“Un saluto a Fidel, vecchio Compagno nella lunga, impervia via per la Rivoluzione” di Danilo Del Bello

Pubblicato: 1 dicembre 2016 in Notizie e politica, Riflessioni, Senza categoria
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Ho sentito il bisogno, un po’ tardivamente per i numerosi impegni ed iniziative politiche di lotta e movimento di queste ultime settimane, di dedicare un pensiero al compagno Fidel, da parte di un “vecchio’’ compagno – “diversamente giovane” o “diversamente vecchio”, come volete – ma sempre convinto della necessità di trasformare radicalmente lo stato presente di cose, nella pratica e con l’azione diretta. La rivoluzione sociale e politica non è solo possibile, ma sempre più necessaria nella barbarie del capitalismo globalizzato.

Utopia? A ognuno la sua.

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All’utopia dello sviluppo illimitato delle forze produttive, del feticcio del libero mercato come panacea di tutti i mali, dello sviluppo del capitalismo selvaggio come “fine della storia”; all’utopia delle passioni tristi, dello sfruttamento, della violenza, della guerra, contrapponiamo la nostra utopia concreta, la passione, la gioia, la libertà del comune, la liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.
Utopia o buon senso, l’unico possibile, per evitare la comune rovina delle classi in lotta, come diceva Marx?
Ebbene, Fidel Castro, pur con tutti i limiti e gli errori, ha incarnato fino in fondo la passione rivoluzionaria, la determinazione a non piegare la testa contro gli imperialisti. Un mito positivo, come il suo compagno Ernesto Che Guevara, per molte generazioni, al di là del tempo .
Un dittatore? Noi siamo contro tutte le dittature e questo è un principio imprescindibile, costitutivo della nostra militanza, così come per tutti i movimenti rivoluzionari di liberazione. Il potere costituente non si ferma mai, è un flusso vitale in continuo divenire, aperto all’innovazione, alla sperimentazione di forme sempre più alte di democrazia. Ed è sempre contro il “potere costituito”, la sua fossilizzazione e sclerotizzazione: non diceva forse Mao che bisogna sparare sul quartier generale e che questo è il dovere di ogni vero rivoluzionario?
Detto questo, però, bisogna tener conto del contesto storico della rivoluzione cubana, da buoni materialisti, dell’analisi della situazione concreta, dei rapporti di forza, o meglio di quel gioco tra le forze in campo che costituisce sempre un originale intreccio tra trasformazioni molecolari e molari, dall’esito spesso imprevedibile. Così come si può ricavare dalla lezione marxiana delle lotte di classe in Francia o ne Il 18 Brumaio di Napoleone Bonaparte oppure nel Gramsci dei Quaderni.
Un piccolo manipolo di guerriglieri conquistò il potere a Cuba contro una sanguinosa dittatura al servizio degli americani, cogliendo l’occasione, in maniera molto leninista, dopo anni di guerriglia condotta in situazioni spesso disperate, di un vuoto di potere e del sentimento popolare di odio contro il regime.
Fidel e il Che seppero interpretare in maniera originale e creativa il marxismo, adattandolo alla situazione reale di quel Paese, arretrato dal punto di vista economico, sfidando una certa ortodossia marxista, positivistica e deterministica, che vede la costruzione di una nuova forma sociale, solo dopo il pieno compimento dello sviluppo capitalistico. Così come in Russia, in Cina e in altri luoghi del mondo. “Rivoluzioni contro il capitale’’, come ha detto Gramsci contro l’oggettivismo ed il meccanicismo.
Fidel non si piegò mai alle sirene dello sviluppo illimitato delle forze produttive, né in nome del capitalismo, né in nome del socialismo. E rimase fino in fondo un baluardo contro l’ideologia neoliberista. Rispettò i tempi di vita e i ritmi di lavoro del suo popolo, garantendo forme dignitose di vita, la salute pubblica, l’istruzione. Impedì la terribile forbice della diseguaglianza tra pochi proprietari ricchissimi e la moltitudine di poveri senza diritti. Mantenne con determinazione l’autonomia, la libertà, la dignità del proprio Paese contro le pressioni ed i ricatti del potere imperiale.

Non è poco, nonostante i suoi errori. Ma le rivoluzioni non sono mai uno spazio liscio o un pranzo di gala! In tutti i sensi.

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