Manifestiamo…I forzati dell’Italicum

Pubblicato: 21 gennaio 2015 in Manifestiamo
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21deskf01-renzi-palazzo-chigi-lapresseIta­li­cum o morte, al costo di votarlo un giorno prima dell’elezione del pre­si­dente della Repub­blica. Ber­lu­sconi accetta tutto, anche il pre­mio di mag­gio­ranza alla lista che secondo un pezzo del suo par­tito è, evi­den­te­mente, un sui­ci­dio. Renzi impone i tempi. Il par­la­mento si adegua.

Dit­ta­tura, Aven­tino, colon­nello Tejero… Si incat­ti­vi­sce la reto­rica d’aula quando alle otto di sera la mag­gio­ranza reale, rin­ver­dita al mat­tino da un’ora di col­lo­quio tra il pre­mier e l’ex cava­liere, entrambi extra par­la­men­tari, comin­cia a pie­gare la resi­stenza del senato. Impal­li­di­scono i pre­ce­denti e la legge elet­to­rale, figlia pri­mo­ge­nita del patto del Naza­reno, viene spinta avanti strap­pando rego­la­menti e prassi un pezzo die­tro l’altro. Come fosse l’ultima delle leg­gine: «Col­le­ghi, c’è il pre­ce­dente della legge sui campi elet­tro­ma­gne­tici», comu­nica algida la pre­si­dente vica­ria Vale­ria Fedeli, salda nel posto di Pie­tro Grasso. Ma qui si parla della legge elet­to­rale attesa dieci anni per sosti­tuire l’incostituzionale Por­cel­lum. Per farla pas­sare entro la set­ti­mana il pre­si­dente del Con­si­glio che l’ha bat­tez­zata Ita­li­cum la affida a un trucco. Un emen­da­mento «pre­li­mi­nare» che rias­sume il con­te­nuto di tutta la legge e che dun­que, una volta appro­vato, fa cadere in un colpo solo tutti gli emen­da­menti con­trari (40mila). Anche quelli pre­sen­tati dalla mino­ranza del Pd, anche quelli che la fronda di Forza Ita­lia era pronta a soste­nere. Si voterà oggi.

In aula le oppo­si­zioni si orga­niz­zano, Lega, 5 stelle, for­zi­sti ten­denza Fitto, demo­cra­tici ten­denza Ber­sani e Sel sol­le­vano obie­zioni a raf­fica. Fedeli ignora tutto, toglie la parola, non si cura della gaz­zarra e non fa una piega quando una penna lan­ciata dal leghi­sta Can­diani la cen­tra in petto. Il sena­tore che ha fir­mato il trucco resi­ste in silen­zio a due ore di accuse, chino nel suo banco. Poi sbotta. E’ il sena­tore Espo­sito, ultras ren­ziano noto per le cam­pa­gne pro Tav, due fedi che hanno vacil­lato ma ora risplen­dono. «Que­sta volta ti ho bat­tuto sulla tec­nica par­la­men­tare», riven­dica in fac­cia all’esperto Cal­de­roli. Ma ha un van­tag­gio: la mag­gio­ranza è con lui e la con­du­zione d’aula si ade­gua. Il suo non è un emen­da­mento cor­retto nella forma, per­ché non ha quel con­te­nuto «inno­va­tivo e pre­cet­tivo» pre­scritto dal rego­la­mento. E’ solo un rias­sun­tone in nove punti dell’accordo del Naza­reno. E’ però fon­da­men­tale, soprat­tutto per­ché le oppo­si­zioni per sette giorni sono corse die­tro ai quat­tro emen­da­menti di mag­gio­ranza senza accor­gersi del con­tro­piede di Espo­sito. Secondo i leghi­sti, che sosten­gono di avere un video, il sena­tore è arri­vato tardi, depo­si­tando il suo testo oltre il ter­mine per gli emen­da­menti. Ma quel ter­mine era stato ria­perto da Grasso pro­prio su richie­sta delle oppo­si­zioni. Cal­de­roli le tenta tutte, con­ferma e ritira emen­da­menti a pac­chi. La capo­gruppo di Sel De Petris, este­nuata, sfida l’impassibile mini­stra Boschi a porre la que­stione di fidu­cia sulla legge elet­to­rale. Sarebbe un’enormità, di fatto è già così.

I for­zi­sti richia­mati all’ordine da Ber­lu­sconi sie­dono a testa bassa. Ogni tanto, ber­sa­gliati dagli insulti anche da destra, Ver­dini, Ghe­dini e Romani improv­vi­sano un ver­tice tra i ban­chi, la sena­trice Rossi tele­fona a raf­fica pre­su­mi­bil­mente a Ber­lu­sconi. Cam­bia poco. Il Naza­reno va ingo­iato per intero.

L’unica sod­di­sfa­zione per i ber­lu­sco­niani è poter dire che la mag­gio­ranza è pla­teal­mente cam­biata. Ai dis­si­denti del Pd si sosti­tui­scono gli obbe­dienti di Forza Ita­lia. Ecce­zio­nal­mente inter­viene anche Tre­monti: «Dal momento che la legge elet­to­rale era nel pro­gramma del governo, se cam­bia la mag­gio­ranza che l’approva dovrebbe cam­biare anche il governo». Non fa una piega, ma il patto del Naza­reno pro­cede un passo per volta. Intanto c’è l’elezione del pre­si­dente della Repub­blica che da ieri è uffi­cial­mente un affare a due. I nomi in voga sono ancora quelli di Mat­ta­rella e Amato. Ma c’è chi ha notato come nella gaz­zarra dell’aula sia rima­sta impas­si­bile la sena­trice Anna Finoc­chiaro: mai una volta ha repli­cato agli attac­chi del leghi­sta Cal­de­roli, ha tenuto a freno la sua abi­lità tec­nica pro­prio all’apice della battaglia.

Adesso in prima linea c’è Espo­sito, l’arma segreta con­tro i trenta — diven­tati nel frat­tempo ven­ti­sei — sena­tori della mino­ranza Pd. Eppure, mal­grado l’incrocio con la fronda for­zi­sta, il poten­ziale offen­sivo dei ber­sa­niani sull’Italicum è limi­tato. Non hanno i numeri per bloc­carlo né per modi­fi­carlo. Testi­mo­niano, però, nella maniera più evi­dente da un anno a que­sta parte, un dis­senso forte. Per que­sto Renzi si è dato da fare con dedi­zione per scon­fig­gerli, con in testa evi­den­te­mente la par­tita suc­ces­siva. Met­tere ai mar­gini chi non si alli­nea tra i suoi, tenere vivo e in sella Sil­vio Ber­lu­sconi: per il Qui­ri­nale la stra­te­gia è ancora quella. Al costo di tra­sfor­mare l’aula del senato in un rodeo oggi, domani e per tutto il tempo neces­sa­rio all’Italicum fino alla pros­sima set­ti­mana. Pagherà?

Andrea Fabozzi

Fonte: Il Manifesto

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