Karadzic condannato per l’eccidio di Srebenica

Pubblicato: 24 marzo 2016 in Esteri, Senza categoria
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Settant’anni dopo la conclusione del processo di Norimberga ai gerarchi nazisti, ora anche l’eccidio di Srebrenica, il più grave episodio di genocidio avvenuto in Europa dopo l’Olocausto, ha un suo responsabile. Radovan Karadzic, ex psichiatra divenuto nel corso della guerra della ex Jugoslavia (1992-1995) leader dei serbi di Bosnia, è stato riconosciuto oggi colpevole del reato di genocidio e condannato a scontare una pena di 40 anni di carcere dallo speciale tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite. Il massacro di Srebrenica, riconosciuto ufficialmente dal Tribunale penale internazionale un crimine contro l’umanità con una sentenza pronunciata nel gennaio 2015, risale al luglio del 1995, quando circa 8000 musulmani bosniaci – comprese donne e bambini – furono trucidati nel giro di pochi giorni da unità dell’esercito serbo.

La Corte ha giudicato Karadzic responsabile anche di omicidio e persecuzione di civili ritenendolo l’artefice delle atrocità commesse durante il lungo assedio di Sarajevo, quando nel corso di 44 mesi morirono circa 10mila persone. A questi reati si aggiunge quello di “presa di ostaggi” relativo al sequestro di 284 caschi blu dell’Onu usati come scudi umani a fronte dei bombardamenti della Nato.

Il tribunale penale internazionale dell’Aja ha ritenuto invece insufficienti le prove portate dall’accusa per estendere l’accusa di genocidio agli eccidi avvenuti in sette villaggi della Bosnia Erzegovina (Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik). Per questi episodi la condanna nei suoi confronti si è “limitata” ai reati di crimini contro l’umanità, omicidio e persecuzione.

La sentenza chiude un processo durato oltre sei anni. Karadzic era stato catturato nel luglio del 2008 dopo una latitanza durata 12 anni malgrado sulla sua testa gli Stati Uniti avessero posto una taglia di 5 milioni di dollari. Al momento dell’arresto in esecuzione del mandato di cattura internazionale eccezionale spiccato sulla base dell’articolo 61 del Tribunale penale internazionale, Karadzic lavorava in una clinica privata di Belgrado come medico specializzato in medicina alternativa e psicologia sotto il falso nome di Dragan David Dabic.

All’udienza conclusiva nell’aula del tribunale dell’Aja hanno assistito diverse associazioni di vittime e sopravvissuti: Le ‘Donne e le Madri’ di Srebrenica, gli ex Detenuti dei campi di concentramento, le Donne vittime di guerra, i Genitori dei bambini uccisi e rappresentanti di altre organizzazioni, in tutto circa 150 persone giunte appositamente dalla Bosnia, assieme a 200 giornalisti, 50 diplomatici e 100 insegnanti, ricercatori e rappresentanti della società civile.

Fonte: La Repubblica

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