CSA JAN ASSEN 9/4/2016.. “La salute prima di tutto, senza se e senza ma!”

Pubblicato: 30 marzo 2016 in Appuntamenti, Notizie e politica, Senza categoria
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Non un soldo di denaro pubblico deve essere finanziato per l’eventuale delocalizzazione delle Fonderie  Pisano, tanto meno per la bonifica  dei suoli. Una cosa è certa, sia dentro che fuori, le Fonderie hanno mietuto e mietono vittime!
Le vicende di Salerno con le Fonderie Pisano, di Taranto con l’ILVA, l’esempio vale per tutto il  Meridione, necessitano di una riflessione sulla validità o meno del mantenimento del mito della fabbrica, delle Grandi Opere e dell’urbanizzazione selvaggia in nome dello SVILUPPO?!? del Mezzogiorno.

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È bene evidenziare, per la memoria storica, come questo “sviluppo industriale” abbia caratterizzato in passato e condiziona tuttora la disarmonia del rapporto individuo-natura. Disarmonia che spesso si esprime in una selvaggia aggressione al nostro ecosistema e che produce solo miseria, imbarbarimento sociale, culturale e comportamentale.
Visto che l’attuale classe “apolitica” in Italia, teoricamente deputata ad affrontare e quindi risolvere i problemi causati dalle miserie, dalla precarietà in cui versa l’80% della nostra popolazione, è incapace o si rifiuta di riflettere sulla validità dello “sviluppo” capitalista.
A chi tocca vigilare sulla tutela della salute e dell’ambiente?
Sta al Sindacalismo onesto, alle associazioni, ai Comitati Ambientalisti, ai movimenti dei cittadini, a quello che resta di una classe operaia cosciente e sindacalizzata, al mondo della cultura e del sapere critico.
Visto che il nostro ecosistema viene messo in pericolo dai cambiamenti climatici, causati dall’uso dicombustibili fossili e dalle guerre in atto in nome dello sviluppo e dei valori dell’Occidente, queste sono le cause che stanno alla base dell’esodo biblico cui assistiamo a pochi chilometri dai nostri confini.
La problematica ambientale va affrontata in termini strutturali senza limitarsi alle facili soluzioni come spostare altrove i siti inquinanti, le fabbriche, gli inceneritori e le centrali termoelettriche.
È indecente assistere alla irresponsabile pratica dove i finanziamenti pubblici, sempre in nome dello sviluppo, vanno a finire nelle tasche dei padroni e del sistema affaristico malavitoso che si nasconde dietro la politica delle Grandi Opere e degli investimenti industriali. È fondamentale ricordare che tale sistema continua ad essere praticato tranquillamente, lo mostra il sistema di corruzione consequenziale all’intreccio politica e malaffare ed i continui scandali che fanno dell’Italia la nazione più corrotta in Europa e nel mondo.

fonderie_pisano_salernoNonostante ciò e nonostante le continue avvisaglie del disastro ecologico, la scelta primaria dei vari governi locali e nazionali, sia di centrosinistra che di destra è sempre la stessa, per cui non è azzardato pensare, come nel caso dell’ILVA di Taranto, che lo stesso sistema possa essere applicato anche per le Fonderie Pisano. Un esempio sono i lavori della terza corsia SA-RE che, da Nocera Inferiore fino a Reggio Calabria, taglia come un coltello alcune regioni mettendo a rischio il patrimonio boschivo, le pianure e i corsi d’acqua cementificati e deviati. Indebolendo  un ecosistema già messo a dura prova, in aree ad alto rischio sismico. Nonostante ciò Renzi, sempre in nome dello “sviluppo” rimette in campo il Ponte sullo Stretto di Messina.
Tutto questo in nome del progresso, della velocità e dello sviluppo di un Meridione la cui diversità viene sempre letta in termini di mancanza di sviluppo piuttosto che di ricchezza culturale, sociale e patrimonio ambientale.
A questo scempio complessivo contro la nostra salute, a quella dei nostri figli e delle generazioni future, segue lo spreco di denaro pubblico, che potrebbe essere impiegato per garantire la tutela dei territori, l’occupazione REALE e le forme di reddito sociale come misura di contrasto alla precarietà e alla disoccupazione!
Ilva-di-taranto-chiude
L’Umanità sta attraversando una fase molto delicata che sta sconvolgendo  irrazionalmente l’intero l’assetto geopolitico del nostro pianeta. Gli scenari sono molto incerti e imprevedibili, fase storica che Antonio Gramsci definì “interregno dove il vecchio muore ed il nuovo non può nascere” nell’attuale definizione moderna “i nostri vecchi modi non funzionano più e non sappiamo usare quelli nuovi”.
In questa fase di incertezza sarebbe opportuno, dal locale, ripartire dall’umano senso di affinità e appartenenza alla propria comunità, cercando di individuare metodo e progettualità politica. Comunicazione culturale che sia in grado di dare priorità ai bisogni e alle necessità di un territorio (quello meridionale) molto eterogeneo. Territorio che è protagonista, ormai da molto tempo, di continui scempi e devastazioni, che vede il ritorno del fenomeno migratorio verso il nord Italia e all’estero, con un sempre più crescente esercito di disoccupati.
Prima con la valigia di cartone, ora con i trolley multicolore!!!
Su queste osservazioni e con qualche idea ci vediamo e ne parliamo Sabato 9 Aprile  a partire dalle 19.00 presso il Centro Sociale Autogestito Jan Assen di Salerno.

Saranno con noi gli Scrittori Militanti Meridionali:

  • Alfonso Natella “Libri Capaccesi”
  • Francesco Cirillo “Marlane – La fabbrica dei veleni”
  • Adalgiso Amendola – scrive per : Manifesto, Euronomade, Alfabeta 2

http://www.ecn.org/asilopolitico/

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