LOU PALANCA: “Scrittura Collettiva per animare la Ricerca e la Memoria” di Davide Gastaldo

Pubblicato: 7 luglio 2015 in libro
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Tratto da: “Buco1996 -nei secoli a chi fedeli?-“  anno 9/numero 5 

Ti ho vista che ridevi

Un gruppo di autori calabresi, cinque per la precisione, si mette insieme e scrive alla fine del 2012 un libro intitolato “Blocco 52” e dedicato alla storia di Luigi Silipo dirigente catanzarese di primissimo piano del PCI, membro del Comitato centrale e segretario regionale dell’Alleanza Contadina che viene assassinato mentre rientra a casa. Da quell’esperienza e sulle orme di Luther Blisset e Wu Ming si dà vita a un collettivo che è cresciuto con il tempo e ora ha inglobato anche altri scrittori provenienti da tutta Italia e che ha come obiettivo come ci spigano in questa intervista proprio i fondatori del collettivo: “Un progetto culturale e politico, un punto di vista sulla realtà, un modo di animare la ricerca, la memoria, la discussione pubblica”.

Per iniziare: cos’è Lou Palanca? Lou Palanca è un collettivo di scrittura a “geometria variabile”. Nato dall’esperienza di “Altracatanzaro”, un sito e un’associazione esistiti poco meno di un decennio fa e successivamente cresciuto come collettivo di autori calabresi. Con la pubblicazione di “Blocco 52” , uscito per l’editore Rubbettino, ha fatto il suo esordio letterario alla fine del 2012. Oggi il collettivo è cresciuto ed è composto anche da persone non più soltanto della regione del nucleo originario. Abbiamo scritto dei racconti finalizzati alla pubblicazione in rete e di recente abbiamo partecipato scrivendo una storia per un lustro di #TifiamoScaramouche, il progetto nato dai “giapster” che gravitano attorno all’area Wu Ming. Ma Lou Palanca è anche un progetto culturale e politico, un punto di vista sulla realtà , un modo di animare la ricerca, la memoria, la discussione pubblica. Ci piace ricordare, per il successo che ha riscosso, la serata del primo aprile scorso a Catanzaro, nella quale abbiamo ricordato sui luoghi dell’evento, il cinquantenario dell’omicidio di Luigi Silipo, il fatto da cui abbiamo tratto ispirazione per scrivere il nostro primo romanzo.

Veniamo al nuovo romanzo, ruota attorno ad un tema rimosso della storia italiana recente… Mentre gli uomini emigravano dal sud in massa per andare a lavorare nelle fabbriche del nord, avveniva contemporaneamente un’emigrazione femminile individuale, donne per lo più calabresi che raggiungevano le Langhe per sposare i contadini del luogo, dato che le donne autoctone abbandonavano quelle campagne povere e depresse per andare a sposare l’impiegato o l’operaio della Fiat. Un’emigrazione silenziosa, rimossa e misconosciuta. Siamo negli anni Sessanta, alla vigilia del momento in cui quel territorio diventerà simbolo dell’eccellenza enogastronomica italiana. Le “calabrotte” raggiungevano i loro futuri mariti a volte senza conoscerli direttamente, magari grazie alla mediazione dei “bacialè” sorta di ruffiani professionisti in quegli anni.

Sul tema principale si innestano altre macro e micro vicende e momenti riflessivi. Sì, a partire da quel fenomeno abbiamo preso lo spunto per raccontare anche il vissuto dei nostri giorni attraverso vari personaggi, che ci restituiscono varie suggestioni, dai temi dell’immigrazione odierna, di cui persino l’Italia meridionale è meta, fino alle vicende NO TAV. Anche questa volta siamo finiti nello spirito del romanzo corale, con diverse voci che agiscono la narrazione delle vicende storiche (come anche la Resistenza), delle proprie esperienze personali e della propria visione della realtà . In questa relazione ciascun personaggio ha la possibilità di scoprire non soltanto l’altro da sè, ma di rinvenire in sè stesso nuove verità e nuove possibilità.

L’elemento che unisce e tiene insieme le varie vicende è proprio la percezione dell’altro, del diverso, del lontano come un’opportunità e non come un pericolo. Quanto è difficile mettere assieme cinque teste e cinque penne? Meno di quanto si possa pensare. Non esiste un modello operativo, una modalità univoca per scrivere. C’è magari uno schema progettuale, una divisione dei compiti, ma poi ognuno è libero di agire la scrittura come ritenga più opportuno, coi tempi che sono concessi a ciascuno. Ovviamente ci scambiamo i testi tramite e-mail e le decisioni vengono assunte con la forma più democratica possibile: per sfinimento!

Come promuoverete il romanzo? Proveremo a farlo tramite i canali più tradizionali, a partire dalla presentazioni, che riteniamo momenti sempre importanti e arricchenti, per Blocco 52 abbiamo viaggiato molto quaranta presentazioni, da Torino a Palermo, ma anche attraverso i social. Ci piacerebbe che il nostro lavoro generasse discussione, che la storia circolasse. La nostra intenzione primaria è stata sempre la medesima: dare le parole a storie che vogliono essere raccontate, che sono là e che nessuno ha prima scritto e narrato.

Davide Gastaldo

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