Charlie Hebdo: Biani: “Antagonisti e conflittuali contro tutto ciò che è potere”

Pubblicato: 9 gennaio 2015 in Esteri
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Charlie Hebdo per i vignettisti è da sempre un punto di riferimento importante. E rappresenta una miniera inesauribile per la critica corrosiva e irriverente. Qual è la tua opinione?

Non sono un grande esperto di Charlie Hebdo. Più di tutti ho seguito Volinski. Obiettivamente parlando rispetto a quel tipo di satira il mio è un altro stile. Quell’esperienza ha un valore enorme per la satira francese e non solo. In Francia, non va dimenticato, ci sono varie esperienze anche quelle molto forti. E sicuramente Charlie Hebdo è la più incisiva.

Qual è il segno di quel tipo di satira?

Ho seguito tutta la questione delle vignette danesi e dello scontro con il mondo islamico. Tutto è iniziato nel 2006 in un contesto mondiale differente e con la guerra in Iraq. Le criticai quelle vignette, ma non con gli argomenti della censura ovviamente. La censura è una cosa e la critica è un’altra. Le criticai perché erano più parodistiche che satiriche. E’ un po’ come fare satira con i nasi adunchi degli ebrei.

La tua idea di satira invece?

La botta che arriva al lettore è maggiore se gli elementi che metti in campo puntano alla sintesi. Dal mio punto di vista, il tema oggi è la guerra è tra l’umano e il disumano, con alcune figure completamente nere. Cerco di fuggire simboli eccessivamente caratterizzanti. La mia trincea è quella dell’umanità. In fondo la satira è questa, e lo era anche per loro di Charlie Hebdo: l’antirazzismo, il no alla guerra e tutto quello che porta alla prevaricaizone. Erano sicuramente antagonisti e conflittuali e sicuramente contro tutto ciò che era potere. E non facevano sconti a nessuno.

Fare satira attraverso una vigletta non è facile. E tuttavia la vignetta appartiene a quella grande categoria delle immagini che nell’informazione e nella comunicazione moderna ha un valore del tutto speciale.

Attraverso la vignetta bisogna saper cogliere un pensiero e nello stesso tempo saperlo scagliare come un argomento di critica sorprendendo e facendo riflettere il lettore. Le vignette di Charlie Hebdo puntano tutto su una forza di provocazione estremamente tagliente, attraverso un utilizzo degli strumenti classici come il sesso e la religione, che sono massicciamente presenti.

In una tua vignetta hai rappresentato una matita con due punte…

Sì, il messaggio è chiaro. Ci siamo ritrovati tra i difensori della libertà Le Pen e Salvini. Difensori della libertà che chiedono meno libertà. E’ il solito boomerang terrificante e forse ancora più terribile. Bisogna quindi lottare in due direzioni.

In Italia c’è stata una grande stagione per le vignette. Ora tutto sembra un po’ in sedicesimo, anche se troviamo vignette dappertutto.

Non esiste un giornale satirico in Italia e bisognerebbe capire perché, mentre invece le vignette le trovi in molte testate del mainstream. Molta responsabilità è degli autori, e in qualche caso anche dell’editore. Ci sono giornali che tengono la vignetta un po’ come copertura di uno spazio. Oppure per catturare una porzione di lettori che altrimenti non si avvicinerebbe. Esistono su questo due linee diverse. Chi usa la vignetta come completamento, ma con una linea rigidamente rispondente a quella della testata. E giornali, pochi, che danno più libertà all’autore, che in diversi casi con le sue vignette scuote le coscienze dei lettori affezionati. Secondo me, in questo caso, si apre la via di una maggiore popolarità e invece c’è chi sostiene che il target va consolidato curandolo e vezzeggiandolo. La satira funziona se è irriverente anche con chi ti ospita. Se è completamente in linea è una illustrazione di un pensiero condiviso che è meno satira però, ma condiscendenza politica.

Su questo i francesi sono più avanti…

C’è una cultura del fare satira e del coltivare questo tipo di esperienze che non abbiamo qui o ne abbiamo in una misura molto minore.

Fabio Sebastiani

Fonte: Controlacrisi

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