Bombardare per esistere. L’Italia si butta avanti

Pubblicato: 8 ottobre 2015 in editoriale, Notizie e politica
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di Sergio Cararo

La notizia, esplosa per una indiscrezione pubblicata con rilievo dal Corsera, è entrata di prepotenza nell’agenda politica italiana ed internazionale. Mettere a fuoco lo scenario che si va aprendo diventa a questo punto più urgente che mai. E allora prima i fatti, come si dice, e poi le opinioni.
Alla vigilia dell’arrivo in Italia del segretario alla Difesa Usa Ash Carter, per incontri con il suo omologo la ministra Pinotti e con il Presidente della Repubblica Mattarella, il Corriere della Sera lascia trapelare che a margine dell’assemblea plenaria delle Nazioni Unite, Renzi non era rimasto insensibile alla richiesta del presidente Usa di partecipare attivamente ai bombardamenti contro l’Isis. Il premer Matteo Renzi aveva assicurato a Obama un “sostegno risoluto sul fronte dell’azione antiterrorismo”. L’iniziativa russa, che sta bombardando sul serio i tagliagole dello Stato islamico e i loro fratelli/coltelli di altri gruppi jihadisti, ha messo decisamente il “pepe al culo” alle potenze della Nato, alla Turchia e all’Arabia Saudita.
Pare che il Pentagono non abbia gradito la fuga di notizie perchè teme che l’enfasi complichi la decisione operativa dell’Italia di far partecipare anche i suoi Tornado al consorzio dei bombardieri. Ma il governo italiano, pur mettendo le mani avanti affermando che la cosa va valutata “assieme agli alleati” e che un’eventuale decisione “dovrà passare dal Parlamento”, non disdegna affatto l’ipotesi di bombardare, anzi. Con una precisazione che pare formale – bombardiamo l’Isis solo in Iraq perchè lo ha chiesto il governo iracheno alla coalizione internazionale. Quindi i 4 Tornado italiani dislocati in Kuwait potrebbero alzarsi in volo e sganciare bombe solo sul territorio iracheno. Al momento gli aerei italiani hanno solo compiti di ricognizione ma il cambio delle regole di ingaggio e di funzione operativa sarebbe questione di minuti, poco più di un ora.
In realtà l’Italia è già abbastanza impegnata sul campo. L’Ansa ci ricorda che in Iraq l’Italia impiega 530 militari, 2 aerei senza pilota Predator e un velivolo da rifornimento in volo KC 767, oltre ai 4 Tornado. Ad Erbil (nel Kurdistan iracheno) e a Baghdad, inoltre, i militari italiani stanno addestrando le forze di sicurezza curde (peshmerga). Ora potrebbe esserci la richiesta di un salto di qualità: raid dei caccia italiani contro obiettivi mirati in modo da supportare in maniera più decisa la resistenza dei peshmerga.
Infine, è importante sottolineare, come il segretario alla Difesa Usa in visita in Italia, nel suo incontro con la Pinotti avvenuto significativamente nella base militare di Sigonella, abbia chiesto non solo la partecipazione attiva dell’Italia ai bombardamenti in Iraq e Siria ma anche di schiantare ogni ostacolo all’attivazione del Muos di Niscemi, l’impianto militare di comunicazioni satellitari statunitensi che vede la dura, diffusa e popolare opposizione della gente, dei comitati e di alcune amministrazioni locali siciliane.
Fin qui i fatti. Volendo e dovendo passare alle opinioni, è evidente come Renzi cominci a sentirsi nei panni di Camillo Benso conte di Cavour che inviò i bersaglieri nella guerra di Crimea contro la Russia per “potersi sedere al tavolo delle potenze”. Oggi come ieri, in questo caso gli Stati Uniti al posto della Francia, hanno bisogno di tutti i partner possibili per dimostrare che la loro coalizione esiste e che è composta da tanti paesi volenterosi di bombardare.
Uno statista del XXI Secolo, per esistere e manifestarsi come tale, deve infatti bombardare qualcuno o qualcosa. Il problema è sempre quello, maledetto, del rapporto tra costo e benefici. L’esperienza franco-italiana-britannica dell’aggressione alla Libia nel 2011 sta lì come uno spettro a ricordarlo. Ma anche l’esperienza statunitense in Afghanistan e Iraq si manifesta come un incubo ricorrente. C’è però una differenza. Come affermato dal maestro del cinismo Edward Luttwak, per gli Usa la guerra e l’instabilità permanente in Medio Oriente sono un buon affare, anche perchè non devono fare i conti con i milioni di profughi e rifugiati che cercano scampo e speranza in Europa. Oppure come sostiene Rosa Brooks, consigliera del Pentagono e della Casa Bianca, non è detto che oggi si debba combattere l’Isis, perchè magari tra qualche anno potrebbe essere una nuova realtà statale dell’area mediorientale con cui tenere buone e normali relazioni. Di fronte al cinico pragmatismo dei consiglieri Usa, gente con una peluria sul cuore da far spavento, “l’ammuina” di Renzi – disponibile a bombardare in Iraq ma non in Siria – appare quasi ridicola. Il problema è che il suo progetto politico e le sue ambizioni come esponente della classe dirigente prevede la tesi che per esistere e contare… devi andare a bombardare.

fonte: CONTROPIANO

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