Salerno 2017 – Asilo Politico entra nel 24° anno di R/Esistenza

Pubblicato: 21 dicembre 2016 in Notizie e politica, Riflessioni, Senza categoria
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…elezioni, referendum, ricambio generazionale, plebeismo, populismo e svolte reazionarie. Quale opposizione in città?

Nel 2017 il Centro Sociale Jan Assen (Ex Asilo Politico) entrerà nel 24° anno. Un’opera di resistenza che è divenuta prassi politica del Collettivo AsiloPolitico.Org e dell’Associazione Culturale Andrea Proto. L’idea di questo documento, cronologia delle attività svolte, raggiungimento e pratica degli obiettivi prefissati, non nasce da narcisismo autocelebrativo di chi, con sacrificio e testa dura, persevera nell’impegno del mantenimento di uno spazio sociale autogestito.

Viviamo una fase storica e politica caratterizzata da avvenimenti, su scala mondiale nazionale e locale, dopo il muro di Berlino, tragicamente inediti, dei quali all’orizzonte non si vede nessuna schiarita. Avvenimenti come l’esodo biblico dei popoli che scappano dalla guerra, la martoriata Siria, il nuovo presidente degli USA Trump, Renzi, la schiacciante vittoria dei No al referendum, l’immane opera culturale e ideologica per l’accettazione del neoschiavismo nei rapporti di lavoro attraverso la cancellazione dello “Stato Sociale” e dei diritti (30% della popolazione sempre più ricca contro il 70% sempre più povera).

Consapevoli che tale scenario, determinato dall’impero assoluto del capitale finanziario, sarà sistemico e sorretto da economie, climi di guerra tali da condizionare gli scenari futuri del nostro pianeta alla cui umanità che lo vive non è dato conoscere le conseguenze. Viviamo in una fase storica a/prospettica ben descritta da Antonio Gramsci – non sappiamo come fare, non sappiamo trovare strade alternative oppure di Zygmunt Bauman – se mi aveste chiesto di parlare della società e dei suoi mutamenti quarant’anni fa, avrei saputo perfettamente cosa dire, se me lo aveste chiesto venti anni fa, avrei avuto alcuni dubbi, oggi vago nell’oscurità, no, non so cosa dire.

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È in questo contesto esistenziale e politico che necessita alla memoria storica adeguare l’analisi, intuendone le trasformazioni sociali, comportamentali, di quella che una volta si diceva della classe oggi fasce sociali, con la consapevolezza che si possono attraversare fasi evolutive e involutive. Memoria storica e ricambio generazionale attraverso metodi e strategie, non distanti dai contesti storici, che sono la risultante, marxisticamente parlando, della prassi/teoria/prassi nell’agire politico della lotta di classe commisurata alle fasi storiche che si avvicendano e che possono essere caratterizzate da momenti di arretramento come quello attuale.

Il valore che assumono la memoria storica e il ricambio generazionale che insieme all’opera di resistenza dei/lle militanti (nel nostro caso la durata politica/fisiologica di 24 anni, è stata permessa grazie all’applicazione dei principi sopra enunciati, nella complessiva opera dell’agire politico e socioculturale anche delle diverse generazioni passate). Ecco perché definire quelle resistenzialità individuali e collettive “Beni Comuni” come il nostro Centro Sociale, entità collettive e individuali simili non è un azzardo ideologico e culturale.

Sostenere i metodi alternativi di tali progettualità esistenziali e politiche operanti nelle comunità, dalle metropoli alle periferie, che difendono e danno continuità, attraverso il ricambio generazionale alla memoria storica, attraverso la “prassi/teoria/prassi”, nella fase politica attuale diventa strategico. Sono state le motivazioni di cui sopra a sorreggere la cocciutaggine dei compagni/e del Collettivo AsiloPolitico.Org, a far superare i momenti delicati vissuti dal Centro Sociale legati agli innumerevoli furti, devastazioni e ben 3 delibere di sgombero. Ciò nonostante, siamo riusciti a garantire in 24 anni il ricambio umano e generazionale, la crescita politica culturale di generazioni di compagne/i (molte di queste oggi militano in altre formazioni politiche, in campi artistici, culturali e del volontariato).

Noi siamo consapevoli che a Salerno come nel resto della nazione esiste, seppur non goda di ottima salute, il filo rosso delle idee, metodi e analisi, che continua ad essere tenuto integro dai militanti storici e dalle generazioni intermedie cresciute sui concetti di cui sopra. Crediamo sia possibile riproporre il protagonismo di “classe” e delle nuove categorie sociali, ripartendo dal segnale politico del referendum.

Riportiamo uno stralcio dell’articolo ‘Organizziamo movimenti per far applicare la Costituzione’

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Il nostro dovere di militanti, con umiltà, onestà ideologica e culturale, è quello di interpretare le motivazioni dietro al risultato referendario, impedire ed evitare gli errori politici del referendum 2011. Altro segnale politico è la necessità di determinare dal basso forme di democrazia diretta e di protagonismo partecipativo della gente “affossato” da ceti politici e sigle locali e nazionali il cui ruolo storico è sempre stato quello di impedire l’emancipazione politica del popolo e della classe per l’autoconservazione autoreferenziale di un centro sinistra (PD, SEL, residui di Rifondazione Comunista) delegittimato e sconfessato sia alle elezioni politiche che alle amministrative. Proprio per impedire la manipolazione dell’espressione popolare nel voto del 4 Dicembre, per evitare la diffusione nel paese di comportamenti xenofobi e malavitosi, anche questi popolari, come quelli di San Basilio a Roma, è necessario organizzare Movimenti di Lotta e di Pensiero finalizzati all’applicazione della Costituzione nei principi cardini dettati dalla resistenza e dalla liberazione dal nazifascismo.

Creare Movimenti per l’applicazione della Costituzione in modo da evitare:

  • Il tradimento e la disattenzione delle  istanze del popolo che, schierandosi per il No, reclama equità di diritti, giustizia sociale e difesa della dignità umana.
  •  Svolte nazional/populiste con rigurgiti di destra, evidenziati dai muri e fili spinati, in funzione anti immigrati, che imperversano in Europa e che potrebbero acuirsi con le prossime elezioni in Francia e Germania.

La necessità e il dovere di riproporre il neo protagonismo di classe a Salerno nasce anche per creare e determinare antidoti al plebeismo populista che vede la nostra città capofila, per le esternazioni e linee guide della politica attuale da parte del sempre eterno Sindaco, seppur Governatore della Regione Campania.

Riportiamo l’articolo Salerno città plebea?

Della serie Ciò che il Mattino non dice (solo il 13 dicembre 2016, tale quotidiano sembra svegliarsi dalla narcosi lanciando l’allarme precarietà, disoccupazione e alto tasso di emigrazione dei salernitani al Nord ed all’estero).

Per comprendere il tasso di plebeismo raggiunto dalla nostra città, basta ripercorrere le prime pagine del principale quotidiano locale che in città, da tre mesi (1 Giugno a 22 Settembre) con titoloni e foto, quotidianamente ha catalizzato l’attenzione dei propri lettori, oltre che alle cronache giudiziarie e scandalistiche, su due notizie, così sintetizzate:

  • Voto al Comune di Salerno, De Luca jr nella lista Pd.
  • In Consiglio Comunale dibattito sui fuochi per la processione di San Matteo.

A conferma di quanto sopra  nonostante la nostra città, con il territorio provinciale, come risulta dai dati SVIMEZ, nella classifica dei tristi primati risulta essere nei primissimi posti per alto tasso di disoccupazione (un salernitano su due è disoccupato, uno su tre è emigrato al Nord o estero), tasso di fallimenti di attività commerciali ed industriali, per numero di suicidi (70% per povertà e precarietà), per uso di droghe, alcool e antidepressivi, per tasse, fitti di abitazioni e negozi più cari d’Italia, cementificazione e privatizzazione selvaggia del litorale marino e non solo, basta vedere anche la cementificazione delle Terme Campione.

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Il concerto dei 99 POSSE, in programma il 29 Dicembre, sarà l’occasione per il Centro Sociale Jan Assen di lanciare al Pensiero Critico e alla Comunità Sociale Politica operante in città la proposta di creare ed organizzare “Movimenti per l’Applicazione della Costituzione” in difesa e a sostegno dei “Beni Comuni” esistenti in città. Che il 2017 a Salerno, partendo dalla vittoria del No, rappresenti l’anno della ricomposizione sociale e politica del Fronte di Opposizione Sociale.

Un po’ di cronologia  storico/politica fa sempre bene.

Storicamente a Salerno, come in tutte le città medie del Sud, non essendoci mai stato un protagonismo politico della classe operaia come al Nord (Fiat Torino, Alfa Romeo Milano Ansaldo Genova, Petrolchimico Marghera, ecc) a determinare il conflitto politico e sociale furono il Movimento Studentesco, i Movimenti di Lotta per la Casa e i Movimenti dei Disoccupati Organizzati.

Dalle lotte e dal conflitto sociale di  questi movimenti, l’Antagonismo di classe salernitano (una volta “Sinistra Rivoluzionaria”), trasse aggregazione in termini numerici di militanti e crescita politica formativa di quadri e dirigenti politici. Le lotte dei disoccupati, per la casa, il “Movimento Studentesco” (università e medie superiori) ebbero un ruolo fondamentale nell’osmotico rapporto dell’agire politico (formazione e coscienza di classe/proletarizzazione) che fecero di Salerno un laboratorio politico, preso a riferimento in ambito nazionale (inizio 70, primi anni 80 e post terremoto).

Il Movimento di Lotta per la Casa con l’occupazione di S. Margherita (seconda occupazione vincente in Italia), determinò quel salto qualitativo dell’Antifascismo per le mobilitazioni durante i processi al compagno anarchico Giovanni Marini liberare e per interdire a fascisti e democristiani zone liberate, pezzi di territorio come la “Zona Orientale” (Pastena, S. Margherita).

Pastena e S. Margherita divennero zone defascistizzate, proprio nella città in cui il Movimento Sociale Italiano (M.S.I.) era il secondo partito dopo la Democrazia Cristiana, ed è dalla zona defascistizzata di Salerno la denominazione della Repubblica Popolare de Pastena.

Tale scritta sul muro di fronte alle storiche panchine, accompagnerà a breve l’occupazione del 1978 del primo Centro Sociale Occupato Autogestito (C.S.O.A. Barone Rosso) del Sud Italia, per la memoria storica, il centro sociale sarà in seguito intitolato a Vincenzo Di Muro, ragazzo di S. Margherita ucciso da una macchina e diventato simbolo della lotta per l’applicazione della L. 180/Legge Basaglia.

In città la continuità storica dell’antagonismo sociale attraverso le occupazioni di spazi sociali e l’autogestione fu data anche dall’ex scuola elementare prefabbricata di Via Martiri Ungheresi (Pastena) che da “Circolo Culturale Dipendenti Comunali” successivamente si è trasformata in “Associazione Culturale Andrea Proto” (storico militante libertario salernitano).

In tale spazio sociale alla fine degli anni 80 si formò il “Comitato Su la Testa” che darà vita nel maggio 1993 all’esperienza del Centro Sociale Asilo Politico. La struttura in questione più che occupata la si deve considerare liberata (nei progetti un asilo nido per cui Asilo Politico), simbolo della speculazione edilizia, a ridosso di un binario all’uscita della tangenziale di via Irno, alle spalle del Rione Petrosino.

Asilo Politico (ora Jan Assen) rappresenta la continuità storica dell’antagonismo di classe, 40 anni di autogestione e autonomia a Salerno.

1978/1993: Il Centro Sociale Asilo Politico, come nel 1978 trasse linfa umana, culturale e politica da una categoria sociale come quelle degli studenti, riprendendosi l’agibilità politica nelle scuole egemonizzate esclusivamente dalla destra, sino al 12 dicembre del 1992 quando in occasione dello sciopero generale indetto dalle sigle di base (COBAS, GILDA, ecc) nel corteo le compagne ed i compagni venivano minacciati dai fascisti presenti sino all’arrivo dei disoccupati che diedero a decine di “fascistelli” sonori ceffoni pedagogici e antifascisti.

Tale lezione diede impulso alla presenza nelle scuole di Salerno della sinistra antagonista, la cui maggiore componente era rappresentata dai giovani occupanti del centro sociale, nelle scuole medie superiori così come nell’università. L’università è stata con generazioni di militanti a permettere il costante ricambio di militanti di Asilo Politico. Il ruolo del Movimento Studentesco Universitario è stato sempre pregnante nella progettualità politica dell’agire di Asilo Politico così come quello dei tre movimenti di disoccupati che hanno visto la luce nel centro sociale.

Le due categorie sociali sono state determinanti per la difesa ed il mantenimento della Struttura Ospedaliera “Giovanni Da Procida” dalla destinazione ad albergo, l’aver impedito come Asilo Politico, insieme al “Comitato Recupero Aree Dismesse”, lo sciagurato progetto di intubazione e cementificazione del fiume Irno.

Per la memoria storica, il nostro agire politico sul territorio con il “Comitato Recupero Aree Dimesse” era legato a contrastare le politiche neo liberiste del nascente ventennio De Luchiano ipotizzando un modello urbanistico ecocompatibile (Marzotto, ex Cementificio, Salid, recupero Terme Campione). Non per presunzione ma per dati di fatto, senza le compagne/i dell’Asilo Politico a Salerno (Scavate Case Rosse) sarebbe stata realizzate la centrale termoelettrica con la complicità di tutte le forze politiche componenti la Giunta De Biase (compresa Rif. Comunista, fatta eccezione per un consigliere), e i Verdi.

NOI CI SIAMO ANCORA!

http://www.ecn.org/asilopolitico/

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