Manifestiamo…Il nuovo Pd nasce sotto i Ponti

Pubblicato: 11 dicembre 2014 in Manifestiamo
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Il nuovo corso del Pd romano parte dal Set­timo Ponte del Lau­ren­tino 38, peri­fe­ria per eccel­lenza della Capi­tale e al con­tempo sim­bolo ante lit­te­ram del malaf­fare romano. È in que­sto muni­ci­pio — oggi il IX — tanto per fare un esem­pio, che la pro­cura comin­ciò a sco­per­chiare il vaso di pan­dora delle tan­genti, inda­gando sulla for­ni­tura, nel 2009, di 45 filo­bus del cosid­detto cor­ri­doio Lau­ren­tino, e rin­viando a giu­di­zio Ric­cardo Man­cini, ex Ad dell’ente Eur e fede­lis­simo di Gianni Ale­manno che oggi cono­sciamo meglio come uno dei gan­gli del “Mondo di mezzo”.

Riparte da qui, dun­que, il Pd. E da una sedia usata come palco, nel mezzo del cor­tile del cen­tro cul­tu­rale “Elsa Morante”, dove il com­mis­sa­rio inviato da Renzi per risa­nare il par­tito scon­quas­sato dalle cor­renti, Mat­teo Orfini, il sin­daco Igna­zio Marino e il gover­na­tore del Lazio, Nicola Zin­ga­retti, sal­gono tra gli altri per pren­dere la parola davanti a cen­ti­naia di per­sone. Troppo pic­cola la sala da due­cento posti, per con­te­nere tutti gli iscritti e i sim­pa­tiz­zanti che, a dispetto dell’orario pome­ri­diano e del giorno feriale, non hanno voluto per­dere «que­sto momento sto­rico». Così l’assemblea si tra­sfe­ri­sce all’aperto, dopo le pro­te­ste: «Ma cosa vi aspet­ta­vate, che la que­stione morale non inte­res­sasse ai cittadini?».

Ed è in que­sta peri­fe­ria, dove sono stati girati nume­rosi film come Il mine­strone (1981) di Ser­gio Citti, sto­ria di accat­toni e di mise­rie, che il Pd vuole por­tare la fac­cia pulita, «quella di chi ha invi­tato e applau­dito cal­da­mente Giu­seppe Pigna­tone durante la con­fe­renza pro­gram­ma­tica», prima della bomba “mafia capi­tale”. «Que­sta mat­tina ho incon­trato Pigna­tone (per con­se­gnar­gli alcuni atti su cui c’è il mas­simo riserbo, ndr) e la prima cosa che ho detto al pro­cu­ra­tore è gra­zie, gra­zie, gra­zie»: è Igna­zio Marino che ci mette la fac­cia. Il sin­daco «scelto per vol­tare pagina dalla forza popo­lare che ora giu­sta­mente si rimo­bi­lita», come afferma Nicola Zin­ga­retti che per la prima volta deve lasciare il podio dell’applausometro al «marziano».

Per il gover­na­tore, invece, arri­vano anche i fischi, sia pure da parte di un comi­tato — il «No cor­ri­doio», con­trari al pro­getto ven­ten­nale di auto­strada Roma-Latina — total­mente estra­neo alla cul­tura di cen­tro­si­ni­stra (anche se poi un por­ta­voce viene invi­tato a par­lare dalla sedia-palco).

Ma tant’è: è la peri­fe­ria, bel­lezza. E non è un pranzo di gala. In que­sta, in par­ti­co­lare, per anni la destra ha fatto il pieno di voti ma poi ha eletto Marino con il 62% delle pre­fe­renze e oggi ospita sette cir­coli del Pd. Che tra i cento di Roma non sono certo i peg­giori, come quelli inat­tivi per tutto l’anno, che si gon­fiano prima dei con­gressi e che sono nelle mani dei «signori delle tes­sere». Quelli che Mat­teo Orfini dovrà rivol­tare come cal­zini, con­trol­lando tes­sere e spese. «Il Pd di Roma in que­sti anni è stata un’infinita guerra tra bande che si orga­niz­za­vano non sulla poli­tica ma sulla lotta di potere — dice il com­mis­sa­rio dem –- pren­dendo in ostag­gio mili­tanti ed elet­tori che invece met­te­vano la pro­pria pas­sione. Dob­biamo estir­pare que­sta can­crena». Per farlo, per «valu­tare uno per uno la capa­cità d’iniziativa poli­tica dei cir­coli», per costruirne una map­pa­tura e per «aiu­tarli a capire come si rico­strui­sce un par­tito», Orfini ha chie­sto e otte­nuto l’aiuto dell’ex mini­stro Fabri­zio Barca. Insieme dovranno, come chie­dono in tanti, al Set­timo Ponte, «ridare dignità e forza alla tes­sera, che non è un abbo­na­mento a un ser­vi­zio ma la prova dell’esistenza di una comu­nità, di un rap­porto per­so­nale tra l’iscritto e il circolo».

Eppure per togliere acqua al “Mondo di mezzo” non bastano «solu­zioni orga­niz­za­tive» volte a risa­nare il Pd, come dice ZIn­ga­retti. E non baste­ranno nep­pure gli ina­spri­menti di pena per i cor­rotti, annun­ciati da Renzi, che dovreb­bero essere appro­vati nel con­si­glio dei mini­stri spo­stato nel frat­tempo a venerdì. «Se vogliamo evi­tare la mala­vita — afferma Orfini — dob­biamo affron­tare l’enorme que­stione sociale emersa in que­sto Paese, come il tema della Casa». E «for­mare i con­si­glieri comu­nali al con­tra­sto della cor­ru­zione e della mafia». Una sorta di «Frat­toc­chie dell’anticorruzione», la chiama Orfini.

Alla scuola di Marino, che senza corsi aveva già sen­tito puzza di bru­ciato e che ora incassa: «Que­sta ammi­ni­stra­zione — riven­dica il sin­daco — ha impron­tato il suo lavoro sulla tra­spa­renza e quindi accolgo con favore le veri­fi­che fatte oggi dall’Autorità pre­sie­duta da Raf­faele Can­tone ad Ama. Una col­la­bo­ra­zione neces­sa­ria in momenti dif­fi­cili come que­sto e, al con­tempo, natu­rale per chi ha a cuore la tra­spa­renza e il rispetto per i cit­ta­dini. È lo stesso prin­ci­pio che ho appli­cato quando ho chia­mato gli ispet­tori del Mef per cer­ti­fi­care il buco di bilan­cio, e mi pare che la realtà oggi dica che avevo ragione».

Eleonora Martini

Fonte: Il Manifesto

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