto, come oggi, di crisi, sfruttamento, austerità, miseria per le classi più povere.
Per questo crediamo sia sbagliato pensare che, dopo quella bomba in piazza, giustizia sia stata fatta, nonostante Andrea Orlando – ministro della Giustizia nel Governo del Salvabanche e di “Tempa Rossa” per il PD, sempre più partito della nazione e della corruzione – voglia venire a incensare il lavoro del proprio dicastero. Che due degli esecutori materiali della strage siano stati messi all’ergastolo 41 anni dopo l’attentato, non è una vittoria. Che Stato e nuovi fascismi continuino a colpire impunemente, non è una vittoria. Che la chiusura delle
frontiere sia la soluzione per salvaguardare l’occidente dai “malvagi” del mondo è una sconfitta.
Anche quest’anno, come ogni anno, il 28 maggio non può limitarsi al rituale, alla sterile commemorazione. La memoria condivisa e pacificata proposta dalle celebrazioni ufficiali sta svuotando il ricordo del proprio significato. Si coglie l’occasione per condannare la violenza in generale, decontestualizzando. Non si dice che quella violenza fu – strage dopo strage – la risposta dello Stato, dell’ordine, alla forza espressa dai movimenti rivoluzionari e antifascisti, che volevano cambiare la società e il mondo.
La paura alimentata dalle istituzioni tenta di subentrare al posto della coscienza critica e personale, ma in questa giornata c’è ancora chi vuole resistere.
Come il popolo francese sta facendo ormai da mesi dopo gli attentati, vogliamo dimostrare di essere un’alternativa, una boccata d’aria, contro una politica austera, oppressiva e senza alternative.
Per rendere giustizia alla memoria delle antifasciste e degli antifascisti, delle militanti e dei militanti rivoluzionari che quel 28 maggio 1974 morirono per il loro impegno nella lotta per il riscatto degli oppressi e degli sfruttati, per la libertà contro il fascismo, il 28 maggio dev’essere sempre resistenza.

Resistenza alle condizioni di sfruttamento e precarietà, promosse dalle politiche di Renzi e Jobs Act in ultimo, contro la mercificazione del capitale umano, contro contratti a scadenze mensili e lavori non retribuiti, per il diritto di tutti a un lavoro a reddito garantito, una vita degna e un futuro progettabile.

Resistenza per difendere ambiente, salute e territorio, per fermare un progetto economico d’interessi come lo Sblocca Italia, che non fa altro che espropriare, speculare e inquinare i nostri territori e le nostre vite. Per il diritto alla salute e al futuro, diciamo no ai veleni che continuano a inquinare ambiente ed esistenze. No alle grandi opere inutili come TAV e vari termoinquinatori che tentano di costruire sulle nostre terre!

Resistenza agli sfratti e agli sgomberi. Contro la nuova legge regionale sull’edilizia popolare che aumenta i canoni d’affitto, privatizza la gestione degli alloggi ed esclusione i richiedenti che ne han più bisogno. Il diritto alla casa è un requisito fondamentale per una vita vissuta con dignità!

Resistenza ai neofascismi, al razzismo istituzionale e non, alle barriere, ai confini. Per la libertà di movimento di tutte e di tutti!

Oggi come allora, tutto questo è da conquistare…e lo possiamo fare insieme!

SABATO 28 MAGGIO 1974 – 2016
ORE 9 – PIAZZA GARIBALDI (BS)
CORTEO ANTIFASCISTA E ANTAGONISTA
NELLA MEMORIA L’ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA!

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roma-1 RADIO ONDA D’URTO – Le pressioni di un ampio fronte di realtà antifasciste e antirazziste sono riuscite a conquistare il diritto a manifestare per la manifestazione “CasaPound Not welcome” di sabato 21 maggio a piazza dell’Esquilino, lungo il percorso che era stato inizialmente richiesto e autorizzato ai fascisti del Terzo millennio per la loro sfilata razzista in piena campagna elettorale. Da Cristiana, della campagna io non dimentico Renato Biagetti .Ascolta o scarica

Di seguito il comunicato degli di Roma
Le piazze e le strade di Roma sono di chi ogni giorno le vive, le attraversa e le anima con le proprie lotte politiche e sociali. È così che le pressioni di un ampio fronte di realtà antifasciste e antirazziste di questa città e la legittimità delle lotte quotidiane sono riuscite a conquistarsi la manifestazione di sabato 21 maggio a piazza dell’Esquilino, lungo il percorso che – secondo quanto abbiamo appreso dai giornali – era stato inizialmente richiesto ed autorizzato a Casapound, l’organizzazione neofascista promotrice di campagne di odio e intolleranza.
Una piazza conquistata grazie alla fermezza degli antifascisti e delle antifasciste e alla loro indisponibilità a qualsiasi forma di mediazione al ribasso: come diciamo da giorni, un come quello di Casapound, convocato a difesa di una presunta «civiltà europea» minacciata da una altrettanto presunta invasione degli immigrati, non può passare in piazze multietniche come piazza Vittorio e piazza dell’Esquilino. La provocazione sarebbe stata inaccettabile e, per questo, nessuna altra convocazione sarebbe stata per noi possibile se non in quella piazza dell’Esquilino che ci ha visto concentrarci e manifestare migliaia di volte.
È giunta, quindi, da qualche minuto l’autorizzazione a manifestare lì, come ormai richiesto da giorni e come ribadito dalla partecipatissima assemblea all’università La Sapienza di venerdì scorso, oltre che dall’Anpi, dalla Fiom-Cgil, dal Coordinamento romano acqua pubblica, dalla conferenza stampa tenuta ieri sotto la prefettura dal Comitato madri per Roma città aperta e da decine di altre esperienze di lotta di questa città. Sabato prossimo, quindi, piazza dell’Esquilino non vedrà più il passaggio di un corteo che invita all’odio e all’intolleranza come quello di Casapound, ma sarà una piazza aperta e partecipata, animata dalle lotte sociali, dagli studenti medi e universitari, dall’Anpi, da larghi settori sindacali, da tutti gli antifascisti, gli antirazzisti e
gli antisessisti di Roma.

roma-2 La legittimità delle lotte conquista la piazza. Non possiamo, però, non sottolineare ancora una volta gli ampi spazi di manovra che vengono lasciati a Casapound dalle istituzioni.
Sabato prossimo, oltre all’annunciato corteo, i neofascistiterranno infatti il loro evento “Tana delle Tigri” all’aperto, presso il parco pubblico di Colle Oppio, in orario pomeridiano. Un parco che dipende dalla Sovrintendenza Capitolina dei Beni Culturali e che, nonostante la sua natura pubblica, ospiterà un evento in cui suoneranno gruppi come i genovesi di “Mai morti”, che già dal nome si richiamano alla X Mas della Repubblica sociale italiana e nel simbolo hanno un fascio littorio. Per non parlare poi di un altro dei gruppi invitati, quegli Spqr Skins da cui prese le distanze persino Gianni Alemanno quando, nel 2012, promossero un incontro firmato Blood & Honour, il network internazionale neonazista. Un parco pubblico che, dunque, un sabato pomeriggio di primavera sarà sottratto a coloro che vivono la città per ospitare gruppi che cantano parole di odio e di intolleranza. Chi è che con leggerezza e superficialità ha autorizzato questo evento, che scriverà una pagina vergognosa nella storia di Roma?

La lotta contro il neofascismo e contro le istituzioni che legittimano l’odio che propagano è ancora lunga. Per questo invitiamo tutti e tutte ad animare sabato 21, alle ore 9, piazza dell’Esquilino. Noi ci saremo!

#casapoundnotwelcome‬

parigi Sabato 7 e domenica 8 maggio il movimento Nuit Debout ha organizzato una due giorni a Parigi, chiamando a raccolta movimenti e attivist* internazionali.

Tre gli obiettivi: mettere a confronto le diverse esperienze di lotta e le visioni per un cambio internazionale su diverse tematiche (ecologia, migranti, genere, etc); organizzare laboratori e momenti di confronto sulla #GlobalDebout, l’appuntamento internazionale organizzato per domenica 15 maggio; discutere e costruire assieme una strategia internazionale per un reale cambio di sistema.

Radio Onda d’Urto segue  da Parigi la due giorni attraverso propri redattori/trici inviati in Francia.

Clicca qui sotto per i precedenti approfondimenti dedicati dalla Radio al movimento Nuit Debout:

Approfondimenti Nuit Debout

Di seguito, l’appello diffuso da Global Debout (in italiano):

PER UN INCONTRO A PARIGI IL 7 E 8 MAGGIO 2016 E UNA #NUITDEBOUT GLOBALE (#GLOBALDEBOUT) il 15 maggio 2016

Il #46marzo (15 aprile), due settimane dopo la grande mobilitazione del 31 marzo a Parigi, il movimento Nuit Debout non smette di diffondersi. In numerose città francesi e europee, le Nuit Debout esplodono e riflettono speranze e rivolte comuni. Tutti quelli che hanno attraversato le piazze occupate e hanno partecipato lo sanno bene : sta succedendo qualcosa.
Abitanti del mondo intero facciamo cadere le frontiere e costruiamo insieme una nuova primavera globale ! Incontriamoci il 7 e 8 maggio prossimi a Parigi, in Place de la République, per dibattere, condividere pratiche e esperienze, e cominciare a costruire insieme nuove prospettive e soluzioni comuni. Ma soprattutto prepariamoci e lanciamo insieme una grande azione internazionale il 15 maggio (#76mars) per occupare massicciamente le piazze ovunque in quella data.
Nuit Debout ha fissato come primo obiettivo la creazione di uno spazio di convergenze delle lotte. Questa convergenza può andare ancora più lontano e estendersi su un piano internazionale. Esistono già dei legami tra i numerosi movimenti che ai quattro angoli del mondo si oppongono alla precarietà, ai diktat dei mercati finanziari, alla distruzione dell’ambiente, alle guerre e al militarismo, al degrado delle nostre condizioni di vita.
Alla competizione e all’egoismo rispondiamo con la solidarietà, la riflessione e l’azione collettiva. Le nostre differenze non sono più fonte di divisioni, ma la base della nostra complementarità e della nostra forza comune. Inascoltati e non rappresentati, noi, persone con storie diverse, ci riappropriamo insieme della parola e dello spazio pubblico: facciamo politica perchè è una cosa che riguarda tutti.
Oggi non è più il momento di indignarsi soli nel proprio angolino, ma è il momento di agire tutti insieme. Noi, il 99%, abbiamo la capacità di agire e respingere definitivamente l’1% e il loro mondo dalle nostre città, dai nostri luoghi di lavoro, dalle nostre vite.

Il 7 e 8 maggio, convergiamo a Parigi a place de la République !

Il 15 Maggio solleviamoci insieme: #NuitDebout ovunque, #GlobalDebout !

http://www.radiondadurto.org/

FortopiaCover

Il 1 maggio a Roma è da 34 anni “festa del non lavoro”. Altro che concertone di piazza San Giovanni. Il 1 maggio del 1986 vennero aperti i cancelli del Forte Prenestino, e dal 1986 il Forte Prenestino è un centro sociale occupato e autogestito restituito alla città e alla cittadinza. E dal quel 1986 la sede della festa del non lavoro. 

Oggi grandi festeggiamenti e la presentazione di un libro collettivo sulla storia del Forte.

Ne parliamo con Graffio, del Forte Prenestino oltre che uno dei compagni che ha curato il libro Fortopia

Ascolta o scarica

A seguire il comunicato di lancio della 34esima Festa del non lavoro e dei festeggiamenti per i primi 30 anni di Forte Prenestino

C.S.O.A. Forte Prenestino
30 anni di occupazione e autogestione e 34° Festa del non lavoro
Esce “Fortopìa – Storie di amore e autogestione” TrentAnniForti – il libro

Come se nulla fosse tutti/e noi andiamo avanti disarmati contro la loro guerra.
“MORTACCIVOSTRI”, Roberto Perciballi

Il PRIMO MAGGIO E’ LA NOSTRA FESTA
La vogliamo fare per dodici ore, TEN to TEN,
dalle dieci del mattino alle dieci di sera.
Dodici ore di spazio e tempo liberati alla nostra maniera.

L’entrata è stata memorabile.
Sfilata la catena il risuonare di corpi gioiosi, vocianti, un canto o forse solo, ritmato, uno slogan; una energia travolgente.
Le immagini e i ricordi sono andati sfumando negli anni. Restano impressioni ad acquerello e qualche emozione di quel 1 maggio 1986.
( Pinilla, “Fortopía – Storie di amore e autogestione”)
Chi quel giorno ruppe la catena mai poteva pensare che questa storia sarebbe durata abbastanza da parlarne trent’anni dopo in un libro.
Una storia, la nostra, che è fatta di ricerche, culture, scoperte, iniziative, laboratori, autogestione, amori, desideri e resistenza. Una storia fatta di esperienze che hanno reso questa città viva, vitale, solidale.
Attraversare il ponte, oltre le sbarre del grande cancello,
è stato come uscire da una apnea e respirare a pieni polmoni.
( Pinilla, “Fortopía – Storie di amore e autogestione”)
L’architettura del Forte era il polmone ultra-viola, inspirava controcultura ed espirava progetti, linguaggi, storie e personaggi. Indipendenza da stato e mercato si trasformava in un poltergeist di giustizie sociali, diritti civili, antiproibizionismi, femminismi, politiche delle sessualità, diritti digitali, antispecismi, suoni, concerti, produzioni musicali, visioni, teatri, produzioni invisibili, incontri. Ma soprattutto cani .
I valori, 100% D.I.Y. . La comunicazione, Assembleare. Una metodologia del confronto strutturata in quell’ordine del giorno che mi emozionava sul piano della discussione. Sintesi. Il dibattito che include tutti e tutte. La ritmica del discorso. Il senso della parola. La fisicità del confronto. L’unanimità della scelta in un corpo aperto. (znort, “Fortopía – Storie di amore e autogestione”)
“Fortopía – Storie di amore e autogestione” non è un punto di arrivo ma il gradino da cui ripartire per continuare a costruire insieme mille mondi possibili. Perché la Fortopía non è un’utopia, qualcosa che si allontana sempre più. La Fortopía è un’eterotopia, un luogo che una volta passato il ponte e superato il cancello è reale, presente e pulsante; un luogo dove il possibile si espande nel potenziale senza allontanarsi dal reale, divenendo concreto e praticabile.
Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata negli anni la partecipazione di tanti e tante che con la loro presenza hanno dato senso a questa esperienza, rendendola patrimonio di tutt*.
Una storia collettiva. Il punto di vista di centomila pazz*, tante prospettive che illuminano un unico grande cuore pulsante. E un senso che, dai sotterranei alla torretta, sorridente ci viene a cercare. Molte delle persone che ci hanno attraversato oggi non ci sono più ma rimarranno sempre con noi, nei muri di questo posto, nel vento che scuote gli alberi e che ci dona un po’ di freschezza, nei ricordi e nella gioia che accompagnerà ancora questo “folle” esperimento.
Il primo maggio è la festa del Forte. Vogliamo festeggiare con tutt* questi trent’anni di occupazione e autogestione nella 34° festa del non lavoro, perché ancora pensiamo sia necessario opporci in modo netto a chi usa il lavoro come arma di ricatto sociale dentro e fuori i posti di lavoro e a chi chiude le frontiere costruendo muri e recinzioni, impedendo la libera circolazione in un mondo che è di tutt*.
Il nostro bellissimo mondo, che stanno distruggendo da nord a sud devastando ecosistemi con il tav, il muos, il tap; perforando i fondali marini con le trivelle per estrarne oro nero, togliendoci l’acqua ed il diritto a godere con tutte le altre specie di una terra sana e accessibile.
Abbiamo fatto dell’autorganizzazione e dell’autogestione una pratica di vita possibile e indispensabile.
Dopo trenta anni siamo ancora qui e siamo sempre più convint* che questo sia necessario soprattutto in una Roma che cerca di resistere al tentativo di cancellare chi, col cuore e col sudore, si è sporcato le mani e ha valorizzato spazi abbandonati dando vita a questa città. Tentativo ideato dal governo Renzi, messo in atto prima dal ministro Lupi poi da Marino e ora dal commissario Tronca il cui obiettivo è chiaro: vendita e alienazione del patrimonio pubblico.
Un patrimonio che consideriamo comune, che va ben oltre gli stabili e le strutture che si vogliono sgomberare e vendere e che prende vita e senso dalle tante storie di passione e impegno di chi vuole rendere Roma una città aperta, antifascista, antisessista, antirazzista, accogliente e partecipata.
Per questo vantiamo crediti e non certo debiti nei confronti di Mafia Capitale e di tutti i poteri che vogliono distruggere il nostro meraviglioso mondo.
Invitiamo tutt* a partecipare al primo maggio come in ogni altro giorno alle mobilitazioni nei territori, nelle citta, nei quartieri, nelle strade e nelle case. Convogliando la giusta rabbia che ci rende viv@, l’amore che ci rende irripetibil@ e la vita che ci rende liber@, senza cedere alle ingiustizie e ai poteri e senza morire nelle galere di tutto il mondo. Guardando sempre dritto davanti avendo memoria, con le mani libere per tenersi stretti@ strett@ con la testa piena di lucida follia, costruendo mondi solidali e imperfetti .
Sottoscrizione: 3 – dalle 10:00 alle 14:00  5 – dalle 14:00 alle 21:00

http://www.radiondadurto.org/