Rayo Vallecano, Zozulya rescinde dopo l’attacco dei tifosi: “Non vogliamo nazisti”

Pubblicato: 1 febbraio 2017 in Antifascismo, Antirazzista, Senza categoria
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L’ultima parola alla fine l’hanno messa i tifosi. E la risposta è stata un inequivocabile no. Roman Zozulya non sarà un giocatore del Rayo Vallecano, la firma questa volta è indelebile. L’attaccante ucraino aveva firmato pochi giorni fa per trasferirsi in prestito nel terzo club di Madrid, che milita nei bassifondi della classifica nella seconda serie spagnola. Ma dopo le polemiche e annessi striscioni contro, l’attaccante è stato costretto a rescindere e ritornare al Betis Siviglia, dove però ovviamente non potrà giocare fino al termine della stagione. Il motivo della contestazione? Le accuse di nazismo, risalenti alla scorsa estate. La reazione è stata un moto di indignazione dai parte dei tifosi, che hanno portato ad attimi di forte tensione nel corso dell’allenamento mattutino.

LA POLEMICA — La miccia della polemica si era accesa la scorsa estate, quando il quotidiano spagnolo “Abc” aveva accusato il giocatore di essere sbarcato in Spagna con una maglia avente un simbolo appartenente a un gruppo ucraino di estrema destra. Quando il Rayo Vallecano ha formalizzato l’acquisto, i tifosi si sono scatenati e al giocatore sono piovuti addosso insulti, minacce e anche uno striscione chiarissimo durante l’allenamento: “Vallekas non è un posto per nazisti”.

“UN EQUIVOCO” — A nulla sono servite le precedenti rassicurazioni del presidente del Rayo Vallecano, Luis Yañez, che durante un’intervista alla radio “Cope” aveva dichiarato: “E’ stato un malinteso. Il calciatore non ha alcun legame con il neonazismo”. A questa aveva fatto seguito una nota dello stesso club, che spegnava così il caso: “Lo stemma della maglia era quello dell’Ucraina con dei versi del poeta Taras Shevchenko, studiato in tutte le scuole dell’Unione Sovietica”. Inutile anche la spiegazione dello stesso Zozulya che aveva aggiunto: “Le mie azioni sono in sintonia con i valori sociali esaltati dallo stesso Rayo e dalla sua tifoseria. Nessun appoggio a gruppi paramilitari o fascisti”. I tifosi in rivolta non hanno voluto sentire spiegazioni. E giocatore e club non hanno potuto far nulla, se non un passo indietro.

Fonte: Gazzetta.it

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