Jovanotti elogia il lavoro gratis: «Serve a fare esperienza»

Pubblicato: 4 giugno 2015 in Notizie e politica
Tag:,

jovanotti-512x341

Jova­notti, alias Lorenzo Che­ru­bini, non canta gra­tis, ma dice sì al lavoro gra­tis degli altri «se serve a fare un’esperienza». L’assioma è stato pro­nun­ciato in un aula gre­mita di stu­denti al Polo delle scienze sociali dell’università di Firenze. Le cro­na­che e i video ripor­tano la sua rispo­sta alla domanda di una stu­den­tessa su come si fa a «lavo­rare nella cul­tura» in Italia.

«Ulti­ma­mente — ha detto Lorenzo — ho par­te­ci­pato a diversi festi­val negli Stati Uniti e vedevo tan­tis­simi ragazzi che lavo­ra­vano. Ho chie­sto: scu­sate, ma que­sti chi li paga? Que­sta è un’industria, ci sono gli spon­sor. Mi hanno rispo­sto: sono volon­tari, lavo­rano gra­tis, ma si por­tano a casa un’esperienza, stanno den­tro la musica. Quel lavoro non è gra­tis, hanno costruito qual­cosa den­tro di sé. Così mi sono ricor­dato che quanto ero ragazzo anche io lavo­ravo gra­tis alle sagre e mi diver­tivo come un pazzo. Impa­ravo ad essere gen­tile con le per­sone, se mi aves­sero detto non lo fare, vai in colo­nia, sarebbe stato peg­gio. In estate stavo tre mesi a Cor­tona a facevo il came­riere. Avevo tredici-quattordici anni. È quel volon­ta­riato lì che era una festa. Lavo­ravo nella cul­tura per­ché facevo il came­riere nella sagra della ranocchia».

Il can­tante che «pensa posi­tivo» si è dun­que esi­bito in festi­val che sfrut­tano gra­tis il lavoro mino­rile e ha legit­ti­mato tale sfrut­ta­mento con la sua pre­senza. È tut­ta­via impro­ba­bile che quei ragazzi che gli hanno ser­vito un caffé, o assi­ste­vano un rig­ger che mon­tava una luce sul palco, fos­sero mino­renni. Così come è impro­ba­bile para­go­nare il loro volon­ta­riato a quello di ado­le­scente che si improv­visa came­riere in una sagra di paese. Chi lavora nei con­certi fa un lavoro. E di que­sto può anche morire. Com’è acca­duto a Fran­ce­sco Pinna, ragazzo di Trie­ste, che è morto sotto l’impacatura di un palco di Jova­notti nel 2011.

Jova­notti mostra di igno­rare la dif­fe­renza tra un lavo­retto estivo in una sagra di paese e lo sfrut­ta­mento delle per­sone adulte, con un diploma o una lau­rea, e anche una pas­sione per la musica, per­ché no. Con­sa­pe­vole, o meno, le sue affer­ma­zioni spie­gano la realtà con la stessa ideo­lo­gia che ha isti­tuito il lavoro gra­tuito all’Expo, quello san­cito dall’accordo sin­da­cale con Cgil Cisl e Uil il 23 luglio 2013. Così come un evento che ha introiti in milioni di euro come l’Expo chiede a più di 10 mila ragazzi di lavo­rare gra­tis, anche le star pro­dotte dallecor­po­ra­tion della musica con­si­de­rano «nor­male» il volon­ta­riato per i pro­pri fini commerciali.Per que­sti ragazzi l’unica remu­ne­ra­zione sem­bra essere quella di rac­co­gliere la pol­vere di stelle che ammanta le star.

Quella di Jova­notti è una visione pre­cisa dell’economia dello spet­ta­colo. Al suo pub­blico, fatto da ragazzi che lavo­rano anche gra­tis, dice che è «fisio­lo­gico» farsi sfrut­tare con uno stage gra­tuito o con il lavoro nero. Que­sto è il pegno da pagare per chi ha l’ambizione di fare «cul­tura», un’attività con­si­de­rata anti­te­tica all’idea di lavoro e, soprat­tutto, di red­dito e di diritti.

Rove­sciamo il ragio­na­mento, par­tendo dall’unica cosa che conta: i soldi. Jova­notti chiede a chi vive ad Ancona di pagar­gli 80 euro e 50 cen­te­simi per un posto in tri­buna allo sta­dio del Conero. Per chi vuole vedere il suo con­certo a Milano, 86 euro e 25 cen­te­simi per un posto nel primo anello nume­rato di San Siro e 34,50 euro per il prato. Un posto all’Olimpico per sen­tire la famosa rima con Che Gue­vara e Madre Teresa costa 86,25 euro e 49 euro per il prato (record). Per un’intera gene­ra­zione del suo pub­blico lo sfrut­ta­mento è dop­pio: die­tro il palco a mon­tare gra­tis il con­certo e poi per andarlo ad ascol­tare, pagando. Ciò che inquieta non è tanto il bim­bo­min­ki­smo di Jova­notti, ma l’applauso per la bat­tuta sui came­rieri che fanno cul­tura. Per essere con­se­guente con la sua teo­ria del volon­ta­riato, il tour estivo di Jova­notti dovrebbe essere gratis.

In fondo, nella fiera del dono che è diven­tato il mer­cato del lavoro, per­ché pagare per essere felici?

Fonte: Il Manifesto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...