NO EXPO 2015.. VERSO IL CORTEO DEL PRIMO MAGGIO, IL COMUNICATO DEL C.S. CANTIERE

Pubblicato: 29 aprile 2015 in Senza categoria

NO-EXPO-colori

Verso le 5 giornate di Milano contro  Expo, si moltiplicano gli appelli e le adesioni alla manifestazione che animerà le strade del capoluogo lombardo.

Riportiamo di seguito il comunicato del c.s. Cantiere di Milano e ne parliamo con Lodo

LET’S MAKE OUR EXPO! ALTRI MONDI SONO POSSIBILI

Nello sfacelo in cui il mondo di Expò 2015, nel mondo sempre più in miseria in cui il mondo di un neoliberismo per nulla in crisi ci vuole relegare, le illusioni non sono più di casa.
Di fronte ai tagli all’università e alla ricerca, all’inutilità dei titoli di studio, ogni sogno vero o effimero perde giorno dopo giorno la sua ragion d’essere. Quando anche solo riuscire ad ottenere un mutuo per una casa diventa sfida ardua, quando avere una casa e una vita dignitosa diventa sempre più precario, quando essere assunti dopo lo stage è un miraggio, quando solo 1 su 1000 ce la fa e fin dall’inizio sai con buona probabilità che quell’1 non sarai mai tu, crolla la speranza in ogni ambizione fornita come legittimazione di sè e produzione di consenso dal sistema neoliberista.
E chi ha lavorato per una vita e perde tutto o si suicida o si organizza,
E chi non ha mai messo nemmeno in conto di avere accesso al loro welfare, o emigra alla ricerca della pentola delle monete d’oro o prova a sviluppare pratiche di mutuo soccorso,
E chi ha studia e ricerca e di colpo si trova in mano un pezzo di carta straccia, chi potrebbe forse anche trovare uno sbocco per il proprio sapere, ma solo a patto di lavorare per il profitto altrui e per un modello di sviluppo nocivo per tutti o si allinea senza fiatare oppure sperimenta meccanismi di autovalorizzazione per un sistema differente e migliore possibile, insieme ad altri e a servizio dei territori resistenti.
Expò non è solo un grande evento, non è solo 6 mesi, non è solo Milano. Non è nemmeno soltanto precarietà, mafia, speculazione, cementificazione, controllo, normazione. Expò è tutte queste cose insieme. E’ il loro mondo che si mentre in mostra ed è uno dei dispositivi con cui allo stesso tempo plasmano quel mondo. Un dispositivo particolarmente efficace, perchè è la pillola indorata con cui ci fanno amare tutto questo.
Noi crediamo che nella disillusione si radichi la possibilità della soggettivazione, dell’organizzazione, dell’incontro, della disperazione che si trasforma in rabbia costituente.
Non profitto per loro ma autovalorizzazione del general intellect.
Non cemento per i palazzinari, ma un tetto per tutti.
Non grandi opere e maxi eventi che devastano e saccheggiano, ma territori resistenti e solidali dove si sperimentano assieme differenti forme di vita e uno sviluppo che cresca a misura dei bisogni di chi li vive.
La sfida è quella di essere partigiani e di essere in tanti, esser e partigiani significa rifiutare e combattere il loro Expò e quindi il loro mondo e il loro modello di sviluppo, significa costruirne uno differente.
Let’s make our expò, allora! Costruiramo territori resistenti e di mutuo soccorso, costruiamo un’expò che non sia una vetrina, ma scambio, relazione, dimostrazione che sì, si può fare.
A chi pensa che expo porterà soldi per tutti non possiamo che rispondere che gli scandali legati alla mafia negli appalti non sono riconducibili a qualche mela marcia, ma alla complessità di un sistema, che dalla tav o dal ponte sullo stretto è evidente chi trae profitto e che in grecia all’inizio della crisi usavano la stessa retorica con le olimpiadi, in Brasile coi mondiali…si è visto poi… .
Studiamo tutti tante cose diverse, abbiamo un portato potenziale di intelligenza collettiva incredibile. Le nostre competenze, la nostra voglia di ricerca e sperimentazione può essere incanalata per gli interessi di chi devasta l’ambiente, acuisce le differenze tra chi sta bene e chi muore di fame, chi ridisegna le città a colpi di gentrification.
La cultura dominante, ufficiale e accademica ci fa pensare che sia questo lo sbocco naturale del nostro sapere, per altro a pochi euro.
A noi piace pensare che la crisi dell’immaginazione non sia cosi imperante, che oltre al modello della finanza, dell’austerity, di Renzi ed expo ne esistano altri possibili. Ognuno di noi ha tanto da dare, costruendo comunità resistenti e ricerca autonoma. #iononstudioxexpo!
Sí, anche nel cemento di milano.
Dire di no all’Expo non basta. Let’s make our expo!
Cosa rimarrà dopo expo?
Cemento e contratti schiavisti se lasciamo fare a loro.
Mutuo soccorso, riappropriazione e sperimentazione di autonomia e felicità se facciamo noi.
Organizziamoci insieme, altri mondi sono possibili.
fonte: RADIO ONDA D’URTO
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