Archivio per la categoria ‘Antifascismo’

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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha deposto una corona di fiori in via Paladini per Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, i due militanti di destra uccisi rispettivamente nel 1975 e 1976 da esponenti di Avanguardia Operaia e Prima Linea. Un gesto annunciato nei giorni scorsi e che vuole essere di “distensione”.

“E’ stata una pagina molto brutta di Milano. Tra quanto è successo 70 anni fa e quanto è successo 40 anni fa, spero sia il momento di passare oltre – ha commentato il primo cittadino. Poi, io capisco che i ricordi sono sempre dolorosi, però, nel mio ruolo, in questi 5 anni vorrei attivarmi per poter fare quanto possibile per pacificate tutti a dispetto delle posizioni diverse”. In merito al divieto di sfilare in corteo partendo da piazzale Susa, come è avvenuto negli ultimi anni, Sala ha detto che “non si è trattato neanche di una scelta, perché lo dice la nostra Costituzione, la legge”.

Fonte: Ansa

1.jpgSono circa un migliaio i manifestanti che si sono riuniti dietro lo striscione dell’Anpi ‘Genova non dimentica ora e sempre resistenza’ per il corteo che arriverà in piazza Sturla in concomitanza del convegno organizzato dalle ultradestre europee.
Una cinquantina gli antagonisti dei centro sociali. “Vogliamo esprimere il nostro sdegno rispetto alle presenze che arriveranno a Genova – ha spiegato Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova – persone condannate nei loro paesi per avere esaltato le SS, partecipato a pestaggi, aver negato l’Olocausto, essere stati xenofobi, razzisti.
Il sindaco di Genova Marco Doria si è unito al corteo guidato dall’Anpi è che ora a trova a pochi metri dall’inizio della zona rossa che blinda tutta l’area attorno alla sede di Forza Nuova dove fra poco avrà inizio il convegno delle ultradestre europee. La situazione del corteo resta abbastanza tranquilla. Sono stati lanciati fumogeni, qualche bottiglia e petardo. I manifestanti cantano ‘bella ciao’.
Momenti di tensione durante il corteo che ha raggiunto la zona rossa a Sturla. Un gruppetto di manifestanti con cappuccio e caschi si è avvicinato alla polizia quando un’ambulanza ha varcato le grate predisposte a protezione della zona rossa. I manifestanti si sono avvicinati lanciando oggetti e sono stati respinti dalla polizia che si sta riposizionando.
Un tafferuglio è scoppiato durante il corteo contro il convegno delle ultradestre quando un gruppetto di manifestanti dei centri sociali,che poco prima era stata caricato dalla polizia, si è rivolto contro i manifestanti della Fiom. Sono volati spintoni e insulti, ma poi la situazione si è calmata. La polizia non è intervenuta.

http://www.ansa.it/

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L’ultima parola alla fine l’hanno messa i tifosi. E la risposta è stata un inequivocabile no. Roman Zozulya non sarà un giocatore del Rayo Vallecano, la firma questa volta è indelebile. L’attaccante ucraino aveva firmato pochi giorni fa per trasferirsi in prestito nel terzo club di Madrid, che milita nei bassifondi della classifica nella seconda serie spagnola. Ma dopo le polemiche e annessi striscioni contro, l’attaccante è stato costretto a rescindere e ritornare al Betis Siviglia, dove però ovviamente non potrà giocare fino al termine della stagione. Il motivo della contestazione? Le accuse di nazismo, risalenti alla scorsa estate. La reazione è stata un moto di indignazione dai parte dei tifosi, che hanno portato ad attimi di forte tensione nel corso dell’allenamento mattutino.

LA POLEMICA — La miccia della polemica si era accesa la scorsa estate, quando il quotidiano spagnolo “Abc” aveva accusato il giocatore di essere sbarcato in Spagna con una maglia avente un simbolo appartenente a un gruppo ucraino di estrema destra. Quando il Rayo Vallecano ha formalizzato l’acquisto, i tifosi si sono scatenati e al giocatore sono piovuti addosso insulti, minacce e anche uno striscione chiarissimo durante l’allenamento: “Vallekas non è un posto per nazisti”.

“UN EQUIVOCO” — A nulla sono servite le precedenti rassicurazioni del presidente del Rayo Vallecano, Luis Yañez, che durante un’intervista alla radio “Cope” aveva dichiarato: “E’ stato un malinteso. Il calciatore non ha alcun legame con il neonazismo”. A questa aveva fatto seguito una nota dello stesso club, che spegnava così il caso: “Lo stemma della maglia era quello dell’Ucraina con dei versi del poeta Taras Shevchenko, studiato in tutte le scuole dell’Unione Sovietica”. Inutile anche la spiegazione dello stesso Zozulya che aveva aggiunto: “Le mie azioni sono in sintonia con i valori sociali esaltati dallo stesso Rayo e dalla sua tifoseria. Nessun appoggio a gruppi paramilitari o fascisti”. I tifosi in rivolta non hanno voluto sentire spiegazioni. E giocatore e club non hanno potuto far nulla, se non un passo indietro.

Fonte: Gazzetta.it

GAZZETTA DELLO SPORT – Il club di Amburgo è famoso per la sua lotta a ogni discriminazione: domani, in campionato, lo sponsor lascia libero lo spazio sulla divisa per un messaggio di sensibilizzazione

Il calcio aggrega, il St.Pauli unisce. La società di Amburgo è unica al mondo. Nelle curve di tutte le altre squadre, per quanto unite, si trovano ideologie diverse, filosofie distanti. Al St. Pauli no. Lì da sempre si lotta contro le discriminazioni di qualsiasi tipo, si lotta contro il razzismo e l’antisemitismo. Tutti insieme, tutti uniti. Per questo il St.Pauli è un’ideologia, un modo di pensare e di interpretare la vita prima ancora che una squadra di calcio. Impensabile che i suoi tifosi siano di destra, impensabile siano omofobi o abbiano pensieri sessisti. Nella partita di campionato (2. Bundesliga, la seconda divisione) che si giocherà domani sera con la Red Bull Lipsia, il St. Pauli (col permesso della DFL) scenderà in campo con una scritta molto particolare che coprirà gran parte della maglietta: “Niente calcio per i fascisti”. Per far sì che la scritta fosse possibile e leggibile, la Congstar, sponsor principale del club, lascia libera la maglia. È solo l’ultima di una serie di iniziative per sensibilizzare la gente anche oltre il giorno mondiale della memoria  (27 gennaio).
Coreografie mai banali per i tifosi del St. Pauli

INIZIATIVA — La scritta sarà presente sulle maglie del St.Pauli solo per la prossima partita di campionato, ma già nelle ultime settimane si sono tenute varie conferenze per parlare di nazismo, omofobia e razzismo. La frase “Niente calcio per i fascisti” non è nuova per il St. Pauli: da anni è presente su uno dei cartelloni che circondano il terreno di gioco allo stadio. Tanto che nel 2014, in occasione di una partita giocata dalla nazionale tedesca, la DFB decise, per tenersi lontana da slogan politici, di coprire tale scritta. Fu l’allora presidente della federcalcio Wolfgang Niersbach (poi coinvolto nello scandalo per le assegnazioni del mondiale 2006) a chiedere scusa ai tifosi del St. Pauli definendo la decisione “del tutto sbagliata”. Perché per il St. Pauli si tratta di una missione: discriminazioni, omofobia e razzismo non c’entrano col calcio che piace a loro. Un calcio che deve unire, non solo aggregare.

 

antifascista

Ancora una volta i cosiddetti Fascisti del Nuovo Millennio hanno dato adito a scene di violenza. Coloro che si definiscono democratici invece si sono dimostrati, ieri a Napoli sempre contro ragazzi indifesi, di essere non meglio dei loro padri e dei loro nonni. Un’aggressione quella del Rione Alto che necessariamente va denunciata perché non si verifichino altri episodi simili.

Le nostre città e paesi purtroppo sono infestati da questi luridi vermi che provocano un cancro che deve essere da subito estirpato. Come Csa Buco, da sempre in lotta contro queste figure come dimostrano le nostre azioni portate avanti fino a qualche anno fa quando ci fu un’infiltrazione di Blocco Studentesco nel Cilento fortunatamente contrastata, solidarizziamo contro i Compagni aggrediti ieri a Napoli. Allo stesso tempo però teniamo alta la guardia affinché questi luridi vermi siano espulsi dalle nostre città e non gli sia data agibilità politica da istituzioni troppo volte compiacenti nei loro confronti.

cremona

Sono ormai passati 5 anni dall’apertura ufficiale della sede di CasaPound in via Geromini. E da almeno altrettanto tempo, le realtà più attente al tema dell’antifascismo mettono in campo iniziative di sensibilizzazione e contro-informazione su questa sgradita presenza in città. Una presenza sgradita non solo perché dichiaratamente fascista, razzista ed omofoba, ma anche per la minaccia sociale che rappresenta. In questi anni infatti, nonostante la facciata da associazione culturale, sono diverse le aggressioni subìte per strada, al bar o fuori da scuola dai soggetti più diversi ad opera dei fascisti del terzo millennio; senza contare gli spazi, pubblici e non (sede compresa), spesso e volentieri concessi nella più totale immobilità delle varie istituzioni. Di questo passo non è difficile arrivare al 18 gennaio 2015, una data che per la città di Cremona non sarà facile dimenticare. In quella giornata, un anno fa, questa città é stata teatro di una delle aggressioni fasciste peggiori degli ultimi anni. Un compagno a terra, ridotto in fin di vita, e i fascisti che cercano di sfondare i portoni del CSA Dordoni. La resistenza e la difesa dello spazio sociale e dei compagni all’interno fino all’ultimo momento, poi l’arrivo dell’ambulanza, i blindati, le cariche di “contenimento” e i fascisti scortati per poter raggiungere le loro vetture in sicurezza. Un gesto organizzato nella sua intrinseca vigliaccheria per colpire a fondo chi lotta quotidianamente contro ogni sopruso. E una parte di questa città ha deciso di non rimanere di nuovo zitta a guardare. Esattamente un anno fa, l’annuncio del corteo antifascista nazionale proprio a Cremona, per esprimere tutta la nostra rabbia nei confronti dei responsabili, diretti ed indiretti, di quanto subìto da Emilio e dal CSA Dordoni. Ed in 10.000, di Cremona e da ogni parte d’Italia (e non solo), che attraversano le strade della città e danno voce alla loro rabbia contro i fascisti e contro chi ogni giorno ci costringe ad una vita precaria ed a testa bassa.

Quel 24 gennaio, la testa l’abbiamo alzata. Abbiamo cercato di avvicinarci a quella sede, facendoci forza dell’enorme solidarietà ricevuta e della rabbia che riempiva l’aria insieme ai lacrimogeni, e abbiamo affrontato la polizia schierata a difesa dei fascisti; la stessa polizia che troppe volte interviene per sfrattare le famiglie indigenti e sgomberare i picchetti dei lavoratori in sciopero, la stessa polizia schierata a difesa del cantiere TAV in val di Susa e che non manca mai in occasione di ogni sgombero di occupazione abitativa o spazio sociale. La nostra rabbia non si è esaurita: il tempo non lenirà il nostro dolore, ma sarà testimone delle nostre lotte.

Il 24 gennaio c’eravamo tutti e tutte! Liberi tutti!

CSA Dordoni

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Addio all’ex partigiano Bruno Giovanni Lonati, noto durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Giacomo”, commissario politico della 101a Brigata Garibaldi, che 21 anni fa si assunse la responsabilità di aver fucilato Benito Mussolini. Lonati è morto nella sua casa di Brescia all’età di 94 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato all’Adnkronos dalla sua famiglia, dopo il funerale che si è svolto stamani nella chiesa bresciana di Sant’Angela Merici. Nel 1994 Lonati pubblicò il libro “Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la verità” (Mursia editore) in cui rivelò di essere stato lui l’autore dell’uccisione del dittatore fascista il 28 aprile 1945, poco dopo le 11, in una stradina a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como, nell’ambito di una missione segreta diretta dall’agente segreto inglese John Maccaroni, detto “il capitano John”, ufficiale dello Special Operations Executive (Soe).

Da allora la sua testimonianza ha fatto versare fiumi di inchiostro, perchè smentiva la versione ufficiale secondo cui ad uccidere Mussolini fu il partigiano comunista Walter Audisio, nome di battaglia Colonnello Valerio, con i compagni Michele Moretti e Aldo Lampredi. Lo scopo della missione, nel racconto di Lonati, sarebbe stato quello di impedire la diffusione del contenuto del presunto carteggio tra Winston Churchill e Mussolini, recuperandolo e sopprimendo il duce e la sua amante Claretta Petacci, essendo quest’ultima perfettamente informata sull’esistenza dei rapporti con lo statista britannico. Il “carteggio Churchill-Mussolini” non poté essere recuperato, ma, dopo aver effettuato alcune foto ai cadaveri, l’agente inglese, avrebbe concordato il silenzio di Lonati e dei due partigiani superstiti per altri cinquant’anni. Per tale motivo Lonati avrebbe scritto il suo memoriale solo nel 1994. Nel 2002 il giornalista e storico Luciano Garibaldi confermò con nuovi particolari la versione di Lonati pubblicando il libro “La pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petacci” (Ares).

Nato a Legnano il 3 giugno 1921, dal 1936 al 1956 Lonati ha lavorato alla Franco Tosi; in questo periodo sono compresi il servizio militare e la successiva attività partigiana in Valle Olona e poi a Milano. Fu commissario politico della 101a Brigata Garibaldi e comandante di una divisione partigiana formata da tre brigate operanti nel capoluogo lombardo. Trasferitosi a Torino nel 1958, ha poi ricoperto incarichi dirigenziali alla Fiat. Dopo il 1980 ha diretto a Bari un’importante società metalmeccanica; è stato poi consulente industriale e ha scritto diversi libri di carattere tecnico. Dopo la pensione Lonati si stabilì a Brescia.

Fonte: Rai News

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In primissima mattinata un compagno del CSA Dordoni, Filippo, è stato arrestato in merito al corteo nazionale antifascista del 24 gennaio. Arresti anche in altre città italiane: Palermo, Brescia, Milano.
Informazioni più dettagliate in mattinata

Pippo libero! Tutti liberi!

Fonte: Csa Dordoni

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Medaglia al ricordo a Paride Mori, ex repubblichino e ufficiale del Battaglione Mussolini. Lo ha deciso una commissione della presidenza del Consiglio e in particolar modo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio nel denominato “giorno del ricordo” istituito il 10 febbraio. L’ufficiale di Parma apparteneva al Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini”, un reparto che all’inizio era aggregato alle “Waffen SS” e successivamente inquadrato nell’esercito della Repubblica di Salò che combatté a fianco dei nazisti.

Un’onorificenza che ha dell’incredibile e che caratterizza dei precedenti che parlano di onori e riconoscimenti a chi ha fatto del fascismo la propria fede e il proprio obiettivo di vita. Ma ad avere del ridicolo è il motivo per cui l’onorificenza è stata attribuita: istituita per ricordare le vittime delle foibe nell’immediato dopoguerra, sembrerebbe che la commissione del presidenza del Consiglio non abbia visto o non abbia voluto vedere che Mori è stato ucciso in uno scontro con i partigiani il 18 febbraio del 1944, un dato che la dice lunga sull’estraneità alle vicende delle foibe.

Eppure, Paride Mori deve essere caro a qualche rigurgito fascistoide della storia: qualche anno fa infatti, la giunta di centro sinistra del Comune di Traversetolo (Parma) – dove Mori era nato – intitolò una via a suo nome. Dopo le numerose obiezioni da parte di cittadini e dell’Istituto storico della Resistenza provinciale, la giunta decise di ritirare il nome alla via.

Fonte: InfoAut

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Ancora una volta ci troviamo a dover raccontare di un’aggressione fascista, la terza nel giro di un mese. Sembra incredibile, ma nel 2015 c’è ancora qualcuno che si richiama a Mussolini e sfoga la sua nullità politica e la sua frustrazione esistenziale aggredendo per strada ragazzi, identificati come nemici solo perché vestiti in modo diverso.

Questi i fatti. Intorno alle 20e30 di ieri sera uno dei tanti giovani che frequenta l’Ex OPG “Je so’ pazzo” di Materdei sta tornando a casa dopo una giornata passata fra pulizie e iniziative sociali nel posto recentemente riaperto al quartiere. All’altezza della sede “ufficiosa” di Casa Pound in via Foria il ragazzo viene individuato, forse a causa dei capelli lunghi o dell’abbigliamento “alternativo”, da tre individui con la testa rasata, e aggredito prima verbalmente, poi inseguito e assalito alle spalle con cinghiate, calci e pugni. L’aggressione avviene sotto gli occhi di tutti, si protrae per quasi un minuto, e termina sia per la resistenza opposta dal ragazzo che per l’accorrere di alcune persone. I tre fascisti se la danno a gambe, mentre il ragazzo, che ha una vistosa ferita alla testa e al labbro, viene soccorso e portato in ambulanza al Loreto Mare, dove riceverà sette punti di sutura.

Ma l’assurda storia non finisce qui. Avvisati dal ragazzo, alcuni suoi amici arrivano sul luogo dell’aggressione. Senza nemmeno potersi accertare delle condizioni del ragazzo, gli amici vengono bloccati da due volanti della polizia che – invece di dedicarsi a raccogliere testimonianze o a individuare aggressori che hanno agito in una strada trafficata – decidono di identificarli e di trattenerli per circa un’ora e un quarto, impedendogli di raggiungere l’amico all’ospedale! Un altro amico dell’aggredito che, avuta la notizia, riesce invece ad arrivare al Loreto Mare, viene subito fermato dalla DIGOS che lo identifica e lo interroga. Come se il problema di questa città fossero i ragazzi impegnati in attività politiche e sociali alla luce del sole, e non gente che ama la violenza ed esce ogni notte per aggredire e intimidire! Parliamo degli stessi soggetti arrestati nel 2013 perché progettavano lo stupro di una ragazza ebrea, l’omicidio di alcuni avversari politici, rendendosi nel frattempo responsabili di numerosi assalti di tipo squadristico…

Cacciati via da Materdei nel 2009, grazie a una grande mobilitazione popolare, cacciati dalle scuole e dalle università dove nessuno vuole sentire i loro contenuti razzisti, omofobi e prepotenti, i fascisti napoletani si sfogano aggredendo chiunque incontrino sulla “loro” strada, soprattutto se sembra appartenere a quei collettivi, a quelle associazioni, che lottano ogni giorno per migliorare la nostra città. E si rivelano così essere i migliori cani da guardia di chi vuole che tutto resti com’è.

Noi però non intendiamo tollerare queste continue aggressioni. Non ci fermiamo, nulla ci spaventa. Continueremo tutte le nostre attività, continueremo a camminare dove ci pare, continueremo a combattere per le nostre idee di giustizia, uguaglianza e libertà. Quelle idee che proprio il fascismo ha sempre cercato di negare, e che purtroppo ancora oggi non sono affatto realizzate.

Antifasciste e antifascisti napoletani