BlockG20 (Amburgo) – In migliaia resistono allo stato di guerra

Pubblicato: 8 luglio 2017 in Senza categoria

La corazzata del G20 sta naufragando, la kermesse delle strette di mano tra i vari potenti del mondo non ha fatto i conti con le migliaia di manifestanti che si sono riversati nella città anseatica per protestare contro le contro le politiche dei Grandi.

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I leader discuteranno i principali temi di politica economica, finanziaria, climatica, commerciale, occupazionale e di sviluppo. La migrazione e i flussi di rifugiati, come pure la lotta al terrorismo, saranno altri temi chiave di rilevanza mondiale all’ordine del giorno del vertice.

All’interno dei palazzi il summit rischia di essere un fallimento almeno quanto G7 di Taormina, è chiaro che Trump non farà retromarcia sugli accordi di Parigi stralciati dopo il G7 italiano – mentre gli altri 18 membri hanno preso atto e hanno ribadito l’impegno “ad attuare completamente” gli impegni previsti dall’accordo. Questo il piano sul clima, ma anche su commercio ed immigrazione non ci sono avvisaglie “positive”; l’unica cosa che come al solito unisce le grandi potenze è la lotta al terrorismo. Ma si sa, è un tema i cui punti cardine vengono imposti e decisi a tavolino dalle politiche e dagli accordi mondiali: le nuove frontiere sono riconosciute dai trattati di pace. Ma vengono costruite in tempo di guerra.

Per le strade della città la situazione non è da meno: confusione e guerriglia urbana per le vie principali della città. Una situazione che ha del ridicolo se pensiamo che venerdì sera dopo una giornata di scontri violenti tra polizia e manifestanti la serata è culminata con il bizzarro spettacolo dei capi delle 20 economie principali che ascoltano l’Inno alla gioia di Beethoven, mentre la polizia usava cannoni d’acqua, lacrimogeni  e spray al peperoncino contro i manifestanti in diversi punti nevralgici della città.

Dopo gli scontri mattutini e pomeridiani la guerriglia urbana è proseguita fino a tarda serata, si sono registrati diversi momenti di tensione: dall’accerchiamento del Rote Flora che per la seconda volta è stato difeso dai manifestanti, dalle continue cariche per le strade della città, sino ai certosini pestaggi per mano della polizia- 4 ragazzi sono in ospedale, uno in condizioni critiche per esser stati buttati giù da un cancello.

Circa 15 barche di ambientalisti hanno cercato di raggiungere la sede del concerto attraverso il bacino del porto e 22 attivisti di Greenpeace sono saltati in acqua per raggiungere a nuoto l’edificio, progettato da Herzog e de Meuron. Tutti sono stati fermati dalla polizia.

Non solamente cariche, pepper spray ed idranti, che hanno portato ad oltre 300 feriti nella sola giornata di ieri. Le forze dell’ordine impiegate ad Amburgo contro i manifestanti NoG20 hanno utilizzato anche armi da fuoco. Su diverse reti televisive, tedesche e non, sono circolate queste immagini che lo dimostrano in maniera chiara. Intervento anche delle forze speciali che hanno sfondato le barricate costruire dai manifestanti attorno a St. Pauli e sono entrati nel quartiere con le armi spianate.

Non si può tralasciare il fatto che sin dalle prime luci dell’alba è stata chiara la netta presa di posizione dei manifestanti, ossia un netto rifiuto del sistema di governance che viene proposto da questo vertice. Il rifiuto del sistema securitario imposto a questa città che ha visto la città completamente militarizzata, con una escalation di violenza che è cresciuto nelle ore. Le 36 ore di assedio sottolineano la sconfitta dal punto di vista militare della polizia che inizialmente aveva cercato di reprimere con violenza i manifestanti, poi non è stata assolutamente in grado di contenere quello che avveniva in piazza, soprattutto nel pomeriggio quando è stata messa sotto scacco da chi ha animato le strade di Amburgo – nonostante i rinforzi richiesti negli altri länder.

La polizia ha usato un atteggiamento che richiama il metodo italiano al contrario della solita tecnica di contenimento, scelta che li ha resi completamente inadeguati perché movimenti hanno saputo come comportarsi e fronteggiarli. La stessa città ha contestato la massiccia presenza di forze dell’ordine che ha sentito come un corpo estraneo.

E’ stata anche una sconfitta politica per la cancelliera tedesca Angela Merkel, che comunque doveva garantire un luogo di moderazione tra le due anime presenti ossia quella  populista e quella neoliberale, ma non è stata assolutamente in grado di garantire una città pacificata. Inoltre i blocchi di manifestanti, sparpagliati in diversi punti della città, non solo hanno fatto  ritardare i lavori del summit di svariate ore, ma hanno fatto sì che i movimenti potessero sfruttare l’occasione per portare avanti un diverso punto di vista rispetto a quello proposto nei palazzi di potere.

http://www.globalproject.info/

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