Referendum 17 aprile, No Triv Vulture: “Punto di passaggio verso un cambiamento”

Pubblicato: 13 aprile 2016 in NO TRIV, Senza categoria
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Domenica 17 aprile si voterà il referendum sulle trivelle. Abbiamo chiesto a diversi comitati territoriali perché bisogna recarsi alle urne e votare per il sì. Partiamo con il nostro giro dalla Basilicata e dall’Assemblea No Triv Vulture.

Il prossimo 17 aprile si vota il referendum contro le trivellazioni: perché siete per il sì?

Ci teniamo a chiarire subito una cosa: secondo noi questo referendum è ampiamente insufficiente… purtroppo riguarda una casistica molto ridotta e avrà una capacità di incidere sullo sfruttamento e la devastazione dei territori molto limitata. Ma questo può ( e deve) essere un importante punto di passaggio verso un cambiamento. Pur ritenendo questo referendum “monco” è davvero importante che la questione petrolio sia emersa al dibattito pubblico e che si discuta sia tra la popolazione comune, sia all’interno del movimento no triv su che cosa vuole dire per noi il petrolio, cosa vuol dire devastazione ambientale e che tipo di opposizione ad essa possiamo mettere in campo, che modello di sviluppo vorremmo in alternativa e se possiamo ancora basarci su strumenti come quello referendario per ottenere un cambiamento reale. Noi crediamo sicuramente di no, il referendum non basta più : Il 17 aprile può essere un occasione per dare un segnale, per testare un po’ la nostra capacità di mobiltarci e di mobilitare, ma non dobbiamo illuderci che possa portare a molto di più! E’ importantissimo per noi cominciare già da adesso a pensare al dopo-referendum, quando dovremo costruire un opposizione più concreta, di massa e capace di mettere in campo delle inziative di blocco e di opposizione fisica alla devastazione ambientale ( guardando a quelle esperienze di lotta più avanzate come quella del movimento no tav in val di susa o ai no muos siciliani.

Quale la vostra esperienza territoriale in merito alle trivellazioni?

La nostra esperienza nella zona del nord della Basilicata è per fortuna molto ridotta: per adesso siamo semplicemente circondati da istanze di ricerca che al momento non sono ancora operative (almeno fino a quando il prezzo del petrolio sui mercati internazionali si manterrà basso e quindi renderà il petrolio lucano poco conveniente…Questo tuttavia non ci impedisce di farci una chiara idea di cosa significa il petrolio, ci basta guardare ai vicini della val d’agri che da decenni sperimentano quello che vuol dire l’industria estrattiva e della raffinazione del petrolio : inquinamento, nessuna ricaduta occupazionale sensibile ( se non quella in mano ai clientelismi), povertà ed emigrazione… sicuramente non quello che vogliamo per la nostra terra.

Come state agendo per opporvi al depauperamento dell’ambiente in cui vivete?

Il problema centrale secondo noi è al momento dare forza alle nostre ragioni : chi ci governa lo fa ignorando completamente la volontà popolare e proteggendo soltanto gli interessi dei potentati economici e gli interessi di pochi. E’ ovvio che questo non ci sta bene e vogliamo ridefinire i termini della questione, ma il problema è che i parassiti che oggi vivono alle spalle di tutti, devastando l’ambiente e impoverendo tutti noi , non se ne vanno con i “per favore”, con le elezioni e i referendum. Bisogna costruire invece dei rapporti di forza che ti permettano di imporre il blocco della devastazione ambientale e umana che vediamo sui nostri territori. E questo lo possiamo fare spingendo per la costruzione di una mobilitazione di massa e popolare, pronta se necessario a “mettersi di traverso” .

Votando sì per bloccare le estrazioni petrolifere c’è chi dice che l’Italia vede impoverita la propria economia, ma quali ricchezze alternative all’oro nero possiamo sfruttare sul nostro territorio senza distruggerlo?

Noi non siamo economisti e non abbiamo risposte in tal senso. Quello che sappiamo per certo è che questo modello di sviluppo è parassita,non lascia niente sul territorio e per la popolazione, ma soprattutto è imposto dall’alto senza possibilità di autodeterminazione. Noi vogliamo avere diritto di parola su qualcosa che riguarda così pesantemente le nostre vite! Poi esistono miriadi di possibilità, ma la cosa che davvero è importante è che il modello di sviluppo sia scelto dalla popolazione e non subìto, che sia equo nel distribuire le ricchezze che produce e che non sia devastante per l’ambiente e per la popolazione.

Buco1996

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