ISIS : CAMBIO DI STRATEGIA O SCHEGGE IMPAZZITE ?

Pubblicato: 28 luglio 2016 in Riflessioni, Senza categoria
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La chiesa cattolica francese rifiuta lo “scontro di civilta’” e la “guerra di religione” invocata da piu’ parti ( non solo in ) e in particolare dalla destra populista di Marion Le Pen che vorrebbe mettere fine a qualsisi tipo di accoglienza e politiche di integrazione nei confronti dei migranti.

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Il cardinale francese Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, dopo l’attacco alla chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray ha dichiarato “ieri è stato fatto un passo in più dentro l’abisso. Perché attaccare un luogo di culto e un suo ministro che sta celebrando messa, che altro non è che un ministro di pace, è una vigliaccheria che fa sprofondare nel nulla”, invoca però “l’amore, la convivenza fra diversi, la fratellanza” sottolineando che “per interrompere la catena infinita della ritorsione e della vendetta l’unica strada percorribile è quella del dialogo disarmato. In sostanza, a mio avviso, dialogare significa andare all’incontro con l’altro disarmati, con una concezione non aggressiva della propria verità, e tuttavia non disorientati che è l’atteggiamento di chi pensa che la pace si costruisce azzerando ogni verità”. Occorre anche, prosegue, “un’educazione che parta dalla giovane età. È il primo e inevitabile strumento per contrastare qualsiasi tipo di estremismo e di follia omicida. Se alle origini dell’esistenza, nella giovane età, educhiamo all’amore tutto sarà diverso. È un lavoro lungo e dispendioso, ovviamente, eppure assolutamente necessario”.

“Inutile girarci attorno: oltre all’indignazione, la tensione e la paura crescono ed è comprensibile; non vorrei però che venissero strumentalizzate ad arte. Il cristiano non è certo un ingenuo, ma non si lascia nemmeno travolgere da reazioni puramente istintive. Per questo come vescovi siamo subito usciti con una nota che invita a evitare logiche di chiusura e di vendetta, per contribuire alla costruzione di una società riconciliata e aperta alla speranza”. Così il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

Marion Le Pen, la deputata francese del Front National intervistata questa mattina da radio RMC parla di ” guerra identitaria “. Per lei, che ieri ha annunciato di arruolarsi in prima persona nella riserva militare per rispondere in prima persona alla minaccia del terrorismo, “l’unica cultura in Francia dovrebbe essere la cultura francese”. Marion Le Pen ritiene che quella che si profila all’orizzonte sia “una lotta generazionale”. Poi l’attacco ad un governo socialista “particolarmente debole e intimorito” davanti al terrorismo.

Ma radicalizzare lo scontro ” identitario, culturale, religioso, di civilta’ ” fa’ in qualche modo il gioco dello Stato Islamico? Mentre perde terreno in Iraq, Siria e Libia intensifica il numero di attacchi in : siamo di fronte a un cambio di strategia? Attacchi pianificati o schegge impazzite: che tipo di propaganda mediatica mette in atto lo Stato Islamico ?

Queste e altre domande abbiamo posto a Marta Fana ricercatrice a SciencesPo (Parigi) e collaboratrice de “il manifesto”. Con lei ricostruiamo l’attentato e ci facciamo spiegare quali sono le reazioni politiche in Francia .

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Nuova strategia o surplus di emulazione? Secondo l’analisi di Giulietto Chiesa , giornalista esperto di geopolitica, l’elemento principale da tenere in considerazione è il fatto che l’Isis è una creazione dei servizi segreti occidentali che ora sta’ sfuggendo di mano. Ad ogni modo la “presenza a Monaco e Nizza di uno stesso giornalista israeliano fa pensare che in qualche modo l’attacco sia stato programmato…”

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Achille Lodovisi anche lui esperto di geopolitica propone un ‘ altra analisi. L’Isis nel momento in cui riesce a ” reclutare senza reclutare ” sta’ vincendo la guerra sul piano culturale. Sentiamolo .

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Mentre ISIS perde terreno in Siria, Iraq e Libia aumentano gli attacchi in Europa. Ci troviamo di fronte a un cambio di strategia da parte dello Stato Islamico? Sentiamo Federico Petroni consigliere della rivista di geopolitica internazionale Limes.

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C’è il rischio che questa serie di attentati cambino in qualche modo anche le nostre abitudini quotidiane? Sentiamo Marco Revelli storico, sociologo e politologo italiano.

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http://www.radiondadurto.org/

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