Pavia è Antifascista, il 20 dicembre corteo cittadino

Pubblicato: 12 dicembre 2014 in Antifascismo
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Da Salvini nudo sulla copertina di un rotocalco alle notizie di cronaca che rimbalzano da una città all’altra, da Nord a Sud, emerge un dato che suscita brutti ricordi. Odio razziale, discriminazioni, aggressioni, insulti, violenze verso chi, a vario titolo, viene percepito come diverso.

Con la parola d’ordine “case agli italiani” lanciata dalla Lega Nord, e avallata da Pisapia, a Milano, centinaia di poliziotti sgomberano occupanti di case dei quartieri popolari e meticci, nonostante la vera responsabilità dell’emergenza abitativa sia da imputare ad anni di malaffare e cattiva gestione bipartisan dell’ALER. A Bologna Salvini in persona si reca a un campo rom con l’intenzione di provocare, ma viene fermato dall’intervento degli antifascisti. A Roma Casapund impedisce a bambini rom di entrare a scuola e a Tor Sapienza media e fascisti cercano di incanalare la protesta per il disagio e l’abbandono in cui versa il quartiere verso approdi razzisti e violenti. Anche nelle vicine Cremona e Piacenza si sono verificate aggressioni nei confronti di compagni.

Perché, dopo anni di crisi, Salvini, ergendosi a baluardo degli interessi di classe dei padroni, scatena nuove squadracce per fomentare una guerra tra poveri per la spartizione delle poche briciole che i ricchi lasciano cadere dal loro banchetto? Perché le lotte sociali autorganizzate stanno dimostrando a milioni di poveri che a una vita di miserie ed elemosine è preferibile l’assalto al tavolo a cui si abbuffa il “mondo di sopra”, dove siedono politici di ogni colore, padroni, speculatori, palazzinari, giornalisti e criminali.

Pavia non è immune da questo clima: assistiamo a una strisciante riemersione di personaggi e gruppi organizzati che si presentano nei quartieri popolari per distribuire cibo solo agli italiani, suscitando l’indignazione di studenti e cittadini; organizzano banchetti di propaganda in centro città, spacciandosi per alfieri del diritto alla maternità; citano, imbavagliati, la costituzione in consiglio comunale; aggrediscono chi osi chiamarli col loro nome, fascisti; non esitano a minacciare con coltelli chi viene identificato come compagno.

Non crediamo di fare di tutta l’erba un fascio presentando questi episodi come manifestazione di un fenomeno che ha una radice comune. Sono i fascisti stessi a dimostrarlo, marciando insieme dietro lugubri vessilli con croci celtiche per il centro cittadino, per commemorare un morto perché caduto dal motorino. Godono di sponde e coperture politiche nelle istituzioni cittadine e si sentono autorizzati ad agire impunemente. Oltre a vecchi camerati già consiglieri comunali, è la Lega a offrire loro l’ombrello politico con cui darsi un’apparente presentabilità istituzionale. Il PD, infine, dopo averli sdoganati a suo tempo con pacificazioni nazionali alla Violante, continua a dare loro agibilità politica: il presidente del consiglio comunale Sacchi, evocando le lettere dei condannati a morte della Resistenza, ha concesso la parola a Casapound, zittendo chi giustamente sottolineava l’assurdità che proprio i fascisti del terzo millennio si richiamassero alla costituzione nata dall’antifascismo. Forse dimentica Sacchi, nella sua veste istituzionale, l’articolo tre della costituzione che condanna il bagaglio ideologico di coloro cui ha concesso parola proprio in nome della Resistenza?

Siamo disgustati dall’atteggiamento equidistante assunto dalla giunta PD di Depaoli, in spregio ai valori di cui si dovrebbe fare portatrice. L’ANPI, a seguito di un’aggressione di matrice fascista, convoca un presidio per contrastare un banchetto di Casapound. Per tutta risposta Depaoli vieta contemporaneamente e salomonicamente sia l’iniziativa dei neofascisti che la manifestazione delle organizzazioni antifasciste, mettendole, di fatto, sullo stesso piano. Inoltre, il sindaco tratta alla stessa stregua omofobi e associazioni per i diritti LGBT, autorizzando la parata delle sentinelle in piedi, provvedendo a tutelarla da possibili contestazioni provenienti dal corteo organizzato da Arcigay e presentandosi, ipocritamente, al corteo stesso. A palazzo Mezzabarba, dove i membri di Casapound vengono accolti con tutti gli onori dal presidente del consiglio comunale, pronto a concedere loro la parola, il comitato antisfratto, in ben due occasioni, trova la polizia schierata per impedirne l’ingresso nel comune governato da Depaoli.

Alla luce di tutto ciò il disegno appare chiaro: la presenza dei fascisti nei quartieri meticci, dove l’assemblea per il diritto alla casa organizza picchetti antisfratto e crea solidarietà di classe, ha l’obiettivo di rompere una solidarietà che non conosce colore della pelle, di creare divisioni laddove le lotte per migliori condizioni materiali di vita uniscono persone che prima non si conoscevano neppure. Aggressioni e minacce all’arma bianca rivolte a nostri compagni vogliono intimidire proprio chi in questo contesto non abbassa la testa.

A livello locale, la presenza dei fascisti torna utile per creare una guerra tra poveri, disgregando quello che potrebbe configurarsi come un blocco sociale in rotta di collisione con gli interessi padronali e le politiche statali di austerità. A livello nazionale, un Salvini che fomenta queste dinamiche, servendosi delle nuove squadracce, serve a un Renzi in caduta di consensi per rifarsi una verginità ormai perduta e presentarsi come alternativa “democratica” ad un elettorato ammansito o impaurito, composto da benpensanti e radical chic da salotto.

Il nostro antifascismo non è una semplice rivendicazione ideale, ma si è concretizzato e si concretizzerà in quotidiane azioni nei quartieri popolari e meticci a fianco di tutti quanti vengono colpiti dalla crisi creata dai padroni e devono lottare contro sfratti, sgomberi, distacchi del gas, frigo vuoto e malattie.

Siamo consapevoli che, oggi più che mai, una nuova linea gotica si va delineando, e che lungo di essa occorre schierarsi e sapere precisamente da che parte stare: con chi lotta per una società di uguali e non con chi fa del razzismo la sua parola d’ordine, con gli operai che picchettano fabbriche e magazzini e non con chi sfrutta il lavoro altrui, con chi si oppone agli sfratti e non con chi li esegue, con chi oppone la ragione a chi usa violenza e lame come strumento politico.

Fuori dai quartieri speculatori, palazzinari e i loro cani da guardia fascisti!

Pavia sabato 20 dicembre ore 15 in piazza GuicciardiCorteo antifascista per fermare il tentavo fascista di rompere la solidarietà di classe

Fonte: MovimentoPavia.org

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