Manifestiamo…Charlie Hebdo, una risata li seppellirà

Pubblicato: 8 gennaio 2015 in Manifestiamo
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«Siamo tutti Char­lie». La Fran­cia ha rea­gito con decine di mani­fe­sta­zioni, in tutte le prin­ci­pali città del paese, all’attentato che ha avuto luogo ieri mat­tina, nella sede del set­ti­ma­nale sati­rico Char­lie Hebdo. 12 vit­time, tra cui i dise­gna­tori mon­dial­mente cono­sciuti Wolin­ski e Cabu, l’economista key­ne­siano ico­no­cla­sta Ber­nard Maris, il diret­tore Charb, due poli­ziotti adi­biti alla sor­ve­glianza del set­ti­ma­nale da quando era scop­piata la pole­mica sulla cari­ca­ture di Maometto.

Ci sono quat­tro feriti tra la vita e la morte e 34 per­sone sono state rico­ve­rate all’Hotel Dieu, sotto choc. Alle 11,40, un redat­tore è riu­scito a tele­fo­nare a un amico dalla sala della riu­nione di rue Nico­las Appert, non lon­tana da bou­le­vard Richard Lenoir, nell’XI arron­dis­se­ment, vicino a un asilo e a una scuola ele­men­tare: «Chiama la poli­zia, è un massacro».

Tre uomini, rivela nel primo pome­rig­gio il mini­stro degli interni Ber­nard Caze­neuve, hanno fatto irru­zione nella reda­zione di Char­lie Hebdo, vestiti di nero, incap­puc­ciati e armati di kala­sh­ni­kov e lan­cia­razzi. Iden­ti­fi­cati in serata, secondo la stampa fran­cese, sareb­bero due franco-algerini, di 32 e 34 anni, tor­nati quest’estate dalla Siria, il terzo ricer­cato sarebbe invece un diciot­tenne senza fissa dimora. Le teste di cuoio avreb­bero con­cen­trato l’azione a Reims. Uno dei sospetti, scrive il sito di Le Point, era già stato pro­ces­sato nel 2008.

Gli atten­ta­tori hanno spa­rato con­tro i gior­na­li­sti, erano bene infor­mati per­ché il mer­co­ledì mat­tina ha luogo la riu­nione di reda­zione set­ti­ma­nale. Erano calmi, rac­conta un testi­mone, «sape­vano esat­ta­mente quello che face­vano». Poi la fuga, la spa­ra­to­ria con la poli­zia, due agenti ven­gono uccisi. Nel nord di Parigi, abban­do­nano l’auto, una Citroen nera, poi fer­mano un auto­mo­bi­li­sta, feri­scono un pedone, e rie­scono a scap­pare nella ban­lieue nord, pas­sando per la Porte de Pan­tin. Alcuni testi­moni affer­mano di averli sen­titi gri­dare: «Allah akbar, il pro­feta è ven­di­cato» Un testi­mone sostiene che gli assas­sini hanno fatto rife­ri­mento ad Al Quaeda in Yemen.

È l’attentato più grave in Fran­cia degli ultimi 50 anni. Ha col­pito un gior­nale sati­rico, che eser­cita la sua iro­nia dagli anni ’70 con­tro tutti i fanatismi.

Fra­nçois Hol­lande si è recato sul luogo dell’attentato, in rue Nico­las Appert alle 12,45. «È un atten­tato ter­ro­ri­sta, non ci sono dubbi», ha detto il pre­si­dente, che ieri sera è inter­ve­nuto in radio e tv: oggi è giorno di lutto nazio­nale, per la «libertà». Hol­lande ha fatto appello all’ «unità nazio­nale», la nostra «arma migliore» per «fare blocco, mostrare che il paese sa rea­gire» per difen­dere la libertà di stampa, «pila­stro della demo­cra­zia» anche per la sin­daca di Parigi, Anne Hidalgo. Il pre­si­dente ha rive­lato che «nelle ultime set­ti­mane sono stati sven­tati vari ten­ta­tivi di atten­tati». La Fran­cia temeva un atten­tato, per­pe­trato da «lupi soli­tari», da jiha­di­sti di ritorno dai campi di bat­ta­glia della Siria e dell’Iraq: 1200 fran­cesi sono par­titi per quelle zone, circa 200 sono tor­nati. Nico­las Sar­kozy ha rispo­sto a Hol­lande, assi­cu­rando che il suo par­tito «sosterrà senza riserve tutte le ini­zia­tive gover­na­tive» a favore di misure «forti con­tro il ter­ro­ri­smo». Per l’ex pre­si­dente, «la fer­mezza asso­luta è la sola rispo­sta pos­si­bile». Il pre­si­dente dell’Assemblea nazio­nale, Claude Bar­to­lone, assieme ai pre­si­denti di tutti i gruppi poli­tici, ha lan­ciato un appello all’«unità nazio­nale, per difen­dere la libertà sotto tutte le sue forme». Nella con­danne una­nimi del mondo poli­tico, Marine Le Pen ha cer­cato di appro­fit­tare della situa­zione: dob­biamo «libe­rare la parola di fronte al fon­da­men­ta­li­smo isla­mico», ha affer­mato. Rea­zioni anche nel mondo musul­mano: per il ret­tore della Moschea di Parigi, Dalil Bou­ba­keur, che pure aveva denun­ciato Char­lie Hebdo per le cari­ca­ture di Mao­metto, siamo di fronte a una «dichia­ra­zione di guerra» ed «entriamo in un periodo di grandi conflitto».

L’attentato arriva in un momento di estrema ten­sione sulla que­stione dell’identità in Fran­cia. Sim­bolo di que­sta osses­sione sono il suc­cesso del libro del pole­mi­sta Eric Zem­mour, Le sui­cide fra­nçais, e la pro­mo­zione osses­siva dell’ultimo romanzo di Michel Huel­le­becq, uscito pro­prio ieri in libre­ria, Sou­mis­sion: entrambi insi­stono sulla paura della «sosti­tu­zione di popo­la­zione», che minac­ce­rebbe la Fran­cia, desti­nata a diven­tare un paese islamico.

Parigi è stata messa in stato d’allerta con 500 poli­ziotti in più nelle strade, è entrato in vigore il piano «Vigi­pi­rate atten­tati», il livello più alto, ci sono con­trolli raf­for­zati nei luo­ghi sen­si­bili (tra­sporti, grandi magaz­zini, media, luo­ghi di culto). Le ban­diere dell’Eliseo, del Senato e dell’Assemblea nazio­nale sono a mezz’asta.

 

Ci sono testi­mo­nianze con­trad­dit­to­rie sugli atten­ta­tori, Otti­lia, un’impiegata di un uffi­cio vicino, ha affer­mato che par­la­vano in un cat­tivo fran­cese. La dise­gna­trice Coco, che si è sal­vata ripa­ran­dosi sotto una scri­va­nia, sostiene invece che par­la­vano cor­ret­ta­mente. C’è stato un ini­zio di pole­mica sul fatto che la sor­ve­glianza della poli­zia alla sede di Char­lie Hebdo sem­brava ulti­ma­mente un po’ allen­tata, anche se Charb aveva delle guar­die del corpo. Gérard Biard, capo-redattore (che era in viag­gio a Lon­dra), afferma che «le minacce erano per­ce­pite con meno forza negli ultimi tempi». Gli atten­ta­tori avreb­bero detto: «Abbiamo ucciso Char­lie Hebdo».

«Oggi è il silen­zio che si abbatte su di noi, sono tutti morti», ha detto tra le lacrime Phi­lippe Val, che è stato per 17 anni diret­tore di Char­lie Hebdo.

Anna Maria Merlo

Fonte: Il Manifesto

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