La nostra economia di guerra. PATRIOTTICA!

Pubblicato: 27 novembre 2015 in Riflessioni, Senza categoria
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Gli ultimi dati ISTAT evidenziano l’impoverimento, la precarietà sociale ed economica, ESISTENZIALE del 70% della popolazione italiana. Un italiano su quattro è a rischio povertà, nel Sud è preoccupante. Un meridionale su due è a rischio!
Per qualsiasi governo democratico, mosso dal buon senso e dalla consapevolezza di rendere civile la propria nazione, sarebbe bastato un solo dato previsionale sul rischio povertà dei propri concittadini per mettere in atto misure efficaci ed evitare il disagio, i problemi sociali-esistenziali causati dalla precarietà! In Italia, il ventennio berlusconiano, dopo una breve e insipida parentesi governativa di Prodi/Bertinotti, risulta essere contiguo con il governo “Renziano” nel passaggio di testimone, rappresentato non solo dalladistruzione dello stato sociale in sè ma, addirittura della memoria e del semplice pensiero.
Figurarsi ora con i contesti europei ed internazionali, con i trattati economici e finanziari del FMI, dell’UE, con i conflitti militari convergenti nel Dis/Ordine Mondiale dettato dalle potenze occidentali (in primis  gli USA), se il mantenimento dello “Stato Sociale” rientra nei parametri e nelle priorità nei principali assertori, compresa l’Italia, del “Pensiero Unico Globale” che si fonda unicamente sull’universalità delle privatizzazioni. Sarà un caso ma, l’ISIS nelle politiche internazionali sta dando un enorme contributo ai grandi della terra nell’opera di consolidamento ed internazionalizzazione del Pensiero Unico Globale, basta osservare i mercati finanziari ed il borsino delle società finanziarie del petrolio, delle armi e del software i cui profitti lievitano a vista d’occhio.
IL PARADOSSO: a smuovere il mercato internazionale è il rapporto import-export (petrolio, armi, software) tra le potenze occidentali e quegli stati arabi finanziatori dell’ISIS, i cui marchi pubblicitari sponsorizzano le divise sportive delle principali squadre di calcio europee. In nome del patriottismo ed in difesa dei princìpi capitalisti occidentali val bene sacrificare lo stato sociale, in Italia e nel resto d’Europa, a favore di una economia di guerra globalizzata contro l’ISIS.
Per il patriottismo è giusto sacrificare il reddito di cittadinanza, la sanità, la scuola pubblica, il diritto alla pensione e la difesa dell’ambiente, poiché i conti ed i finanziamenti dello Stato devono essere indirizzati per la sicurezza!
A fronte di tutto questo è verificato che, dall’inizio dell’anno, lo stato italiano ha speso 24,6 miliardi di euro per le voci di bilancio Difesa e Sicurezza del Territorio e Ordine Pubblico e Sicurezza figuriamoci ora, dopo gli attacchi di Parigi.
Nel “Bilancio della Difesa dopo le spese per il personale, la voce più rilevante è l’acquisto di mezzi aerei, quasi 750 milioni di euro. Dal cielo al mare – per l’acquisto di mezzi navali per la difesa in 10 mesi sono stati spesi 165 milioni di euro, a seguire fabbricati militari (63 milioni), hardware (21 milioni) e vestiario per altri 20 milioni. 16 milioni di euro vanno in combustibili e 60 mila euro per la fornitura di strumenti musicali.
Al di là delle valutazioni politiche, delle problematiche determinate dall’aumento della precarietà, che colpisce il 70% della nostra popolazione, dei timori crescenti di un escalation militare mondiale (vedi jet russo colpito dai missili aria/aria turchi), dei tragici scenari futuri possiamo solo intuire le ripercussioni.
A pagare le conseguenze sarà, come sempre, la “povera gente”.
A tal proposito non stona una dissacrante esclamazione in dialetto campano che rende l’idea di ciò che siamo e che saremo se non si cambia lo stato delle cose: Simm’ semp’ curnut’ e mazziat’…

C.S.A. Jan Assen (Ex Asilo Politico)
Associazione Culturale Andrea Proto

http://www.asilopolitico.org

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