Manifestiamo…Charlie Hebdo, Parigi doppio blitz nel sangue

Pubblicato: 10 gennaio 2015 in Manifestiamo
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Il dop­pio blitz scatta in simul­ta­nea, intorno alle 17. I due fra­telli più ricer­cati di Fran­cia se non del mondo, Said e Ché­rif Koua­chi, indi­cati come gli autori del san­gui­noso raid nella reda­zione di Char­lie Hebdo, sono asser­ra­gliati dalle 9 del mat­tino in una tipo­gra­fia nella zona indu­striale di Dammartin-en Goële, sulla strada per l’aeroporto di Roissy. Si parla di uno o forse più ostaggi nelle loro mani. Dalle 13 invece Amedy Cou­li­baly, sodale dei due fra­telli alge­rini e kil­ler della poli­ziotta uccisa il giorno pre­ce­dente a Mon­trouge, si è chiuso in un super­mer­cato pari­gino di pro­dotti ali­men­tari ebraici (kosher) a Port de Vin­cen­nes, con un numero impre­ci­sato di ostaggi.

Nel primo caso le teste di cuoio della Gen­dar­me­rie rie­scono a ucci­dere i fra­telli Koua­chi e a libe­rare un pre­sunto ostag­gio, incolume.

Nel secondo, l’attentatore che voleva in qual­che modo coprire le spalle ai suoi com­pa­gni di jihad («se toc­cate i Koua­chi ammazzo tutti», aveva detto una volta bar­ri­ca­tosi nell’hyper cacher) ne segue invece il destino. Il giallo invece è tutto sulla sorte della com­pa­gna Hayat Bou­me­dienne, 26 anni, che era con lui il giorno prima nella spa­ra­to­ria a Mon­trouge. Secondo alcune fonti si tro­vava al suo fianco anche ieri ed è stata uccisa nel blitz. Per altre è riu­scita cla­mo­ro­sa­mente a dile­guarsi mesco­lan­dosi agli ostaggi in fuga. In serata pren­deva peso la seconda ipo­tesi, visto che la sua pre­senza nel super­mer­cato veniva con­fer­mata da alcuni testi­moni. E al ter­mine dell’operazione la gio­vane donna non risul­tava tra le vit­time. Ma qui il bilan­cio delle vit­time col­la­te­rali è deci­sa­mente più tra­gico, con quat­tro ostaggi morti e diversi feriti. Anche uno degli agenti spe­ciali che ha par­te­ci­pato al blitz pare sia stato ferito in modo grave.

Fini­sce così, almeno dal punto di vista «mili­tare» — 88 mila gli agenti impie­gati -, una gior­nata al ful­mi­co­tone in cui la psi­cosi che già mon­tava da due giorni è arri­vata a livelli di guar­dia. La Fran­cia, dopo aver cre­duto ed essersi ricre­duta più volte nelle ultime 48 ore sull’imminenza della fine dell’incubo in cui era spro­fon­data, ieri mat­tina sem­brava poter spe­rare che la volta buona fosse dav­vero arri­vata. Nel ten­ta­tivo forse di rien­trare nella capi­tale i fra­telli Koua­chi sono stati inter­cet­tati a Dammartin-en-Goële, dipar­ti­mento di Seine-et-Marne, a nord-est di Parigi. Incal­zati anche dall’alto, si rifu­giano all’interno di una pic­cola stam­pe­ria. Si sco­prirà poi come l’uomo che si tro­vava all’interno si fosse in realtà nasco­sto den­tro uno sca­to­lone. Si sal­verà anche per que­sto al momento del blitz. Verso le 17 l’attesa fini­sce e il sound­scape di que­sta zona sospesa tra i capan­noni indu­striali e la cam­pa­gna si riem­pie di spari ed esplo­sioni. Forze spe­ciali si calano dagli eli­cot­teri, bombe assor­danti e acce­canti ven­gono lan­ciate nell’edificio, i due fra­telli escono spa­rando all’impazzata ma ven­gono abbat­tuti. In pre­ce­denza, quando si pen­sava che ci fos­sero ostaggi, le auto­rità ave­vano cer­cato di inta­vo­lare una trat­ta­tiva. Nel corso della quale i due avreb­bero affer­mato di voler «morire da martiri».

E poco prima dell’attacco Ché­rif, il più pic­colo, fa in tempo a rila­sciare un’intervista tele­fo­nica al canale Bfm Tv, nella quale riba­di­sce di appar­te­nere ad al Qaeda nello Yemen. A un com­mer­ciante incro­ciato al mat­tino, la cop­pia avrebbe detto «se ne vada, noi non ucci­diamo civili».

Resta il fatto che nell’identificazione dei due «mili­ziani» è risul­tato deci­sivo il docu­mento d’idendità dimen­ti­cato in auto durante la fuga seguita alla strage di Char­lie Hebdo. Un ele­mento che sti­mo­le­rebbe anche il più timido dei com­plot­ti­sti alle ipo­tesi più dispa­rate. Le auto­rità fino a ieri ave­vano tenuto nasco­sto l’intreccio tra la strage nella reda­zione di Char­lie Hebdo e l’episodio di Mon­trouge del giorno suc­ces­sivo. Ma ieri appunto è emerso dap­prima che Amedy Cou­li­baly appar­te­neva pro­ba­bil­mente alla stessa cel­lula dei fra­telli Koua­chi. Poi che l’uomo in azione a Parigi era lo stesso Coulibaly.

L’azione a Port de Vin­cen­nes è un po’ più a por­tata di tele­ca­mere, che inqua­drano l’ingresso del nego­zio men­tre un gran numero di agenti bar­dati di armi e pro­te­zioni si accalca sul mar­cia­piede. Si pen­sava che fos­sero sei le per­sone tenute in ostag­gio, tra cui un neo­nato. Ma il bilan­cio finale parla di 15 ostaggi libe­rati e quat­tro uccisi. Ter­mi­nato il blitz il pre­si­dente Hol­lande ha tele­fo­nato al pre­mier israe­liano Ben­ja­min Neta­nyahu per comu­ni­car­gli l’esito. Neta­nyahu ha espresso cor­do­glio per le vit­time ed è tor­na­tom a offrire alla Fran­cia l’aiuto di Israele per fron­teg­giare la minac­cia ter­ro­ri­smo. E già che c’era — rife­ri­sce Haa­retz — ha anche chie­sto al pre­si­dente fran­cese di raf­for­zare la sicu­rezza nelle sedi delle isti­tu­zioni ebrai­che in Francia.

Ieri è stato anche il giorno dei ser­vizi dei paesi “amici” della Fran­cia. Quelli alge­rini face­vano sapere di aver infor­mato Parigi nel giorno dell’Epifania dell’imminenza di un attacco ter­ro­ri­stico. L’intelligence yeme­nita invece dava conto del fatto che Said, il mag­giore dei fra­telli Koua­chi, durante il suo sog­giorno yeme­nita nel 2011 aveva stretto rap­porti con Anwar al Awlaki, imam radi­cale e mem­bro di spicco di al Qaeda nella Peni­sola Ara­bica (Aqap), la suc­cur­sale qae­di­sta nelle cui file com­bat­tono affi­liati yeme­niti e sau­diti. Ma senza con­fer­mare l’addestramento mili­tare rice­vuto in que­sto frangente.

Gina Musso

Fonte: Il Manifesto

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