BUCO1996: “L’EUROPA DEI POPOLI? SOLO UN LONTANO RICORDO RIAFFERMIAMO LE NOSTRE IDEE”

Pubblicato: 12 aprile 2016 in editoriale, Notizie e politica, Senza categoria
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BUCO 1996 – Nei Secoli a chi Fedeli??? – (anno 10 – n. 3)

EDITORIALE:

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Avremmo voluto scrivere un editoriale sul Referendum prossimo venturo del 17 aprile che ci porterà alle urne a votare sì contro le trivellazioni in mare, all’interno del numero troverete un’ampia sezione su tale argomento, ma purtroppo gli accadimenti di Bruxelles ci spingono ad altro. Infatti lo scorso 22 marzo un attacco terroristico ha sconvolto il cuore dell’Europa dopo quello che a novembre 2015 aveva prodotto lacrime e sangue a Parigi. La guerra in casa l’hanno descritta alcuni media e politologi, ma noi così come scrivemmo per gli attentati in Francia ribadiamo il nostro pensiero oggi. Il problema grave è che l’Europa è andata a cercarsi questa guerra che così come nel Medioriente miete vittime civili lo stesso succede in occidente. Insomma i nostri grandi governanti hanno adottato la tattica dell’occhio per occhio dente per dente che vede perdente però l’umanità tutta. Infatti i focolai di guerra e di azioni terroristiche si alimentano proprio per questa insulsa voglia di primeggiare senza dare peso alla parola e al dialogo che potrebbe essere l’unica via per arrestare una spirale di violenza senza fine. Violenza che viene alimentata anche da quell’Europa che non è assolutamente dei popoli, ma che diviene sempre più chiusa su se stessa. Infatti il caso dei profughi che continuano a restare (donne, bambini, anziani) in campi dove l’igiene è l’ultima opzione e dove è difficile trovare anche una tenda per ripararsi dalla pioggia e dal freddo, loro che scappano da situazioni disastrate lasciando indietro le loro radici, è alla base di una logica dove l’umanità è ormai in declino se non propriamente scomparsa. Un’Europa che piange i propri figli senza però voltarsi indietro e capire da dove proviene tutta questa spirale di violenza, o meglio molti dal basso lo capiscono ma non i poteri forti che invece proprio dalla vendita delle armi e dallo sfruttamento energetico creano guadagno. Sono loro che non ci vogliono far uscire dalla spirale di violenza che insanguina il nostro quotidiano in Europa, come in Medioriente così in Africa. E quindi anche il 17 aprile recarsi alle urne per affermare che esiste una popolazione che va contro i poteri forti che vogliono distruggere con le loro trivellazioni le bellezze naturali presenti nel nostro Paese vuol dire dare una stoccata importante a quei pochi che vogliono gestire a loro piacimento il nostro futuro. La vittoria dei sì con il raggiungimento del quorum sarebbe un grosso smacco nei confronti di coloro, anche il Governo Italiano e un partito che ha ancora l’ardore di definirsi di Sinistra come il Pd, che ci vogliono solo come sudditi ignoranti che non hanno la forza di poter affermare le proprie idee. Un sì che vale tanto e che va caricato di simbologie che vanno oltre alle trivellazioni poiché abbiamo bisogno, anche attraverso il referendum, di riaffermare la nostra volontà di contare e finalmente farci ascoltare.

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