“Sei in Europa ragazzo… C’hai poco da ridere di Amelia Chiara Trombetta e Antonio Curotto

Pubblicato: 6 febbraio 2017 in Riflessioni, Senza categoria
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Siamo tornati a Ventimiglia, per la prima volta dopo le vacanze di Natale, insieme a due altre attiviste facenti parte dell’assemblea no-borders di Genova.
Come al solito la situazione si evolve, velocemente e costantemente, nonostante la ridotta attenzione mediatica.
Da alcuni mesi, un gruppo di MSF, costituito da una psicologa, due mediatori e un’ostetrica sono sul territorio ed incontrano i migranti, sia presso il centro della Croce Rossa, sia presso il nella Parrocchia di San Antonio.
Come prima cosa, andiamo a fare visita al bar Lo Hobbit. Si trova vicino alla stazione di Ventimiglia, ed è molto particolare rispetto a tutti gli esercizi commerciali della cittadina. Ci sono solo ragazze, ragazzi e qualche bambino, neri. Saranno una trentina. Qualcuno dorme sul tavolo, molti discutono e c’è, nel complesso, gran movimento.
Quando entriamo la signora che aiuta la proprietaria dice a un ragazzo che ride: “Sei in Europa ragazzo, c’hai poco da ridere”.

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Dal 2015, la proprietaria Delia, ospita una clientela costituita quasi esclusivamente da migranti in transito. Offre a tutti la possibilità di ricaricare i cellulari attraverso un complesso sistema di etichette con sopra le parole più disparate: “oro”, “polo”… poiché le persone in viaggio gli lasciano il telefono lì e poi lei cambia il turno dei telefoni mettendone altri e c’è bisogno che tutti vengano riconosciuti. E’ un lavoro molto impegnativo, che rappresenta l’attività prevalente mentre siamo lì. Tutti la chiamano mamma e le dicono: “il mio cellulare”… lei da a tutti attenzione, a volte risponde anche un pò bruscamente: “aspetta tesoro che finisco quest’altra cosa…”.
Riusciamo a parlarci solo dopo una ventina di minuti. E’ in parte calabrese, ma ha vissuto sempre in Puglia, poi qualche tempo a Ferrara, poi 5 anni in Australia. Tornati dall’Australia in nave a Genova, con tutta la famiglia, racconta, negli anni 70, per la presenza di altri parenti e per una migliore situazione economica della città, investivano i soldi messi da parte in Australia, a Ventimiglia, in quella attività commerciale.
Le diciamo che la sua parmigiana sembra fatta da gente del sud, visto che ci sono dentro le uova sode… e lei risponde: “e certo, siamo immigrati noi! E ce ne vantiamo!”. Ci spiega che la gente di Ventimiglia non frequenta più il bar, che le hanno inviato dei controlli sanitari (che però non hanno trovato nulla da eccepire alla situazione igienica), che la faranno “durare poco”… dice che le persone pensano che lei si arricchisca in questo modo, ma in realtà molti clienti prendono solo un latte e rimangono lì tutto il giorno. Soprattutto in questo periodo. Ci racconta anche che nel periodo più caldo, con una professoressa in pensione, hanno organizzato un corso di italiano tutti i giorni e che, alla fine delle ore di corso, offriva un pasto caldo a tutti.
Questo sabato, con i solidali presenti è stato organizzato un aperitivo benefit per il suo bar, con la proiezione del video “Per un uso proporzionato della forza”, prodotto con le testimonianze dei migranti e i filmati degli attivisti.
Incontriamo lì gli attivisti del “progetto 20k” e la psicologa di MSF per un breve aggiornamento. La notizia principale è quella della chiusura ai nuovi ingressi del centro della croce rossa. La cosa è giustificata dagli operatori con la necessità di effettuare dei lavori per i servizi igienici. Ci raccontano che, a partire dalla settimana scorsa, hanno iniziato a far uscire le persone migranti dal centro. Inizialmente gruppi di minori, di cui solo alcuni hanno poi trovato alloggio presso la parrocchia (perché già al completo e perché accetta solo minori di età inferiore ai sedici anni).
Fondamentalmente, le persone partono, ma non entra più nessuno. Sembra che il vice-sindaco affermi che le persone rientreranno solo se si ricominceranno a vedere migranti che vivono in strada.
Ci rechiamo presso la parrocchia di Sant’Antonio. Dopo qualche difficoltà iniziale per entrare, ci viene aperto l’ambulatorio e iniziamo a vedere qualche “paziente”. In questo periodo ci sono molte persone (circa sessanta) e, come sempre, l’atmosfera è tesa. Ci sono persone che continuano a chiedere di entrare, anche minori ma i volontari della caritas dicono di non avere più posto. Inoltre un ragazzo sudanese, da noi già incontrato presso il fiume, ci dice che molti vivono ancora lungo il fiume e che le persone in strada stanno aumentando.
Contemporaneamente aumentano i trasferimenti forzati, soprattutto verso Taranto. Almeno uno-due autobus al giorno, nei giorni feriali, sempre e solo della compagnia Riviera trasporti. Le persone vengono prese ovunque si trovino, anche davanti alla chiesa.
Nel pomeriggio rivediamo la psicologa di MSF. Parliamo molto dell’inesistenza di una rete per via della repressione. Delle difficoltà di questo periodo con minori allontanati dai centri che rimangono in strada, delle molte deportazioni verso Taranto (lei riferisce di aver visto persone tornate indietro anche sette volte), moltissime le persone che dormono alla stazione e con la chiusura della croce rossa non possono andare a mangiare o a lavarsi da nessuna parte. Lei riferisce che nonostante i quotidiani contatti con le istituzioni del comune, della prefettura, della asl, non è cambiato praticamente niente. Ci chiede dove siano i giornalisti. Noi le spieghiamo dei report con i quali tentiamo di dare le informazioni corrette su ciò che avviene.
La serata al bar di Delia va bene perché, per fortuna, sono molti i presenti e non solo strettamente legati ai movimenti.

Il giorno dopo torniamo alla parrocchia in mattinata e abbiamo ancora più difficoltà per entrare. Solo dopo aver contattato il parroco ci viene permesso di fare le visite. Ci sono minori anche qui. Pochi giorni fa è stato arrestato un uomo residente a Ventimiglia, colpevole di abuso sessuale su minori, perpetrato con la promessa di pochi spicci. Capiamo le difficoltà di una situazione precaria e anomala come questa e promettiamo che la prossima volta avvertiremo prima di recarci nuovamente alla parrocchia.
La domenica visitiamo più persone. La popolazione è cambiata ancora, ci sono famiglie afghane anche con bambini piccoli, molti giunti attraverso la rotta balcanica, siriane, nigeriane, giovani della Costa d’avorio, della Guinea Conakry..
A ora di pranzo molti di coloro che si trovano all’esterno, ormai di tutte le strutture, si assiepano al di fuori della parrocchia e ad ognuno viene distribuito solo un bicchiere di latte e una banana.
Andando via, passiamo per la stazione, dove ci sono moltissimi migranti, alcuni con coperte per terra che evidentemente dormono lì. Numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, compresi quelli della croce rossa.
La psicologa di MSF ci aveva detto che nella notte più di 150 persone erano in strada nonostante la pioggia intensa e i volontari della caritas gli hanno fornito delle coperte, non potendoli accogliere. Diceva inoltre che molti di loro andavano a bussare sia alle porte della chiesa che a quelle del centro della CR, senza successo.
Tra le ipotesi sulle possibili cause di questa lenta dismissione sembra ci sia la volontà di favorire l’apertura di un CIE ad Albenga. Ipotesi caldeggiata già da tempo dal presidente della Regione.

Amelia Chiara Trombetta
Antonio Curotto

http://www.meltingpot.org/

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